
31/05/2016
Né di Venere né di Marte ci si sposa o ci si parte. Ma noi, in sommo spregio dei luoghi comuni, partiamo proprio di martedì. Aereo da Pisa Aeroporto per Barcellona El Prat con Vueling.
Per la verità un imprevisto del martedì c’è stato: il Terravision delle 9 che avevamo prenotato è stato soppresso. Risultato: siamo corsi ai ripari acquistando all’ultimo minuto il biglietto della compagnia alternativa Autostradale. Comunque siamo arrivati in aeroporto e il viaggio è andato bene: alle 15.30 siamo sull’Aerobus da El Prat a Barcellona. L’Aerobus è wi-fi munito: un servizio non da poco.
La nostra camera, al Pension 45, è in una traversa della Rambla appena sotto Plaza de Catalunya: posizione comodissima che si fa perdonare il disagio di non avere il bagno in camera. Non possiamo aspettare, e ci buttiamo subito in strada.

La strada è la Rambla, ovviamente: la lunga via pedonale che da Plaza de Catalunya arriva fino al Port Vell. La prima tappa obbligata è il Mercat de la Boqueria. Rispetto alle altre occasioni in cui vi ero stata (l’ultima nel 2007), questa volta l’ho trovato troppo troppo turistico. Forse oggi ho più esperienza di mercati, non so, ma l’ho trovato privo di quella genuinità che ci si aspetterebbe da un posto del genere. Ci ributtiamo sulla Rambla, una deviazione verso Santa Maria del Pi, chiesa gotica forse meno nota, ma che non ha niente da invidiare alle altre chiese del Barri Gotic, fino a Plaça Reial, un’elegante piazza quadrangolare con portici, palme e caffé, quindi concludiamo la discesa della Rambla presso il Mirador di Cristobal Colon, la grande colonna sopra la quale Cristoforo Colombo ci indica col braccio puntato la via delle Indie per “buscar el Levante por el Poniente“.

Percorriamo il lungomare fin quasi a Barceloneta, dopodiché ci sorprende la pioggia e non possiamo far altro che ripararci nel quartiere della Ribera, nella chiesa di Santa Maria del Mar, forse il mio luogo preferito di Barcellona. La chiesa è stupenda: ogni pietra è il sudore di uomini che per voto e disperazione ogni giorno nel Medioevo salivano alla montagna del Montjuic e si caricavano un blocco di roccia sulle spalle, quindi lo portavano fino al mare, dove gli scalpellini lo riducevano in blocchi di pietra, che i muratori assemblavano, via via ad ottenere questo sobrio e commovente capolavoro del gotico. Proprio le figure di due di questi anonimi portatori di pietre animano il portone della chiesa. La storia della costruzione è ben narrata ne La Cattedrale del Mare di Ildefonso Falcones.
Smette di piovere poco dopo, e ci rimettiamo in marcia. Entriamo nel Barri Gotic, ma ad accoglierci sono i resti delle mura romane della città, talmente interate nel tessuto urbano stratificato che nessuno ci fa più caso. Un altro segno del passato più antico di Barcellona è nascosto sotto il pavimento della piccola chiesa dei Santi Martiri Giusto e Pastore: essa sorge infatti sui resti di un grande battistero paleocristiano di VI secolo d.C.

La cattedrale di Barcellona è poco distante. Anch’essa sorge vicino ai resti delle mura e dell’acquedotto romano. Dietro di essa, invece, l’archivio storico di Barcellona apre su un patio che ha un che di arabeggiante, un’oasi di pace con un bel terrazzo da cui si ammira il campanile.
La nostra giornata si conclude con una cena nel Barri Gotic, una passeggiata fino alla darsena e all’imbarco traghetti verso le Baleari, e infine la risalita lungo la Rambla fino alla nostra pensione. Per oggi è tutto, buonanotte.










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