Visitare Trieste in un giorno

Il capoluogo del Friuli Venezia Giulia si distende elegantemente al sole sul suo lungomare nel Golfo di Trieste. Si arriva in città dall’alto, dalla collina, e si scende vertiginosamente in auto prima di arrivare sulla piazza della Stazione e da qui sul viale che costeggia il mare. Poi, improvvisamente si apre lei, bellissima: Piazza Unità d’Italia. È il nostro punto di partenza per visitare Trieste in un giorno.

Vi racconto qui il mio itinerario che risale a pochissimi giorni fa: è fresco fresco e ho ben nitidi in testa colori, sapori e sfumature di questa città. Venite con me.

Piazza dell’Unità d’Italia

Per me è una delle più belle piazze d’Italia, davvero! Saranno i suoi tre palazzi elegantissimi, la piazza tanto ampia, l’affaccio sul mare così arioso e luminoso. Non so, fatto sta che l’impatto con Trieste non potrebbe essere diverso. Sulla piazza affacciano i palazzi pubblici più importanti della città. Tra di essi, senz’altro il più scenografico è il Municipio. Si staglia davanti a noi, con la sua torre centrale sulla quale stanno Michez e Jachez, i due automi in bronzo che suonano la campana: realizzati nel 1875, oggi si trovano al Museo del Castello di San Giusto, mentre dal 1972 due copie sono poste sulla torre.

Michez e Jachez, i duea automi della campana del municipio di Trieste

Sulla piazza affacciano anche eleganti caffé storici: il Caffé degli Specchi, per esempio, è il luogo ideale dove fermarsi per prendere un caffé nelle infinite versioni proposte, per gustare una cioccolata calda o un té, oppure un semplice espresso al banco: e la meraviglia è che la tazzina sarà accompagnata da un bicchierino di cioccolata calda. Già vi volete trasferire in città, vero?

caffè espresso e cioccolata calda! Per me è amore.

Pranzo al Buffet da Pepi

Noi siamo arrivati a Trieste all’incirca all’ora di pranzo. Pertanto, dopo ess

ere stati conquistati dalla grandezza e dalla spettacolarità di Piazza dell’Unità d’Italia, abbiamo proseguito in direzione della vicina Piazza della Borsa. Qui nei pressi si trova un locale storico, che ha all’incirca la stessa età di Michez e Jachez: è il Buffet da Pepi, fondato nel 1877. Che volete mangiare? Noi ci siamo seduti e fatti consigliare dal titolare il quale, senza esitazione, ci ha portato un piatto di bollito di vari tagli di maiale accompagnato con rafano grattugiato (piuttosto amarognolo e piccante), senape e crauti. Il tutto annaffiato da birra, ovviamente. L’Austria è davvero vicina, non c’è che dire, e a tavola questa vicinanza si sente eccome! Per dessert, infatti, ci facciamo tentare da uno strudel di mele. Come inizio non c’è male.

Deviazione verso il Borgo Teresiano

Ci spingiamo verso il Borgo Teresiano, che altro non è che un canale sul quale affacciano eleganti edifici e che sul fondo è chiuso dalla bella facciata neoclassica della chiesa di Sant’Antonio. Accanto ad essa si trova invece la chiesa russa ortodossa di San Spiridione. Trieste è terra di frontiera, lo respiriamo ad ogni passo.

Palazzi lungo il canale del Borgo Teresiano

La storia più antica: il teatro romano

Torniamo verso il centro città e ci imbattiamo nei resti, ben conservati, del teatro romano.

Il teatro romano di Trieste

È buffo vedere quanto l’andamento curvilineo della cavea (gli spalti) del teatro antico, adagiata su un pendio naturale, abbia condizionato in questo punto l’urbanistica successiva: un brutto palazzo che gli si addossa quasi mantiene l’andamento curvilineo mentre, davanti ad esso, al di là della strada, è l’edificio di epoca fascista delle Assicurazioni che riprende l’andamento curvilineo. Il teatro è ben conservato. Oltre alla cavea si legge bene la parte semicircolare dell’orchestra, mentre dietro rimangono le fondazioni della scena e del fondo dell’edificio. Una curiosità? Anticamente il teatro sorgeva quasi in riva al mare, tanto era arretrata la linea di costa rispetto a oggi.

Risaliamo lungo una stretta scala che si trova a lato del teatro e iniziamo la scalata per arrivare in cima al Colle di San Giusto. In alternativa (opzione caldamente consigliata), si può prendere l’ascensore urbano che dal parcheggio coperto adiacente il teatro romano, porta su al colle.

Il Colle di San Giusto

Questo è il fulcro dell’antica città romana di Tergeste. Sulla spianata del colle ancora oggi si vedono i resti della Basilica, l’edificio pubblico che più caratterizzava il foro cittadino, la piazza principale della città. Se le poche colonne sono ricostruite, la spianata si regge sulle fondazioni antiche in mattoni e cementizio. L’archeologa che è in me va in brodo di giuggiole. Nei secoli successivi, questo luogo mantenne la sua importanza: dapprima vi fu costruita la basilica paleocristiana dedicata al martire San Giusto, poi in epoca medievale fu realizzato il grande Castello di San Giusto che oggi è visitabile e ospita il Museo del Castello.

La basilica del foro di Tergeste, Trieste romana

Il Castello di San Giusto

Questa grande fortezza, e il suo percorso di visita (biglietto: 3 euro) si sviluppa in alcuni corpi di fabbrica: la Casa del Capitano, l’Armeria, il Lapidario, che accoglie le iscrizioni medievali e antiche di Trieste, e uno spazio mostre; inoltre si può percorrere la grande piazza d’armi scoperta e il camminamento di ronda su tutto il perimetro delle mura, godendo di una vista a 360° sulla città.

“Trionfo di Firenze”, nella Casa del Capitano al Castello di San GIusto

Della Casa del Capitano colpiscono gli arredi, in legno finemente decorato, e un dipinto al soffitto che rappresenta il Trionfo di Venezia, opera di Andrea Celesti, nel quale Venezia è rappresentata come una ricca signora che domina sull’Africa, simboleggiata da un cammello, sull’Europa, simboleggiata dal toro secondo quanto racconta il mito greco (Europa era una ninfa di cui si invaghì Zeus il quale, per poterla sedurre [diciamo così] si tramuta in toro e la trasporta da Creta fino al nostro continente, che da lei prende il nome), sull’India, simboleggiata da un elefante, con l’approvazione della Terra (Cerere nuda), del Mare (Nettuno) e dei venti (Eolo). Intriso di significati e di riferimenti mitologici, è un dipinto di grande propaganda della Repubblica di Venezia, quando imperava sul Mare Adriatico.

Proseguendo, l’Armeria ospita una ricca rassegna di armi rinascimentali e moderne (fino all’800): tra alabarde, spade, fucili e pistole, se avete pensieri negativi su qualcuno questo è il posto giusto per sfogarvi, almeno con la fantasia! Naturalmente scherzo. O forse no. Dalle finestre si coglie parte del panorama che poi si potrà meglio godere dal camminamento di ronda. In fondo all’Armeria, una cucina col camino è ciò che resta dell’arredo originario.

Panorama sul golfo di Trieste dal Castello di San Giusto

Dalle mura infine si coglie tutta l’ampiezza della città: lo sguardo spazia fino al Castello di Miramare (che non rientra in questo itinerario, ma che va assolutamente visitato se avete più tempo a disposizione).

La Basilica di San Giusto

La Basilica paleocristiana fin dalle mura esterne e dal portale mostra la sua antichità: essa impiega nella muratura, infatti, elementi architettonici e decorativi della Tergeste romana sui cui resti sorge. Il portale addirittura è ricavato da una lastra funeraria romana con i rilievi dei defunti tagliata a metà: questo sì che si chiama reimpiego di materiale antico.

La volta mosaicata dellabside di San Giusto nella Basilica di Trieste

L’interno è eccezionale: la chiesa è a 5 navate; nelle due absidi, laterali si trovano sulla volta altrettante raffigurazioni a mosaico dorato tipiche del periodo paleocristiano bizantino. I temi raffigurati sono quelli ricorrenti: il Cristo benedicente tra i santi, la Madonna, gli Apostoli. Nell’abside dedicata a San Giusto, al di sotto della volta mosaicata si trovano, dipinte, le storie della vita del santo. L’abside centrale, invece, è una realizzazione moderna, che sostituisce quella più antica andata perduta, e che però stona con il resto dell’edificio, se posso esternare il mio parere estetico e culturale. Se vi soffermate a guardare le colonne, scoprirete che sono tutte di reimpiego: hanno altezze diverse, e capitelli spesso diversi gli uni dagli altri: era importante all’epoca poter sfruttare i materiali edilizi che si potevano ritrovare abbandonati, senza bisogno di acquistarli più lontano. I materiali però sono scelti con criterio e cura: e questa è una caratteristica costante del reimpiego dell’antico negli edifici cristiani.

Dalla Basilica di San Giusto, una strada in discesa porta alla base del colle. Prima di scendere, però, è d’obbligo rendere omaggio al padre della Storia dell’Arte antica: J.J. Winkelmann.

Il Cenotafio di J.J. Winkelmann e il Museo Civico Archeologico

A lato della Basilica di San Giusto si trova l’ingresso del museo Lapidario e archeologico di Trieste. Il Lapidario è un museo a cielo aperto: in un giardino alberato si collocano rilievi, iscrizioni, sculture di età romana provenienti principalmente da Trieste e dal territorio. In fondo alla discesa si colloca un tempietto neoclassico che ospita il Cenotafio di J.J. Winkelmann, studioso di arte antica che visse e operò nel Settecento, gettando per sempre le basi dell’arte antica (sua la scansione in uno stile arcaico, severo, classico ed ellenistico, anche se poi scazzò nel momento in cui non si rese conto che ciò che lui riteneva originali marmorei di arte greca in realtà erano copie di età romana…). Nei suoi anni di attività percorse l’Italia in lungo e in largo studiando le collezioni di arte antica fino a Roma; poi tornando verso l’Austria, sua patria d’origine, a Trieste fu ucciso in circostanze non particolarmente chiare… Fu sepolto nella cripta di una chiesa, per cui le sue ossa si dispersero. Quando nel 1838 i Triestini vollero celebrare – e in qualche modo scusarsi per l’accaduto – il grande studioso, le ossa non erano più riconoscibili, pertanto si decise di costruire un cenotafio, quindi un monumento funerario posto in assenza dei resti mortali del defunto. Fu innalzato quindi un tempietto in stile neoclassico, ad aula unica all’interno della quale oltre al monumento funerario in memoria si trovano sculture di arte greca e romana appartenute alla collezione archeologica di un’Accademia attiva a Trieste nell’Ottocento. In questo modo Winkelmann è accompagnato nel suo viaggio eterno dalle opere che più aveva amato e studiato.

Il Cenotafio di Winkelmann

A pochi passi si apre il Museo Civico Archeologico, che ospita due collezioni: una di età romana e una di arte egizia. La sezione di età romana propone una bella carrellata di oggetti di varia natura: dalle lucerne ai bronzetti votivi, dai ritratti agli ornamenti in osso e ambra. Una collezione interessante, anche se i materiali non provengono tanto da contesti triestini, quanto da collezione.

L’Arco Riccardo

Ultimata la discesa che parte dalla basilica di San Giusto, infilandosi tra le vie strette di questo quartiere che si addossa alle mura romane di Tergeste, si incontra l’Arco Riccardo, una porta di età romana che costituiva l’accesso alla città. Quelli che noi chiamiamo archi, a proposito delle città romane, spesso sono porte aperte nelle mura. La sua realizzazione risale al I secolo d.C. Il suo nome è un mistero: alcune fonti dicono che il Riccardo del nome sia nientemeno che Riccardo Cuor di Leone, il re inglese eroe delle Crociate che qui a Trieste fu prigioniero. Questa però è una leggenda piuttosto fantasiosa. È più facile che Riccardo sia una corruzione della parola Cardo, che in età romana identificava la viabilità in direzione Nord/Sud delle città romana.

L’Arco Riccardo, la porta romana nelle mura di Tergeste

In assenza di spiegazioni certe, però, potete preferire la versione che più vi aggrada. 😉

Si noterà allora che tutti gli edifici dei dintorni sfruttano nella parte bassa le murature antiche e adattano il loro andamento a quello delle poderose strutture romane. Ma basta poco, e si torna quasi in vista del mare e della città Asburgica.

Il Molo Audace

Il nostro giro si conclude con il ritorno su Piazza dell’Unità d’Italia e sul Molo Audace, di fronte ad essa. Abbiamo notato, nel corso del nostro itinerario, che si passa, urbanisticamente parlando, dall’antico passato romano, ben evidente nel teatro, nella basilica, nell’Arco Riccardo, ai grandi edifici asburgici del Sette-Ottocento. Manca, oppure è ben nascosta, la città medievale, i cui segni si trovano solo nella Basilica di San Giusto e nel Castello. Salutiamo la bellissima piazza dell’Unità. Ma il nostro itinerario di un giorno non è ancora finito. Manca l’esperienza più intensa. Per farla, occorre muoversi in macchina.

La città vista dal Molo Audace: il Borgo Teresiano e Piazza dell’Unità d’Italia

La Risiera di San Sabba

Si trova nella zona industriale, e in effetti negli anni ’30 del Novecento era un impianto produttivo: una risiera, per l’appunto, un impianto apposta per pulire, scindere e confezionare il riso. Ma nel 1943, dopo l’Armistizio dell’8 settembre essa fu trasformato nell’unico (per fortuna) campo di concentramento italiano in cui furono uccisi i prigionieri. Le stime ufficiali parlano di 2000 persone giustiziate tra il 1943 e il 1945, ma si pensa che possano essere state almeno il doppio. Visitare la Risiera vuol dire fare un salto nella storia più oscura d’Italia. Un ampio stanzone è adibito oggi a museo interattivo: pochi oggetti, molti documenti video del processo che negli anni ’70 fu condotto per capire la reale entità di ciò che avvenne nella risiera. Si possono visitare, nella Risiera, ambienti dai nomi truci: la Sala della Morte, una sorta di anticamera dove i condannati attendevano; la Sala delle 13 Celle, con delle cellette piccolissime che ospitano un letto a castello e neanche il posto per rigirarsi; la Sala delle Croci, per la particolare impalcatura lignea che inizialmente doveva sostenere 3 piani e che nel restauro degli anni ’70 fu reso come un unico ambiente.

L’impronta del crematorio, il capannone delle esecuzioni che i Nazisti fecero saltare in aria quando abbandonarono Trieste

La Risiera di San Sabba è monumento nazionale dal 1976. Non si conservano gli ambienti incriminati, però: il grande capannone usato come crematorio e come luogo delle esecuzioni (non c’è chiarezza: gas? impiccagione? Mazzate? Naturalmente i superstiti, i soli che potessero testimoniare, non lo sanno) e la ciminiera nella quale i corpi erano direttamente bruciati. I nazisti in fuga fecero saltare in aria i due edifici, per nascondere le prove. Al loro posto, però, rimane un’impronta, indelebile, e una colonna di fumo, solida, in metallo, che indica il fumo del forno crematorio.

Risiera di San Sabba: la sala delle 13 celle

Fa impressione vedere da vicino l’orrore che si compì in questo luogo. Eppure, nonostante possa far male, nonostante possa essere un’esperienza troppo forte, va fatta. La Risiera di San Sabba va visitata (tra l’altro, l’ingresso è gratuito), bisogna diffondere la conoscenza anche di ciò che vorremmo dimenticare. A maggior ragione di ciò che vorremmo dimenticare.

Per approfondire: Itinerari della Memoria: la Risiera di San Sabba

Trieste in questo itinerario di un giorno ci ha dato tanto: ci ha dato la bellezza di una città asburgica affacciata sul mare; ci ha dato l’austerità di una città dall’antico passato che non è stato cancellato, ma che anzi con orgoglio domina il panorama; ci ha dato una lezione di storia e di civiltà che non dimenticheremo facilmente.

5 pensieri riguardo “Visitare Trieste in un giorno

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  1. Hai ragionissima a dire che la Risiera di San Sabba va visitata: l’ho infatti inserita all’interno del mio itinerario senza se e senza ma. Bisogna diffondere sempre la memoria, sempre.

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