30-31.10.2019
Reportage di un matrimonio tradizionale marocchino

Dopo il tramonto ci prepariamo per il matrimonio tradizionale marocchino. Noi donne indossiamo il kaftan preso in affitto, scelto tra quelli proposti dalle sorelle dello sposo; io mi trucco usando il “rossetto berbero”, ovvero l’aker fassi, una sostanza ottenuta da foglie di papavero, polvere di melograno ed hennè con cui è impregnato un vasetto di terracotta. Col dito inumidito strofino la terracotta, poi le mie labbra, che magicamente si colorano di rosso acceso. Kaftan, rossetto berbero e mani tatuate con l’henné: sono pronta per il matrimonio tradizionale marocchino.
Verso le 22 arriviamo alla sala da cerimonie nella quale si svolgerà la festa. Una vera e propria sala da matrimoni in piena regola, fatta di luci, di fasto e di colore. Al nostro ingresso ci accolgono alcuni figuranti in costume; quando entriamo ci vengono offerti datteri e un bicchiere di latte: segni di buon augurio.
Un piccolo complesso suona fin dall’inizio: molte percussioni in queste musiche tradizionali berbere. Poco prima dell’arrivo della sposa fa il suo ingresso il cantante. E non smetterà quasi più di cantare.

Ed ecco che finalmente arriva la sposa. Portata a spalle, su un baldacchino, vestita con uno splendido abito, truccata e ingioiellata. I suoi 4 portatori al ritmo dei tamburi si muovono e danzano, muovendo i piedi ai quali indossano delle fenomenali babbucce gialle. La sposa è introdotta da tre donne in abito variopinto che intonano ogni volta un canto benaugurale.
In questa prima apparizione alla sposa, una volta che viene fatta scendere dal baldacchino e fatta accomodare su un ampio trono, viene realizzato il tatuaggio all’henné su entrambe le mani. E così resta, con le mani ferme fino all’arrivo dello sposo.

Ed eccolo lo sposo! Vestito di bianco, in abito tradizionale, entra in sala su un cavallo bianco! Un vero principe! Noi fanciulle più giovani e romantiche ci sciogliamo come neve al sole. Intorno a lui invece si scatenano le danze. Dopodiché raggiunge la sposa. E d’ora in avanti potranno danzare e stare insieme.
Fin’ora, e siamo circa a mezzanotte, non abbiamo ancora toccato cibo. Ci viene servito dapprima un bicchiere di té alla menta, che bevo con piacere, poi un bicchiere di succo a scelta tra avocado, fragola o papaya insieme ad un dolcino al miele. Il dolcino è buonissimo, ovviamente.
FInalmente, verso l’1 di notte, inizia la cena!

Ci viene servita una pastilla, ovvero una torta salata ripiena in questo caso di pesce arricchito con qualche spezia. Per bere, rigorosamente acqua oppure aranciata o coca-cola (!), mentre è totalmente assente il vino o la birra. Anche questo è un aspetto al quale dobbiamo abituarci questa sera.
Ogni volta che viene servita una nuova portata, i camerieri si esibiscono in una sorta di danza guidata dal maître il quale è vestito anch’esso in abito tradizionale.
La seconda portata che ci viene servita è uno splendido piatto di carne cucinato in orci di terracotta e servito dentro una tajine gigante che viene messa nel centro tavola. Insieme viene servita una pagnotta con la quale eventualmente fare scarpetta o semplicemente accompagnare la carne. La carne è molto buona, speziata. La mangiamo verso le 2.30.

Nel mentre, invece, la sposa e lo sposo hanno fatto un altro ingresso, cambiandosi d’abito; accompagnati da musiche e balli, ci siamo scatenati anche noi in sala. Per me, con l’abito così lungo, è difficile ballare senza rischiare di cadere. Tuttavia mi ritrovo a ballare con una ragazza marocchina di un altro tavolo, che mi coinvolge e che si rivela essere una ballerina notevole; non solo, mi ritrovo a ballare anche con la nonna dello sposo, una signora ultranovantenne che mi dà una vera lezione di stile. Perché ballare non è semplicemente muovere i piedi a tempo, è sapersi muovere con grazia e personalità.
Ancora un ingresso degli sposi, portati questa volta entrambi a spalla come due statue di santi e fatti girare dai portatori che intanto danzano al ritmo delle percussioni. Lo spettacolo mette addosso una certa euforia, in effetti.

Nel frattempo ci vengono serviti i dolcini marocchini tipici, che mescolano miele, acqua di fiori d’arancio, frutta secca e pasta fillo. Adoro i dolcetti della cucina araba, e anche questi soddisfano in pieno la mia voglia di dolce anche se, a quest’ora – e sono ormai le 3.30 – non ho più molta fame.
La nottata va avanti tra balli, fotografie di rito con gli sposi, chiacchiere ed è un attimo e si fa l’alba. Ce ne accorgiamo solo perché viene allestita una tavolata per la colazione.
Alle 6 la colazione è servita: té alla menta o caffé, dolci e crêpes per chi ha ancora fame.
La festa di matrimonio, che dura dal tramonto all’alba, sta a significare l’inizio di una nuova vita, l’alba di un nuovo giorno per la coppia di sposi, che da oggi forma una nuova famiglia.
Torniamo in hotel che sta albeggiando. Restituiamo i kaftani, guardandoci le mani vediamo che l’henné sta già sbiadendo. La festa è passata. Ma accidenti che ricordi che mi resteranno per un bel po’ di tempo!
Andiamo a dormire. Mentre il resto del mondo si risveglia io scivolo nel sonno più profondo.









Che bella esperienza quella che hai raccontato 🙂
Ad aprile assisteremo al matrimonio di una cugina marocchina di mio marito a Tangeri, non vedo l’ora!
Wowow! Fantastico! Sarà senza dubbio una grande esperienza!