Ponti di Pornassio: il piccolo borgo antico nella valle Arroscia

Pianeta terra, Europa, Italia, Liguria, Ponente, entroterra di Imperia, su su sulle Alpi Liguri. Avete visualizzato questa discesa dal generale al particolare che va tanto di moda su tiktok? Ecco, immaginate di fare questo viaggio dal generale al particolare, al piccolo borgo anzi piccolissimo, sconosciuto ai più, agli stessi liguri me compresa, fino alla mia visita casuale di pochi giorni fa.

E’ andata così: in una gita fuoriporta domenicale io, con il mio compagno Salvatore e mia madre, avevamo deciso di arrivare a Mendatica, borgo della montagna ligure particolarmente rinomato nel Ponente Ligure per la cosiddetta “cucina bianca”: una cucina povera, i cui ingredienti prevalenti sono il formaggio di malga e la pasta chiamata in dialetto “streppa e caccia là” ovvero “strappa e butta nell’acqua” a bollire. Conosco Mendatica da quando per l’esame di Geografia all’Università dovetti portare come lavoro una ricerca frutto di una serie di interviste alle persone del luogo per capirne la vera anima e il vero modo di vivere. Finì con un bel 30 sul libretto e grandi ringraziamenti a Paolino Ramella, il mio compianto prof di lettere del Liceo che era a capo della proloco di Mendatica ai tempi e che come insegnante era sprecato, mentre come valorizzatore del suo territorio era un vero maestro.

Ponti di Pornassio sospesa sul canyon scavato dal fiume Arroscia

Ma a Mendatica non ci siamo mai arrivati. Ci siamo fermati prima, a Ponti di Pornassio, lungo la via che da Pieve di Teco risale il primo tratto della Valle Arroscia. Ma andiamo con ordine. Un’introduzione a questo territorio è d’obbligo, anche perché parliamo di borghi, non di funghi raccolti nel cesto. E allora, prima di arrivare a Ponti di Pornassio, risaliamo la via Nazionale che storicamente sale da Imperia a Torino, passando per Ormea, attraversando le Alpi Liguri.

Da Imperia a Ormea: i borghi che si incontrano lungo la via Nazionale (e sue deviazioni)

Già sotto il Regno di Sardegna il porto di Oneglia era uno sbocco al mare strategico per Torino e l’indotto agricolo e industriale della Pianura Padana e del Basso Piemonte. Non solo il porto di Genova, dunque, ma anche quello di Oneglia era strategico per i Savoia. La direttrice da Torino a Oneglia è rimasta strategica nei decenni ed è stata implementata via via, andando a sostituire la viabilità che collega i singoli paesini con quella più diretta che oltrepassa in galleria le montagne per accelerare il tragitto. Che in effetti arrivare da Imperia a Ormea non è così veloce.
Perché fermo il mio tragitto a Ormea: perché fino a Ormea parliamo di una strada che risale le colline fino ad attraversare le Alpi Liguri e scollinare in territorio attualmente piemontese. Da Ponti di Nava, il paese immediatamente precedente, si vede distintamente un passaggio tra le montagne che sembra tagliato con l’ascia di un grande dio: queste due montagne con le loro pareti perfettamente oblique e lisce aprono all’ingresso in Piemonte. Fin da piccola questo paesaggio mi ha sempre affascinato.

Eh sì, perché quand’ero bambina, i miei portavano me e mia sorella a Ponti di Nava quando nevicava per farci giocare sulla neve. E quelle montagne altissime mi affascinavano. Poi, sempre da bambina/ragazzina, a Nava trascorrevo meravigliosi periodi estivi ai campi della diocesi, ed era bellissimo immergersi nella natura, giocare nei boschi, camminare lungo le strade bianche, salire fino alla statua del Redentore sul monte Saccarello. Ma sto divagando. Torniamo a noi.

Il borgo di Pieve di Teco (IM)

Lungo la via Nazionale da Imperia a Ormea: Pieve di Teco

Da Imperia Oneglia la via Nazionale risale ormai a diritto fino quasi a Pieve di Teco. A meno di non voler fare deviazioni, come ad esempio verso Lucinasco, Borgomaro o Aurigo, la strada sale diretta fino a Pieve di Teco. Si tratta di un borgo storicamente importante, perché posto strategicamente nel punto in cui si originano due valli, quella che scende verso Imperia (e che abbiamo percorso noi a ritroso) e quella che scende verso Albenga. Un borgo strategico fin dal medioevo per i collegamenti tra la Pianura Padana, le Alpi Marittime e il mare.

E Pieve di Teco è in effetti una cittadina di fondovalle che con i suoi portici, le sue chiese, le sue botteghe eredi di quelle medievali, ben ci racconta la vita di un borgo fiorente negli anni centrali della Repubblica di Genova, quando dal mare alla montagna bisognava necessariamente accaparrarsi il controllo dei percorsi e dei mercati migliori. Pieve di Teco fu fiorente nel Sei-Settecento grazie alla Repubblica di Genova e tale ricchezza la si vede anche nelle opere d’arte religiosa che si trovano nelle chiese: come ad esempio la pala d’altare realizzata da Giulio Benso, natìo di Pieve di Teco, che raffigura le tentazioni di Sant’Antonio, oppure il gruppo scultoreo del Battesimo di Cristo, opera dello scultore Anton Maria Maragliano, autore tra le altre cose del presepe esposto al Museo del Presepe di Imperia. Le due opere che ho citato, di Benso e di Maragliano, sono state esposte nel 2022 addirittura a Roma alle Scuderie del Quirinale in occasione della mostra SuperBarocco. Opere da non sottovalutare, quindi: opere che sono decisamente uscite dalla provincia e hanno conquistato la Capitale.

Anton Maria Maragliano, Battesimo di Cristo, Pieve di Teco (foto dalla mostra SuperBarocco alle Scuderie del Quirinale di Roma)

Ma andiamo avanti. Lungo la via incontriamo il piccolissimo agglomerato di case di Acquetico, che ben si individua per la presenza di due chiese che affacciano sulla strada, una delle quali è particolarissima per due motivi. Innanzitutto, interamente in pietra a vista, ha apposta sulla sua parete l’insegna a caratteri cubitali che celebra Acquetico: l’ho sempre intesa come una sorta di rivalsa nei confronti della vicinissima Pieve di Teco, ma dubito che sia così. La cosa interessante di questa chiesa sta però nella sua architettura: ha una facciata convessa, tondeggiante, tanto che lì per lì si percepisce che qualcosa non torna, ma non si focalizza bene cosa. La facciata in pietra a vista, infatti, è animata da una sequenza di piccole nicchie e di lesene (mezzi pilastri) addossate alla parete. Ma la parete è convessa, non perfettamente verticale e piatta come tutte le chiese di questo mondo. E questa cosa destabilizza allorquando ci rendiamo conto che la chiesa ha un abside che dà sulla strada.

La chiesa di Acquetico con la sua bizzarra facciata convessa

Non indaghiamo oltre e piuttosto proseguiamo, ché la strada fino a Ponti di Pornassio è ancora lunga.

Ponti di Pornassio: il vero borgo medievale che non ti aspetti in provincia di Imperia.

In realtà, la deviazione per Ponti di Pornassio e Mendatica è pochi metri prima delle chiese di Acquetico. Quando si imbocca la strada, si attraversano tratti di boscaglia, un pascolo di mucche che trascorrono qui la stagione invernale in attesa della transumanza verso le cime delle Alpi, come il Monte Saccarello o il Monte Fronté, e infine si arriva a Ponti di Pornassio, il borgo che non ti aspetti di trovare lì in quelle forme e soprattutto con quella storia.

Ponti di Pornassio: la piazza coperta medievale e il frantoio ad acqua

Premessa: eccetto che un piccolo spaccio aperto a onor del vero anche di domenica, ma privo di bagno per i viandanti, in inverno anche di domenica qui i due bar/ristoranti all’ingresso del paese sono chiusi. Non c’è un bagno pubblico, o per lo meno non ci è stato indicato, pertanto può diventare difficile affrontare una sosta, se non si è giovani, nel fiore degli anni e in salute. Tuttavia, mia madre che, come potrete immaginare, è ben più anziana di me, non si è lamentata. Io invece, se avessi potuto usufruire di un bagno sarei stata più contenta. Tuttavia questa è: i borghi della montagna ligure di Ponente sono molto vissuti e frequentati in estate, mentre in inverno languono sperando nella neve (che quest’anno è arrivata giusto il giorno che passavo io da quelle parti) e attendendo l’estate e coloro che tornano a occupare le “seconde case”.

Ma l’inverno ha l’indubbio fascino, specie in una giornata grigia come quella che è capitata a me, di avvolgere il borgo in un’atmosfera sospesa. Mentre guido per salire a Mendatica quasi inchiodo al vedere il bel panorama che mi si piazza davanti: un borgo le cui case in pietra sono costruite direttamente sulla roccia del canyon scavato dal fiume Arroscia, che in questo suo tratto iniziale di percorso è ancora parecchio esuberante.

Ponti di Pornassio vista dal fiume Arroscia

Botteghe medievali e frantoi ad acqua

Ponti di Pornassio è il più antico dei borghi di questo territorio e, siccome ha mantenuto intatte molte delle sue case medievali, è anche decisamente interessante dal punto di vista dello studio degli insediamenti medievali e del loro evolversi o al contrario conservarsi. In effetti questo borgo ha almeno due buoni motivi per farsi notare: innanzitutto uno dei suoi edifici, in una via laterale, conserva un portale in pietra su cui è incisa la data di costruzione: anno domini 1169. L’altro motivo è la possibilità di trovarsi davanti ben due botteghe medievali. O meglio, oggi sono porte di case, ma un tempo erano botteghe, facilmente distinguibili per le loro caratteristiche: una porta stretta e lunga affiancata a una finestra che affaccia su un bancone in pietra nera. Io davanti a queste cose impazzisco: si è mantenuto intatto nei secoli, in più di cinquecento anni, l’ingresso di quella che era una bottega, oggi una casa, ma che comunque è sopravvissuta a secoli di vita, di avvicendamento di generazione, di cambiamento di funzioni. Io lo trovo meraviglioso.

Nonostante il colore verde brillante della vernice, questa è un’autentica bottega medievale!

Il borgo in sé è piuttosto piccolo. Superato il ponte che oltrepassa il fiume Arroscia e il suo canyon ci si trova davanti la cappella di San Bernardo, ben più recente rispetto all’impianto del borgo, perché risale al XVI secolo. Della cappella colpisce l’alto campanile, ben 22 metri, sproporzionato rispetto alle proporzioni della chiesina. Davanti all’ingresso di San Bernardo è collocato un capitello medievale ora impiegato come vaso per piante. Sic transit gloria mundi, è questa la legge del reimpiego. E va bene così: è il riciclo, bellezza.

Dalla via principale si dipartono pochi vicoletti, alcuni dei quali particolarmente poco battuti e quindi, in inverno, coperti di muschio e a rischio di scivolamento se non si hanno scarpe adatte (soprattutto in un giorno di guazza come ci sono capitata io). Procedendo si arriva in un angolo che per me è medioevo puro: una piazza coperta, porticata, con un’unica colonna, bassa e tozza, che sostiene l’arcata. Qui sotto si trova la seconda bottega medievale. Qui accanto, sorge un antico frantoio ad acqua, non più in funzione, ma del quale ancora si conserva integra la ruota in legno che alimentava il mulino.

Ponti di Pornassio – la piazzetta coperta con la bottega medievale e la colonna tozza.

Ponti di Pornassio: un borgo di fondovalle, autentico

Più che di fondovalle possiamo parlare di un vero e proprio canyon. Tuttavia, Ponti di Pornassio, così come Pornassio più in quota, Mendatica, Montegrosso Pian Latte e Cosio d’Arroscia ancora più in alto, è un borgo che ha saputo sfruttare il territorio nel quale è sorto. Borghi antichi, borghi tenaci, borghi che non si piegano agli eventi, borghi autentici. Borghi misconosciuti, e che invece vale la pena scoprire per capire qualcosa di più dello straordinario territorio dell’entroterra di Imperia, quasi al confine col Piemonte.

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