Questo che vi propongo è un mio itinerario del cuore. Ed è un itinerario che se vi trovate nel Ponente Ligure o già in Costa Azzurra (ad esempio a Nizza, a Mentone o a Monaco), potete fare tranquillamente.
Perché sono così legata a Eze Village e a La Turbie? Diciamo che ciascuna di esse ha una motivazione alla base. Eze Village era una delle tappe della consueta gita che ogni estate quand’ero bambina, ci concedevamo in famiglia, aderendo a una gita di un giorno con pullman granturismo che raccoglieva clienti nel Ponente Ligure e in una giornata portava a Monaco, a Nizza, a Eze Village con la sua fabbrica di profumi Fragonard. Negli anni, ho continuato a visitare di tanto in tanto Eze Village, e l’ultima volta credo che sia stato nel 2015, addirittura 9 anni fa! Dovevo rimediare, così ci sono tornata poco tempo fa con la scusa del compleanno di mia madre. L’altra meta, La Turbie, mi è cara per un altro motivo, di natura professionale, diciamo: a La Turbie sorge il Trofeo di Augusto, un monumento gigantesco, magniloquente, che il primo imperatore di Roma fece erigere su un’altura che fosse ben visibile da km di distanza, per celebrare la pacificazione di tutte le tribù alpine nel nome di Roma. Questo segnava il confine tra la Regio IX Liguria, che faceva parte dell’Italia, secondo la suddivisione stabilita da Augusto, e la Gallia Narbonense. Un monumento che io ho studiato al Liceo, cui dedicai una tesina dopo averlo visitato – e ricordo diversi dettagli di quella gita adolescenziale, con papà – e che ho nuovamente studiato all’Università.
Ma ora, bando ai ricordi, chiudiamo il cassetto e partiamo alla volta di questo itinerario.
Eze Village: di vicoli in salita, panorami mozzafiato e suadenti profumi
In Provenza li chiamano villages perchés: sono letteralmente i borghi arroccati, non molto diversamente dai borghi che caratterizzano il Ponente Ligure (dal quale non siamo poi così distanti): case in pietra, vicoli stretti (quelli che in Liguria chiamiamo carrugi) dove il sole non filtra e in salita.
Eze Village è una meta turistica particolarmente rinomata, nonostante sia un borgo molto piccolo. La vicinanza con Nizza e Montecarlo ne fa la fortuna: dalle navi da crociera che attraccano a Nizza o anche a Marsiglia partono le escursioni fin qui; i croceristi sono attratti dal paesino pittoresco e dalla fabbrica dei profumi Fragonard, di cui parlerò a breve. Per chi arriva in automobile invece, c’è un grande parcheggio sotterraneo multilivello (e discretamente esoso) ai piedi dell’altura su cui si arrocca Eze.
Si raggiunge l’ingresso del borgo, attraverso una porta nelle mura, percorrendo una strada a tornanti oppure una scalinata. In entrambi i casi la salita mette a dura prova i non allenati, ma consente, soprattutto se si salgono le scale, di bearsi della vista sul mare laggiù in fondo.
Infine si entra nel borgo di Eze. Case in pietra, vicoli stretti, scalette in salita (ovviamente). Nelle case si aprono botteghe artigiane e artistiche semplicemente deliziose. Due resort stellati e un paio di ristoranti. E in cima al borgo l’ingresso all’Orto Botanico. I cui biglietti, però, vanno acquistati a valle, presso una delle biglietterie automatiche che si incontrano lungo il cammino.
Il consiglio? Visitare Eze fuori stagione o in settimana, per evitare le folle oceaniche dei croceristi e rischiare di non riuscire a godere della passeggiata nei vicoli perché troppo zeppi di gente. Altro consiglio: se volete visitare l’Orto Botanico sulla sommità del borgo, dovete acquistare il biglietto alle vending machines che trovate prima di entrare al borgo. Sennò non è possibile. Almeno per me, nella mia ultima visita, di domenica primaverile, non è stato possibile.
Per pranzo Eze offre alcune possibilità, naturalmente con prezzi da turisti, tuttavia da non disdegnare: sia in cima al borgo che alla base non si rischia di morire di fame.
E poi c’è la fabbrica dei profumi Fragonard.
In realtà la Fragonard nasce a Grasse, altra località della Provenza tradizionalmente vocata ai fiori e ai profumi. La succursale di Eze Village ora qui produce solo cosmetica, ma in ogni caso è interessante poter svolgere la visita alla fabbrica, gratuita, che culmina nella boutique di Fragonard, dove inevitabilmente (sono donna) qualche prodotto di profumeria o di cosmetica resta appiccicato alle mani.
Visitare la Fragonard di Eze
Come dicevo, la visita guidata è gratuita, condotta da guide giovani e preparate che ci fanno scoprire, attraverso la storia dell’azienda, anche il magico mondo dei profumi e delle essenze, l’importante lavoro dei cosiddetti “Nasi”, coloro cioè che sono in grado di isolare le essenze e che creano sempre nuove fragranze.
La Fragonard è fabbrica di profumi fondata a Grasse nel 1926 e solo nel 1968 apre una succursale a Eze. Oggi la fabbrica di Eze è dedicata ai prodotti di cosmetica, ma nel percorso espositivo c’è la possibilità di apprendere tutte le fasi di lavorazione e le tecniche per ottenere profumo. Innanzitutto l’enfleurage: è un sistema di estrazione del profumo dai fiori che sono messi su una lastra di vetro ampiamente spalmata di grasso di bue e maiale. Per un mese di fila si sostituiscono i fiori che rilasciavano il profumo. Alla fine il grasso saturo di profumo, messo insieme all’alcool rilascia l’assoluta, l’essenza assoluta del fiore. Ad esempio in profumeria si ricava l’assoluta di gelsomino. Questa tecnica oggi è usata meno, mentre si preferisce usare la distillazione, con la quale si ottengono gli oli essenziali. Fiori, come quelli degli agrumi, che non sopportano la distillazione, vengono passati tramite solvente volatile, come l’etanolo per ottenere un estratto solido del fiore.
I numeri: ci vogliono 2 tonnellate di fiori di gelsomino per 1 litro di essenza, ci vogliono 500 kg di fiori di lavanda per un litro di essenza. Per ottenere una boccetta di profumo immaginate quanti fiori servono. Quanti terreni coltivati (in maniera intensiva), quante mani che colgono i fiori. Incredibile.
La visita guidata attraversa la sezione dedicata alla saponeria, e da qui si sale al livello della produzione cosmetica. Infine la visita si conclude nell’elegante boutique dove si possono finalmente sentire i profumi. E di conseguenza di farsi tentare all’acquisto. Ed è giusto così.

Rispetto a quand’ero piccola, la Fragonard non produce più quelle bellissime saponette a forma di pulcino giallo. Un po’ mi è dispiaciuto non ritrovarle: ne avrei fatto incetta con una certa nostalgia. Ma non vi preoccupate, che ho trovato di che acquistare ugualmente…
La Turbie: visitare il Trofeo di Augusto
A pochi km da Eze, tornando in direzione dell’Italia, sorge il borgo de La Turbie: un piccolissimo borgo medievale sorto intorno al grande monumento di età romana, il Tropaeum Alpium, “Trofeo delle Alpi” fatto innalzare dal primo imperatore di Roma, Ottaviano Augusto, quando finalmente ebbe conto e ragione di tutte le popolazioni dell’arco alpino che finalmente aveva pacificato (cioè = aveva sottomesso).
Oggi La Turbie sorge lungo la strada che dall’uscita autostradale di Monaco viaggia a mezza costa fino a Eze e oltre. Proprio quel tratto di strada è al centro di una sparatoria del film Ronin, film di spionaggio della fine degli anni ’90 con Jean Reno e Robert De Niro. E scusate se è poco.
Il Trofeo di Augusto è davvero monumentale: lo si individua lassù in altura da km di distanza. E così appariva anche in età antica, tanto più che Augusto lo fece innalzare, sull’altura de La Turbie, punto panoramico non indifferente, all’arrivo della via Julia Augusta, strada consolare che, attraversando tutta la Liguria, arrivava fino al confine con la Gallia. Terra di confine, quella compresa tra Ventimiglia e la Turbie, da almeno 2000 anni, ma direi da sempre.
Il Trofeo di Augusto a La Turbie è aperto al pubblico e visitabile. Dopo un sentiero panoramico che guarda alla costa sottostante (Montecarlo sotto di noi), si arriva al cospetto del Trofeo di Augusto che, nonostante sia imponente, si conserva per la metà del volume che occupava inizialmente. E peraltro è stato in parte ricomposto e inaugurato nelle sue forme nel 1934.
Secondo la ricostruzione, il Trofeo di Augusto era costituito da un imponente basamento quadrangolare, sul quale era posta la grande iscrizione – riportata da Plinio il Vecchio – in cui sono riportati tutti i nomi dei popoli alpini che Augusto sconfisse per pacificare l’Italia e dunque sottomettere la Gallia Cisalpina (corrispondente a tutto ciò che sta oltre le Alpi Liguri e l’Appennino Tosco-Emiliano fino alle Alpi). Al di sopra di questo basamento si innalza un grande blocco cilindrico ingentilito da 24 colonne coronate da capitelli tuscanici. Fin qui ciò che possiamo vedere e intuire oggi; ma probabilmente – era coronato da un’alta copertura a tronco di cono, tanto che nell’immagine complessiva ricorderebbe una delle meraviglie dell’antichità, cioè il mausoleo ellenistico di Mausolo (colui dal cui nome deriva proprio il nome di mausoleo per indicare un monumento funerario).
Naturalmente non sapremo mai con precisione qual era l’aspetto originario del Tropaeum Alpium, ma in ogni caso era imponente e straniante, vero simbolo della potenza di Roma. Oggi si può salire al livello della tholos cilindrica, quindi al livello del colonnato, dal quale si gode una vista panoramica non indifferente.














