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Grosseto può essere a buon diritto considerata il capoluogo della Maremma: la città sorge in una piana a 12 km dal mare, vicino al corso del fiume Ombrone, e immediatamente avanti quel territorio collinare, estrema propaggine dell’Appennino dove un tempo sorgeva la città etrusca e poi romana di Roselle di cui Grosseto, nel medioevo, ha preso il posto.
Premessa: sono stata a Grosseto ospite del Museo Archeologico e d’Arte della Maremma per la presentazione del libro “Femminicidio e violenza di genere nell’antica Roma” a cura mia e con i contributi di Giulia Santini, Elisa Mancini e Alessandra Randazzo, per i tipi di Dielle Editore: tutte donne per parlare di un tema femminile che, a dispetto del titolo, vuole far riflettere anche sulla condizione delle donne oggi.
Ma torniamo a noi.
Due passi nel centro storico di Grosseto
Racchiuso in una grande fortezza medicea, le cui mura si conservano per intero e tuttoggi delimitano lo spazio urbano più antico dall’espansione moderna, il centro storico di Grosseto non è particolarmente esteso. Lungo le mura, all’esterno, corre la viabilità cittadina; vi sono molti parcheggi a pagamento, ma un parcheggio sotto le mura, in Vallo degli Arcieri, abbastanza grande, è gratuito.
Parcheggiando in Vallo degli Arcieri, si entra nel centro storico di Grosseto percorrendo via Carducci, via pedonale dello struscio, su cui si dispongono le boutiques e i negozi principali. In alternativa, se si arriva col treno, sappiate che la stazione non è così distante: 10 minuti a piedi e arrivate all’ingresso in città all’altezza di via Carducci.
Via Carducci sfocia in Piazza Dante, una bella piazza porticata su due lati, sulla quale affaccia la Cattedrale di San Lorenzo e Palazzo Aldobrandeschi, costruito all’inizio del Novecento, dopo la demolizione del precedente Palazzo Pretorio, in stile neogotico. La Cattedrale che risale all’inizio del XIV secolo, è stata anch’essa molto ricostruita nel corso dei secoli. La sua facciata, nell’alternarsi di filari di pietra bianca e di pietra rosa, regala un bell’effetto cromatico. La viuzza che separa la cattedrale da Palazzo Aldobrandeschi ospita una serie di ristorantini e osterie: se siete fortunati (il locale è molto piccolo), consiglio una sosta a “Al numero Nove“: cucina tradizionale in un ambiente estremamente familiare e accogliente e a prezzi incredibilmente contenuti.
Se poi dopocena volete bere il bicchiere della staffa e/o non avete ancora voglia di andare a dormire, avete voglia di una chiacchiera tranquilla oppure, se viaggiate da soli, volete immergervi nella lettura di un bel libro, la Libreria Palomar Grosseto Coffe and Spirits è perfetta.
Ci tengo a precisare che parlo di questi due locali senza ricevere nulla in cambio, ma semplicemente perché mi sono trovata bene. Spesso mi chiedete info su dove e come mangiare perché effettivamente nei miei post parlo più di musei che di cibo, e quindi a ‘sto giro, anche se non richiesti, vi lascio questi due suggerimenti. Spero che mi ringrazierete 😉
Grosseto, il Museo archeologico e d’arte della Maremma
Ve l’ho detto in apertura, sono venuta a Grosseto invitata dal MAAM, Museo archeologico e d’arte della Maremma, per presentare il mio libro. Ne ho approfittato per visitare fisicamente un museo che finora conoscevo solo virtualmente tramite i social, dove dosano con intelligenza una comunicazione piuttosto scherzosa e leggera, che parla a tutti, soprattutto ai più giovani.
Il Museo è un lunghissimo percorso che dalla più antica epoca etrusca cui risalgono le più antiche tracce umane nel territorio, fino al XIX secolo. Una collezione immensa, pazzesca, che attraversa i secoli, i luoghi (da Roselle, l’antica città etrusca e poi romana, alla Grosseto medievale, rinascimentale e moderna) e le tecniche artistiche, dalla scultura alla ceramica, dal marmo alla pietra, dalla pittura alle arti minori e alle oreficerie…
Naturalmente, per mia deformazione professionale, ho visitato con particolare attenzione il piano terreno, dove si racconta la storia, lo sviluppo e la decadenza di Roselle che nacque etrusca, si sviluppò come città importante nell’Etruria antica, fu poi romanizzata e divenne città romana a tutti gli effetti, fino all’alto medioevo, quando con l’avanzare del Cristianesimo, Roselle divenne sede vescovile e fu poi definitivamente abbandonata. Il Museo ripercorre quindi attraverso la cultura materiale e artistica, la storia di Roselle, con l’esposizione di materiali di età etrusca provenienti da contesti quali, ad esempio, la casa con l’impluvium (che fa parte – tra l’altro – del percorso di visita nel sito archeologico di Roselle – v. oltre), ma anche da necropoli, con l’esposizione di corredi funerari e di grandi cippi con figura di guerriero scolpita a rilievo. Per l’età romana i materiali più interessanti sono le importanti statue in marmo provenienti da due contesti pubblici: i rappresentanti della famiglia locale dei Bassi, illustre gens che a Roselle fa innalzare una propria basilica nella quale colloca le statue, e gli esponenti della famiglia imperiale giulio-claudia che invece facevano bella mostra di sé nell’Augusteo, edificio pubblico consacrato al culto imperiale, presso il Foro cittadino: abbiamo il ritratto di Ottaviano Augusto e la sua statua in veste di Giove, la statua di sua moglie Livia seduta e raffigurata come Cerere, e altre statue e ritratti di personaggi della famiglia Giulio-Claudia, tra cui il ritratto dell’imperatore Claudio. Il racconto della storia di Roselle si conclude in una saletta in cui si mostrano alcuni reperti relativi alla chiesa paleocristiana dell’antica città che sorse su terme di età imperiale e con ceramiche e altri materiali di età medievale, che raccontano di un abbandono graduale fino a diventare definitivo.
Al piano superiore il percorso espositivo parte dalla storia più antica del territorio, quindi ampliando lo sguardo oltre Roselle per andare a esplorare gli altri centri etruschi e anche precedenti – a partire dal Paleolitico, quindi dalla storia più antica dell’uomo, all’età villanoviana, IX secolo a.C. – che costellavano la Maremma. Anche in questa sezione comunque gli Etruschi la fanno da padrone. Ma anche l’età romana è molto ben rappresentata lungo tutto il suo arco di esistenza. Infine, un’ampia sezione è dedicata all’arte sacra dall’età medievale all’età moderna, tra pale d’altare e paramenti sacri.
Antica città di Roselle. Visita all’area archeologica etrusco-romana
Lasciamo Grosseto e ci dirigiamo nell’entroterra, in direzione dell’antica città di Rosella. La provinciale attraversa dapprima un tratto di pianura, poi imbocca una strada che sale in collina attraversando una boscaglia sempre più fitta. A un certo punto, sulla sinistra, qualcosa di simile – anzi no: è proprio – a una tomba scavata nella roccia: è il segnale, siamo praticamente arrivati.
Roselle viene fondata dagli Etruschi nel VII secolo a.C., dunque in una fase piuttosto antica di questa civiltà. Sorge su due alture collegate da un vallone. In posizione rilevata, aveva la possibilità di controllare l’antica laguna, oggi non più esistente, del Lago Prile, al cui posto oggi c’è quella pianura che abbiamo attraversato in macchina poc’anzi.
La città etrusca si sviluppa inizialmente nel VII secolo, ma particolarmente in età ellenistica, IV secolo, ma la sua epopea è destinata a spegnersi, quando all’inizio del III secolo viene conquistata dall’esercito romano guidato dal console Lucio Postumio Megello. Il grande sviluppo urbanistico in senso romano avviene nel I secolo d.C., grazie alla politica augustea di monumentalizzazione delle città romane e alla munificenza dei magistrati locali che letteralmente pagavano per la costruzione di edifici pubblici grazie ai quali essere celebrati dalla popolazione. Così avviene per gli esponenti della famiglia dei Bassi, per esempio, dei quali sono giunte fino a noi alcune statue e la Basilica.
Nella tarda antichità, come per molte città romane alla fine dell’impero, Roselle decade e viene gradualmente abbandonata. Nonostante ciò è sede vescovile e i resti della chiesa, costruita sopra terme del II secolo, sono ancora visibili nell’area archeologica. Quando nel 1138 Papa Innocenzo II trasferisce la diocesi da Roselle a Grosseto, avviene l’abbandono completo e totale del sito.
Roselle: il percorso di visita
All’ingresso del Parco vengono proposti due itinerari di visita, uno più “spettacolare”, ma faticoso, l’altro più tranquillo e più breve. Naturalmente imbocchiamo il primo percorso perché ci porta a costeggiare le mura etrusche della città.
Il personale all’ingresso ci ha avvisato: il sentiero è spettacolare. Ma quando mi si para davanti un muraglione alto, spesso, solido, non posso fare a meno di esternare la mia meraviglia (invero con un’espressione un po’ colorita!): davanti a me si allunga un serpentone di pietra alto, possente, imponente, che abbraccia il pendio e si fa condizionare da esso, mentre la vista spazia sulla valle sottostante, su quell’antico Lago Prile. E non può non sorgere una riflessione su quanto i paesaggi siano organismi mai fermi, ma al contrario sempre in movimento, sempre in modificazione, vuoi per motivi naturali, vuoi per motivi antropici.
Il tratto di mura è piuttosto lungo. In alcuni punti sono stati impiegati veri e propri massi nella tessitura di questa struttura che è realizzata incredibilmente a secco e che è rimasta in piedi per 2700 anni. Al termine di questo sentiero che accarezza letteralmente le mura, inizia la salita (ecco perché questo percorso è faticoso!): una salita che porta in cima al poggio dove, già nel VII secolo sorse una casa, chiamata Casa dell’impluvium. L’impluvium è una vasca nel pavimento destinata a raccogliere le acque piovane, grazie a un tetto che copre l’edificio all’intorno ma non lui, col risultato che l’acqua percola dal tetto e discende nella vasca, sotto alla quale solitamente è una cisterna. Questo edificio è interessante perché è alla base dell’architettura delle domus romane, le case signorili che si sviluppano, guarda un po’, intorno a un impluvium posto al centro di un cortile. Vediamo qui, dunque, un interessante precedente di quel tipo di architettura residenziale molto più tarda.
Dalla Casa dell’Impluvium si arriva rapidamente all’anfiteatro di Roselle.
L’anfiteatro è di età romana, si installa sulla sommità di uno dei due poggi, andando a farsi strada tra gli edifici etruschi di età ellenistica precedenti. Non è particolarmente grande e di esso si conserva soltanto l’arena e il primo livello della cavea, che doveva sviluppare però in altezza. Certo, doveva essere magnifico vederlo dal basso del vallone ergersi in tutta la sua maestosità: un po’ come – se avete visto il film “Il Gladiatore II” – è stato erroneamente ricostruito il Colosseo, in cima a una collina che domina il territorio circostante. Per il Colosseo non c’è niente di più sbagliato. Ma l’anfiteatro di Roselle invece stava proprio in quella posizione scenografica e dominante.
Dall’anfiteatro infatti si scende verso la città romana. Inciampando però inevitabilmente dapprima in un edificio ellenistico e poi, una volta arrivati nel cuore della città, al di sotto della piazza del Foro, per scoprire un edificio con recinto, forse un luogo di culto di età orientalizzante (VII secolo a.C.), e un edificio a due vani, forse con funzione pubblica: due “dinosauri” rimasti lì sotto la successiva urbanizzazione romana, e però venuti in luce con gli scavi archeologici e che oggi prepotentemente impongono la loro presenza, coperti da una tettoia, a interrompere visivamente la lettura dell’urbanistica romana.
Sul foro affacciano alcuni edifici: dal lato dell’anfiteatro incontriamo tra gli altri la cd Basilica dei Bassi, in realtà forse la sede della curia cittadina, che prende il nome da un Bassus, personaggio locale la cui statua è stata rinvenuta nei pressi, mentre all’interno dell’edificio è venuta in luce la statua di un Valerianus frater e di una Priscilla soror (i nomi sono incisi sulle basi): le statue, esposte ora al Museo di Grosseto, erano anticamente esposte in quest’aula pubblica, dove si riunivano gli amministratori della città. Separata dal foro dal passaggio del Cardine Massimo, la viabilità principale della città, è la Basilica, dove si amministrava la giustizia, edificio molto grande in origine, di cui rimane l’ampia platea.
Poco oltre, è degna di nota la Domus dei Mosaici, dotata in età giulio-claudia di un complesso termale: edificio grande e ricco nei decori (non solo mosaici, ma anche opus sectile, quindi tarsìe marmoree alle pareti e in alcuni pavimenti), dotata anticamente di un giardino che godeva di una bella vista sul panorama circostante.
Se decidiamo di seguire il cardine massimo, usciamo dal centro cittadino e giungiamo, dopo aver percorso un sentiero, presso il cd quartiere ellenistico, di epoca etrusca, che a sua volta si imposta su un quartiere produttivo di età arcaica (VI secolo a.C.) al quale risalgono dei forni per la produzione ceramica. Nel IV secolo invece la vocazione del quartiere diventa puramente residenziale.
Se dal foro invece imbocchiamo la direzione dell’uscita, arriviamo al luogo in cui sorge ciò che resta di una basilica paleocristiana installata, come spesso accadeva nell’antichità, su impianti termali precedenti. In questo caso le terme di età adrianea, quindi di II secolo d.C., esaurita la loro funzione, sono convertite in luogo di culto cristiano.
La passeggiata archeologica si conclude percorrendo la via basolata che ci riporta all’ingresso. Due ore circa il tempo che ci vuole per visitare bene l’Area archeologica di Roselle, tra camminare e soffermarsi a osservare i monumenti.



















Ho avuto la fortuna di essere stata invitata a Grosseto per un blog tour, nel quale era compresa anche la visita guidata di Roselle. Che dire? Un sito archeologico davvero interessante, le mura sono qualcosa di spettacolare.