Scoprire Bordighera, la più amata dagli Inglesi di fine ‘800

Alla porta occidentale d’Italia, poco prima del confine con la Francia e di Ventimiglia, sorge la ridente Bordighera. Cittadina che deve la sua notorietà e il suo sviluppo al grande interesse che suscitò negli Inglesi facoltosi che dalla seconda metà dell’Ottocento venivano a svernare qui dalle loro insalubri e nebbiose campagne. Qui, il clima mite anche d’inverno, la vicinanza al mare e il sole erano considerati dai medici britannici un’ottima cura alle malattie polmonari. E questi facoltosi inglesi partivano alla volta della Riviera, restavano incantati da un territorio ancora, se non selvaggio, quantomeno molto arretrato e pittoresco (come quello raccontato nel romanzo, non a caso scritto in lingua inglese, dal ligure Giovanni Ruffini “Il dottor Antonio“), se ne innamoravano e cominciavano a costruire ville e hotel. Nel 1872 arrivò la ferrovia: quella che oggi è la linea ferroviaria più negletta d’Italia, all’epoca fu una delle prime linee ad essere costruite dal neonato Regno d’Italia.

Bordighera ha scritto pagine di storia del turismo in Italia.

Per questo si merita un post su questo blog, ora che il primato di “paradiso degli inglesi” non lo ha più: e comunque è una cittadina che mantiene inalterato il suo fascino, nonostante sia molto cambiato il turismo oggi rispetto anche solo a 20 anni fa.

In questo post provo a raccontarvi Bordighera, mentre rimando a un altro blog, Visitare l’estremo Ponente Ligure, per tutta una serie di approfondimenti sui singoli aspetti, quartieri, itinerari di Bordighera. Perché – ed è questo che ho imparato in questo primo anno in cui questa cittadina è diventata la mia seconda casa – questa non è una semplice località turistica, ma, se guardiamo alla storia del turismo in Italia, è probabilmente una delle città principali nel processo di sviluppo che ha accompagnato l’Italia nei primi decenni della sua unità e fino allo scoppio della II Guerra Mondiale.

Uno scorcio di Bordighera alta

Bordighera prima dell’Ottocento: Sant’Ampelio e Bordighera alta

Oggi Bordighera è meta del turismo balneare estivo soprattutto per piemontesi e lombardi, anche se non mancano presenze straniere provenienti dalla vicina Francia, ma anche dal Nord Europa. Un secolo fa era una meta turistica d’élite, non necessariamente balneare, per Inglesi, Russi, Svizzeri e Francesi. Due secoli fa, invece, quando il turismo non si sapeva cosa fosse, Bordighera era un borgo in altura circondato da oliveti e palmeti, e una spiaggetta frequentata da un gruppetto di pescatori. Prima ancora, risalendo molto indietro nel tempo, qui trascorse il suo eremitaggio un santo, Sant’Ampelio. Partiamo da lui e ripercorriamo la storia – e la geografia – di Bordighera.

Capo Sant’Ampelio vista dal mare

Capo Sant’Ampelio è il punto più a sud di tutta la Liguria. Sul Capo sorge una piccola chiesa romanica che fu eretta sul luogo della grotta scelta da Ampelio, un santo di origine africana, tra il IV e il V secolo d.C. La chiesina, aperta sempre, si staglia isolata sulla scogliera a picco sul mare ed è molto suggestiva, ma soprattutto racconta dell’antichità della frequentazione del territorio. Un territorio che vede a pochi km di distanza il sorgere dell’antica città romana di Albintimilium (oggi ne racconta la storia l’Area archeologica e antiquarium di Nervia) e il passaggio della via Julia Augusta che attraversava la Liguria romana fino a giungere a La Turbie (nell’entroterra di Montecarlo, in Costa Azzurra), all’incirca ricalcato, nel territorio di Bordighera, dall’attuale Via Romana.

Da Sant’Ampelio con una bella passeggiata in salita, ma ombreggiata, si risale la pineta, arrivando innanzitutto al Marabutto: ciò che resta di un punto di avvistamento e fortificazione in funzione antisaracena, di cui si conservano ancora tre cannoni. Da qui la vista panoramica cinge l’estremo Ponente Ligure fin da Sanremo, a est, e fino a oltre Nizza a ovest. Vicino a Sant’Ampelio, che rimane sotto di noi, possiamo scorgere il porticciolo di Bordighera, piccolo e raccolto, che rispecchia ancora la vocazione di un tempo, di zona di pescatori.

Bordighera, il Marabutto coi suoi cannoni

Risalendo la pineta si arriva a un grande spiazzo, oggi parcheggio, dal quale si accede a Bordighera alta: il borgo che definire medievale sarebbe errato, visto che Bordighera fu fondata in una data ben precisa, il 1470. Borgo fortificato, si conservano ancora le mura e i camminamenti, mentre all’interno del borgo, tra un carrugio e l’altro si aprono alcune piazzette, una delle quali dominata dalla parrocchiale di S. Maria Maddalena, barocca e con il campanile separato da essa e decorato con una bella cupolina in tegole colorate.

Uno scorcio di Bordighera alta

Non mi dilungo oltre su Bordighera alta, rimandando a un post specificatamente dedicato sul blog “Esplorare l’estremo Ponente Ligure”: Il minuscolo scrigno di Bordighera alta.

Arrivano gli Inglesi! Bordighera meta di turismo internazionale (fine ‘800)

Come detto in apertura, Bordighera deve il suo sviluppo e la sua notorietà all’amore incondizionato che per questo fazzoletto di Riviera svilupparono i facoltosi inglesi (e poi russi, e svizzeri, e francesi) che dalla seconda metà dell’Ottocento cominciarono a frequentarla per motivi terapeutici. In questa fase tutt’intorno a Bordighera alta erano uliveti e coltivazioni di palme che giungevano anche fino al mare. Pian piano gli Inglesi cominciarono ad acquistare appezzamenti e permessi di costruire. Cominciarono a sorgere i primi lussuosi hotel e le prime ville private. Fu tracciata la Via Romana che divenne l’asse lungo il quale si dispose la maggior parte di queste ville e hotel. Edifici di estrema eleganza, spesso dotati di giardino, che ancora oggi è possibile ammirare percorrendo questa bella strada alberata. Tra questi alcuni sono degni di nota: l’hotel Angst, il Museo Bicknell, Villa Regina Margherita e la vicina Villa Etelinda, per citarne alcune.

Bordighera, Villa Etelinda

Si forma presto una comunità di facoltosi inglesi che, con spirito da veri mecenati, si impegnano per lo sviluppo anche sociale di Bordighera e della vicina Ventimiglia: così finanziano la costruzione, ad esempio, di scuole, mentre Bordighera diventa la prima città d’Italia dove nasce un circolo del tennis (perché non mi stupisco?)… tradizione, quella del tennis, che è stata mantenuta ed è tuttora viva: basti sapere che a Bordighera ha mosso i suoi primi passi il tennista che tutto il mondo ci invidia: Jannik Sinner. Ma a Bordighera restano umili e lo dicono quasi sottovoce…

Non solo inglesi: pittori, botanici e architetti da ogni parte d’Europa

La seconda metà dell’Ottocento, fino all’inizio del Novecento, è il periodo d’oro di Bordighera. Non arrivano solo facoltosi sir inglesi, ma si sparge la voce che questo fazzoletto di terra ancora in parte autentico possa essere fonte di ispirazione per gli artisti. Ecco che arriva Monet, uno dei più noti pittori impressionisti, ma oltre a lui, che è il più noto, arriva una schiera di pittori da ogni parte d’Europa: dalla Svizzera, dalla Francia, dalla Germania, dalla Scandinavia: i soggetti preferiti sono le palme, specie se in riva al mare, e la cascatella lungo il rio Sasso che si raggiunge dopo aver percorso il Sentiero del Beodo. Proprio questo sentiero, ancora oggi, consente di respirare un po’ l’atmosfera della Bordighera di un tempo.

Bordighera, palme lungo il Sentiero del Beodo

Ai piedi di questo cammino di mezza costa, vicino alla zona dell’Arziglia e della sua spiaggia, anch’essa amata dai pittori internazionali di fine ‘800 – inizi ‘900, sorgono due luoghi di pace. Pace eterna per la precisione: sono il cimitero storico e accanto ad esso il Cimitero del Commonwealth. Iniziamo da questo: in un piccolo prato all’inglese (non fate della facile ironia…) sono allineate in ordine tante piccole lapidi bianche che riportano i nomi di soldati vittime della I Guerra Mondiale (72 di nazionalità britannica, 12 austriaca) che però non morirono al fronte, ma piuttosto, feriti in combattimento, furono portati a Bordighera per essere curati. Siamo negli anni 1915-’18 e Bordighera era davvero punto di riferimento per una comunità britannica di respiro internazionale che aveva creato una rete talmente grande di relazioni da consentire a soldati feriti o ammalatisi sul fronte a centinaia di km, di essere curati in riva al mare.

Il cimitero acattolico di Bordighera

L’altro cimitero, accanto, acattolico, è decisamente storico. Qui si trovano tombe che rivelano quanto fosse internazionale la popolazione di Bordighera tra fine ‘800 e inizio ‘900: a partire dal monumento funerario della famiglia Angst, quella che innalzò il bell’Hotel Angst (al momento in restauro), che si incontra subito all’ingresso, a destra; incontriamo diversi esponenti della famiglia ebraica Jung, e poi francesi, svizzeri, tedeschi, inglesi: qui, passeggiando tra le tombe in marmo bianco si ha uno spaccato di qual era la società rivierasca in quei decenni.

Con un breve percorso che supera il rio Sasso, si arriva in un altro luogo un tempo davvero importante, oggi ahimè poco valorizzato: i Giardini Winter, cioè ciò che resta del bell’orto botanico che il botanico tedesco Ludwig Winter impiantò in questo fazzoletto di terra e dove condusse sperimentazioni, creò ibridi e nuove specie… Oggi è un giardino aperto al pubblico, ma che patisce la sua relativa lontananza dal centro abitato e la difficoltà di raggiungerlo a piedi.

Bordighera, i Giardini Winter

Per approfondire vi lascio anche in questo caso il link all’articolo relativo sul blog “Visitare l’estremo Ponente Ligure”: Bordighera tra i luoghi degli Impressionisti: dai Giardini Winter al Cimitero del Commonwealth, e ancora: Bordighera: il sentiero del Beodo.

Come una piccola Parigi: Charles Garnier a Bordighera

Il pittore Claude Monet non è l’unico “francese di un certo livello” che ha frequentato Bordighera ai suoi tempi d’oro contribuendo a diffonderne l’immagine in Francia e in Europa. Un altro francese, l’architetto Charles Garnier, ha dato un contributo anzi piuttosto importante allo sviluppo della cittadina rivierasca. Charles Garnier, per intenderci, è l’architetto autore del teatro de l’Opera di Parigi, che non a caso è stato ribattezzato Opera Garnier. Garnier a un certo punto della sua vita scopre la Riviera e Bordighera e vi passa le estati, senza lasciare le mani in mano: costruisce per sé quella bomboniera tutta bianca che è Villa Garnier (aperta al pubblico e visitabile), costruisce, su modello molto simile, Villa Etelinda, dove per un certo tempo risiederà la Regina Margherita di Savoia; progetta (sarà ultimata dopo la sua morte) la Chiesa di Terrasanta, che diventa la parrocchiale di Bordighera marina. E inoltre è interpellato per progettare il tracciato di quella Via Romana che più o meno ricalca l’antico tracciato della Via Julia Augusta e che è destinata a diventare la via delle belle ville e dei begli hotel (come l’Hotel Scandinavia, oggi sede dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri e del Museo Clarence Bicknell – sezione dedicata a Pompeo Mariani).

Villa Garnier vista dal mare

Bordighera: la città più amata dalla regina

La regina è Margherita di Savoia che dapprima risiede a Villa Etelinda e poi si fa costruire la grande villa che da lei prende il nome e che, dopo essere stata sede espositiva in qualche occasione negli anni passati, oggi è in attesa di una destinazione culturale e museale degna e sostenibile. Io incrocio le dita, perché questo potrebbe essere il luogo in cui esporre la Bordighera vista dai pittori e artisti tutti di fine Ottocento, quelli cui accennavo più sopra e le cui opere potete già vedere, in formato digitale, pubblicate sul gruppo facebook BordigherArte.

Si può rendere omaggio alla Regina, placidamente assisa in trono a godersi il sole, quando da Sant’Ampelio si attraversa la strada al semaforo per risalire la Pineta. Col suo scettro e la sua corona, sorridente, ma distaccata dalle cose del mondo, saluta chi la degna di uno sguardo, riconoscendola oppure, più probabilmente, chiedendosi chi sia. Ebbene, una curiosità: è una delle poche statue pubbliche dedicate a personaggi femminili realmente esistiti, a fronte di tanti personaggi maschili che occupano piazze e monumenti d’Italia.

La statua della Regina Margherita a Bordighera

Andiamo al mare: le spiagge e la Bordighera summer season

Dopo la II Guerra Mondiale il turismo a Bordighera è drasticamente cambiato. Tutto è cambiato, in realtà. Anche perché nel frattempo le generazioni si erano avvicendate e tra fatti storici e altre vicende Bordighera, così come tutta la Riviera, perse l’appeal che aveva presso il Regno Unito. Una eco leggera si mantenne solo in Sanremo, con l’istituzione del Festival, ma la notorietà del Festival anche oggi non porta nulla, se non briciole, di indotto ai comuni vicini, tra cui Bordighera, per l’appunto.

Così Bordighera, da meta amata tutto l’anno e in particolare l’inverno, è diventata meta turistica balneare. Il mare è bello, per carità, pulito, e il comune è Bandiera Blu da anni, ma si è perso molto del richiamo internazionale che un tempo aveva. Pur tuttavia alcune frecce al suo arco Bordighera le ha, e la sua passeggiata a mare lunghissima, che non ha soluzione di continuità quando sconfina nel vicino comune di Vallecrosia e poi di Camporosso.

Ombrelloni in spiaggia a Bordighera, mentre tramonta il sole dietro il confine francese

Tra l’altro, cosa non di poco conto, Bordighera è l’unico comune dell’estremo Ponente ad aver mantenuto la stazione del treno in città e vicino al mare. Così l’arrivo ancora rievoca le atmosfere e le visioni degli antichi viaggiatori di più di un secolo fa. In più ciò rende molto più facile, rispetto ad altri comuni della Riviera (Sanremo, Imperia, Taggia e Diano Marina) raggiungere anche a piedi l’hotel o il b&b prenotato.

La passeggiata a mare è costellata, oltre che da stabilimenti balneari alternati a spiagge libere, da ristoranti e localini vari che sia a pranzo che, soprattutto, la sera, permettono di passare una piacevole serata al chiaro di luna, chi con musica dal vivo, chi con vere e proprie serate-evento. Una manifestazione, “Un mare di sapori” per due o tre giorni trasforma la passeggiata a mare in una bella manifestazione enogastronomica, in cui i ristoranti della Marina mettono fuori i loro banchini con una selezione dei loro prodotti di punta.

Per i bambini, nell’estate 2025 c’è stata Bordilandia, il paradiso dei gonfiabili, per la gioia dei piccini e l’apprensione dei grandi, tutto in un grande clima di festa e sempre in riva al mare.

Bordilandia 2025 sul lungomare di Bordighera

E poi, bisogna considerare l’ospitalità. Se alla fine di questo articolo ti è venuta curiosità di visitare Bordighera, spenderci qualche giorno e approfittarne per scoprire i dintorni (il Ponente Ligure, da Imperia a Ventimiglia, sul mare e risalendo le sue valli fino alla montagna ligure offre tantissime opportunità, che pian piano raccontiamo nel blog “Visitare l’estremo ponente ligure”) ti consiglio dove soggiornare: l’Hotel Rosalia, un albergo posizionato sull’Aurelia, vicino al mare e non distante dalla stazione, dotato di parcheggio privato. Il luogo perfetto per riposare e rilassarsi dopo aver fatto una scorpacciata di Ponente e di Bordighera tutto il giorno.

Un pensiero riguardo “Scoprire Bordighera, la più amata dagli Inglesi di fine ‘800

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  1. Sapevo del Ponente Ligure amato dagli inglesi dalla mia vacanza di qualche anno fa, quando con mio figlio avevamo anche percorso parte della costa lungo la pista ciclabile, ma mi ha fatto piacere scoprire nuovi dettagli sul tuo post. Le ville costruite nel periodo di massima popolarità della Liguria sono davvero stupende ed è un peccato che ormai a Bordighera ci sia “solo” più il turismo estivo

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