Sono appena rientrata da un viaggio in Vietnam realizzato insieme alla community delle Travel Blogger Italiane e organizzato dal tour operator Travel Sense Asia. Un vero e proprio famtrip nel corso del quale io e le altre blogger partecipanti, Paola Bertoni di Paola in viaggio, Annalisa Spinosa di Tre Valigie, Cristina Lamardini di Vi do il tiro, Domenica Meriggi di Oggi dove andiamo? e Marina Fiorenti di The Travelling Petsitter, abbiamo avuto modo di percorrere il Vietnam da Nord a Sud, dal freddo al caldo, di esplorare città e ambienti rurali e naturali… Un viaggio variegatissimo che ci ha veramente regalato tanto in termini di esperienze e di novità.
Come sempre, quando rientro da un viaggio di un certo livello, per prima cosa faccio il punto sulle cose più curiose e più importanti da sapere prima di partire, in modo che chi partirà dopo di me, leggendo questo post non si faccia cogliere impreparato.
Prima di partire: cosa serve
La notizia magnifica è stato scoprire all’indomani della decisione di partire, che per il Vietnam non serve il visto turistico, a differenza che per altri Paesi, quali l’India, per esempio. Inoltre non sono necessarie vaccinazioni né profilassi sanitarie di alcun tipo. Per carità, sempre bene partire con antidolorifici, antipiretici e antidiarroici, perché non si sa mai. Comunque, se si sta attenti, eventuali intossicazioni alimentari si evitano tranquillamente: la solita accortezza di non bere acqua che non sia chiusa è sempre valida, per esempio.
Onde evitare problemi medici di qualsiasi tipo, o quantomeno, per cautelarsi, è bene partire con un’assicurazione sanitaria alle spalle. Heymondo, ad esempio, offre pacchetti che garantiscono copertura sanitaria in caso di spese mediche sostenute all’estero oppure, nei casi più gravi, di copertura per rientro sanitario, cioè il rimpatrio per il viaggiatore infortunato o malato al punto da non poter proseguire oltre il suo viaggio. Naturalmente speriamo sempre che tutto scorra liscio, ma è sempre meglio essere prudenti…
Il Vietnam naturalmente non è coperto dal servizio di Roaming internazionale europeo, il che significa che se si vuole navigare su internet in tranquillità, senza l’incubo di cercare ovunque una connessione wifi alla quale collegarsi, bisogna premunirsi. La soluzione migliore, ma ahimè non adatta a tutti i modelli di telefono (ho dovuto sperimentare sulla mia pelle) è dotarsi di una e-sim, di una sim digitale, cioè, che si installa nello smartphone e che va momentaneamente a sostituire la sim normale, ma senza cambiare il numero di telefono. Le mie compagne di viaggio hanno usufruito di e-sim Holafly. Io no, perché nessuno dei miei due telefoni ha la predisposizione. Ci sono però delle alternative. La prima e più semplice è quella di verificare col proprio operatore telefonico quali pacchetti esistono per l’Asia e valutare, conseguentemente, se siano convenienti oppure no; la seconda è quella di attendere di arrivare in loco e acquistare già nel Paese di destinazione, in questo caso il Vietnam, una sim locale che per l’equivalente di pochi € consente di navigare tranquillamente.
La moneta locale: il dong
La moneta vietnamita è il dong, che ha un valore decisamente basso rispetto all’euro. Un euro vale infatti dai 30mila ai 32mila dong. Il che significa che quando andrete a cambiare i soldi, basta che cambiate una cifra tutto sommato contenuta come 150 € per ritrovarvi in tasca più di 4 milioni e mezzo di dong. Sentirsi milionari non è mai sembrato così semplice!
Non solo il cambio è decisamente favorevole per l’euro, ma scoprirete che in Vietnam il costo della vita è davvero basso. Si può pranzare in uno dei tanti ristoranti/locali spendendo dai 2 ai 6 € a persona; la cifra più alta, l’equivalente di 9 € a testa, l’abbiamo spesa nel ristorante Tam Vi, ad Hanoi, che è un ristorante stellato e nel quale ci siamo permessi di ordinare qualcosina in più. Anche i souvenir costano decisamente poco così come l’ingresso nei musei e siti storici. Insomma, il Vietnam è un Paese piuttosto conveniente. In più, soprattutto nei mercati, i venditori sono disposti a mercanteggiare, per cui potete riuscire a spendere anche meno del prezzo di partenza risparmiando però, a conti fatti, qualche decina di centesimi (ma vi sembrerà di aver fatto un affarone).
Il clima
Non fate l’errore che ho fatto io e cioè pensare che avrei trovato soprattutto caldo – quantomeno primaverile – in tutto il Vietnam. Niente di più sbagliato: viaggiando a fine gennaio, nel Nord (Hanoi e montagne) fa freddo: dai 12 ai 16°; in più non è così scontato trovare il sole, anzi: noi abbiamo cominciato a vedere il sole soltanto da Hoi An (nel centro del Paese) in giù. Al sud fa oggettivamente caldo: ad Ho Chi Min City e sul delta del Mekong ci hanno accompagnato il 30° umidi che si appiccicano addosso. Il consiglio è spostarsi sempre con una giacca a vento o k-way e scarpe chiuse, perché l’acquazzone può colpire anche nel bel mezzo di un giorno di sole. Abbigliamento a cipolla, in modo che ci si possa spogliare o rivestire agevolmente a seconda dei casi.
Educazione stradale
La cosa che vi colpirà nelle città, in particolare Hanoi e Ho Chi Min City, è la stragrande maggioranza di motorini rispetto alle automobili. Non solo, ma i motorini hanno la peculiarità di non fermarsi mai, nemmeno davanti alle strisce, nemmeno – talvolta – davanti al semaforo rosso. Una delle esperienze più adrenaliniche che si possa vivere nelle città è il momento dell’attraversamento della strada: non bisogna fermarsi, mai. Bisogna camminare, sperare che i motorini che ci vengono contro ci dribblino, oppure rallentare o accelerare se ci rendiamo conto che i motorini non hanno nessuna intenzione di spostarsi dalla loro traiettoria. Si parte timorosi all’inizio del viaggio, si arriva alla fine che da pedoni si attraversa col rosso, tanto nessuno rispetta niente.
La questione motorini è piuttosto curiosa. Il motorino è per il vietnamita l’equivalente del nostro furgoncino, del doblò o simili: un mezzo di locomozione sul quale, cioè, si può caricare di tutto, dalle valigie alla merce da vendere, ben disposta su un lato e sull’altro del sellino, e ci si può viaggiare fino a 4 persone – due adulti e due bambini – più eventualmente il cane: visto da me ad Hanoi. Infine, l’ultima curiosità sui motorini, è il casco: o meglio, un caschetto, ridotto all’osso, talvolta decorato con qualche accessorio, ma assolutamente non omologato agli standard europei. Se ne vendono in diversi negozi, non come da noi nei negozi specializzati, quasi come fosse una sorta di cappello. In questi negozi vendono anche le divise dei grab, riconoscibili per il loro colore verde. Già, ma che cos’è il grab?
Grab è una piattaforma molto diffusa nel sud-est asiatico che funziona sia come delivery, sul modello dei nostri Deliveroo, Just eat o simili, sia come taxi a chiamata, in auto o in motorino: molto comodo per chi viaggia da solo e vuole spostarsi in città o nel raggio di poche decine di km.



Buon appetito
Veniamo alla parte più interessante, il cibo. Una cosa che non immaginavo quando son partita, è che mi sarei trovata benissimo con la cucina vietnamita la quale tra zuppe, noodles, springrolls e verdure mi ha davvero conquistato. Qui mi limito ad alcuni piatti particolarmente interessanti, come il phở, che è la zuppa a base di brodo di carne, spaghetti di riso e carne di bovino o di pollo con aggiunta varia di verdure; gli springrolls, che sono involtini di carta di riso al cui interno si mette insalata o altre verdure e pollo o gamberetti, da pucciare in una salsa di pesce sapida variamente addizionata con peperoncino e succo di lime; banh mi, che è un retaggio della colonizzazione francese, perché si tratta di un panino, cioè di una mezza baguette un po’ più larga, imbottito variamente con carni o insaccati, salse e verdure. Non mancano le insalate di mango o di fiori di palma in salse agrodolci davvero stuzzicanti; verdure lessate e saltate come il pack-choi, il cavolo cinese che viene lessato e ripassato con aglio abrustolito e arachidi. E poi c’è il tofu, che cucinato in un sugo blando di pomodoro è buonissimo.

Da bere, una birra a scelta tra le marche Saigon, Hanoi e Tiger va sempre bene: leggera, beverina, discreta quanto basta per accompagnare i piatti. Ad Hanoi va molto la birra artigianale, che in vietnamita si chiama Bia hơi (tradotto: birra alla spina, molto semplicemente). Noi ne abbiamo provato una in un locale che per i nostri standard potremmo definire una bettola, ma in realtà molto buona, quasi una IPA dai toni floreali e ricca di lieviti. In Vietnam, comunque, si produce anche un vino, Dalat Wine, vinificato sia in rosso che in bianco. Io ho provato il bianco ed è profumatissimo, non male. Fuori pasto il tè è sempre presente nelle case e nelle botteghe: il tè viene anche coltivato nelle montagne del nord del Vietnam: ma per maggiori approfondimenti vi invito ad andare su Il mio tè blog.
Infine il caffè. Coltivato nel sud del Vietnam, il caffè è veramente bevanda nazionale. Col nome di Ca Phe (derivato e traslitterato direttamente dal francese), è facilissimo individuare i locali in cui viene venduto e preparato. I Vietnamiti hanno una vera passione per il caffè, che preparano in modi anche piuttosto creativi. Uno è il caffè al cocco, per esempio, che si beve freddo o caldo, oppure, ancora più famoso, è l’egg coffee, una sorta di zabaione freddo e dolce cui viene aggiunto il caffè caldo e amaro. Buonissimo, ve l’assicuro!
La frutta è buona tutta. Tranne il durian, che non ho assaggiato, ma il cui odore è tremendo già da metri di distanza. Il jackfruit una rivelazione, buonissimo, così come il mango, il pomelo, il frutto della passione. Non mancano ananas, angurie e cocco, la cui acqua è molto buona, dolce e dissetante. Anche diuretica, abbiamo sperimentato.
Se vuoi approfondire l’aspetto cucina e street food ti consiglio i due post pubblicati sul tema dalle mie colleghe di viaggio: lo streetfood secondo Paola e il food tour che abbiamo fatto ad Hanoi raccontato da Veronica
Spa, nails e massaggi
Una cosa molto particolare è che nelle città è pieno di piccole spa, centri massaggio e nail art: se già ad Hanoi se ne contavano diverse lungo una stessa via, a Ho Chi Min City il fenomeno è esponenziale e assurdo allo stesso tempo: ho camminato in una via centralissima nella quale tre o quattro di questi centri spa e massaggi erano adiacenti gli uni agli altri su ogni lato della strada. In particolare va tantissimo il massaggio ai piedi, e il motivo del loro successo presso i turisti occidentali – ovviamente – è il bassissimo costo delle prestazioni rispetto ai prezzi da listino del Paese d’origine. Personalmente non ho sperimentato: non amo particolarmente i massaggi e le mie unghie stanno benissimo (inoltre non avrei saputo tradurre semipermanente rinforzato); ma due blogger del gruppo si sono buttate e ne hanno tratto ampi giovamenti.

A ogni città il suo souvenir
A partire dalle 36 strade di Hanoi, un quartiere antico che è da sempre un vero e proprio centro commerciale “naturale” in cui ciascuna via è destinata alla vendita di una particolare categoria di oggetti (retaggio delle antiche corporazioni artigianali), scopriamo che in Vietnam ci sono dei luoghi migliori di altri nei quali comprare determinati tipi di souvenir. Vi propongo due esempi su tutti.
Il primo esempio è costituito dalle famose lanterne variopinte, che vanno comprate solo ed esclusivamente a Hoi An. Questa è la cittadina nella quale la sera barche illuminate da queste lanterne percorrono il fiume Thu Bon su e giù illuminando all’intorno e creando un’atmosfera dolce e fiabesca.
L’altro esempio è costituito dagli incensi, che vanno comprati solo ed esclusivamente poco fuori Hue, nel cosiddetto Villaggio degli Incensi (in realtà poco più che qualche rivendita a dir vero molto scenografica). Altro luogo dove comprare gli incensi, ma più instagrammabile che altro è Quang Phu Cau Incense Village, a pochi km da Hanoi.
Infine, un souvenir di lusso può essere un gioiello con una o più perle coltivate nella baia di Ha Long. La coltivazione di perle su vasta scala qui vanta una tradizione piuttosto lunga. All’ingresso della baia di Ha Long, ma ancora fuori dalla città, una grande e bella gioielleria che lavora direttamente con gli estrattori di perle dalle povere ostriche vende gioielli a partire dalla preziosa sfera, che può essere bianca, gialla oppure nera.
Simboli del Partito Comunista ovunque
Sarà che siamo capitate in Vietnam sotto votazioni per il rinnovo della dirigenza del Partito Comunista, partito unico al potere dai tempi di Ho Chi Min, ma in città è pieno di manifesti, veri e propri cartelloni, bandiere e bandierine che inneggiano al partito comunista, rappresentato principalmente dalla falce e martello. Addirittura ad Hanoi si possono trovare le rotonde delle strade decorate con grandi simboli della falce e martello: una in particolare si trova vicino al Mausoleo di Ho Chi Min e al palazzo presidenziale. La propaganda è tutto, anche e soprattutto quando vige un solo partito al potere e non vi è un’alternativa politica.
La bandiera vietnamita
A questo punto occorre spiegare cosa raffigura la bandiera vietnamita: una stella a 5 punte gialla su sfondo rosso. Il disegno è molto semplice se ci pensiamo, ma il significato invece è profondo. Il rosso dello sfondo indica il sangue, ma anche la forza e la caparbietà di un popolo che ha passato gli ultimi cent’anni (o quasi) a ribellarsi dal giogo di colonizzatori o invasori stranieri, vincendo sempre. Le cinque punte della stella rappresentano le cinque classi sociali del Vietnam storico: gli intellettuali, gli agricoltori, i mercanti, i lavoratori, i soldati. Su queste cinque categorie si basava la società vietnamita nei secoli dell’impero e quel retaggio è giunto fino a noi, raccontato nella bandiera simbolo del paese.
Il capodanno lunare
La forte influenza culturale cinese nonché il buddismo, che è la religione maggiormente praticata, in Vietnam si festeggia il Capodanno lunare, chiamato Tết che cade solitamente tra fine gennaio e la prima metà di febbraio. Quest’anno, 2026, anno del cavallo, cade il 16 febbraio. Le città nel periodo precedente si vestono a festa, migliaia di bandiere e bandierine nazionali invadono le strade, cartelloni pubblicitari esuberanti si fanno notare, i negozi stessi esibiscono decorazioni e allestimenti decisamente notevoli, nel senso che è impossibile non vederli. Un po’ kitsch, a pensarci bene, ma forse non molto diverse da certe nostre decorazioni natalizie sotto le feste. In questo periodo incontrerete giovani fanciulle in abiti eleganti o tradizionali che si fanno scattare veri e propri book fotografici per ricordare l’anno vecchio che va via ed entrare con grazia nell’anno nuovo.
Se vuoi approfondire il Tết ti invito a leggere il post che ha scritto sul tema la mia collega di viaggio Annalisa.
Qualche consiglio di lettura sul Vietnam: Tiziano Terzani, Marguerite Duras e gli altri
Leggere sul Vietnam significa partire innanzitutto dalla Guerra contro gli Stati Uniti. Noi italiani abbiamo la fortuna, se così la possiamo definire, di aver avuto come testimone di quegli eventi un giornalista del calibro di Tiziano Terzani, reporter e scrittore fecondo che alla guerra del Vietnam ha dedicato almeno due libri, Pelle di Leopardo e Gia Phon Saigon! ed è tornato a parlare della sua esperienza in Vietnam più volte nel corso della sua produzione letteraria successiva.
Un classico della letteratura francese è invece L’Amant di Marguerite Duras, la storia di una ragazzina francese, figlia di francesi non proprio abbienti che vivono in Vietnam nel 1929, periodo della colonizzazione francese, la quale intreccia una relazione amorosa con un giovane, ma ben più grande di lei, e ricco possidente cinese. Una storia d’amore contrastato e impossibile da portare avanti per questioni oltre che anagrafiche, soprattutto di classe e di rango, e che al tempo stesso offre uno spaccato sulla società vietnamita di quegli anni.
Un volumetto recentissimo è L’ottimismo del dragone dell’antropologo italiano Franco La Cecla il quale racconta la sua esperienza del Vietnam a partire dai suoi viaggi e tracciando al tempo stesso un quadro della società vietnamita degli ultimi 20 anni, dall’inizio del nuovo millennio a noi. A metà tra il racconto di viaggio autobiografico e il saggio antropologico, pieno di spunti per approfondimenti sulla storia, l’economia, la politica e la letteratura, è un’utilissima lettura da fare più che in preparazione al viaggio, secondo me, dopo, al rientro, per riscontrare – o anche confutare – determinate opinioni che l’autore espone e che sono il frutto della sua esperienza personale.
Spero con questo primo articolo dedicato al mio viaggio in Vietnam di averti dato qualche spunto e qualche suggerimento utile. Fammi sapere nei commenti sehai altre curiosità o se vorresti che nel futuro approfondissi qualche aspetto in un post specifico.


















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