Fino al 3 maggio il Museo dell’Ara Pacis ospita la mostra Impressionismo e oltre: 50 opere che fanno parte della collezione permanente del DIA – Detroit Institute of Art, e che vengono temporaneamente in Italia. Un’occasione unica, quindi, di vedere opere di artisti a partire da Rénoir e Degas, passando per Cézanne e Van Gogh, toccando Pablo Picasso, Matisse e Modigliani e raggiungendo Oskar Kokoschka. Sì, perché la mostra parte dai grandi esponenti dell’Impressionismo francese, ma arriva all’Avanguardia Tedesca fino agli anni ’30 del Novecento.
Diciamo, quindi, che il titolo della mostra è un po’ clickbait, come sempre avviene quando si tira in ballo l’Impressionismo in Italia. Però, è oggettivamente una mostra equilibrata che attraverso opere selezionate da un museo americano – quindi non esattamente dietro l’angolo – traccia una storia dell’arte che abbraccia i 50 anni più proficui di sempre: dall’Impressionismo al cubismo, ai Fauve, fino – appunto – all’Avanguardia tedesca.
La mostra ha un taglio cronologico: pochi ampi capitoli che corrispondono alle differenti e susseguenti correnti artistiche: impressionismo, post-impressionismo, espressionismo, nelle sue varie correnti, e infine l’Avanguardia tedesca. In sala troviamo poche informazioni: un pannello per sezione e poche didascalie un po’ più approfondite, demandando le spiegazioni all’ascolto dell’audioguida, scaricabile liberamente e ascoltabile anche in un secondo momento.
Non sono una storica dell’arte, e d’altra parte l’audioguida messa a disposizione gratuitamente in mostra è molto esaustiva, pertanto qui non mi interessa raccontarti la mostra, ma ti dirò le opere e le tematiche che mi hanno colpito.
1- Courbet – Nudo dormiente presso un ruscello
Sarà che Courbet è arcinoto per il suo “L’origine du monde“, esposto al Musée d’Orsay, che senza mezzi termini ritrae il dettaglio più intimo di una donna nuda sdraiata a gambe aperte. Ma quasi non mi ha stupito imbattermi in un suo nudo. Un nudo femminile, ovviamente, che sembrerebbe tutto sommato abbastanza aderente all’Accademia, quella da cui gli Impressionisti si discostarono, se non fosse che però proprio la pittura di Courbet cerca l’aderenza al reale, la materialità, scene di vita quotidiana: che è tanto di quanto più lontano dall’Accademia. L’opera è del 1845, e Courbet nel raffigurare un nudo femminile, come già avveniva nell’Accademia, non rappresenta però un episodio né un personaggio mitologico: non è una ninfa o una dea quella raffigurata, ma una donna colta nell’intimità: i vestiti, posti accanto a lei, sono abiti contemporanei.
Courbet, con le sue pennellate che si discostano dalla precisione accademica, e con la scelta di dedicarsi a temi del quotidiano anticipa e si avvicina a quella nuova corrente pittorica che sta nascendo, che dipingerà en plein air e che sarà piuttosto osteggiata sul nascere dalla critica: l’Impressionismo.
4 – Cézanne, Montagne Sainte Victoire
Chi ha studiato Storia dell’Arte al Liceo lo sa: Cézanne significa Montagne Sainte Victoire: la montagna, nella Bassa Provenza, che quest’artista ritrasse all’incirca 250 volte nel corso della sua produzione artistica perché ne fece il campo di studi sulla sua ricerca sui volumi geometrici. E infatti le pennellate con cui egli dipinge questa montagne riescono ad essere geometriche e a rendere la solidità della montagna, una solidità che è fissa, che supera quindi le pennellate lievi e leggere proprie della fugacità dello sguardo alla base dell’Impressionismo.
Cézanne è un artista facilmente riconoscibile e a tratti noioso. Però proprio per questa sua riconoscibilità mi ha fatto piacere individuarlo in mostra prima ancora di leggere la disascalia.
3 – Van Gogh – Rive dell’Oise a Auvers
Sono sincera, e mi attirerò contro qualche critica e qualche derisione, ma ho sempre pensato che Van Gogh sia soprastimato. Non perché non sia stato un artista capace, ma perché tutto ‘sto mito intorno alla sua (breve) vita e alla sua opera mi è sempre sembrato un tantino esagerato, pompato anche per questioni di marketing.
Ma non mi ero mai avvicinata così tanto a un’opera originale di Van Gogh. In mostra all’Ara Pacis ci sono due tele: una è una natura morta, un Vaso con garofani particolarmente vivace, che se non fosse per la firma, non sarebbe così facile da attribuire (almeno per me). L’altra, Rive dell’Oise a Auvers invece si distingue subito: le pennellate rapide e direzionali che conferiscono una grandissima energia a una scena altrimenti poco interessante sono inconfondibili.
Complice un’illuminazione per una volta molto ben riuscita, e grazie al fatto che – per una volta! – non ci sono inutili e fastidiosi dissuasori sonori, ho potuto avvicinarmi alla tela con estrema cautela. Ebbene, sono rimasta estasiata: quella di Van Gogh non è semplicemente pittura: è quasi scultura, è un bassorilievo fatto con pennellate a olio talmente dense da creare quasi tridimensionalità: l’abito delle due figure femminili dà loro una straordinaria corporeità, la vela rosa della barchetta sul fondo sembra gonfiata dal vento e comunque dà l’idea del tessuto pesante di cui è fatta. Delle fronde della vegetazione a riva non serve dire nulla: sembra quasi di distinguere le foglie una a una, i rami mossi da lieve brezza… un movimento che si nota anche nella resa dell’acqua, increspata da quelle pennellate.
Questa non è certo l’opera più nota di Van Gogh, anzi, per quanto mi riguarda non l’avevo mai vista. Ma è improvvisamente diventata la mia preferita, anche perché è una delle ultime opere dipinte da Vincent.


5 – Le opere in mostra di Matisse
Ho avuto modo di approfondire l’opera di Henry Matisse visitando il suo museo a Nizza, pertanto quando mi sono trovata davanti Finestra l’ho riconosciuto immediatamente: quei colori, quelle forme sono la sua cifra stilistica, indubbiamente. Il tema della finestra come confine tra interno ed esterno interessa molto la ricerca di Matisse che realizza più di una versione di questa Finestra: di fatto un tema col quale si confronta per lunga parte della sua professione. Con l’opera in mostra siamo nel 1916 e quel grande sperimentatore che era Matisse guardava al cubismo senza però aderirvi del tutto.
Così, quando nel 1919 Matisse incontra un Renoir ormai anziano ma con ancora diverse frecce al suo arco, ne rimane soggiogato e prova a ricercare la sensualità e la bellezza classica. Nasce da quest’incontro la natura morta I papaveri con una pennellata vaporosa che regala una sensazione di pace.
6 – Maria Blanchard
E’ una delle poche artiste ad aver aderito al cubismo. Ma soprattutto è l’unica artista donna in mostra, presente con una sola opera. Proprio per questo la inserisco in questo post, perché è importante sapere che l’arte non è una prerogativa maschile, ma sono esistite numerose donne nel corso dei secoli che hanno potuto fregiarsi del titolo di artiste.
In mostra, la Blanchard è presente con l’opera Il Sassofonista. Il sassofono era uno strumento musicale “nuovo” nell’Europa del 1919, post I Guerra Mondiale, quando l’artista realizza quest’opera. Il sassofono diventa simbolo di modernità e legato alla musica afroamericana che finalmente si affacciava nella Vecchia Europa, portato proprio da quei soldati americani che combatterono tra il 1915 e il 1918. L’opera della Blanchard è talmente vivace, verace, da essere stata definita Jazzista, proprio come la musica che il sassofonista ritratto dovrebbe suonare. Un manifesto di modernità in un’epoca in cui, ricordiamo, soprattutto in Italia la modernità è eletta a modello e aspirazione: mi riferisco ai Futuristi italiani.
7 – Picasso, Modigliani e gli altri
Non sto a raccontarvi tutte le opere in mostra. Non sto a dilungarmi, neanche, su tutte le opere che in un modo o nell’altro mi hanno colpito. Forse, più delle opere (tranne nel caso di Van Gogh di cui sopra) sono i nomi ad attrarre l’attenzione.
In genere non amo mostre di questo tipo perché il rischio è di creare aspettativa e di non raccontare nulla. In questo caso ho voluto verificare di persona quanto fosse una mostra meritevole e in effetti lo è, perché effettivamente attraverso opere che – per quanto non siano capisaldi della storia dell’arte tra fine Ottocento e inizi Novecento – tuttavia ripercorrono quelle correnti artistiche e attraverso i grandi nomi che hanno di fatto reso celebri quelle correnti. Vedere insieme Courbet, Renoir, Degas, Cézanne, Van Gogh, Matisse, Picasso, Modigliani, Kokoschka non è cosa da tutti i giorni: se lo possono permettere – oltre al Detroit Institute of Arts da cui le opere in mostra provengono – pochi altri musei al mondo come il Musée d’Orsay a Parigi e probabilmente il MOMA a New York.



Forse non avrei intitolato la mostra “Impressionismo e oltre” perché si ingenera aspettativa su un movimento artistico – l’impressionismo – che di fatto occupa solo un paio di sale. Ma al netto di questo mi sento di consigliarne la visita, non foss’altro che in Italia opere di questo tipo non se ne vedono, se non in occasioni di mostre temporanee.
E tu ami gli Impressionisti? Ammiri Van Gogh? Visiterai o hai visitato questa mostra? Ti aspetto nei commenti!















Lascia un commento