Museumsinsel: l’Isola dei Musei di Berlino

Adoro Berlino! La visitai per la prima volta nella mia vita nel corso del mio interrail nel 2003: non mi aspettavo niente, anzi fosse stato per me l’avrei pure saltata… ma per fortuna il mio compagno di viaggio Fernando, da buon architetto, insistette. E fece bene. Scoprii una città moderna, viva, giovane, ma al tempo stesso monumentale… Ci tornai poi nel 2012, in gita dottorale, e nuovamente si confermò la mia prima impressione: una città da esplorare, da conoscere, anche da vivere se fosse possibile. E con dei musei straordinari.

Arriviamo così alla fine del 2025, quando sono tornata per la mia terza volta nella capitale tedesca. E nel periodo dei mercatini di Natale, per giunta, quando in città si accendono le piazze di banchini tematici, di chalet che sfornano bratwurst e versano gluewine (vin brulé) a tutte le ore. E in effetti i mercatini li ho girati, da PostdammerPlatz ad AlexanderPlatz, passando per l’Innerstadt Park e per l’Humboldt Forum che sta di fronte all’isola dei Musei, la Museumsinsel.

Devo ammettere che la Museumsinsel ha catalizzato la mia attenzione. Su tre giorni a Berlino, di cui la prima e la terza di viaggio, l’unica giornata piena l’ho trascorsa tra i musei della MuseumsInsel (e senza riuscire a visitarli tutti…).

Rimando a un futuro post la proposta di un itinerario di un giorno nel centro della capitale tedesca, comprensivo anche di altri musei. Qui mi concentro solo (si fa per dire) sui musei dell’Isola dei Musei, chiamata così perché di fatto sorge su un’isola al centro del corso della Sprea, il fiume di Berlino. Nello specifico la MuseumsInsel occupa la metà settentrionale dell’isola: preannunciata da una grande piazza su cui affaccia il Berliner Dom, il duomo dedicato a Santo Stefano, e che è chiusa dal colonnato simile a una stoà greca (e sicuramente proprio a quella si rifà) dell’Altes Museum, il Museo delle Antichità di Berlino, la più antica istituzione museale di Berlino che conserva ed espone una parte dell’immensa collezione di arte greca e romana che appartiene ai musei berlinesi.

Berliner Dom

Ma andiamo con ordine: quali sono i musei della Museumsinsel?

Signore e signori vi presento nell’ordine: Altes Museum, museo dell’arte classica; Neues Museum, museo archeologico che abbraccia civiltà che vanno dall’Egitto al Medioevo passando per Grecia e Roma; Bode Museum, la pinacoteca che accoglie una summa dell’arte pittorica dal medioevo all’Ottocento di tutta Europa, dall’Italia alla Spagna alla Francia ai Fiamminghi e che ospita anche le cosiddette arti minori, abbracciando un orizzonte cronologico amplissimo, dall’età romana all’Ottocento; Alte Nationalgalerie, pinacoteca che espone artisti dal Romanticisimo tedesco in avanti; Pergamonmuseum, attualmente chiuso per riallestimento (lo potremo visitare interamente nel 2030, io ho avuto la fortuna di visitarlo durante il famoso interrail del 2003); Pergamonmuseum Das Panorama: un’installazione artistica museale davvero eccezionale, che al momento sostituisce la visita del Pergamonmuseum, e che sinceramente spero verrà mantenuta anche nei prossimi anni.

Visitare i musei della Museuminsel: biglietti e info essenziali sulle collezioni

In genere chi visita Berlino e inserisce nel suo itinerario la Museuminsel, a meno che non decida di visitare un museo a caso o proprio quel museo che gli interessa, deciderà di visitarne almeno due (poi ci sono io che ne visito 5). I Musei di Berlino danno la possibilità di acquistare un biglietto giornaliero a 24 €: se vi sembrano tanti, sappiate che l’ingresso a un singolo museo, come l’Altes Museum, per esempio, costa 14 €; se pensate che una giornata sola non vi basti, o più razionalmente pensate di alternare la visita a un museo all’esplorazione della città, esiste una Museum Pass Berlin della durata di tre giorni e al prezzo di 32 €; infine potete acquistare la Berlin WelcomeCard che prevede diverse opzioni e che combina musei e mezzi pubblici: mica male!

Io non mi sono posta il problema: avendo la tessera ICOM (International Council Of Museums) sono entrata gratis in tutti i musei. Ma per ciascuno sono dovuta passare dalla biglietteria invece che poter andare direttamente all’ingresso del percorso espositivo. Dettagli assolutamente trascurabili, comunque.

Allora, pronti per visitare TUTTI i musei della Museuminsel di Berlino? Sicuri? Avete scarpe comode, caffeina in corpo in abbondanza e una buona dose di attenzione (e di interesse)? Bene, andiamo.

Un eroe sconfigge un leone davanti all’ingresso dell’Altes Museum

Altes Museum

Lo potremmo definire il museo dell’arte classica: i maggiori capolavori dell’arte greca e romana appartenenti alle Collezioni di Antichità berlinesi sono esposte qui.

La collezione è storicizzata: le didascalie citano sempre l’anno di acquisizione, per acquisto oppure per dono, solitamente nell’ambito del XIX secolo. Protagonista è la statuaria, da quella greca arcaica a quella romana imperiale, con alcune incursioni nella ceramica greca, nell’arte etrusca e nel vasellame di età romana. Due piani di esposizione che sono densissimi per chi ama l’arte antica (oui, c’est moi).

Per chi ha studiato storia dell’arte antica visitare l’Altes Museum è come fare un ripasso generale di tutti gli stili, di tutte le epoche artistiche, dalla greca arcaica alla classica all’ellenistica, passando poi all’età romana repubblicana e poi imperiale. La collezione non è fittissima, e tuttavia è densa. Il candore del marmo illumina e abbacina. Stupenda la hall circolare sulla quale ci si affaccia a un certo punto, che dà quasi le vertigini.

Due piani di esposizione, due piani di opere accuratamente scelte per essere il non plus ultra, opere che si trovano sui manuali di storia dell’arte antica.

La cd Dea di Berlino, statua funeraria di una fanciulla del VI secolo a.C. (arte greca arcaica)

Neues Museum

Oggettivamente il mio preferito. Ma decisamente troppo vasto, troppo esteso. Ci vorrebbe una giornata solo per lui, per assimilare, registrare tutta l’infinita varietà di questo straordinario museo che non è importante solo per le collezioni, ma per l’edificio stesso.

Il Neues Museum ha avuto una storia piuttosto interessante. Bombardato e crivellato di colpi durante la II Guerra Mondiale, si è deciso di restaurarlo lasciando ben leggibili i segni della guerra. Così facendo si è deciso di congelare la struttura delle sale così com’era allo scoppio della Guerra. Il restauro non lo ha seguito un architetto qualunque: lo ha firmato David Chipperfield nel 2009. Ne ho parlato diffusamente sul blog Generazione di archeologi. La scelta è coraggiosa, perché storicizza un allestimento che altrove lo scorrere del tempo – e non i traumi di una guerra – hanno fatto propendere per un rinnovamento in linea con il gusto dei tempi di volta in volta nuovi. Al Neues Museum ciò non avviene, così noi vediamo le sale così come erano state concepite all’epoca della sua formazione: sale a tema egittizzante per enfatizzare la collezione egizia, capitanata dal busto di Nefertiti (che non si può fotografare, maledetti loro!), sale a tema grecizzante per contestualizzare la collezione di archeologia greca, sale a tema romano per calare nel contesto la collezione di archeologia romana, e ancora sale dall’ambientazione medievale, man mano che si procede avanti nel tempo.

Tra le opere o collezioni degne di rilievo segnalo innanzitutto il Tesoro di Schliemann. Schilemann fu l’avventuriero divenuto archeologo che ebbe la presunzione di cercare, trovare e scavare Troia, la città dell’epica guerra cantata da Omero nell’Iliade; e che poi non contento cercò a Micene la tomba di Agamennone, trovandola (a detta sua). Un uomo baciato dall’intuito e dalla buona fortuna, che è alla base dell’ispirazione per il personaggio di Indiana Jones, nonché della fascinazione per l’archeologia vista non come scienza, ma come avventura e impulso, non come ricerca, ma come intuizione. In ogni caso al Neues Museum sono esposti i gioielli magnifici che egli rinvenne a Troia, e che egi battezzò subito “Tesoro di Priamo” (Priamo era il re di Troia durante la famosa Guerra), ma che poi si è rivelato essere ben più recente, bontà sua.

Il “Tesoro di Priamo” scoperto da Schliemann a Troia

L’altra grande opera degna di nota è il già citato busto di Nefertiti, la bellissima moglie di Ramesse II. C’è chi, ogni tanto, ciclicamente, solleva dubbi sulla sua autenticità. Quale che sia la verità (ma io ritengo che sia un originale), è un ritratto magnifico, di una donna bellissima. Bella, ma sola: il busto di Nefertiti sta al centro di una teca cilindrica a sua volta al centro di una sala circolare a lei interamente dedicata. Lontana da tutto e da tutti, lontana dal resto delle collezioni egizie, che si trovano invece al piano interrato cui si accede dal lato della biglietteria. Un reperto diventato un simbolo, perciò staccato dal suo contesto e divinizzato. Ma non fotografabile (e non ne capisco il motivo): una contraddizione in termini che si spiega solo col fatto che i visitatori si farebbero solo i selfie con lei (io avrei fatto uguale, ma solo perché ho la presunzione di avere il suo stesso profilo… no, non bellezza, ho detto profilo, è ben diverso). In ogni caso niente selfie per me. Avrei dovuto approfittarne nel 2012, quando i selfie manco esistevano…

Lo so, non si poteva fotografare…

La collezione museale è davvero immensa, su tre piani che non finiscono mai. Col rischio che pure una come me, che vivrebbe di musei archeologici, a un certo punto alzi bandiera bianca. Le collezioni all’ultimo piano, dedicate all’archeologia tedesca dalla preistoria al medioevo, purtroppo soffrono del fatto che i visitatori, compresi i più interessati, a un certo punto hanno un fisiologico calo dell’attenzione. Un peccato, perché l’archeologia tedesca è anzi piuttosto peculiare e sicuramente incuriosisce.

Alte Nationalgalerie

L’unico dei musei che non ho visitato, ma per dovere di completezza ve ne parlo ugualmente: espone opere di artisti del calibro di Bocklin e Libermann, e poi opere dal Romanticismo tedesco in avanti, Friedrich per primo, passando per gli impressionisti francesi, tra cui Renoir. L’Otto e Novecento tedeschi e in misura minore europei sono fissati alle pareti delle sale di quest’edificio neoclassico che era stato concepito, alla metà dell’Ottocento, per ospitare l’Accademia delle Arti di Prussia, la cui collezione dopo la fine della II Guerra Mondiale fu però dispersa e solo a fatica recuperata.

Bode Museum

Probabilmente il museo più complesso. Al tempo stesso è pinacoteca e museo delle arti minori. Si colloca sull’estremità settentrionale dell’isola e da fuori si presenta come un bell’edificio sovrastato da un’elegante e possente cupola neoclassica. All’interno non è per niente facile orientarsi tra le sale e le collezioni: porte che si aprono su corridoi che si aprono su porte che si aprono su saloni. Poi improvvisamente si torna al punto di partenza senza aver ben chiaro quanti km si sono percorsi…

Avevo visitato questo museo la prima volta nel 2012: ero con un gruppo – tra gli altri – di storici dell’arte, per cui ci concentrammo sulla pittura: ricordo Caravaggio e i Caravaggeschi, Canaletto con le sue vedute di Venezia, Vermeer e vari esponenti della Scuola Fiamminga, tra cui Hyeronimus Bosch, Peter Bruegel il Vecchio e Peter Bruegel il Giovane. Questa volta invece mi sono concentrata più sulle cosiddette arti minori, che in realtà minori non sono.

Peter Bruegel il Vecchio, Proverbi fiamminghi

Qui segnalo, tra le arti decorative, bronzetti e avori scolpiti, medaglie e legni scolpiti del XVI-XVII secolo, ma anche una serie di opere che si datano tra l’età tardoantica e l’alto medioevo, con varie provenienze. Segnalo un mosaico paleocristiano proveniente da Ferrara, una macchina da gioco in marmo che evoca i giochi del circo da Costantinopoli, leoni stilofori da chiese varie d’Italia, ecc. ecc.: insomma, una collezione eterogenea, nella quale perdersi.

Pergamonmuseum

Attualmente chiuso per restauro e contestuale riallestimento, in realtà è il museo più importante e noto per via del monumento dal quale prende il nome: l’altare di Pergamo (oggi in Turchia), un monumento enorme, di età ellenistica, fatto innalzare dal re di Pergamo Eumene II in onore di Zeus per celebrare la vittoria sui Galati. Questo monumento è un caposaldo della storia dell’arte greca ellenistica, perché lungo un fregio di 120 m si sviluppa una immensa Gigantomachia, la rappresentazione della grande lotta tra Dei dell’Olimpo e i Giganti che vede gli Dei vittoriosi e che è una metafora della guerra vinta da Pergamo contro i Galati.

Pergamonmuseum Pergamonaltar. Credits: Wikipedia

Ma come mai questo monumento si trova a Berlino? Fu un ingegnere tedesco che a fine Ottocento realizzava strade in questa parte dell’impero Ottomano, a trovarne i resti. Al contrario che per gli scavi urbani di oggi, per cui si spera sempre che gli archeologi non trovino nulla in modo che i lavori per le fogne o per il gas (o per la metropolitana) procedano spediti, in quel caso si interruppero i lavori e si procedette con uno scavo volto a recuperare quanto più possibile del monumento, del quale si era intuita l’importanza. Così la Germania si assicurò un autentico capolavoro originale di arte greca. E lo ricompose in un museo studiato appositamente per esserne il contenitore: il Pergamonmuseum per l’appunto.

L’altare di Pergamo non è l’unico monumento, però, ricostruito all’interno di questo magnifico contenitore neoclassico. Perché nel frattempo gli archeologi tedeschi sguinzagliati nel Vicino Oriente Antico – così come gli Inglesi o i Francesi, peraltro – andavano, scavavano e portavano via ciò che trovavano. All’archeologo tedesco Robert Koldewey andò bene, perché nella leggendaria città di Babilonia rinvenne la Porta di Ishtar, innalzata non da un re qualunque, ma da Nabucodonosor II (quello del Nabucco di Giuseppe Verdi, per capirci). Che fai, non la smonti pezzo per pezzo e la porti in madrepatria. Così avviene e anche la Porta di Ishtar, magnifica nei suoi colori e con quegli animali che sfilano sulle sue pareti, va ad arricchire la collezione del PergamonMuseum.

Questo è il museo della Museumsinsel che storicamente ha attirato il maggior numero di visitatori da ogni parte del mondo. Da quand’è chiuso per restauro, si è posto il problema di restituire comunque qualcosa della bellezza dell’altare di Pergamo, quantomeno. Nasce così l’installazione artistica Pergamonmuseum. Das Panorama.

Pergamonmuseum. Das Panorama

Nasce come installazione artistica montata nel piazzale antistante il museo. Ma visto il successo, e la necessità di dotare i visitatori della Museumsinsel di un surrogato dell’altare di Pergamo, quest’installazione è stata trasferita all’interno di un edificio costruito appositamente, al di là dell’isola dei musei. Il Pergamonmuseum. Das Panorama è un’opera realizzata dall’artista Yadegar Asisi che è specializzato nella realizzazione di vedute a 360° di città o quartieri, eseguite con un’attenzione al dettaglio maniacale e, nel caso del Pergamonmuseum, per nulla lasciata all’invenzione, quanto piuttosto basata sulle più recenti e accreditate ricerche archeologiche sulla topografia della città.

Il Pergamonmuseum. Das Panorama non è una semplice visita museale, anche perché non lo è. Piuttosto, è un’esperienza immersiva, a 360°, di forte impatto visivo e scenografico. Vale davvero la pena di entrare, perché all’interno non si può non restare a bocca aperta. Su un grande cilindro della circonferenza di 100 metri che si sviluppa in altezza per 25 metri, si sviluppa l’intera città di Pergamo ricostruita come appariva nel II secolo d.C.: non vediamo solo i monumenti (teatro, acropoli, altare di Zeus), ma vediamo un paesaggio animato da persone, animali, vegetazione. Un efficace sound design accompagna il visitatore nella visita (ma io direi piuttosto ammirazione, contemplazione!) mentre le luci danno l’effetto del giorno che scorre e della notte che sopraggiunge.

Per poter godere appieno della visuale da tutti i punti di vista, nel centro dello spazio cilindrico è montata una struttura sulla quale si può salire e dalla quale si può ammirare la veduta della città a diversi libelli di altezza. La visita è consigliatissima perché davvero lascia a bocca aperta tutti, adulti e bambini, appassionati di archeologia e curiosi. Per ora Pergamon Das Panorama è considerato un’installazione, non un museo vero e proprio: ma io spero che resterà aperto anche quando il Pergamonmuseum che esporrà il vero Altare di Pergamo riaprirà al pubblico (si parla del 2030).

Finora ve ne ho parlato. Ma le immagini valgono più di mille parole:

Museumsinsel: una overdose di musei?

Difficile trovare una così ampia concentrazione di musei tutti insieme! E, come dicevo all’inizio, difficile riuscire a visitarli tutti in un giorno. Ma l’Isola dei Musei non esaurisce l’offerta culturale di Berlino! Altri musei ci sono in città, dedicati a ben altre epoche storiche, completano l’offerta museale. Poco distante dalla Museuminsel, per esempio, c’è il DDR Museum, che racconta, in maniera interattiva, la vita e la società tedesche al tempo della Repubblica Democratica Tedesca, cioè dall’indomani della II Guerra Mondiale (1949) alla caduta del Muro di Berlino nel 1989, Ma di questo museo, magari, ne parliamo in un’altra occasione…

E ora ti faccio una domanda: anche tu sei come me, e in una città per prima cosa visiti i musei, o preferisci visitare la città e lasciar stare i musei, soprattutto se, come quelli della Museuminsel, poco raccontano della città in cui sorgono?

Un pensiero riguardo “Museumsinsel: l’Isola dei Musei di Berlino

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  1. Pochi luoghi come la Museuminsel di Berlino sono un concentrato di arte, bellezza e capacità umana di avvicinarsi al “ perfetto”.

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