Vietnam: libri e documentari per prepararsi al viaggio

Come sempre, quando un viaggio che compio mi entusiasma, al mio rientro cerco di approfondire quanto più possibile aspetti della storia, della cultura, della letteratura di quel Paese. Lo so, sarebbe un’operazione da fare prima, forse, per visitare con più consapevolezza città, musei, monumenti e regioni. Ma forse invece, approfondendo dopo, certe cose viste durante il viaggio assumono tutto un altro aspetto. Quando viaggio io voglio assorbire. Il tempo della riflessione e dell’elaborazione viene dopo, al mio rientro. Ed è in questo momento, quindi, che il supporto di libri, documentari, storie, viene in mio soccorso, aiutandomi a comprendere meglio ciò che ho visto, ciò di cui ho fatto esperienza. So però che molti preferiscono leggere e documentarsi prima (ed effettivamente sarebbe più corretto così): ecco quindi una breve e inesaustiva lista di libri e documentari dedicati al Vietnam.

Storia del Vietnam – La Guerra del Vietnam

Non si può pensare di visitare un Paese senza conoscerne almeno a grandi linee la storia. Quella del Vietnam è tristemente nota perché legata principalmente alla Guerra che nel corso degli anni ’60 e fino al 1975 infiammò questa terra. Siccome però durante il viaggio non abbiamo avuto moltissime occasioni per approfondire quest’aspetto (unica eccezione la visita al War Remnants Museum di Ho Chi Min City), ho pensato che fosse opportuno, al mio rientro, cercare di colmare la lacuna con alcune letture che vi propongo qui.

Libri: Pelle di Leopardo e Gia Pho Saigon! Tiziano Terzani inviato di guerra

Da un lato è una certezza, perché in libreria so dove trovarlo. Dall’altra mi fa incazzare (perdonate il francesismo): perché è vero che Tiziano Terzani è considerato – in virtù di certi suoi capolavori, come “Un indovino mi disse“, un autore di letteratura/cronaca/narrativa di viaggio. Ma in realtà Terzani è stato un giornalista, testimone di tanti eventi successi dagli anni 60 del Novecento in avanti nel mondo: era un giornalista e oggi i reportages di guerra che ha lasciato sono fonti per gli storici del nostro passato più recente. Considerarlo un autore di narrativa di viaggio, dunque, oltre che riduttivo è decisamente fuorviante.

Però è proprio nella sezione “viaggi” della Feltrinelli della Stazione Centrale di Milano che io ho trovato “Pelle di Leopardo” di Terzani, che tutto è tranne che un racconto di viaggio: è piuttosto una raccolta di reportages che Terzani scrive e spedisce alla testata giornalistica tedesca per cui lavora, Der Spiegel, nei quali racconta i fronti di guerra negli anni 1972-1973. La fine della guerra è ancora lontana, tuttavia quello è il momento in cui gli Stati Uniti decidono finalmente di ritirarsi dal Vietnam, dopo aver combattuto per anni a sostegno del Vietnam del Sud contro il Vietnam del Nord – comunista – e il Fronte di Liberazione Nazionale.

Le pagine di Terzani sono rapide, scorrono veloci e prive di fronzoli. Non vi è spazio per le riflessioni, anche se di tanto in tanto traspare il pensiero del giornalista, soprattutto nel sottolineare l’assurdità di certi atteggiamenti da parte di militari americani o politici sudvietnamiti. Con lucido distacco Terzani parla di morti, ma anche delle condizioni dei vivi che rimangono; intervista spesso contadini sopravvissuti al bombardamento del proprio villaggio; cerca più volte il contatto con i Viet-Cong per raccontare anche la loro versione dei fatti; accompagnato sempre da un interprete, si reca spesso sui fronti di guerra, tenendo Saigon come punto base ma spostandosi ora verso Hué, ora verso il delta del Mekong, tenendo sempre d’occhio gli sviluppi internazionali per coglierne i riverberi nel territorio, rischiando molto, ogni volta.

Terzani durante la liberazione di Saigon. Sullo sfondo il Palazzo dell’Indipendenza

Il racconto idealmente continua – o si conclude – con Giai Pho Saigon! il libro nel quale Terzani, rimasto uno dei pochissimi giornalisti occidentali a Saigon durante l’avanzata dei Viet Cong ormai vincitori di quella guerra civile dalla quale gli Americani si sono tirati fuori due anni prima, racconta proprio i primi momenti del nuovo assetto politico, la liberazione, con tutte le speranze che essa si porta dietro, ma anche con tutte le sue promesse che, scopriremo più avanti, saranno completamente disattese.

Anche queste pagine scorrono velocissime, a ritmo sincopato, e anche se non traspare la sua personale preoccupazione, tuttavia è palpabile in quella dei suoi colleghi, che con lui soggiornavano all’Hotel Continental, che guardavano alle sorti del dirimpettaio Hotel Caravelle, che ascoltavano i messaggi in codice delle radio americane per capire se e come potersene andare. Più della guerra in sé, dell’invasione in sé di Saigon da parte dei Viet Cong, è il clima di attesa terrorizzata che si crea a permeare le pagine di Terzani.

Documentario: Tiziano Terzani racconta Saigon

Ancora Tiziano Terzani. Ma è fondamentale vedere questo documentario per “chiudere il cerchio”, come si suol dire. In Pelle di leopardo Terzani racconta la guerra in corso, quando ancora ci sono gli Americani; in Giai Pho Saigon! racconta la liberazione della capitale del Vietnam del Sud e mostra in qualche modo la sua simpatia per i vincitori. A 8 anni dalla fine della guerra, però, nel 1983, Terzani dopo essere stato nominato “amico del Vietnam” diviene scomodo perché osa criticare il regime che si rivela estremamente repressivo nei confronti degli oppositori politici. Terzani non può più rientrare in Vietnam, è dispiaciuto ma, quel che forse è peggio, è criticato anche in Patria, in Occidente, per aver sposato all’epoca la causa dei VietCong, per averli raccontati come eroi, quando poi si sono rivelati essere degli assassini prevaricatori come tutti quando salgono al potere.

In questo documentario della Rai del 1983 Terzani, che nel frattempo vive a Pechino, ha l’opportunità di ripercorrere quei giorni, i momenti della liberazione, e di spiegare perché all’epoca era convinto che la liberazione da parte dei Comunisti avrebbe portato il bene, ma anche di mostrare come nel tempo, vedendo che i fatti non corrispondevano alle promesse, egli avesse cambiato idea sul regime in Vietnam, arrivando al punto da essergli negato il visto.

In questo racconto vediamo immagini dell’epoca della guerra, repertori che hanno fatto il giro del mondo (si vede ad esempio il video della famosa bambina, Kim Phúc, che corre nuda per la strada perché si sono bruciati i vestiti che aveva addosso, sopravvissuta a un bombardamento americano col napalm), scene più o meno gravi, più o meno impattanti. La narrazione alterna il racconto di Terzani con la voce fuori campo che contestualizza. Un prodotto divulgativo davvero ben fatto, soprattutto se pensiamo che risale al 1983.

Disponibile gratuitamente su RaiTeche: https://www.teche.rai.it/2024/07/tiziano-terzani-racconta-saigon

Tiziano Terzani si racconta nel documentario della Rai del 1983

Le Stars: il documentario e il libro che raccontano la storia di una girl band toscanissima in Vietnam nel 1968

Una storia assurda. 5 ragazze di Piombino, Livorno e Pontedera, Rossella, Viviana, Daniela, Franca e Manuela, Spice Girls ante litteram, formano un gruppo sotto la solida guida di un manager che dapprima le fa comparire ai concerti dei Pooh e dunque in giro per l’Italia e poi firma un contratto per una tournée nel Sud-est Asiatico. Nel contratto, scritto in inglese e certo non chiaro, si fa riferimento a vari stati nei quali la band potrebbe esibirsi: Thailandia, Filippine, Giappone… ma guarda caso le ragazze (tutte minorenni tranne una) finiscono in Vietnam, tra le US Army. Nel 1968, l’anno più cruento, l’anno spartiacque nell’opinione pubblica.

Le ragazze della band si esibiscono fino a 4 volte al giorno per tenere alto il morale delle truppe, come si suol dire. Stanno tre mesi in Vietnam, al seguito di ora un battaglione, ora l’altro della US Army. Vedono le notti incendiarsi di bombe, vedono soldati partire al mattino e non tornare la sera. Imparano a non affezionarsi, imparano la crudeltà del conflitto e vedono, all’interno dell’esercito americano stesso, il razzismo esercitato nei confronti dei soldati americani di colore.

In più, quando tornano a casa, nella comunistissima Piombino, vengono tacciate di traditrici, perché avrebbero dovuto andare ad allietare i VietKong, secondo i fenomeni del circolo di bocce che si ergono a difensori dei valori politici.

Giovani ragazze che hanno vissuto, anzi subìto, un’esperienza ben più grande di loro. E che al loro ritorno in Italia, per quieto vivere hanno preferito non parlarne. Per 50 anni. Poi, finalmente, una di loro, l’autrice del libro che ha ispirato anche il documentario, ha deciso di uscire allo scoperto, regalandoci una storia assurda, intensa, magnifica, totalmente ignota a chiunque.

Potete vedere il docufilm su Raiplay, da non perdere: https://www.raiplay.it/programmi/arrivedercisaigon oppure leggere la bella recensione su RollingStone. In ogni caso, prima del documentario era nato il libro, scritto da una de Le Stars, Daniela Santerini, che si intitola “Choi-oi”: il lamento di un sud-vietnamita ferito che intercettano in un ospedale. Un lamento, forse urlato, rimasto talmente impresso da diventare l’estrema sintesi della loro esperienza.

Vietnam contemporaneo

Quanto davvero sappiamo del Vietnam contemporaneo prima di recarci di persona? Oggi il racconto è affidato ai social, a instagram o tiktok che raccontano cose fighissime, ma al tempo stesso ci negano tutta una parte di verità che non potremo sapere mai se non ci mettiamo piede sul serio. I social illudono (e lo dico io che li uso!). I libri e i documentari raccontano, forse edulcorando, forse no, la realtà, ma dandone un’immagine quantomeno più ragionata, e in un tempo consono a che il lettore-spettatore si possa costruire una sua immagine e una sua idea prima che essa scrolli via.

In questa sezione dò pochi consigli, ma azzeccati, credo, per poter partire con un’immagine quanto più possibile aderente al vero del Vietnam.

Libro: Franco La Cecla, L’ottimismo del drago

Un saggio recente, a metà tra il racconto di viaggio e la riflessione antropologica da parte di una persona che effettivamente è un antropologo e si ritrova a tornare in Vietnam dopo 20 anni dalla sua prima volta. Trova un paese sicuramente cambiato, aperto al mondo e proiettato verso l’Occidente, anche se permangono – com’è giusto che sia – le tradizioni ancestrali che qui più che altrove a me personalmente hanno fatto pensare all’importanza della spiritualità nella vita quotidiana.

Ho letto questo agile librino letteralmente durante il mio viaggio di ritorno in treno da Malpensa a casa e mi è stato utile e importante per fissare meglio alcune cose che durante il mio viaggio mi erano sfuggite o che avevo soltanto sfiorato. Ci ho rivisto tante cose che ho vissuto e osservato, ho compreso meglio cose che avevo solo lievemente sfiorato. Insomma, il bignami sul Vietnam che può sempre fare comodo.

Documentario: Vietnam, lungo il Fiume Rosso

Un documentario recente, del 2022, disponibile su RaiPlay, attraversa il Vietnam da nord a sud. Apre col botto, con la baia di Ha Long, prosegue con le montagne abitate dai Dao Rossi, poi si sposta nelle città e sul magnifico delta del Mekong. Con immagini che sembrano quasi vintage, in realtà racconta il Vietnam di oggi, una nazione decisamente accogliente e aperta al turismo, giovane e dinamica, ma che conserva ancora sacche importanti e necessarie di tradizione. Ecco, se devo consigliare un documentario da vedere per decidere se e come organizzare un viaggio in Vietnam non ho dubbi: consiglio questo.

Disponibile su RaiPlay: https://www.raiplay.it/programmi/vietnam

Locandina del documentario “Vietnam. Lungo il fiume rosso”

Spero con questa rassegna di libri e di documentari di averti dato degli spunti di lettura e di approfondimento. Mai prima d’ora mi era capitato di visitare un luogo e di tornare con l’esigenza di saperne di più, di pensare che ciò che avevo appreso non era abbastanza. Il Vietnam mi ha appassionato, la sua storia mi ha appassionato, i suoi luoghi… beh, che dire! Quindi ora che sono rientrata cerco tutto ciò che sento mi possa ancora avvicinare a questa terra nei libri e nei documentari. Continuerò ad aggiornare questo post, man mano che mi imbatterò in qualcosa di nuovo. Stay tuned!

PS: se non fossi partita per questo straordinario viaggio in Vietnam organizzato da Travel Sense Asia per le Travel Blogger Italiane di cui faccio parte, non avrei mai, probabilmente, approfondito la Storia di questa parte di mondo. Viaggiare non significa soltanto zaino in spalla e fai-da-te: è lo sguardo che fa il viaggiatore, la sua capacità di analizzare il mondo, a prescindere da chi organizza l’esperienza se lui stesso o un altro. Il tour operator aiuta e accompagna nelle questioni pratiche, ma l’emozione, l’interesse ad approfondire, lo spirito, è lasciato a chi viaggia. Il viaggio lo determina chi lo vive, non chi lo organizza.

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