Visitare Castel Sant’Angelo

Uno dei monumenti più noti di Roma, Castel Sant’Angelo ha una storia lunghissima e gode di una posizione eccezionale.

In questo post ti racconto Castel Sant’Angelo, dalla sua costruzione nella prima metà del II secolo d.C. fino ad oggi, museo e spazio espositivo per mostre temporanee. Il tutto con una vista magnifica sul Tevere e sulla Basilica di San Pietro, sotto lo sguardo attento e vigile dei gabbiani.

Ponte Sant’Angelo e il Tevere visti da Castel Sant’Angelo

Il Mausoleo di Adriano

Non tutti lo sanno, ma Castel Sant’Angelo è costruito nella prima metà del II secolo d.C. con lo scopo preciso di accogliere le ceneri dell’imperatore Adriano e dei membri della famiglia imperiale, fino all’imperatore Caracalla. Non lontano da un altro grandioso mausoleo, quello di Augusto, il mausoleo di Adriano era altrettanto imponente, anzi forse di più: una grande base quadrata rivestita in marmo lunense, dalla quale spiccava un tamburo di forma cilindrica al di sopra del quale era il tumulo di terra che, come nel mausoleo di Augusto, era alberato e decorato con statue in marmo dell’imperatore e di coloro che qui furono sepolti.

Nel 403 d.C., l’imperatore Onorio incluse il mausoleo nel circuito delle mura Aureliane: la sua struttura così possente trasformò la tomba in un fortilizio. Fu una buona intuizione, ma non impedì ai Goti di Alarico di saccheggiare Roma pochi anni dopo, nel 410 d.C.; però effettivamente i Goti non riuscirono a saccheggiare la zona del Vaticano – che era già l’importante sede del Papa – e non ci riuscirono neanche i Vandali guidati da Genserico nel 455.

E’ nel 590 d.C. che il Mausoleo di Adriano diventa Castel Sant’Angelo: durante una pestilenza, Papa Gregorio Magno nel corso di una processione ebbe la visione dell’Arcangelo Michele che, dalla cima del tumulo del mausoleo, rinfoderava la spada: ciò fu interpretato come l’imminente fine dell’epidemia, cosa che effettivamente avvenne di lì a poco. Sulla sommità del tumulo fu allora eretta una chiesa dedicata a Sant’Angelo. Oggi la chiesa sulla cima non c’è più (non c’è più neanche il tumulo), ma c’è una magnifica e imperiosa statua in bronzo che raffigura l’arcangelo Michele che rinfodera la spada.

La rampa elicoidale che dall’ingresso al Mausoleo conduce alla Sala delle Urne.

Dal 1367 il Castello si lega indissolubilmente ai papi, ma già nel 1379 esso è per buona parte distrutto da una rivolta popolare contro la guarnigione francese lasciata a suo presidio da papa Urbano V. Così Bonifacio IX ne fa avviare la ricostruzione nel 1395. Ecco spiegato perché la parte superiore del monumento non conserva nulla della struttura originaria. Struttura che si conserva molto bene, però, ancora a livello del cilindro inferiore. Si nota la muratura, il cementizio ordinato in schegge di tufo legate con tenace pozzolana, e alcuni dei blocchi di rivestimento in travertino ancora in posto.

Ma la meraviglia della costruzione di età romana si nota appena entrati, quando, varcato l’ingresso nel monumento, si percorre la rampa elicoidale che collega ancora oggi l’atrio d’ingresso antico al mausoleo con la Sala delle Urne. Una lunga rampa che supera un dislivello di 12 metri e che era percorsa dai cortei funebri imperiali. Larga 3 metri e alta 6, è interamente in laterizi, quei bei laterizi rossi, poggiati in filari regolarissimi, con letti di malta minimali e ad altezze regolari un marcapiano in colore diverso a definire l’orizzontalità. Scusate, qui l’archeologa che è in me si emoziona. Ma più di me Valeria di Muri per tutti, vera esperta di archeologia dell’architettura e di tecniche murarie romane.

Infine si arriva nella Sala delle Urne, che nel percorso di visita semplicemente si attraversa, mentre io mi ci vorrei fermare, in contemplazione (ma in preghiera, pure), anche se ora è vuota: le urne chiaramente non ci sono (e chissà che fine hanno fatto nel corso dei secoli) ma quest’ambiente quadrangolare ospita un’iscrizione, naturalmente posta in decenni recenti, che riporta ciò che si dice Adriano abbia pronunciato in punto di morte, riportato da Marguerite Duras nel suo “Memorie di Adriano” (devo rileggerlo, a proposito):

Animula vagula blandula,
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca
Pallidula, rigida, nudula,
Nec, ut soles, dabis iocos

Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora t’appresti a scendere in luoghi
incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti.

Dispiace che i visitatori passino da qui senza avere contezza di ciò che stanno calpestando: perché salvo pochi e interessati, per la maggior parte chi visita Castel Sant’Angelo lo fa per godere della vista sul Tevere e su San Pietro, possibilmente al tramonto (il sole tramonta alle spalle del Cupolone). Li capisco, per carità. Ma il mio imperatore preferito merita il giusto rispetto. Questa Sala di fatto è una tomba. Non sono sicura che tutti i visitatori lo capiscano.

La Sala delle Urne nel Mausoleo di Adriano. Oggi mero luogo di passaggio, un tempo cuore vero e intimo dell’intero monumento.

Castel Sant’Angelo

Risalendo dalla Sala delle Urne del mausoleo di Adriano si arriva al livello trecentesco e poi soprattutto rinascimentale. Arriviamo al livello delle stanze papali e al livello progettato da Antonio da Sangallo il Vecchio sotto il pontificato di Alessandro VI Borgia che trasforma l’antico fortilizio in una vera e propria roccaforte militare. Furono aggiunti quattro bastioni pentagonali, dedicati agli Evangelisti, che inglobarono le precedenti strutture realizzate sotto Niccolò V che, alla metà del Quattrocento aveva destinato Castel Sant’Angelo a residenza papale. Per garantire un maggiore controllo sulle vie di accesso al castello, papa Alessandro VI fece innalzare un ulteriore torrione cilindrico all’imboccatura del Ponte e attorno alle mura fece scavare un fossato che riempì con le acque del Tevere.

Grazie a queste fortificazioni, il Castello resistette al famoso Sacco dei Lanzichenecchi nel 1527 e fu poi ulteriormente reso sicuro con altri accorgimenti apportati da Antonio da Sangallo il Giovane che, nel 1520 era anche architetto capo della Fabbrica di San Pietro.

Castel Sant’Angelo ebbe anche funzione di carcere. Diversi sono i nomi di personaggi illustri che qui furono reclusi: Benvenuto Cellini, per esempio, artista piuttosto fumino che riuscì addirittura ad evadere (ma fu poi riarrestato), Giordano Bruno, il conte di Cagliostro e Beatrice Cenci, la giovane fanciulla che aveva ucciso il padre dopo esserne stata lungamente abusata ma che proprio per il parricidio fu condannata a morte. In Castel Sant’Angelo una piccola stanza è dedicata proprio a Beatrice Cenci e al clamore che sia all’epoca che successivamente fece quella vicenda a livello anche internazionale.

Le prigioni di Castel Sant’Angelo dovevano essere piuttosto note e temute nell’immaginario popolare: qui viene imprigionato Mario Cavaradossi, il pittore amante di Tosca nell’omonima opera lirica di Giacomo Puccini.

La statua dell’Arcangelo Michele che rinfodera la spada, sul culmine di Castel Sant’Angelo

Il percorso di visita

Il percorso di visita, giunti sulla terrazza, invita a entrare nelle sale delle mostre temporanee (attualmente, aprile 2026, vi è la mostra archeologica Cipro e Italia) che attraversano appartamenti papali. Usciti da qui però, non si può resistere alla tentazione di salire qualche gradino e affacciarsi dalle aperture nel muro di cinta: sotto di noi il Tevere, con il Ponte dell’Angelo decorato con statue in marmo di angeli (che fantasia!) e, spostando lo sguardo verso destra, verso ovest, fino all’imponente, anche se non vicinissima cupola di San Pietro. Sotto di noi scorre il traffico del centro di Roma, sulle nostre teste volano i gabbiani. Il momento migliore? Probabilmente al pomeriggio, verso il tramonto, quando la luce si fa calda e la palla del sole va calando dietro San Pietro… Molto suggestivo e infatti il settore più figo di questo camminamento che corre lungo tutto il perimetro del castello è occupato dai tavolini – sempre occupati – della caffetteria. Come dargli torto?

Il panorama sul Tevere e il Cupolone di San Pietro da Castel Sant’Angelo

Dopo questa necessaria distrazione il percorso di visita prosegue nella Loggia di Paolo III e da cui poi si prosegue, salendo, nella Sala della Biblioteca, decorata a grottesche fittissime nelle quali si inseriscono quadretti con soggetti di varia natura. Qui si trova La Cagliostra, uno spazio destinato a prigione, ma per detenuti di riguardo. Qui una sala è dedicata al Conte di Cagliostro, che qui fu rinchiuso e del quale si conservano alcuni documenti tra cui le catene; un’altra sala è dedicata a Beatrice Cenci, come dicevo sopra, e alla “fortuna”, se così la si può definire, che il suo caso giudiziario ebbe nei contemporanei e nelle epoche successive. Beatrice Cenci a processo ebbe un grande avvocato del suo tempo, Prospero Farinacci: il suo busto-ritratto, esposto qui, è opera nientemeno che di Gian Lorenzo Bernini.

La vicenda di Beatrice Cenci fece notevole scalpore. Tuttavia fu condannata a morte.

Proseguendo nel percorso, scopriamo che Castel Sant’Angelo era luogo di grandi feste pirotecniche: il 9 agosto del 1481 papa Sisto IV per celebrare i 10 anni del suo pontificato fece lanciare razzi e sparare bombarde nel cielo di Roma dando vita a uno spettacolo di fuochi d’artificio senza precedente e destinato poi a ripetersi per almeno 4 secoli, variamente magnificato in riproduzioni artistiche pittoriche e naturalmente nei racconti cronachistici: il viaggiatore francese Jerome de Lalande nel suo “Voyage d’un Français en Italie fait dans les années 1765-1766” definisce questo spettacolo “la meraviglia del tempo”.

Giuseppe Fidanza, La Girandola di Castello, 1787

Ma forse ancor più bella dei dipinti che mostrano la Girandola è la Sala Paolina, interamente affrescata con grottesche e con grandi figure in una delle quali si può riconoscere l’imperatore Adriano: fu papa Paolo III, colui che si oppose alla Riforma Luterana, a far affrescare questa sala con storie ispirate ad Alessandro Magno, in onore del nome laico del papa, Alessandro Farnese. Scenette e figure varie si susseguono, dipinte da Perin del Vaga e la sua cerchia.

La Sala Paolina affrescata da Perin del Vaga e la sua cerchia. Qui vediamo l’imperatore Adriano

Ritornando sui nostri passi, il percorso di visita ci invita ora a ripercorrere la storia dell’edificio, dalla costruzione del mausoleo di Adriano, di cui si propongono ricostruzioni e modellini ricostruttivi storicizzati, alla conversione in castello. Tre piccole sale che, a fine visita, ci fanno capire che cosa abbiamo appena finito di percorrere: forse valeva la pena di visitare subito queste sale? Lascio a voi la scelta. Sinceramente per me collocarle in fondo al percorso di visita consigliato ha poco senso. Ma magari sbaglio.

Si ritorna verso l’uscita da dove si è venuti, quindi nuovamente si attraversa la Sala delle Urne. Di nuovo un momento di raccoglimento per me su quella che fu la tomba dell’Imperatore Adriano e dei suoi successori e poi, all’uscita, una sorpresa: la possibilità di percorrere tutto il perimetro della cinta muraria più bassa. Quest’ultimo giro non aggiunge nulla a ciò che già abbiamo visto dal mastio più alto, però ha l’indubbio merito di far rendere conto delle dimensioni di questo cammino di ronda.

La vista dal cammino di ronda di Castel Sant’Angelo

Al termine del giro, come un veri soldati al servizio dei papi, torniamo effettivamente all’ingresso. Il Tevere, col suo Ponte Sant’Angelo ci si para davanti. Possiamo scegliere di attraversarlo, oppure di andare nella direzione di Piazza San Pietro, ben visibile davanti a noi, se ci volgiamo a Ponente.

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