24-02-08
Questa volta abbiamo superato noi stessi.
L’Europa ormai ci stava stretta e così abbiamo deciso di uscire dai confini del Vecchio Continente e di avventurarci nel Medio Oriente, meta precisa la Giordania. Non l’abbiamo fatto da soli. Ci siamo affidati ad un viaggio organizzato (altra novità per noi) per conto di Archeologia Viva, il che prevede un programma tutto improntato all’archeologia, perché in Giordania non c’è solo Petra.
Il nostro viaggio inizia con un volo Roma-Amman con la linea aerea Royal Jordanian, che promette bene: il servizio è ottimo, con un super pranzo completo che ci lascia decisamente soddisfatti. L’arrivo ad Amman è in serata, alle 18.30 ora italiana, 19.30 ora locale. L’aeroporto dista dalla capitale circa ¾ d’ora. Saliamo sul pulmann che ci accompagnerà per tutto il nostro viaggio e ci dirigiamo verso l’hotel (un bel 5 stelle in centro ad Amman). Il tempo di sistemarci, poi conferenza introduttiva dell’archeologa a guida del nostro gruppo e quindi cena, a buffet, a base di piatti tipici (uhm..qualcosa mi dice che prenderò qualche chilo questa settimana) e quindi nanna. La vera avventura comincia domani!
25-02-08
Si può dire che ancora non abbiamo toccato suolo islamico, eppure già nella notte ci rendiamo conto di essere nel Medio Oriente. Il canto del Muezzin dall’alto del minareto di una moschea vicino all’hotel ci fa entrare in contatto con un mondo ben diverso dal nostro. Uno dei pilastri dell’Islam è la preghiera: il credente osservante deve pregare 5 volte al giorno, la prima delle quali un’ora prima dell’alba. E così alle 4 di questa mattina facciamo conoscenza con questo particolare della religione islamica.
Sveglia presto per partire alla volta della nostra prima esplorazione: i castelli del deserto, nell’Est del Paese. La nostra guida giordana ci intrattiene spiegandoci la geografia dello stato, dicendoci che in Giordania ci sono tre regioni desertiche. Al momento ne stiamo attraversando una. Il primo castello che incontriamo è Qasr Qharana, a 50 km da Amman, un caravanserraglio costruito tra il 710 e il 714 d.C., in età Omayade, per il ricovero delle carovane. La Giordania è infatti sempre stata interessata dal passaggio delle carovane che percorrendo le vie carovaniere consentivano gli scambi commerciali tra l’Oriente – India e Cina – e il Mediterraneo. Qasr Qharana ha pianta quadrata, 35 m per lato, ed è su due piani. Subito all’ingresso si aprono due stalle, poi un cortile centrale permette di accedere alle stanze per il ricovero delle persone. Anche se nel complesso si tratta di un’architettura molto “rude” ed essenziale, con mura possenti e finestre piccolissime per resistere alle tempeste di sabbia, c’è comunque la volontà di ingentilire gli ambienti, con semicolonne, archi non portanti, decorazioni a denti di lupo di influenza sassanide e medaglioni a motivi floreali. Ciò che colpisce di questo luogo è l’assoluto “nulla” che c’è intorno: solo deserto a perdita d’occhio. Ci si dovrà fare l’abitudine.

La seconda tappa è Quseir-Amra, patrimonio dell’umanità Unesco, un padiglione di caccia-dimora invernale completa di hammam, realizzata anch’essa negli anni 710-714 d.C. Qui la destinazione d’uso è ben diversa, in quanto si tratta di una proprietà privata del principe Omayade, costruita in un’oasi, su un’isoletta in mezzo al torrente Wadi Albotou, presso cui venivano ad abbeverarsi orici, onagri, iene…tutti animali che venivano puntualmente cacciato dal principe! All’esterno, una saqiya (un sistema sul modello della ruota dentata) serve un pozzo piuttosto profondo. La palazzina si compone di una sala delle udienze con volta a botte e pareti e soffitto completamente affrescati, e l’hammam, ispirato al percorso delle terme romane con tepidarium, calidarium e frigidarium. Gli affreschi della sala delle udienze sono molto particolari, tra rappresentazioni di ballerine, donne mezze nude, scene di caccia e mestieri e denotano un artista veramente capace, in grado di assorbire le influenze artistiche esterne e di rielaborarle a suo modo. Quseir-Amra oggi, nonostante il torrente sia secco e la vegetazione non sia più così rigogliosa, dà ancora l’idea del luogo di piacere, dell’oasi di ristoro nel bel mezzo del deserto giordano.

Terza tappa è Qasr Azraq, che si trova nel deserto nero, così detto per la presenza di basalto dovuto ad antichissime eruzioni vulcaniche avvenute nella zona. Azraq ha una storia lunghissima: nasce come fortino di età romana, sotto Diocleziano, per difendere il confine dell’impero lungo il limes arabicus. In età di Giustiniano è abbandonato, ed è rioccupato in età Mamelucca, dal 1240, per ospitare carovane di pellegrini. Azraq ha ospitato nel 1917 Lawrence d’Arabia, eroe della guerra araba contro i Turchi. Il forte di Azraq è a pianta quadrata, in pietra nera basaltica reperita sul posto, con una sola porta, invece delle quattro porte che di solito hanno in castra romani. L’ingresso fu modificato in età mamelucca, come mostra un’iscrizione ancora in posto sull’avancorpo aggiunto, mentre all’interno sono conservate le uniche iscrizioni in latino rinvenute in questa regione. Dei tre castelli, questo, nonostante nel complesso sia più grande, è forse il meno emozionante, anche se è quello che ha avuto una storia più lunga, dal III secolo d.C. agli inizi del XX secolo.

Per pranzo rientriamo ad Amman, dove ci sorprende la pioggia. Salta quindi l’escursione alla cittadella di Amman, l’antica Philadelphia, e ripieghiamo su Iraq el Amir, un centro ellenistico nei sobborghi di Amman. Il nome vuol dire “ruscello del principe”, e in effetti anche Iraq el Amir era un complesso costruito su un’isoletta in mezzo a un fiume, il Wadi al Seqr, come luogo di villeggiatura del principe Ircano nel II sec.a.C. Il palazzo era a due piani, pianta rettangolare con accesso porticato a N e muri esterni coronati all’angolo N/E e N/O da leoni a rilievo. Si fa buio, e noi rientriamo in hotel ad Amman, per riposarci in attesa di domani.









Ciao carissima viaggiatrice. Curiosando qui e là su internet ho trovato il tuo post sul tuo viaggio in Giordania. Sono ritornata da quei posti solo un mesetto fa e sto a poco a poco scrivendo del mio viaggio. Concordo con te quando dici che scrivi per ..”la paura che il tempo possa cancellare i ricordi, ”
Il tempo che ci vuole per raccontare dei viaggi è immane e non sempre si hanno ore ed ore a disposizione. A volte vorrei mollare il colpo perché sto blog non mi porta da nessuna parte, avrei voluto avere un pubblico più vasto ma vedo che è molto difficile. Alla fine però mi dico “serve a me per non dimenticare” Leggero sicuramente qualche tuo post e partirò proprio dalla Giordania. Ciao e arrivederci magari anche da me 😉
Conosco la sensazione. Sembra di fare un lavoro inutile, perché tanto nessuno ci legge, ma la verità è che davvero scriviamo innanzitutto per noi stesse. Io devo ringraziare questo blog, perché senza di esso avrei dimenticato definitivamente tanti episodi, tanti luoghi che ho visitato. Ogni tanto torno indietro a caso a rileggere dei post vecchi e riscopro cose, luoghi, esperienze, sensazioni che avevo dimenticato. E’ il potere magico della scrittura autobiografica, che non mi stancherò mai di coltivare. E ti consiglio di continuare a fare altrettanto
Uguale Marina. Faccio anch’io come te. Mi capita spesso di voler rivivere le emozioni di un viaggio e così leggo e rileggo ciò che ho scritto e mi dico perfino “ma come sono stata brava”. Che fare!! Mi faccio i complimenti da sola 😉