San Valentino, festa degli Innamorati, fa sempre parlare di sé. E allora ne parlo anch’io, proponendovi un tour virtuale tra le opere d’arte più note del mondo che hanno come soggetto il bacio: baci mitologici, baci passionali, baci talmente famosi da essere divenuti essi stessi simbolo dell’amore. Pronti? Seguiamo allora la freccia di Cupido, e vediamo dove ci porta.
Antonio Canova, Amore e Psiche, Paris, Musée du Louvre

Questo gruppo scultoreo è uno dei più celebri al mondo in tema d’amore ed è sicuramente l’opera più nota di Canova. Scultore neoclassico, nei suoi marmi infonde una morbidezza e una grazia senza uguali. Il bacio che si scambiano i due giovani innamorati, Amore e Psiche, che nel mito sta a significare quanto sia irrazionale l’amore, è tutt’altro che passionale: è delicato, a fior di labbra, di una dolcezza senza eguali. Il Museo del Louvre, che lo ospita, non ha bisogno di presentazioni: uno dei musei più grandi e importanti del mondo, accoglie una summa dell’arte di tutti i tempi, da quella egizia a quella greca, alla pittura del Rinascimento Italiano (la Gioconda, tanto per dire, e la Vergine delle Rocce di Leonardo) alla grande pittura francese dell’800. Ci vuole una giornata intera per visitarlo tutto.
Gustav Klimt, Il Bacio, Wien, Österreichische Galerie Belvedere

Un’altra notissima icona del bacio, quest’opera appartiene alla cosiddetta arte secessionista che si sviluppò a Vienna ad opera di alcuni artisti, tra cui Klimt, in antitesi all’Accademia. Il suo fondo oro e a fiori, il contrasto tra i volti così realisticamente resi, e gli abiti decorati come fossero un mosaico, fanno di questo dipinto una delle opere più amate dal grande pubblico. Il Museo del Belvedere di Vienna ospita la più grande collezione di arte austriaca. Di Klimt, oltre al Bacio, è esposto anche l’altra notissima sua opera: la Giuditta.
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, Cosenza, Museo all’aperto Bilotti

L’estremo saluto tra Ettore e Andromaca durante la guerra di Troia è uno dei momenti più struggenti di tutta l’Iliade. L’eroe, Ettore, sa che sta andando incontro al suo destino e che lascia la moglie, Andromaca, e il piccolo Astianatte, inermi davanti agli eventi. La loro sorte sarà in effetti drammatica: il corpo di Ettore, ucciso da Achille, sarà trascinato da quest’ultimo sotto le mura di Troia, sfregiato e villipeso, estremo atto di empietà e di odio. Il piccolo Astianatte, vittima innocente, verrà scagliato giù dalle mura di Troia dal greco Neottolemo e Andromaca diverrà schiava proprio di Neottolemo. Tutto il dramma di questa vicenda traspare nella scultura in bronzo Ettore e Andromaca, di Giorgio De Chirico esposta in quello splendido museo a cielo aperto che è il Museo Bilotti, una collezione di arte contemporanea che si dipana nel centro di Cosenza, lungo corso Mazzini e fino in Piazza Bilotti.
La statua ben esprime tutta la tristezza del momento dell’addio. Andromaca abbraccia disperata Ettore il quale con un braccio la cinge per infonderle sicurezza, con l’altra regge la lancia propria del guerriero ma, nonostante il suo volto sia l’ovale senza occhi né bocca che contraddistingue le opere di De Chirico, si percepisce il dolore struggente dell’eroe che sa che morirà ma che non può sottrarsi al suo destino.

L’opera Ettore e Andromaca ha anche una versione pittorica, che risale al 1917: si trova alla GNAM di Roma. Mentre nella scultura del Museo Bilotti le braccia dei due sposi gioca un ruolo fondamentale, nel dipinto i due personaggi, che sono i classici manichini della poetica pittorica di De Chirico, sono invece raffigurati senza braccia, come se quell’abbraccio fosse invece loro precluso. Rispetto alla scultura del Museo Bilotti i due manichini del dipinto al primo impatto non trasmettono l’intensità drammatica dell’episodio mitologico, e anzi la vivacità dell’insieme distrae. Solo in un secondo momento si coglie il dramma di due volti che non riescono a baciarsi, in assenza di labbra, e di due braccia inesistenti che quindi non possono abbracciarsi.
Francesco Hayez, il bacio, Milano, Pinacoteca di Brera

Anche il bacio di Hayez è arcinoto. I due innamorati, lei di spalle, lui il viso nascosto in quello di lei, il piede su un gradino pronto ad andar via, sono ritratti nel momento dell’addio, o dell’arrivederci, prima della partenza: scene che molte di noi hanno sperimentato spesso e volentieri, quando l’amato (o l’amata) è sul treno ad aspettare l’ultimo momento utile prima del fischio del capotreno, perché ogni ulteriore momento è utile per l’ultimo appassionato bacio. Pare che – ma è solo un’ipotesi – i due amanti raffigurino Paolo e Francesca, i due sfortunati amanti cantati da Dante nel V Canto dell’Inferno, uccisi dal marito di lei che aveva scoperto il tradimento. In realtà questo dipinto è divenuto il manifesto dell’arte romantica italiana, per i suoi richiami ai moti risorgimentali, ed ebbe grande successo proprio durante il Risorgimento. La Pinacoteca di Brera è un’importante galleria che accoglie principalmente capolavori dell’arte veneta e lombarda, cui vanno aggiunte opere come lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, la Pala Montefeltro di Piero della Francesca, la Cena in Emmaus di Caravaggio e Il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo.
Paul Day, The meeting place, London, St. Pancras Railway Station

A proposito di partenze in treno, e di saluti appassionati mentre il convoglio è già quasi in movimento, questa statua in bronzo sistemata nella stazione di St. Pancras a Londra è quella che meglio rappresenta il momento dell’addio, o dell’arrivederci, prima di un lungo periodo di separazione. La Stazione di St. Pancras è una stazione della rete ferroviaria londinese. Ogni giorno migliaia di persone transitano dai suoi binari, salgono e scendono dai treni, si disperano per una coincidenza persa, si danno appuntamento con altre persone. La statua di Paul Day rappresenta insieme la partenza, l’addio, la gioia dell’incontro, la disperazione della separazione e la promessa di ritrovarsi ogni volta.
Auguste Rodin, Il bacio o Amore profondo come i sepolcri, Paris, Musée Rodin

Ecco, se c’è un bacio che si possa opporre a quello di Canova, è senz’altro questo: alla dolcezza innocente dei due giovani amanti mitici fa riscontro l’appassionato fondersi l’uno nell’altra di questi due amanti, alcuni tratti non finiti, altri che rivelano una potenza e una sensualità da lasciare a bocca aperta. Se mai mi sono commossa davanti ad un’opera d’arte è stato proprio davanti ad essa, quando la vidi esposta a Roma in mostra. Il Musée Rodin è interamente dedicato all’artista francese, anche se espone opere di alcuni pittori impressionisti e di Van Gogh e nasce dalla volontà dell’artista, che alla sua morte donò allo stato francese tutte le sue opere perché fossero esposte nell’edificio nel quale egli trascorse gli ultimi anni della sua vita.
Scultore romano, Ara Grimani, Museo archeologico Nazionale di Venezia

Su un lato un Satiro ascolta una Menade che suona una lira; sull’altro esplode la passione, e il Satiro e la Menade si baciano appassionatamente. Satiri e Menadi sono personaggi appartenenti al mondo dionisiaco, ovvero sacro a Dioniso, dio dell’ebbrezza nel mondo Greco. I Satiri sono personaggi selvaggi al limite del ferino, le Menadi sono fanciulle danzanti, spesso esagitate ed ebbre. Gli uni e le altre insieme nell’iconografia greca rappresentano la passione amorosa. Il nostro Satiro e la nostra Menade si scambiano questo eterno bacio appassionato sul lato di una bella ed elegante base marmorea, la cosiddetta Ara Grimani, scolpita nel marmo lunense alla fine del I secolo a.C., in età augustea, da uno scultore che aveva la propria officina a Roma e conosceva molto bene l’arte greca che prendeva a modello.
L’Ara Grimani fa parte della collezione che il veneziano Giovanni Grimani mise su nel Cinquecento e che è andata a costituire il nucleo della collezione del Museo archeologico Nazionale di Venezia, in piazza San Marco.
Scultore romano, Amore e Psiche, Ostia Antica

Anche passeggiando per un parco archeologico, tra rovine di antichi edifici, decorazioni architettoniche in marmo e pavimenti in mosaico, ci si può imbattere in un bacio. La piccola scultura rappresentante Amore e Psiche, in un cubicolo, camera da letto, della casa di Ostia che proprio dalla scultura prende il nome, rappresenta i due giovani innamorati quasi come fossero bambini: Amore sembra più un puttino, e Psiche una bambina. Trasmette una dolcezza che è rimasta immutata nel tempo. La scultura nel parco archeologico è una copia, ma l’originale è nel vicino Museo. Il Parco archeologico di Ostia Antica, a pochi passi da Roma offre un’esperienza che Roma non dà: la possibilità di percorrere strade ed entrare in edifici di una città romana rimasta immutata nel tempo, con i suoi templi, le botteghe, le terme, il teatro, le case. È un parco molto ampio, in cui è piacevole passeggiare, oltre che ammirare le rovine degli edifici antichi: i suoi pini disegnano un paesaggio che personalmente trovo molto romantico.
Artista tarantino, statuetta in terracotta con bacio, MARTA – Museo Archeologico Nazionale di Taranto

Questa statuetta in terracotta risale addirittura al III secolo a.C. Rinvenuta a Egnazia, Fasano (BR), è una delle tantissime statuette in terracotta (chiamate anche tanagrine) che il MARTA – Museo Archeologico Nazionale di Taranto espone nelle sue sale. Io personalmente amo queste produzioni di artigianato artistico: in questa, particolarmente elaborata, è raffigurata una coppia distesa sul letto, la kline, mentre si abbandona all’estasi del bacio d’amore: la veste semicaduta, gli occhi socchiusi, la gestualità di entrambi sono tutti dettagli estremamente evocativi. In più si conserva il colore rosso della veste di lei, il che è davvero magnifico: queste statuette in genere erano molto colorate, ma non sempre si è conservato il colore. Invece proprio i colori sono fondamentali per farci capire meglio l’abbigliamento dell’epoca. Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto è il punto di riferimento per chi voglia conoscere l’archeologia di Taranto e della Puglia magnogreca. Assolutamente da non perdere se si trascorre una giornata a Taranto.
Magritte, Les Amants, New York, MoMA

Sono velati, i volti dei due amanti, come se il loro dovesse essere un bacio negato, o come se non si conoscessero affatto. Ha il sapore di un appuntamento al buio, oppure di una fiducia reciproca che fa sì che non servano gli occhi per riconoscere l’oggetto del proprio amore. Oppure di un’angoscia profonda. Magritte, con i suoi contrasti, ci porta sempre in un mondo in cui niente è come sembra e tutto rimanda a qualcosa d’altro, o all’illusione di qualcosa d’altro. Il MoMA di New York è un’istituzione museale tra le più importanti del mondo. La sua collezione di arte moderna e contemporanea è tra le più ricche e importanti del mondo; in più è un grande centro di laboratorio di arte contemporanea e si è aperto ai newyorkesi come luogo di incontro e di socialità: esattamente quello che un museo dovrebbe fare.
Eduardo Kobra, Kissing sailor, Chelsea, New York

Celeberrimo questo coloratissimo esempio di street art che decora l’esterno di un edificio di New York nel quartiere “artistico” di Chelsea. Ben visibile dalla High Line, colpisce per la vivacità dei suoi colori che non possono non colpire l’immaginazione: sembra quasi un’esplosione, l’esplosione delle mille sensazioni euforiche che un bacio regala, soprattutto se coglie alla sprovvista ed è un affascinante sconosciuto ad afferrarti, giurandoti con la pressione delle sue labbra che tu sei l’unica per lui. Anche se sai benissimo che salperà domattina…
Il “Bacio della memoria di un porto” a Civitavecchia

Lungo il Molo del Bicchiere, a pochi passi dal Forte Michelangelo che domina il porto di Civitavecchia, si erge il romantico gruppo scultoreo intitolato “Bacio della memoria di un porto”: esso rappresenta una fanciulla baciata, quasi sollevata da terra, da un appassionato marinaio che veste la divisa della Regia Capitaneria di Porto. La fanciulla indossa abiti che evocano gli anni ’40 del Novecento e il riferimento è alla Seconda Guerra Mondiale e in particolare al bombardamento che il 14 maggio del 1943 distrusse il porto della città laziale. Per questo il titolo dell’opera parla della memoria di un porto. In quel bacio vi è amore, passione, il saluto struggente del marinaio servo della patria nei confronti dell’amata che non sa se rivedrà, a guerra finita. Un racconto reso ancor più suggestivo dalla collocazione della statua, sul porto di Civitavecchia e dall’illuminazione serale.
“Embracing peace” sul Lungomare di Civitavecchia
Restiamo a Civitavecchia, sul Lungomare, per ammirare questa gigantesca scultura. Torna l’immagine iconica del marinaio che bacia l’infermiera a suggellare la fine della II Guerra Mondiale, soggetto che abbiamo visto più sopra nel murales di New York, questa volta in scultura. L’opera in realtà è nota anche con un altro nome: “Unconditional surrender” e l’autore è l’artista John Seward Johnson.
La statua è decisamente enorme: alta quanto le palme che animano il lungomare. Non è un esemplare unico: esistono altre copie di Unconditional Surrender. L’originale, in bronzo, ha fatto da modello per una serie di (cito da wikipedia) computer generated statues in styrofoam (una plastica) e in alluminio. Le copie si trovano o sono state un po’ a giro per il mondo, in alcune località degli Stati Uniti, a Pearl Harbour (dove è stata particolarmente significativa, visto il suo legame con la fine della II Guerra Mondiale), ma anche a Caen (Francia) e in Belgio.
Il Bacio di Kenny Random a Padova

Kenny Random è uno street-artist che ha alcuni punti fissi nei suoi murales: l’uomo col cilindro e il gatto. Così è facilissimo riconoscerlo a Padova, sul muro di un palazzo nella via che collega la Torre dell’Orologio con la piazza della Cattedrale.
L’uomo col cilindro si china a baciare una ragazza. Anche la ragazza indossava il cappello, ma l’emozione del bacio lo fa volare via. Siamo abituati a pensare ai baci come azioni statiche, nel senso che i due protagonisti del bacio sono fermi in quell’istante. Ma all’intorno tutto si muove, e infatti in questo murales sono tanti gli elementi in movimento. La fanciulla che si tira sulle punte dei piedi in equilibrio precario; l’uccellino in volo sopra di loro; il cappello di lei che vola via portato dal vento; i petali dei fiori che lei tiene dietro la schiena; i capelli di lei mossi dal solito vento. Due soltanto sono i personaggi fissi: l’imperturbabile uomo col cappello e il gatto. Il gatto osserva la scena; chissà se sta aspettando pazientemente i croccantini.
Robert Doisneau, il bacio davanti all’Hotel de ville di Parigi
In questa carrellata di baci artistici non poteva mancare il bacio più celebre della fotografia: l’autore è Robert Doisneau, uno dei più grandi fotografi del Novecento. All’epoca, era il 1950, lavorava a Parigi per la rivista Life. A Parigi realizzò diversi progetti fotografici, come Paris en liberté, una mostra che ho visitato diversi anni fa e che mi è stata di ispirazione.
Torniamo alla foto: il bacio, che sembra così appassionato, sincero e spontaneo, in realtà è costruito. Fu Doisneau a chiedere ai due giovani di posare per lui. La scena è davvero emozionante: i due giovani si baciano e il tempo sembra fermarsi per loro, mentre all’intorno e dietro le loro spalle la vita scorre frenetica. Questo scatto rappresenta quindi proprio quello che tutti noi innamorati proviamo quando baciamo la nostra metà: il tempo si ferma, non esiste nient’altro che lui/lei e il resto non conta e non lo sentiamo. Doisneau riesce a rappresentare tutto questo. E poco importa che lo scatto sia “finto”: arte è saper cogliere la poesia, il potenziale emotivo ed emozionale, il significato nella scena che l’autore/artista si prefigura. E Doisneau (che spesso ricorrerà ai set fotografici resi talmente naturali da passare per fotografia di reportage) è un campione in questo campo. Ma ora che sapete che questa fotografia non è spontanea vi piace di meno? Io non credo.
L’amor che move il sole e l’altre stelle è una grande fonte di ispirazione per gli artisti di tutti i tempi. Il bacio, la sua espressione più evidente colpisce ugualmente l’immaginazione e l’arte è piena di baci. Voi ne conoscete altri? Segnalateli nei commenti!











Che bella la statua londinese di Paul duy (scritto male mi sa)
Vero? È proprio bella e tanto tanto immediata! E in stazione ci sta proprio bene ☺