Visitare la Tuscia: i borghi più belli

La Tuscia è una zona del Lazio al confine con Umbria e Toscana che corrisponde all’incirca alla provincia di Viterbo. Il nome deriva dal nome Tuscia che in età romana fu data a queste terre dove forte era stata la presenza etrusca. E in effetti il passato etrusco emerge qua e là nel territorio (e lo incontreremo, ve lo assicuro).

In questo post andiamo a scoprire borghi più o meno noti della Tuscia. Vedremo come ciascuno di essi abbia caratteristiche tali da renderlo unico. Abbiamo borghi fantasma e borghi amati dai papi, abbiamo borghi nel tufo e borghi sul lago; abbiamo in ogni caso borghi davvero eccezionali che vale la pena, davvero, di conoscere.

Borghi della Tuscia: Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio è probabilmente tra i borghi più noti della Tuscia. La sua fama è dovuta al fatto che è definito “il borgo che muore“: questo perché l’acrocoro di tufo sul quale sorge lentamente ma inesorabilmente si va sfaldando. Il borgo ha subito nel corso del Novecento un forte abbandono, mentre oggi è stato recuperato in funzione anche turistica. Dal punto di vista statico, l’acrocoro è stato inchiavardato e sottoposto a monitoraggi, in modo da capire quanto e come la situazione vada degenerando – e capire come intervenire. Dal punto di vista turistico, Civita di Bagnoregio ha goduto negli ultimi anni di una certa sovraesposizione. L’ultima volta che ci sono stata mi ha fatto l’impressione un po’ triste di una trappola per turisti. Mi auguro che la brutta esperienza del covid abbia insegnato agli amministratori locali a darsi una regolata nella direzione della sostenibilità.

Civita di Bagnoregio si cala nel paesaggio sublime dei calanchi della Tuscia

Al netto di questo, Civita di Bagnoregio è decisamente graziosa. La si raggiunge percorrendo un lungo ed erto ponte che scavalca un canyon; si supera la porta della città e si accede in un mondo sospeso nel tempo. Sulla piccola piazzetta affacciano la chiesa e il palazzo che ospita il museo geologico (non potrebbe avere sede migliore). Gli edifici in pietra che caratterizzano il borgo regalano scorci davvero notevoli e instagrammabili. Indubbiamente Civita di Bagnoregio è un borgo che non si può non prendere in considerazione quando si viene da queste parti.

Per approfondire: Civita di Bagnoregio, la città che (non) muore

Borghi della Tuscia: Orte

Orte è un importante snodo ferroviario del centro Italia (nella direzione delle Marche e dell’Umbria, per esempio) nonché il punto sull’autostrada A1 in direzione Roma in cui sono introdotte le tre corsie (e lo snodo stradale che dall’A1 porta verso Viterbo e da lì verso Civitavecchia). In realtà Orte è un bel borgo costruito su un acrocoro di tufo, caratterizzato però non solo dai suoi monumenti, palazzi, chiese e vicoli in elevato. Ma anche e soprattutto da una serie di luoghi sotterranei, visitabili, che rendono estremamente interessante questo borgo. Ecco, Orte sotterranea è un’idea che non verrebbe mai in mente, e invece è straordinaria.

Orte si vede dall’autostrada: si distende lungo il suo acrocoro tufaceo e in alcune serate – quando sorge la luna piena – è particolarmente suggestiva.

La fontana Ipogea a Orte

Orte nasce come centro romano. Sull’antica piazza del foro affacciava il Capitolium (che in età medievale è diventata la Cattedrale di Santa Maria) e una serie di altri importanti edifici monumentali, mentre nel sottosuolo si svolgeva tutto il reticolo delle fogne e delle condutture d’acqua. La cosiddetta Fontana Ipogea, una cisterna monumentale ipogea, era il culmine di questo reticolo. Oggi è visitabile insieme ad una serie di altri luoghi che fanno parte del circuito di Orte Sotterranea e che comprende cunicoli, pozzi e nevaie per la conservazione del ghiaccio: una città sotterranea che è stato possibile realizzare grazie al grande banco di tufo sul quale Orte sorge e che fin dall’età romana è scavato e sfruttato.

Se invece preferite restare in superficie, il borgo medievale regala scorci pittoreschi, degni di un borgo della Tuscia.

Borghi della Tuscia: Celleno

Ecco l’altro borgo fantasma della Tuscia. Un borgo che è stato abbandonato per via dell’erosione dell’altura tufacea su cui era stata eretta e per via dello scarso interesse da parte dell’amministrazione locale (negli anni passati) per salvare il salvabile.

Si accede a Celleno percorrendo un breve ponte in salita che, attraverso la porta nelle mura, immette nel borgo. Il borgo ha un piccolo castello isolato da un fossato; ha una piazza centrale e una piccola via su cui poi affaccia la chiesa, crollata, sventrata come se un terremoto l’avesse colpita. La trovo magnifica.

Uno scorcio del borgo fantasma di Celleno

Nel borgo è stato organizzato un museo etnografico diffuso: ovvero, per strada, nei sentierini appena fuori dal borgo, in alcune botteghe e cantine sono stati allestiti ambienti che raccontano la vita di un tempo attraverso gli utensili, gli strumenti, il saper fare popolare. Lo trovo un uso intelligente e consapevole degli spazi.

Celleno non è stata ancora invasa dal turismo di massa. Spero che continuerà a restare “di nicchia”, anche perché non è attrezzata per accogliere le migliaia di visitatori. Dobbiamo sempre ragionare in un’ottica di turismo sostenibile.

Per approfondire il discorso, consiglio un post decisamente approfondito di una travelblogger che stimo molto: Claudia Boccini, ovvero la Bussoladiario: Celleno: un borgo fantasma molto vitale

Borghi della Tuscia: Vitorchiano

Sorge un acrocoro di tufo e sotto di esso una gola profondissima e ripida scende fino al fiume: è la Forra del Fosso Acqua Fredda, affluente del fiume Vezza. Vitorchiano è un piccolo borgo medievale inserito nella lista dei Borghi più belli d’Italia. Sorge in un territorio boscoso ai piedi dei Monti Cimini e da lontano si caratterizza per le sue mura e per le case direttamente costruite sull’estremità dell’acrocoro! Tutti gli edifici sono costruiti in peperino, la pietra che viene estratta localmente.

Si entra nel borgo attraverso una porta monumentale che si apre nelle mura, Porta Romana (perché aperta in direzione di Roma). Una passeggiata all’interno del borgo permetterà di riconoscere agli appassionati di cinema italiano una delle location del film L’Armata Brancaleone, in particolare la città che l’Armata decide di razziare, ma che in realtà è stata colpita dalla peste. Tra i monumenti merita la “fontana a fuso”, una fontana monumentale del XIII secolo, con la vasca circolare in peperino e nel centro un pilastrino che sorregge un’edicola sulla quale sono raffigurati i 4 Evangelisti e che termina con un’alta guglia affusolata. Un altro edificio del XIII secolo è la Chiesa di Santa Maria Assunta in cielo col suo bel campanile a base quadrata. La chiesa è la più antica di Vitorchiano ed è un esempio di architettura gotica, evidente negli archi a sesto acuto e nei portali di ingresso.

Vitorchiano, la Casa del Vescovo

Altro edificio interessante è la “Casa del Vescovo”, sempre del XIII secolo e caratterizzata da una bella scala esterna, che si chiama profferlo, sotto la quale si trova un bel portale decorato, sempre in peperino, la pietra locale. I profferli sono un elemento architettonico tipico degli edifici medievali di Vitorchiano: la scala, sostenuta da un arco a sesto ribassato, conduce ad un terrazzino dal quale si entra poi nell’edificio. Il nome Casa del Vescovo deriva dal fatto che qui alloggiava il vescovo di Civita di Bagnoregio, della cui diocesi Vitorchiano faceva parte, durante le sue visite pastorali.

Borghi della Tuscia: Bolsena

In riva al lago omonimo, questo antico centro etrusco è diventato poi un borgo medievale dominato da un castello che oggi ospita un museo del territorio (comprensivo di acquario del lago).

Come tutti i borghi medievali che si rispettino, è un borgo in salita che dal livello del lago sale fino in cima dove la Rocca Monaldeschi (il castello) da una parte e la chiesa romanica dall’altra ci fanno capire di essere davvero arrivati in cima.

Il borgo è molto curato. Soprattutto nelle vie che gravitano intorno alla Rocca Monaldeschi si vede l’intenzione degli abitanti di restituire un borgo piacevole; case in pietra e fiori alle pareti, niente di più: perché alle volte basta davvero poco. La Rocca Monaldeschi è visitabile e al suo interno, tra gli altri, ospita l’acquario del lago: una piccola realtà, ma davvero interessante, che tiene conto della biodiversità del Lago di Bolsena.

Uno scorcio di Bolsena

Il lungolago è molto piacevole, costellato anche da ristoranti e bar. Bolsena ha un piccolo porticciolo e poi il resto è spiaggia. Se si vuole trovare un luogo più intimo, lontano dal vociare dei bambini e dalle persone in generale, si può percorrere la strada che porta fuori da Bolsena, e che corre parallela alla linea di costa. Lungo la via, tra un ristorante e un campeggio, si aprono piccoli stradelli sterrati che conducono proprio in riva al lago e a certe piccole spiaggette che sono piacevolissime. L’intimità è garantita.

A Bolsena è d’obbligo mangiare pesce di lago. E se non vi va di sedervi al ristorante non c’è problema: potete prendere i latterini fritti da asporto. Mica male, il pesce di lago take away 😉

Borghi della Tuscia: Montefiascone

Montefiascone è sinonimo di Est!Est!Est! e di Rocca dei Papi. Ma è anche la località lungo la via Francigena che dista 100 km da Roma, ed è un borgo medievale che si sviluppa però soprattutto a partire dal Cinquecento, su una collina che domina il lago di Bolsena.

Est!Est!Est! è il vino bianco che viene prodotto in questo territorio: un vino leggero, beverino, non particolarmente costoso, ma che vanta una storia, anzi una leggenda tragicomica: pare che l’intendente dell’imperatore Enrico V, Johannes Defuk, lo precedesse per assicurargli il miglior vino durante la sua discesa dalla Germania verso Roma dove avrebbe incontrato il papa. Pare che ogni volta che incontrava un buon vino lo segnalasse con la parola Est! e che, giunto a Montefiascone il vino fosse così buono che non una ma tre volte scrisse Est!Est!Est! Defuk non arrivò mai a Roma, si fermò a Montefiascone dove morì 2 anni dopo “per il troppo vino”, come recita il suo epitaffio.

La Rocca dei Papi a Montefiascone

Montefiascone fu scelta dai papi del medioevo quale rocca a controllo di un territorio davvero vasto. La Rocca dei Papi, sulla cima del colle che domina il lago di Bolsena e il panorama circostante è tutt’oggi imponente anche se in buona parte sventrata. La visita al monumento – aiutata da un’audioguida che aiuta a comprendere le fasi costruttive e ciò che non vi è più, si completa con la visita al museo dedicato a Antonio da Sangallo il Giovane: un museo dedicato all’architetto, alle sue realizzazioni urbanistiche e architettoniche nella Tuscia, ma anche ai suoi studi a Firenze. Una figura davvero importante che vale la pena approfondire.

Per approfondire: Terra di vino e di papi: Montefiascone sul lago di Bolsena

Borghi della Tuscia: Caprarola

Caprarola è il borgo in cima al quale si trova lo straordinario Palazzo Farnese. Un edificio a pianta pentagonale all’esterno, con un cortile centrale circolare, le cui sale sono via via affrescate con tematiche e simbologie legate alla famiglia Farnese, ma anche alla mitologia greca – letta sempre in un’ottica di celebrazione della nobile famiglia romana. La facciata del palazzo chiude prospetticamente la lunga strada dritta che attraversa il borgo. Il Palazzo sorge su una terrazza artificiale e si giunge all’ingresso superando una scala. Alcune stampe antiche mostrano che sul piazzale si svolgevano anche giostre a cavallo: forse esagerato, ma rende l’idea degli spazi.

Il palazzo è un capolavoro dell’architettura e dell’arte rinascimentale. Innanzitutto il portico che gira intorno al cortile interno è affrescato al piano terra con una serie continua di pergolati illusionistici da cui pendono frutti, fiori, uva e si affacciano uccelli più o meno tropicali.

Palazzo Farnese a Caprarola

All’interno del percorso espositivo che si sviluppa nelle varie sale che costituivano gli appartamenti estivi e invernali meritano sicuramente la grande scala elicoidale con le pareti interamente affrescate che culminano in una cupola affrescata a grottesche, pannelli, figure simboliche, tutto in funzione dell’autocelebrazione della famiglia Farnese. Un capolavoro.

Ah, qua e là vi capiterà di imbattervi in un unicorno: a questo animale fantastico la famiglia Farnese era molto legata.

Le sale più belle si trovano al piano superiore del palazzo. In assoluto quella che amo di più è la Sala del Mappamondo, sulle cui pareti sono dipinte tutte le conoscenze geografiche che sia avevano all’incirca nel 1570 in Italia. Una delle pareti corte ospita l’intero planisfero, completo di Americhe (un po’ fantasiose) e senza l’Australia, che sarà scoperta ben più tardi. Sulle altre pareti poi si trovano a pannelli l’Italia, l’Asia, l’America, la Palestina con Gerusalemme, l’Africa, l’Europa.

Palazzo Farnese a Caprarola: la Sala del Mappamondo

Per approfondire: Museo Virtuale delle Carte Geografiche d’Italia

Anche la Sala dei Fasti Farnesiani merita per i suoi grandi affreschi che raccontano scene legate a episodi di prestigio nella storia della famiglia Farnese. In ogni caso, in tutto il palazzo, il consiglio è uno solo: state sempre col naso all’insù, perché i soffitti sono degli straordinari capolavori in tutte le sale; varrà la pena farsi venire il torcicollo.

Il giardino – con annesso parco – si raggiunge al termine della visita del Palazzo. Si tratta di un giardino all’italiana molto modesto rispetto ad altri esempi che si possono trovare nel territorio (come Villa Lante a Bagnaia, poco fuori Viterbo). Tuttavia è piacevole, un vero locus amoenus, come lo avrebbero definito probabilmente all’epoca, con belvedere sul territorio, ninfei fintamente scavati nella roccia e una grotta artificiale nella quale prendono forma strane figure barbute alle pareti (a me che sono fissata ricordano Acheloo, una divinità fluviale presso gli Etruschi: che sia un riferimento?). Anche il Parco è magnifico, con giochi d’acqua e quinte scenografiche. Da percorrere in lungo e in largo.

Il borgo di Caprarola si stende ai piedi di Palazzo Farnese (foto scattata da una finestra del Palazzo)

Il borgo di Caprarola si sviluppa ai piedi della Rocca, ma è preesistente ad essa. La direttrice principale è la via a senso unico che dalla base del borgo conduce al Palazzo Farnese. Ma ai lati della strada, da una parte e dall’altra, si sviluppa un centro storico fatto di case in pietra, di edifici fortificati antichi, come Palazzo Fusaro, del XIII secolo, quindi precedente a Palazzo Farnese. Il consiglio è di mangiare in uno dei validi locali che si trovano lungo la via principale o nelle immediate adiacenze, prima di fare una passeggiata digestiva nel borgo. Consiglio invece di visitare il Palazzo Farnese al mattino, a stomaco vuoto: che tanto vi nutrirete d’arte!

Leggi anche: Palazzo Farnese a Caprarola: un gioiello nel cuore del Lazio

Borghi della Tuscia: Ronciglione

A pochi km da Caprarola sorge il piccolo borgo di Ronciglione.

Il suo monumento principale è l’imponente rocca medievale appartenuta nel tempo a diverse famiglie nobili e papali, come i Della Rovere e i Farnese. In particolare la costruzione delle torri circolari che ne animano le mura si deve ad un intervento voluto da papa Sisto IV Della Rovere.

Oltre alla Rocca l’altra architettura civile degna di nota è il Palazzo Comunale che affaccia sulla piazza principale del Centro storico, su cui affaccia anche il duomo di epoca barocca e caratterizzata dalla Fontana degli Unicorni, realizzata da Antonio da Faenza. L’Unicorno è un animale che ricorre spesso nella simbologia dei Farnese e si ritrova raffigurato in più punti anche nel Palazzo Farnese di Caprarola.

Ronciglione, la Fontana degli Unicorni

Per quanto riguarda le architetture sacre, invece, desta interesse il piccolo campanile di Sant’Andrea, che arricchiva l’antica colleggiata dei SS. Pietro e Caterina (di cui rimane soltanto la facciata): il campanile infatti è realizzato in stile romanico nel XII secolo ed è restaurato nel XV secolo da Mastro Galasto di Como: ne aveva fatta di strada costui per arrivare fino a Ronciglione!

Borghi della Tuscia: Sutri

Sutri vanta origini ben antiche: innanzitutto era un centro etrusco, del quale resta traccia nelle mura – inglobate nel cerchio murario medievale – e nella necropoli rupestre che si vede anche solo percorrendo la via Cassia. Agli Etruschi succedono i Romani e infatti l’anfiteatro romano di Sutri sta lì da quasi duemila anni, anch’esso aperto al pubblico e visitabile. Esso, insieme alla Necropoli Etrusca, fa parte del Parco urbano dell’antichissima città di Sutri. Qui si trova anche la chiesa rupestre della Madonna del Parto, scavata nella roccia, ad occupare un antico mitreo, cioè un luogo dedicato alla divinità orientale Mitra, il cui culto era riservato soltanto a pochi iniziati e si svolgeva sempre in luoghi bui e simili a grotte. Tracce del passato romano si trovano anche nel cortile del Palazzo Comunale e Antiquarium di Sutri dove sono esposti sarcofagi e iscrizioni.

Il borgo medievale di Sutri sorge su un’altura naturalmente difesa, ma è ugualmente cinto di mura. Cuore del centro storico è la piazza del comune, dominata da un’elegante fontana e cui si accede attraverso una porta monumentale.

Sutri, la piazza del Comune

Ma la vera forza di Sutri è legata alla sua storia e alle leggende ad essa correlate. Pare infatti che proprio qui la sorella di Carlomagno, mandata in esilio perché unitasi a un uomo di non nobili origini, abbia partorito Orlando, quello che diventerà il famoso paladino della Chanson de Roland, agli albori della letteratura medievale.

Per approfondire: Visitare Sutri: un viaggio nel tempo dagli Etruschi al Medioevo

Borghi della Tuscia: Tarquinia

Anche Tarquinia è più nota per il passato etrusco che non per il borgo medievale, per quanto il borgo medievale sia piuttosto monumentale.

La vera attrazione di Tarquinia sono infatti le tombe etrusche della Necropoli dei Monterozzi: tombe a camera scavate nella roccia, alle quali si arriva dopo aver percorso corridoi ripidi che scendono nel ventre della terra. Le scene dipinte rimandano spesso al mondo del banchetto aristocratico, al quale partecipano uomini e donne sdraiati sui letti, mentre danzatrici e schiavi che suonano il doppio flauto animano la festa. Scene che appartengono a un mondo lontano, ma che sono più vivide che mai nei loro colori e negli occhi accesi dei personaggi.

La Tomba dei Leopardi, Necropoli dei Monterozzi di Tarquinia

Il Museo archeologico nazionale di Tarquinia, ospitato in un bellissimo palazzo del centro storico del borgo, con una vista da urlo sul panorama circostante, in particolare in direzione del mare, è l’altro posto in cui incontrare gli Etruschi di Tarquinia. Tre piani di allestimento per raccontare gli Etruschi, i loro usi funerari, la loro arte, i loro oggetti quotidiani.

Per approfondire: A Tarquinia sulle orme degli Etruschi

Oppure ascolta il podcast su Loquis: A Tarquinia sulle orme degli Etruschi

Etruschi a parte, il borgo medievale di Tarquinia è caratterizzato da alcuni edifici di pregio, come la medievalissima chiesa di San Martino con i suoi affreschi, tra cui un grande San Cristoforo conservato solo in parte, o la altrettanto medievale chiesa di San Pancrazio con la sua architettura romanica.

Borghi della Tuscia: Calcata

Nascosto nella profonda e verde valle del Treja, nel cuore dell’antico Agro Falisco, Calcata è un piccolo gioiello di pietra al quale non si accede in macchina. Bisogna parcheggiare fuori dal borgo, nella città moderna, dove si trova un ampio parcheggio dal quale si diparte un sentiero che in pochi minuti porta nel paese.

Il borgo di Calcata

Calcata sorge su un acrocoro tufaceo come molti borghi della Tuscia che abbiamo visto fin qui. Tuttavia Calcata ha un non so che di magico, sembra quasi che le case si originino direttamente dalla roccia senza soluzione di continuità. Il borgo è piccolo e curato, regala scorci suggestivi di grande bellezza. Assolutamente da vedere.

Borghi della Tuscia: Civita Castellana

L’antica capitale dei Falisci, popolo preromano che viveva nella Tuscia si chiamava Falerii Veteres. La distruzione del centro fu operata, neanche a dirlo, dai Romani conquistatori che fecero costruire un po’ più in là Falerii Novi. L’antica capitale falisca torna in auge nel medioevo, quando è sede vescovile e il suo bel duomo, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, è un trionfo dell’arte romanica in cui trovano reimpiego, nella cripta, elementi architettonici di età romana; l’altare maggiore, poi, è costituito da un sarcofago paleocristiano. Ma certo, la cattedrale deve molta della sua bellezza ai pavimenti in stile cosmatesco del XII secolo: vennero appositamente da Roma i maestri Cosmati, una famiglia di lapicidi specializzati nella realizzazione di pavimenti e decorazioni architettoniche in cui impiegavano lastre di marmo di vario colore e dimensione, talvolta anche minuscole, e realizzavano decori geometrici sempre nuovi e sempre diversi. Una meraviglia ancora oggi.

Il pavimento cosmatesco della Cattedrale di Civita Castellana

Se vogliamo tornare ai Falisci e a conoscere meglio questo antico popolo che comunque non si piegò facilmente ai Romani invasori, bisogna visitare il Museo archeologico nazionale dell’Agro Falisco ospitato all’interno del Forte Sangallo, una grandissima fortezza voluta da papa Giulio II (lo stesso che a Ostia antica dà il nome al Castello nel Borgo) e progettata dal grande architetto militare Antonio da San Gallo il Vecchio. Il percorso museale racconta i Falisci attraverso i siti archeologici indagati nel corso degli ultimi due secoli, con particolare riferimento alle necropoli che, come sempre, sono i siti che ci restituiscono le maggiori testimonianze della cultura materiale dei popoli antichi, specie di quelli poi annessi ai Romani. Attraverso i corredi funerari noi infatti scopriamo i rituali, ma anche le produzioni ceramiche, i contatti commerciali, la scrittura, le abitudini. Falerii Veteres però aveva anche numerosi santuari uno dei quali, il santuario falisco di Celle è molto interessante perché risale addirittura al VI secolo a.C., dimostrando quanto la cultura falisca sia antica.

Per saperne di più ascolta il podcast su Loquis Il santuario di Celle a Falerii Veteres

All’interno del Forte Sangallo di Civita Castellana

Civita Castellana, più che un borgo, è una vera e propria cittadina con palazzi notevoli e posta alla confluenza del fiume Tevere col Treja, suo affluente. Molto amata da alcuni papi, qui essi si venivano a rifugiare, talvolta, per sfuggire alla brutta atmosfera che si respirava nei palazzi del potere a Roma.

26 pensieri riguardo “Visitare la Tuscia: i borghi più belli

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  1. Hai proprio ragione, quando si parla di borghi della Tuscia ti viene subito in mente Civita ti Bagnoregio.

    Sono appena stata li e devo confessare che mi ha fatto una bellissima impressione. Mi è piaciuta tantissimo.
    Ammetto l’ignoranza degli altri luoghi che hai citato, tutti tra l’altro splendidi.

    Mi salvo l’articolo per la prossima gita da quelle parti! Ottimi spunti davvero

    1. Ti ringrazio! Io sto scoprendo questo territorio a poco a poco e questo post è il frutto di varie escursioni fatte nel corso del tempo. Contenta di aver suscitato il tuo interesse!

  2. Grazie infinite, un bel recap ci voleva proprio: alcuni di questi borghi li conosco bene, altri (tipo Cellano o Ronciglione). mi erano proprio sconosciuti. E fa sempre bene una bella gita fuori porta 😉

  3. Adoro visitare borghi e amo ancor di più scoprirne sempre di nuovi, motivo per cui colgo l’occasione offerta dal tuo articolo per segnarmi tutte queste bellissime opportunità. In particolare durante il mio prossimo viaggio in Tuscia non vedo l’ora di gustarmi il pesce di lago di Bolsena!

  4. Purtroppo è una zona che non conosco per niente: a parte Civita di Bagnoregio e Tarquina che ovviamente conosco di nome, avrei avuto qualche problema anche a localizzare la zona su una cartina 😉 La storia del vino la conoscevo, ma non sapevo che l’intendente dell’imperatore avesse fatto quella fine!

  5. A parte Civita di Bagnoregio e Ronciglione, gli altri non li conoscevo affatto. Una bellissima guida ai borghi di questa zona!

  6. Quanti tesori custodisce la Tuscia! Alcuni di questi borghi non li avevo mai sentiti nominare, sono felice di averli scoperti grazie a te.

  7. Essendo di Roma sono luoghi stupendi che conosco benissimo! Oltre ai borghi ci sono tanti percorsi trekking da fare tra tagliate etrusche e forre. Potrei aggiungere ai luoghi da visitare Civita castellana (anche se è più falisca che etrusca), Nepi e Tuscania.

  8. La Tuscia è una zona che mi affascina moltissimo e che è nella mia wish list da un bel po’! Conosco di fama Civita di Bagnoregio ed è sicuramente il borgo che più sogno di visitare, ma anche gli altri mi sembrano bellissimi

  9. Grazie per gli spunti! Di questi ho visitato solo Civita e di passaggio a Bolsena che mi è sembrata davvero carina! E niente poi prima o poi andrò a Tarquinia sicuramente!

  10. Volevamo visitare questa zona in occasione del nostro anniversario l’anno scorso, ma, a causa del lockdown abbiamo dovuto annullare tutto. Speriamo di poterla visitare presto perchè amiamo i borghi e di quelli che hai descritto tu conosciamo solo Civita di Bagnoregio.

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