La via Appia è una delle più antiche strade consolari romane, che da Roma conduceva fino a Capua e poi fino a Brindisi. Chiamata anche Regina Viarum, fu costruita a partire dal 312 a.C. da Appio Claudio Cieco. All’epoca Roma era ancora poco più che una città che controllava un territorio molto risicato nel Lazio lungo il Tevere fino al mare e in direzione dei Colli Albani. Ma proprio la costruzione delle vie consolari, l’Appia e poi le altre a seguire, hanno fatto sì che Roma potesse espandersi, penetrare nei territori e pian piano conquistare l’Italia e poi tutto il Mediterraneo e l’Europa quando l’Impero raggiunse la massima espansione.
La via Appia parte da Roma, da Porta Capena presso il Circo Massimo, ed esce dalla città, superato l’Arco di Druso presso Porta San Sebastiano, per inoltrarsi nella campagna romana. Prima va in direzione dei Colli Albani, dopodiché scende verso Capua e infine attraversa l’Appennino in direzione di Brindisi, dopo aver toccato Taranto. Giungendo fino a Brindisi era assicurato il collegamento con l’Adriatico in direzione della Grecia e dell’Asia Minore. L’Appia fu davvero la più importante tra le vie consolari romane, oltre ad essere una delle più longeve e strategicamente importanti per lo sviluppo di Roma.
L’Appia antica oggi. Passeggiate romane
Oggi non vi sono più le legioni a marciare verso Brindisi, ma vi sono eserciti di ciclisti e di pedoni che scelgono l’Appia come meta e percorso delle loro passeggiate nel fine settimana. Io stessa ho scelto l’Appia più di una volta perché la ritengo una delle passeggiate più piacevoli e rilassanti della città: in mezzo al verde, immersi nella natura e circondati dai monumenti archeologici, possiamo davvero trascorrere qualche ora in armonia con noi stessi.
Io finora ho scelto un itinerario dei tanti che si possono fare. Perché è vero che l’Appia è una via lunga, però la si può prendere, per passeggiare, da diversi punti. Si può decidere infatti di percorrerla fin dal Primo Miglio, quindi dall’Arco di Druso in avanti; oppure si può scegliere di percorrerla partendo da altri punti.
Una proposta di itinerario sull’Appia: da Capo di Bove alla Villa dei Quintili
Il complesso di Capo di Bove è il luogo che ho scelto io come punto di partenza. Vi si arriva (e si riesce anche a parcheggiare con la macchina) dal Raccordo dopo aver percorso l’Appia Nuova e presa la deviazione di Appia Pignatelli. Il Complesso di Capo di Bove è uno spazio museale e allestitivo ibrido: vi è compresa infatti un’area archeologica, un archivio, una sala conferenze, uno spazio mostre: fa parte dei Luoghi della cultura del Parco archeologico dell’Appia antica, istituto del Ministero della cultura che ha competenze di tutela e di valorizzazione sul territorio e sui suoi monumenti/aree archeologiche.
Dal complesso di Capo di Bove inizia un percorso lungo l’Appia molto piacevole in cui a tratti di basolato antico si alternano tratti pavimentati in sanpietrini. Ai lati della strada sono attrezzati percorsi sterrati per chi va in bicicletta e lungo il percorso si incontrano monumenti funerari di età romana, repubblicana e imperiale. Alcuni sono monumenti funerari veri e propri, o quel che ne resta, altri invece sono muretti ricostruiti sui quali sono stati “accrocchiati” (termine tecnico 😜) frammenti di decorazioni architettoniche e di iscrizioni in marmo, assemblati già alla fine dell’Ottocento. Quest’uso non deve stupire: era una moda piuttosto comune assemblare insieme elementi architettonici e di pregio provenienti possibilmente dallo stesso edificio o contesto per poter suggerire l’idea dell’antico. Oggi una cosa del genere chiaramente non la si fa più.

Il percorso è piuttosto lungo. La via Appia si interrompe a un certo punto, perché attraversata da via Erode Attico, viabilità moderna. Dopodiché inizia il tratto più interessante dal punto di vista monumentale.
Se fino a qui la via Appia era fiancheggiata da pochi monumenti funerari, da qui in avanti i mausolei si fanno più imponenti, meglio conservati, caratterizzano molto di più il paesaggio ed è difficile che passino inosservati.
Lungo l’Appia: alcuni mausolei degni di essere riconosciuti
Come su tutte le strade che uscivano dalle città romane, e da Roma in primis, lungo i primi km si disponevano le necropoli, ovvero gli spazi destinati alla dimora eterna dei cittadini. I cittadini più ricchi e facoltosi si facevano costruire un monumento funerario tale che chiunque lo vedesse doveva per forza restare colpito da cotanta magnificenza; in età imperiale invalse l’uso di recinti sepolcrali multipli, per famiglie allargate e per gruppi di individui riuniti in collegia, ovvero in corporazioni professionali, ma anche religiose.
Sono diversi i monumenti funerari che si incontrano lungo il tratto dell’Appia che stiamo percorrendo. I più esperti tra noi possono azzardare anche una datazione di questi monumenti: se sono grandi, circolari e magari sormontati da un tumulo sono di età tardo repubblicana, se le pareti sono in laterizio e la forma è quella di un parallelepipedo allora è probabile che ci troviamo davanti a un mausoleo di età imperiale, I-II o III secolo d.C.
Poi ci sono i monumenti eccezionali, come il mausoleo piramidale, che oggi sembra più un fungo di conglomerato cementizio, mentre inizialmente era rivestito in blocchi di marmo e travertino e aveva la forma di piramide (se avete presente la Piramide Cestia a Roma, sapete di cosa sto parlando). Completamente spoliato dei marmi e dei blocchi del basamento, oggi il mausoleo piramidale è un capolavoro dell’ingegneria romana, che è stata in grado di realizzare un cementizio così tenace da non rischiare distacchi e crolli nonostante la base sia molto più ristretta rispetto all’elevato. Ma i Romani ci hanno abituato a grandi cose.
Di fronte al mausoleo piramidale sorgono due tumuli che a vederli sembrano più simili ai tumuli principeschi della necropoli etrusca di Cerveteri che non a tombe romane. L’aspetto deve aver ingannato parecchi fin da epoca antica, perché essi furono chiamati Tombe degli Orazi. Gli Orazi sono i tre gemelli romani che sfidarono i Curiazi, i tre gemelli di Alba Longa, per il possesso del territorio. Proprio nel punto in cui sorgono i due tumuli, infatti, pare che in età regia (ai tempi di Tullo Ostilio, terzo re di Roma) ci fosse il confine con il territorio di Alba Longa. Il duello vinto da uno degli Orazi segnò la conquista romana dei territori di Alba Longa. All’epoca di questi fatti, o meglio di questa leggenda, l’Appia non esisteva. I due tumuli sono effettivamente antichizzanti nell’aspetto, ma risalgono alla tarda età repubblicana. E si trovano di fronte a un complesso enorme e altamente scenografico: la Villa dei Quintili.
Lungo l’Appia: la Villa dei Quintili
La Villa dei Quintili è un’area archeologica estesissima alla quale si può accedere da due ingressi: sull’Appia Nuova e sull’Appia antica. Qui la visita ai resti romani immensi è anticipata dal sito medievale di Santa Maria Nova, una chiesa medievale sorta su una piccola parte delle rovine della Villa.
Dobbiamo subito intenderci sul termine Villa: in età romana la villa è la residenza fuori città del senatore/illustre personaggio. Ma residenza non vuol dire semplicemente casa. Vuol dire tenuta, vuol dire azienda agricola, oppure cava di argilla per la produzione di mattoni e annesso opificio, oppure vuol dire terreni agricoli in cui si produce vino o olio e annessi impianti di produzione. La Villa è uno spazio immenso nel quale sì, il dominus ogni tanto si ritrae per svolgere i suoi otia (ozi, che non vuol dire banalmente riposarsi, ma dedicarsi piuttosto alla letteratura, alla filosofia e allo studio), ma che soprattutto costituisce un latifondo dal quale il dominus trae i suoi guadagni e la sua rendita.
I Quintili erano famiglia senatoriale molto influente in età imperiale durante il II secolo d.C. Costruirono quest’immensa villa/tenuta al V miglio dell’Appia. Accusati di aver ordito una congiura contro l’imperatore Commodo (se avete visto il film Il Gladiatore, al netto delle cazzate storiche su cui si basa il film, emerge il fatto che l’imperatore fosse osteggiato dal Senato e viceversa), Commodo stesso li fece trucidare nel 182-183 d.C. e confiscò i loro beni, tra cui la favolosa villa sull’Appia che da quel momento divenne residenza imperiale.
La villa dei Quintili è aperta al pubblico e visitabile. Dall’Appia si vedono solo dall’esterno le strutture, ma molto più impattante è camminare al suo interno e cercare di orientarsi tra le varie ali di questa immensa residenza.
Lungo l’Appia: il mausoleo di Cecilia Metella – Castrum Caetani
La nostra passeggiata è partita da Capo di Bove. Siamo arrivati alla Villa dei Quintili. Possiamo decidere di andare avanti o di tornare indietro. La mia proposta è quella di tornare sui nostri passi (tanto prima o poi dovremo farlo), di superare Capo di Bove e di arrivare poche centinaia di metri più avanti, presso il mausoleo di Cecilia Metella.
Il Mausoleo di Cecilia Metella è uno dei mausolei tardorepubblicani-primo imperiali più imponenti che siano giunti fino a noi. Compete in grandezza e monumentalità, per esempio, col Mauseoleo di Augusto (in Piazza Augusto Imperatore, Roma). Ma Cecilia Metella non appartiene a nessuna famiglia imperiale. A una famiglia senatoria influente certo, ma non tale da poter competere con l’imperatore nella realizzazione del proprio monumento funerario.
Per corsi e ricorsi storici il mausoleo di Cecilia Metella, che è di forma cilindrica e si erge per diversi metri, in età medievale, XIII secolo, fu inglobato in una nuova costruzione: il Castrum Caetani, voluto da Papa Bonifacio VIII (uno dei papi più noti della storia, sia per lo “schiaffo di Anagni” che per il periodo papale noto come la “cattività avignonese”, quando i papi furono costretti a risiedere ad Avignone). Tornando a noi, il Castrum Caetani cinse di mura un rettangolo piuttosto ampio da una parte e dall’altra dell’Appia, e appoggiò la parte residenziale vera e propria al mausoleo, che fu usato come torrione. Fu avviata anche la costruzione di una chiesa, San Nicola in Caetani, ma non fu mai completata, perché Bonifacio VIII morì e nessuno seguì più il suo progetto. Oggi il Mausoleo di Cecilia Metella – Castrum Caetani è aperto al pubblico e visitabile.
Se poi si è fatta una certa, a pochi passi dal Mausoleo di Cecilia Metella si apre il Giardino di Giulia e i suoi fratelli: locanda alla buona, ottima carne, servizio verace come solo i romani sanno fare. Divertimento e pancia piena garantiti. Tanto non eravate andati sull’Appia per bruciare calorie, no?
















Ho fatto una splendida escursione sull’Appia Antica proprio sabato scorso. Siamo arrivati fino al Parco della Caffarella e poi a quello degli Acquedotti. Mi sono davvero rigenerata e quanta storia ho respirato durante il cammino!
Sì! Ti ho seguito! Conosco per fama Archeorunner e quindi so per certo che hai fatto un’esperienza davvero favolosa!