Rubens a Genova: perché visitare la mostra a Palazzo Ducale

La Repubblica di Genova è stata gloriosa, ha attraversato il medioevo e l’età moderna senza colpo ferire, senza farsi mai sottomettere e anzi espandendo sempre più i suoi contatti commerciali d’Oltremare nel Mediterraneo. Nota come la Superba tra le Repubbliche Marinare che noi tutti abbiamo studiato a scuola, ha dato i natali a Cristoforo Colombo, non a un ammiraglio qualsiasi, ed è in un carcere di Genova che Marco Polo, prigioniero, detta a Rustichello da Pisa, altro prigioniero, i racconti di quel viaggio immaginifico che sta alla base de Il Milione.

Genova lega il suo nome alle crociate medievali nelle quali vede, accanto alla motivazione religiosa, una motivazione molto più pragmatica, ovvero la finalità commerciale, di aprire nuovi empori commerciali sulle coste turche e mediorientali. Avere un fondaco su quelle coste voleva dire assicurarsi le terminazioni della via della Seta che ne arrivava dall’Arabia, dall’India e dalla Cina: avere il controllo di quel mercato assicurava alla città ricchezza e floridezza. In costante rivalità con Venezia, Genova riuscì sempre ad avere il suo giro commerciale e i suoi interessi. Un buon sunto della storia mercantile di Genova Repubblica Marinara si coglie nel primo tratto del percorso espositivo del Galata Museo del Mare di Genova.

Ma è nella seconda metà del Cinquecento e soprattutto nel Seicento che Genova vive la sua epoca di massimo splendore: ha accordi commerciali e finanziari con il re di Spagna, con le Fiandre e risente positivamente dei ritorni prestigiosi di questi rapporti. Ricchezza vuol dire buon gusto, buon gusto vuol dire amore per le arti, ed è così che le famiglie genovesi, Pallavicino, Spinola, Galliera, Doria, fanno a gara a chiamare al proprio palazzo gli artisti più quotati. Soprattutto se arrivano dall’estero.

Questo fa la fortuna di Peeter Paul Rubens. Pittore fiammingo tra i più noti, lega il suo nome indissolubilmente a Genova dove arriva, lavora per alcune tra le più facoltose famiglie, ma realizza anche opere pubbliche per la Chiesa del Gesù e soprattutto imprime uno stile e un gusto che apre le porte allo svilupparsi del Barocco Genovese.

Peeter Paul Rubens, Il primo autoritratto

Del Barocco Genovese ho parlato a proposito di un’altra mostra, SuberBarocco, allestita alle Scuderie del Quirinale nella prima metà del 2022. La mostra su Rubens a Palazzo Ducale, realizzata in collaborazione con Electa in un certo senso completa quell’esperienza. Perciò sono doppiamente grata di averla potuta visitare.

Rubens a Genova: una mostra, un racconto, un percorso espositivo

Chi è Peeter Paul Rubens? Nato nelle Fiandre, non avrebbe dovuto fare il pittore nella vita, suo padre per lui aveva scritto un altro destino. Ma per fortuna dei posteri Peeter non lo rispettò, e pur frequentando sempre ambienti dell’alta società imparò le arti e la pittura. Questo lo rese fin da subito un artista desiderabile alle corti d’Europa. Innanzitutto fu a Mantova, dove realizzò ritratti di alcuni esponenti della famiglia Gonzaga, poi a Roma, quindi approdò a Genova. E il legame con la città e con le sue famiglie nobili si fece indissolubile.

Incredibilmente, però, la prima cosa che Rubens fa a Genova non è un dipinto, ma un libro di architettura. O meglio, redige una serie di prospetti dei palazzi nobiliari di Genova che ad oggi è un documento insuperato per capire come si presentassero i Palazzi dei Rolli all’inizio del Seicento. E proprio questo aspetto è il punto di partenza della mostra di Palazzo Ducale a Genova. Rubens realizza questi prospetti di facciate di palazzi nobiliari perché capisce da subito la peculiarità delle architetture signorili genovesi. La cosa interessante è che pubblica questa raccolta di prospetti ad Anversa nel 1622, diversi anni dopo averli realizzati e contribuendo a fare quello che oggi chiameremmo marketing turistico della Superba. Forse Rubens si innamora di Genova, non esistono altre parole per definire il suo sentimento, perché la vede così simile alla natìa Anversa: città commerciale, colta, raffinata, votata alle finanze e agli affari. Il luogo ideale in cui un giovane intraprendente, ancorché artista, può farsi strada. E così è.

Palazzo Di Negro nel volume realizzato da Rubens sui prospetti dei palazzi genovesi

Tornando alla mostra, attraverso le opere esposte, di Rubens ma non solo, anche di altri pittori fiamminghi e di artisti genovesi, si racconta la città di Genova, le sue ricche famiglie, il loro gusto per l’arte e per la moda dell’epoca. In mostra è tracciato un percorso che si snoda tra il sacro e il profano, tra la pittura di genere e la ritrattistica ufficiale. Gli artisti sono interpreti della città – naturalmente dell’élite cittadina – nel suo periodo d’oro.

In mostra, il percorso di Rubens parte dai suoi esordi italiani presso la corte dei Gonzaga, dove realizza alcuni ritratti. Quando poi giunge a Genova, egli è conteso tra le grandi famiglie dei Pallavicino, dei Doria e degli Spinola, innanzitutto. E lui si crogiola in questo clima di rivalità nel quale lui, star, è conteso per rappresentare i fasti ora dell’uno ora dell’altro nobile casato.

Intorno a questo clima di committenze agguerrite che fanno a gara a contendersi i favori dell’artestar fiamminga del momento, ruota tutto un sottobosco di artisti fiamminghi, certo non all’altezza di Rubens, ma in ogni caso ottimi interpreti del gusto dell’aristocrazia genovese al debutto del XVII secolo. Così il Ricevimento” realizzato da Guilliam e Anton Van Deynen, del 1599, propone un soggetto che sarà ripreso più volte durante tutto il Barocco genovese, dei ricevimenti signorili nei giardini D’Albaro, sullo sfondo della piana del Bisagno con i suoi campi coltivati e le sue tenute agricole. Io sono particolarmente grata a dipinti come questo, perché mi consentono di individuare, raffigurati sulla tela, disseminati in essa con una logica geometrica, anzi catastale, i pozzi a bilanciere, che indicano, nelle simbologie cartografiche dell’epoca, le riserve idriche per uso agricolo nei terreni. Questo è un mio tema di ricerca al quale prima o poi dedicherò un libro. Intanto vi basti sapere che in questa tela dei fratelli Van Deynen i pozzi a bilanciere compaiono e sono elementi del paesaggio al pari delle mura di confine, delle case e degli appezzamenti agricoli.

G. e A. Van Deynen, Ricevimento, dettaglio della campagna in val Bisagno con i pozzi a bilanciere: riuscite a vederli?

Un altro pozzo a bilanciere, già che siamo in tema, compare nella tela di un altro fiammingo, Cornelis De Wael dal titolo “Alloggiare i pellegrini“: essa appartiene a quelle scene di genere tanto care al gusto barocco fiammingo e che a Genova trovano terreno fertile in una committenza ricca di una città prosperosa, ma allo stesso tempo popolosa e dove, come al solito, gli indigenti sono tanti, troppi. Questi sono sostentati da lasciti e sostegni economici da parte delle grandi famiglie aristocratiche e per questo, forse, non si sono mai registrate rivolte popolari. Pare, così, che il proverbiale “braccino corto” dei Genovesi sia una leggenda tutta da rivedere.

Cornelis De Wael, Alloggiare i pellegrini

Un tema che viene trattato in mostra è quello del ritratto. Ritratto che Rubens collabora a far evolvere, ben conscio delle innovazioni già compiute da altri autori come Luca Cambiaso nella stessa Genova e Sofonisba Anguissola, donna in un mondo artistico prevalentemente maschile. Rubens fa proprie le nuove tendenze e sperimentazioni.

E se il ritratto è lo specchio del reale, c’è tutto un mondo immaginario da fissare su tela: Rubens e altri suoi colleghi coetanei sperimentano soggetti in cui si mescola la pittura di genere con la rappresentazione delle divinità classiche, quasi antesignane dell’Arcadia. Così l’ “Omaggio a Cerere” che Rubens dipinge tra il 1612 e il 1615 raffigura la dea in forma di statua, collocata all’interno di un’edicola votiva, ma circondata da frutti della terra che sono reali, non in marmo come lei, e i puttini, con le loro forme paffute e pasciute rimandano a un ulteriore piano stilistico. Questa tela è a tutti gli effetti una commistione eclettica di elementi che mai sarebbero stati insieme tra loro. Ma Rubens lo può fare.

Peeter Paul Rubens, Omaggio a Cerere

La mostra prosegue portando l’accento ora sugli animali esotici, che certo erano ospitati nelle voliere delle grandi famiglie aristocratiche (si pensi al Palazzo del Principe e al suo bel giardino, oggi di fronte alla Stazione Marittima) ora al ruolo delle donne, che certo erano emancipate, o meglio godevano di una certa emancipazione rispetto ad altre donne di uguale classe sociale elevata del loro tempo. Questo loro ruolo emerge nei ritratti, in cui i bellissimi e palpabilissimi tessuti e gioielli quasi prendono il sopravvento sul ritratto vero e proprio della signora genovese.

Rubens, la mostra e la ricerca: nuove rivelazioni dai restauri

Infine, a conclusione del percorso di visita, una chicca: il restauro del “Cristo risorto appare alla madre degli anni 1612-1616. L’opera, che appartiene a una collezione privata estera, si è rivelato molto interessante perché ha svelato, al di sotto della pellicola pittorica che fino a oggi si poteva vedere, un’altra figura femminile oltre alla Madonna al cospetto di Gesù. Questo esito potrebbe far venire un infarto al senatore Pillon (si scherza, eh). Ma non si preoccupi, senatore, la realtà è più semplice dell’ideologia.

Per farla breve, perché il tema è complesso, è emerso che ci sono due figure di Maria davanti a Gesù. A questo punto si pone la scelta: qual è l’opera che Rubens ha realizzato effettivamente? Qual è quella finita e quale quella voluta, ma sulla quale magari ha avuto ripensamenti? Le analisi parlano chiaro: la figura femminile col manto viola preesiste rispetto all’altra, col manto blu, quindi è più antica ed è la prima scelta. Ma non sappiamo perché Rubens scelse di obliterarla per realizzare la seconda Madonna. Il restauro è un’operazione mai banale, mai puramente di conservazione o di ripristino. Cosa si sceglie di conservare in questo caso? E cosa di obliterare? Quale scelta adoperiamo nel momento in cui oggi restituiamo il “Cristo risorto appare alla madre” alla collettività? Una sola Madonna? E quale delle due? Due Madonne? E perché entrambe? Il tema è intricato ed è spiegato in mostra. Tuttavia non è sufficiente un pannello, per quanto ben scritto, a sviscerare un problema che, sono certa, ha diviso la comunità scientifica. Siamo davanti a un caso di discussione sui temi del restauro conservativo e/o conoscitivo. Temi sui quali non mi sento di esprimere un parere. Nel dubbio quindi, ci teniamo il Cristo con due madri che fa svenire Pillon:

Rubens e bottega, Cristo risorto appare alla madre

Concludendo: perché visitare la Mostra Rubens a Genova

Per cominciare vi do le mie motivazioni personali, poi aggiungo quelle oggettive.

Motivazione personale numero 1: come già detto in apertura, Rubens non è un pittore qualsiasi, è un pittore fiammingo che riesce a fare scuola a Genova. Il Barocco Genovese deve tutto a Rubens. Questo aspetto è stato molto ben illustrato nella mostra “SuperBarocco” alle Scuderie del Quirinale dell’inizio 2022, dove Rubens fa da apripista e aprimostra per lasciare poi lo spazio ai mirabolanti esiti del barocco genovese. In questo caso invece il percorso espositivo accompagna Rubens dal suo arrivo a Genova in avanti, affrontando i vari contesti e temi figurativi di volta in volta commissionatigli.

Motivazione personale numero 2: sono sempre stata attratta dal modo in cui Rubens tratta i tessuti, qualsiasi tipo di tessuto. Se siete stati mai a Genova all’interno della Chiesa del Gesù vi sarà stata fatta osservare la grande pala d’altare con i “Miracoli di Sant’Ignazio di Loyola“: ebbene, il santo, sullo sfondo, in piedi sull’altare con le braccia sollevate, è in secondo piano, lo vediamo quasi in bokeh, per usare una terminologia propria della fotografia contemporanea: perché il nostro sguardo è tutto attratto dalla lucentezza della gonna gonfia di raso lucido della donna in primo piano, di spalle, perfettamente a fuoco. Un capolavoro.

Peeter Paul Rubens, I miracoli di Sant’Ignazio, Chiesa del Gesù, Genova

Questa cura e sensibilità nel rendere i tessuti e i materiali in genere (le perle, le piume, l’oro, ecc.) Rubens la mette anche nei ritratti delle ricche signore e degli altrettanto ricchi rampolli delle nobili famiglie genovesi. Un tripudio di vesti palpabilissime, con velluti di cui pare di percepire la peluria e pizzi leggerissimi che sembrano fuoriuscire dalla tela e fare il solletico ai nostri polpastrelli. A me viene il prurito quando vedo quei colletti di pizzo enormi intorno ai colli delle bambine e dei bambini: espressione della moda dell’epoca che sembra davvero di poter toccare: i ritratti sembrano quasi tridimensionali.

Peeter Paul Rubens, Ritratto di Violante Maria Spinola Serra

Motivazione personale numero 3: se pensi che Genova sia semplicemente il porto commerciale di oggi, con questa mostra capisci che se oggi c’è quel porto è perché alle spalle ci sono secoli, per non dire millenni, di vocazione alla marineria. Se pensi che Genova sia stata semplicemente una repubblica marinara come hai studiato alle elementari, qui capirai che l’età d’oro della città è stata dopo, nel Seicento, paradossalmente quando tutte le grandi potenze si rivolgevano alle Americhe. Perché quando tutti guardano altrove, distogliendo l’attenzione, chi è accorto riesce a concludere i migliori affari nel buon vecchio quartiere di vicinato.

Motivazione oggettiva numero 1: non ti basta un weekend per visitare Genova. Probabilmente non basta una vita per conoscerla; io stessa che vi ho abitato per 5 anni mi accorgo ogni volta che ritorno che conosco così poco! Mostre come queste hanno l’indubbio merito di far conoscere una parte della città ignota ai più, probabilmente anche agli stessi Genovesi, dato che le opere esposte spesso sono in collezione privata oppure dislocata in una o nell’altra delle raccolte civiche cittadine. Proprio per questo mostre come “Rubens a Genova” possono essere di stimolo per i Genovesi in primis per provare il piacere della riscoperta della loro città, dei Palazzi dei Rolli, dei palazzi signorili, dei musei come Galleria di Palazzo Spinola, Palazzo Reale, Palazzo Bianco e Palazzo Rosso e delle loro collezioni artistiche.

Genova, via Balbi, Palazzo Reale

Motivazione oggettiva numero 2: il contenitore della mostra, Palazzo Ducale, è il cuore della storia cittadina. Alle spalle del duomo, di fronte ai vicoli che salgono verso la collina di Sant’Agostino e aperto verso la città ottocentesca che si origina in Piazza De Ferrari con l’avvio di Via XX Settembre e i suoi portici e con il Teatro Carlo Felice, è il fulcro dell’attività culturale genovese. La Fondazione Palazzo Ducale (oggi peraltro presieduta da Luca Bizzarri) organizza mostre di arte moderna (come questa su Rubens in collaborazione con Electa), di arte contemporanea, di fotografia (ultimamente Tina Modotti, ma in passato Steve McCurry, per dirne un paio) e altre iniziative culturali collaterali. Un luogo davvero strategico sia per la sua centralità rispetto alla città (poco distante dal Porto Antico e dal Duomo di San Lorenzo) che per la sua valenza culturale ancora oggi molto forte. Palazzo Ducale ha al suo arco diverse frecce nella direzione dell’accessibilità culturale, della divulgazione e della didattica. Mostre come questa sono soltanto la punta di iceberg di un sottobosco che quotidianamente lavora per rendere Palazzo Ducale non semplicemente un luogo della cultura, come già è, ma un luogo di coesione e inclusione sociale e culturale.

Direi che ho dato diverse motivazioni, personali e oggettive, per visitare la mostra “Rubens a Genova” a Palazzo Ducale. Voi l’avete visitata? Avete avuto altre impressioni rispetto alle mie? Avete notato dei dipinti in particolare che io qui ho non ho citato? Vi aspetto nei commenti!

20 pensieri riguardo “Rubens a Genova: perché visitare la mostra a Palazzo Ducale

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  1. Non amo l’arte, ho letto il tuo articolo per pura curiosità perché sono genovese… ma devo dire che mi ha colpita. Rubens non l’ho mai compreso e mai mi è piaciuto ma ora, con questa descrizione così dettagliata e gli accenni storici mi sono ricreduta. Credo che da ora in poi lo guarderò con altri occhi

  2. Partiamo dal fatto che io adoro le mostre di Palazzo Ducale, già l’ambientazione è incredibile. Andrò alla mostra di Rubens subito dopo le feste e da quello che ho letto in questo articolo deve essere interessante e appassionante.

    1. Sì, è una mostra molto interessante. Se abbinata poi alla visita di qualcuno dei fastosi Palazzi dei Rolli o delle chiese barocche, come San Luca o la Chiesa del Gesù, allora fai una bella scorpacciata di barocco genovese!

  3. Ricordo che la prima volta che ho visto Rubens è stato in Belgio, a Bruxelles: è stato amore a prima vista! Vediamo se riesco a ritagliarmi un pochino di tempo per visitare questa splendida mostra!

  4. Da genovese ho un po’ di vergogna a confessare che non ho ancora visitato questa mostra, la vedrò sicuramente perché è un momento importante per Genova.
    Mi fa piacere che ti piaccia Genova così poco conosciuta e riservata

    1. Ho vissuto a Genova negli anni dell’Università, quindi la amo tantissimo. Ogni volta che torno non resisto alla tentazione di una passeggiata nei vicoli, tanto scopro sempre qualcosa di nuovo!

  5. Interessante questa mostra a Genova dedicata a Rubens. Non ti nascondo che amo molto questo pittore fiammingo e, poterne ammirare i suoi capolavori, è una opportunità fantastica! Ovviamente, senza perdere tutte le altre splendide attrazioni da ammirare nella bella Città della Lanterna

    1. è incredibile pensare che senza Rubens probabilmente la Genova Barocca non si sarebbe sviluppata in questi termini e sarebbe rimasta magari più silenziosa sul piano artistico. Invece nel Seicento le sue manifestazioni artistiche non hanno nulla da invidiare al barocco romano o a quello napoletano!

  6. Bell’articolo! Accattivante e non superficiale…l’ho letto per curiosità, per vedere come è vista Genova e come è visto Rubens. Abito da una vita a Genova e non finisco mai di scoprirla negli infiniti pregi e immancabili ma non scontati difetti.

    1. Io ho vissuto a Genova durante gli anni dell’Università e la porto sempre nel cuore. Mi sono avvicinata alla sua fase barocca proprio nell’ultimo anno e devo dire che sto scoprendo una città nella città. Una meraviglia.

  7. L’anno scorso in questo periodo lasciavo Genova. Oltre le emozioni e sensazioni positive che la città mi aveva trasmesso nei tre mesi in cui mi aveva ospitata, devo dire che a Palazzo Ducale hanno sempre ospitato bellissime mostre che ho avuto modo di visitare. Sicuramente, se avessi avuto modo, avrei visitato anche questa!

  8. Potrebbe essere davvero un valido motivo a spingermi a raggiungere Genova nel 2023, ho sempre rimandato.

  9. Non sono stata a questa mostra in particolare, ma effettivamente Genova offre sempre un’ottima offerta culturale, soprattutto con le mostre a Palazzo Reale!

  10. Adoro Rubens con la sua eleganza e cura dei dettagli! Dovrei tornare a Genova per fare un giro più approfondito, peccato non riuscire a vedere questa mostra che se non sbaglio si concluderà il prossimo weekend.

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