Milano insolita: ecco cosa non ti aspetteresti mai di vedere

Sono stata a Milano di recente dopo diversi anni che non vi tornavo. E anche in passato, quando andavo a Milano, solitamente facevo il giro standard Duomo-Galleria-San Babila-Scala-Castello Sforzesco, con rare variazioni sul tema.

Questa volta sono riuscita a fare qualche giro in più e più approfondito. Così ho potuto calcare sia gli itinerari più convenzionali che seguire percorsi diversi, lasciandomi ispirare di volta in volta. E proprio grazie a queste “ispirazioni” estemporanee ho scoperto delle vere e proprie chicche, cose che mai mi sarei aspettata da Milano!

Ecco di cosa ti parlo qui:

  1. La piccola chiesa medievale di San Cristoforo sul Naviglio Grande
  2. Wall of Dolls, contro la violenza di Genere
  3. La Conca dell’Incoronata: un angolo di Venezia a Milano
  4. Ago Filo e Nodo a Piazza Cadorna
  5. Il Sarcofago dei Re Magi in Sant’Eustorgio
  6. A caccia di #leonibrutti per tutta la città

La piccola chiesa medievale di San Cristoforo sul Naviglio Grande

Il primo itinerario che abbiamo percorso ci ha condotto lungo il Naviglio Grande da Corsico, dove alloggiavamo, fino alla Darsena, in centro a Milano. Percorrendo il Naviglio nella sua interezza abbiamo potuto notare diverse cose, come la qualità di certe opere di streetart che hanno trovato qui la tela sulla quale esprimersi. Ma oltre alla streetart o a certi scorci particolarmente pittoreschi, la cosa che più ci ha incuriosito, forse anche perché era la prima chiesa in cui ci imbattevamo, è la chiesa di San Cristoforo.

Una piccola chiesetta in mattoni che in realtà è l’esito dell’unione di due edifici adiacenti; l’unione è stata compiuta nel 1625, ma i due edifici sono uno in stile romanico, la cui facciata è però decorata da un bel rosone in cotto del 1364, mentre l’altro è in stile tardogotico e risale alla fine del Trecento. San Cristoforo era il santo protettore dei pellegrini e dei barcaioli, pertanto non deve stupire la dedicazione. All’interno è affrescata da artisti di Scuola Lombarda del XV e del XVI secolo: in particolare nell’abside della porzione romanica della chiesa è raffigurato il trionfo di Dio circondato dai simboli dei Quattro Evangelisti (notate la bruttezza del Leone, simbolo dell’Evangelista Marco), mentre nell’intradosso dell’arco sono raffigurati i 12 apostoli.

L’abside di San Cristoforo al Naviglio

Wall of Dolls, contro la violenza di Genere

Arrivati su via Edmondo De Amicis, nel punto in cui si accede alle Colonne di San Lorenzo, un muro di una casa attira la mia attenzione: si chiama Wall of Dolls, muro delle bambole, ma contrariamente a quanto potrei aspettarmi, non c’è niente di tenero e di dolce nell’esposizione di queste bambole appese: rappresentano le donne vittime di femminicidio in Italia. Oltre alle bambole (di varia tipologia: Barbie, di pezza, di plastica) vi sono anche delle installazioni e un manifesto con i volti e i nomi delle vittime di femminicidio nel 2022 nel solo nord-Italia. Agghiacciante.

Si prova una certa sensazione di disagio, man mano che si capisce davanti a cosa ci troviamo: un’installazione di streetart che è pura denuncia, che costringe a fermarsi per guardare di che si tratta perfino il Milanese a passo svelto, perfino il turista che non stacca gli occhi da Google Maps. Alcune bambole sono rese volutamente raccapriccianti, oltre al fatto che, per la natura stessa del luogo in cui sono state appese, nel centro del traffico milanese, sono logore e sporche. Un muro che fa riflettere, un muro che stordisce. Un muro contro il quale è importante andare a sbattere.

Wall of Dolls, il muro che denuncia i femminicidi in Italia

La Conca dell’Incoronata: un angolo di Venezia a Milano

Anche se non c’è acqua al suo interno, questa piccola chiusa era un tempo il punto di arrivo del Naviglio della Martesana, un canale piuttosto lungo che addirittura scorre parallelo al fiume Adda nei pressi di Trezzo d’Adda (dove ho potuto vederlo durante la mia gita a Crespi d’Adda). Questo piccolo angolo di una Milano che fu, che risale al 1496 quando la Conca fu fatta realizzare da Ludovico il Moro, si trova tra l’altro non distante da Piazza Gae Aulenti e dai suoi futuristici grattacieli. A renderla suggestiva sono il casello ottagonale in mattoni, forse ottocentesco, dal quale si controllava l’effettivo funzionamento della Conca, il ponte di pietra che attraversa la Conca, i massicci muri di sponda che la delimitano e la struttura in legno di rovere che doveva chiuderla.

In primavera, poi, c’è il valore aggiunto, perché oggi laddove un tempo scorreva l’acqua (il naviglio un tempo andava ad alimentare il laghetto di San Marco, oggi non più esistente) vi è invece un giardino con alberi che, quando sono in fiore, regalano uno scorcio particolarmente allegro e floreale.

La Conca dell’Incoronata in fiore. Sullo sfondo si stagliano le guglie dei grattacieli di piazza Gae Aulenti

Ago Filo e Nodo a Piazza Cadorna

Piazza Cadorna è una delle piazze centrali principali di Milano, anche perché su di essa affaccia la Stazione Cadorna, stazione ferroviaria, nonché snodo per tre linee della metropolitana, la rossa, la gialla e la verde: dunque un luogo davvero centrale (e in effetti siamo a pochi passi dal Castello Sforzesco in direzione di Sant’Ambrogio) da cui passano ogni giorno centinaia di migliaia di persone. Si deve a Gae Aulenti il progetto di riqualificazione della piazza e della stazione alla fine degli anni Novanta. In quell’occasione al centro della piazza è stata collocata una scultura di grandi dimensioni, divisa in due porzioni, realizzata dagli artisti coniugi  Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen: si chiama Ago, Filo e Nodo.

Le due parti dell’opera raffigurano un ago e filo da una parte e un nodo dall’altra. In realtà le due porzioni idealmente si ricongiungono sottoterra, nella stazione della metropolitana e in effetti i colori dei fili, giallo, rosso e verde, sono proprio i colori delle tre linee che qui si incrociano. Inoltre, la scelta dell’ago e del filo vuole richiamare la Milano città della moda celebrando la laboriosità dei Milanesi.

L’opera “Ago filo e nodo” in piazza Cadorna a Milano

Il Sarcofago dei Re Magi in Sant’Eustorgio

Chi di noi, credente o ateo che sia, da bambino non ha favoleggiato sulle leggendarie figure dei Re Magi?

Di tutte le reliquie che sono legate alla storia della Chiesa e della religione cristiana, quelle dei Re Magi sono particolarmente interessanti. E sono interessanti perché la loro stessa esistenza in vita è avvolta nel mistero: chi erano? Da dove venivano? Perché portarono quei doni a Gesù? Cosa fecero dopo? E dove morirono?

La tradizione vuole che essi morirono e furono sepolti tutti insieme e che sia stata l’imperatrice Elena, madre dell’imperatore Costantino, fervente cristiana e cercatrice di reliquie, a trovarle e a portarle a Costantinopoli. Dopodiché, pochi decenni dopo, il vescovo Eustorgio di Milano le ricevette in dono proprio dall’imperatore Costanzo II e le portò a Milano, custodite in un monumentale sarcofago di marmo.

Reliquie preziosissime, esse furono però sottratte ai Milanesi nel 1162 quando Milano era assediata da Federico Barbarossa e furono portate a Colonia dove sono tutt’ora, nonostante le vibranti proteste che si sono succedute nei secoli, solo poche reliquie dei Magi sono rientrate a Milano all’inizio del Novecento. In Sant’Eustorgio rimane perciò il grande sarcofago vuoto, sul cui coperchio è stata posta, nel Settecento, l’iscrizione “Sepulcrum trium Magorum” sormontata da una stella, cometa ovviamente.

Per approfondire il tema, davvero affascinante, perché mescola dato storico con fervore religioso e superstizione, segnalo il post dedicato ai Magi sul blog Reliquiosamente.

Il Sarcofago dei Re Magi a Sant’Eustorgio

A caccia di #leonibrutti per tutta la città

Tutto ebbe inizio al Museo Bagatti-Valsecchi di Milano qualche anno fa quando, durante la visita, l’occhio mi cadde su un curioso leone, talmente brutto da essere imbarazzante. Credo di essermi messa a ridere moltissimo, tanto da suscitare la reazione e conseguente spiegazione da parte della guida: evidentemente il pittore non aveva mai visto un leone, ma dovendolo realizzare per forza (il leone è un dettaglio di una tela più grande in cui tra gli altri è raffigurato San Gerolamo, di cui il leone è un attributo) si impegnò notevolmente per realizzare un muso con la criniera. Giudicate voi il risultato, che a me viene da ridere ancora oggi, a distanza di anni:

Il leone più brutto che la storia dell’arte ricordi. Milano, Museo Bagatti-Valsecchi

Grazie a questo leone ho creato l’hashtag su instagram #leonibrutti. Quello che non sapevo era che nel corso di quest’ultimo viaggio a Milano di leoni brutti ne avrei visti diversi. Uno più brutto dell’altro.

Per il primo leone brutto torniamo a San Cristoforo sul Naviglio, nell’abside affrescato di cui vi ho già detto. Ho anche già preannunciato la bruttezza del leone, attributo di San Marco Evangelista. Ebbene, proprio guardando questo leone mi sono ricordata del suo parente al Bagatti-Valsecchi e nuovamente mi sono messa a ridere (in chiesa, lo so, non si fa). Anche questo leone ha la caratteristica di avere sostanzialmente un volto umano – grottesco, ma umano – circondato da una folta criniera.

Mi faccio ancora più persuasa, a questo punto, che sia vero che gli artisti milanesi o di Scuola Lombarda non abbiano mai visto un leone dal vivo. Ma che nessuno abbia loro spiegato che dipingere un volto umano e aggiungere la criniera non era la soluzione giusta non ci voglio credere. Eppure, anche questo leone è un bell’-anzi no-esemplare nella mia collezione di #leonibrutti.

Ecco il leone brutto della chiesa di San Cristoforo: sembra Don Rodrigo con la barba di Leonardo da Vinci!

Finora abbiamo visto #leonibrutti dipinti. Magari in scultura va meglio. Magari gli scultori lombardi a differenza dei pittori, qualche leone lo hanno visto dal vivo, o in qualche scultura di età romana. La risposta è no. E per scoprirlo andiamo nientemeno che al Castello Sforzesco.

Qui, dalle collezioni di arte altomedievale alle espressioni artistiche rinascimentali i #leonibrutti fanno capolino, ora come rilievi romanici, ora come stendardi di pietra. In ogni caso sono uno più ridicolo dell’altro:

Un bel leoncino di XII secolo esposto al Castello Sforzesco. Non è adorabile?
E lui? Questo bel (si fa per dire) leone su questo stemma? Non è adorabile? Dalla sala delle armi di Castello Sforzesco

Giunti alla fine del nostro percorso, spero con questo post di averti raccontato degli aspetti di Milano curiosi e ignoti ai più. Spero anche di averti fatto sorridere un po’.

E ora ti aspetto al prossimo post, dove parlerò di Milano Horror!

Un pensiero riguardo “Milano insolita: ecco cosa non ti aspetteresti mai di vedere

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  1. Ricordo alcune foto pubblicate in anteprima su IG. Devo ammettere che, vedendo l’immagine dei leoni su uno schermo più grande, l’impegno degli artisti nel realizzare le opere sembra sia senza effetto; i musi sembrano appartenere a demoni, ma sono sicuro che ci siano un motivo valido. Viceversa, strepitoso l’angolo fiorito della Conca dell’Incoronata. L’unica attrazione tra quelle che hai illustrato che sono riuscito a vedere in occasione della mia ultima visita è l’opera Ago, filo e nodo; il richiamo alla moda ci sta tutto

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