Itinerario a piedi a Milano: dal Naviglio Grande alle Colonne di San Lorenzo

Oggi ti accompagno lungo un itinerario che ho percorso io in un pomeriggio a Milano. Siamo partiti dal Naviglio Grande all’altezza della sede dei Canottieri Milano 1890 e siamo arrivati fino alle Colonne di San Lorenzo e alla chiesa di San Lorenzo, dopo aver percorso tutto il Naviglio, superato la Darsena e Porta Ticinese e avendo visitato la basilica di Sant’Eustorgio.

Il percorso è piuttosto lungo, ma in un pomeriggio si percorre tranquillamente, camminando lentamente e fermandosi di tanto in tanto: noi ci siamo fermati ad esempio per fare fotografie, ma nulla vieta di fermarsi per un caffè, uno spritz o un aperitivo.

Primo tratto: dai Canottieri Milano 1890 a Un Muro che unisce

Premessa: noi abbiamo dormito a Corsico. Corsico si colloca lungo il Naviglio Grande ed è il primo sobborgo di Milano. Un autobus, il 325, risale dal centro di Corsico il Naviglio Grande in direzione di Milano. La soluzione di dormire a Corsico può essere utile a chi vuole passare più di due notti a Milano senza spendere una fucilata in hotel in centro. In fondo il collegamento tra Corsico e il centro comporta circa 30 minuti, a seconda di dove si deve arrivare. Io che ormai mi sono abituata alle distanze e alla qualità dei mezzi a Roma, la funzionalità dei mezzi milanesi mi pare un miracolo. Anche se, certo, il biglietto giornaliero costa 2,20 €, ben più dell’ 1,50 € che si paga a Roma.

Il bus 325 ci lascia all’altezza della fermata Ludovico il Moro-Cavalcavia Don Milani, dopodiché proseguiamo a piedi, attraversando il Naviglio Grande e trovandoci al cospetto della bella palazzina liberty della sede dei Canottieri. Da qui inizia la nostra passeggiata. Per ora siamo ancora in periferia, ma dopo poche centinaia di metri raggiungiamo la prima vera attrazione di questo nostro itinerario: la chiesa di San Cristoforo sul Naviglio Grande.

Naviglio Grande, Canottieri Milano 1890

Sottotappa: la chiesa di San Cristoforo sul Naviglio Grande

Ho parlato di questa chiesa nel post dedicato a Milano Insolita: perché di fatto tutto ti aspetteresti lungo questo camminamento tranne che una piccola chiesa romanico-gotica in mattoni che inevitabilmente ti invita a chiederti perché stia lì. La risposta è questa: San Cristoforo è il traghettatore per eccellenza, colui che nell’iconografia porta Cristo in spalla, quindi è il santo protettore dei viaggiatori e dei naviganti. Di coloro che giungono a Milano dopo lungo viaggio. Come noi, insomma.

L’interno della chiesa rivela affreschi di maestri lombardi e milanesi tra cui non posso non citare, anche qui, il mostruoso Leone di San Marco, raffigurato nell’abside della chiesa da un pittore lombardo che evidentemente non aveva mai visto un leone dal vivo. Il tema dei #leonibrutti nell’arte mi sta molto a cuore. Se anche tu conosci dei #leonibrutti ti prego di segnalarmeli.

Torniamo a noi. Non mi soffermo sulla chiesa perché ne ho già parlato nel post precedente, come ho già detto, ma da qui se invece che proseguire lungo il Naviglio Grande si prende la viuzza che porta verso l’interno ci si ritrova nel regno della Street Art.

Sottotappa: Un Muro che unisce

Siamo esattamente nel luogo che troverete su Google Maps come “Un muro che unisce”: è un lungo murales dedicato a Valentina di Guido Crepax. Si tratta di un percorso di streetart che comincia a pochi metri dalla chiesa di San Cristoforo, sotto un sottopasso nel quale l’Archivio Crepax, gli artisti di We run the streets, l’associazione Around Richard, il Mudec-Museo delle Culture si sono uniti insieme per riqualificare raccontando un angolo di Milano. Un’opera nata dal basso “per fare più bella” la via San Cristoforo, un’opera che parla di identità e di apertura, di storia e di futuro: questa recensione non è mia, ma di una local guide di Google Maps.

Il sottopasso, la prima esperienza che facciamo con la streetart e con il progetto “Un muro che unisce” non è immediatamente comprensibile: i murales rimandano all’onirico, al sogno, al simbolico: la donna che viene soffiata come se fosse in una bolla di vetro per me va ben oltre il semplice disegno: parla di creazione, di fragilità, di bellezza.

Uno dei murales de Un muro che unisce

Il muro vero e proprio dedicato a Valentina, il personaggio dei fumetti di Guido Crepax, si trova un po’ più avanti. Ma prima di incrociarlo, nella via laterale, via Pesto, il muro è scandito da murales che raccontano Diabolik, in ossequio al film recentissimo Diabolik con Luca Marinelli e Miriam Leone nel ruolo di Eva Kant. Ma se la serie murales è un omaggio al cinema italiano, il vero muro da seguire è quello che racconta le storie di Valentina su via San Cristoforo. Valentina a suo tempo è stata personaggio molto popolare nell’immaginario erotico degli italiani degli anni Settanta-Ottanta. La consacrazione, che poi però ne decretò anche la fine, fu la serie TV che fu tratta dal fumetto. Io me la ricordo che ero bambina e che “non la potevo guardare” perché era per grandi. Bah. Al netto delle strumentazioni che ne sono state fatte, il personaggio di Valentina, la fotografa borderline e libertina, sui muri di San Cristoforo si riappropria della propria bellezza, della propria identità e si fa portatrice di valori contemporanei, come l’integrazione sociale e culturale. Io ho trovato bellissimo lo scorrere delle immagini, come in un film, e pur avendo riconosciuto Valentina, ho voluto pensare che incarnasse le storie di tutte noi, donne sognatrici, osservatrici, ma sempre innamorate della vita e del nostro uomo, contro tutto e contro tutti.

Giunti alla fine di via San Cristoforo il percorso si biforca: o si prosegue in direzione del MUDEC oppure si trova il modo di tornare sul Naviglio Grande. Noi optiamo per la seconda opzione, nonostante il MUDEC ospiti mostre davvero interessanti per una come me. Ma a ‘sto giro è più importante esplorare la città. Così ripartiamo e recuperiamo la posizione, sul Naviglio Grande.

Seconda tappa: il cuore del Naviglio Grande

Ritornati sul Naviglio incontriamo un sottopasso che è stato scelto dagli street artists per esprimersi: si tratta non di semplici writers, ma di artisti che hanno lavorato su commissione. Lungo il Naviglio Grande la streetart è una grande protagonista. Ne parlerò in un prossimo post.

All’altezza del ponte di Via Valenza il paesaggio del Naviglio si trasforma. Se fin qui i murales sono stati l’unico elemento qualificante di un camminamento tutto sommato non particolarmente edificante e interrotto soltanto dalle eccellenze della chiesa di San Cristoforo e della streetart che appare di tanto in tanto, da qui in avanti si entra in un mondo nuovo, dove tutto è curato e piacevole alla vista. Il camminamento lungo il Naviglio vede ora affacciarsi una serie ininterrotta di ristorantini, bar, bistrot, localini eleganti e localini più alla moda. Di tanto in tanto sulle pareti degli edifici appaiono delle opere di streetart. Opere, sì, perché l’autore in almeno due casi è Tvboy, streetartist italiano che ha fatto parlare di sé anche ultimamente, quando si è recato in Ucraina, così come il più famoso streetartist Banksy, dispensando arte e messaggi di pace e politicamente impegnati.

Kids are sacred, una delle opere di TvBoy sul Naviglio Grande a Milano

A Milano, lungo il Naviglio Grande, mi sono imbattuta in due sue opere. Nella prima neanche avevo riconosciuto la sua mano, sulle prime, e solo osservando meglio ho letto la firma. Per il secondo invece ormai avevo fatto l’occhio, e soprattutto lo conoscevo già: è “Kids are sacred”, la ragazzina vestita in jeans e maglietta gialla, con l’aureola in testa e in mano il segnale stradale STOP, chiaramente in giallo e azzurro, in riferimento alla guerra in Ucraina.

Lungo il Naviglio Grande l’ingresso di un edificio più antico ci attira e ci invita a entrare. E’ il Centro dell’Incisione Alzaia Naviglio Grande, uno spazio artistico ricavato in un edificio in mattoni invaso dalle piante rampicanti. Entrando dal lato del Naviglio ci si immette in un piccolo corridoio oltre il quale si esce in un cortile interno. Qui c’è lo spazio espositivo, ad ingresso gratuito, per chi desidera vedere le opere esposte. Altrimenti resta l’esperienza di vedere ancora pressoché intatta una palazzina seicentesca nel cuore della Milano da bere.

Abbiamo detto dei localini e dei ristoranti, tuttavia quest’angolo di Milano non è a uso e consumo dei turisti, ma è vissuto dai milanesi stessi! Poco più avanti infatti c’è una scuola elementare e passare in giorno feriale alle 16 fa vivere l’esperienza dei genitori che attendono l’uscita dei figli fuori da scuola. Proprio in questo punto, poi, si scorge un angolo di pura bellezza, un piccolo canale che si immette nel Naviglio, ma che sembra totalmente fuori luogo in città: mi aspetterei un angolino del genere in un borghetto, non certo a Milano! Ma sto iniziando a capire che questa città sa stupire, soprattutto se si ha la pazienza di osservare i dettagli.

Una vista del Naviglio Grande

Continuando a risalire si arriva in fondo – o all’inizio a seconda dei punti di vista – del Naviglio Grande. Qui si trova la Darsena, un bacino idrico artificiale lungo 750 m che fungeva da snodo per il traffico fluviale lungo i navigli. Parlo al passato perché l’ultimo barcone carico di merci transitò dalla Darsena nel 1979: da quel momento finì la storia lunga secoli del trasporto merci lungo le acque dei Navigli verso e da Milano. La Darsena è chiusa da un lato dalla grande piazza su cui si apre Porta Ticinese. Abbandoniamo dunque i Navigli e ci addentriamo nel centro cittadino vero e proprio.

Da Porta Ticinese alle Colonne di San Lorenzo

Arco di Porta Ticinese è una delle sei porte nelle mura “spagnole” di Milano. si trova nel punto in cui il Naviglio Grande si immette nella Darsena e quindi nel punto in cui giungeva il traffico fluviale di merci proveniente dal contado (Trezzano sul Naviglio, Corsico) verso la città e da dove tale traffico ripartiva lungo il Naviglio Pavese.

La Porta è in stile neoclassico molto austero: un grande propileo con colonne che sostengono un frontone, a ricordo delle architetture greche. Non è particolarmente bella, sicché non l’ho neanche fotografata, però è innegabile che costituisca un confine, un punto di passaggio tra il Naviglio e chi viene da fuori Milano, e la città vera e propria, compresa entro le mura spagnole che oggi non esistono più.

Davvero pochi passi lungo Corso di Porta Ticinese e si incontra subito una delle chiese più importanti della città, anche se non così nota come dovrebbe: Sant’Eustorgio.

Sottotappa: la basilica di Sant’Eustorgio

La Basilica di Sant’Eustorgio nasce come basilica paleocristiana, fondata dal Vescovo Eustorgio nel punto in cui due buoi che trainavano un carro fin da Costantinopoli decisero di non proseguire oltre. Quei buoi ne avevano ben donde di essere sfiniti: avevano trasportato per qualche migliaio di km il sarcofago in marmo contenente le reliquie dei Re Magi!

La storia, che ho già raccontato nel post dedicato a Milano insolita, si può riassumere così: Siamo nel IV secolo d.C., l’imperatore Costantino ha vinto una battaglia epocale a Roma presso il Ponte Milvio contro il suo rivale Massenzio perché ha dato retta a un sogno, nel quale gli si diceva di far mettere sulle insegne il monogramma di cristo: la frase, “in hoc signo vinces” è riportata su tutti i libri di storia perché a seguito di quella vittoria Costantino proclamerà il Cristianesimo religione di stato. La madre di Costantino, Elena, era già una fervente cristiana e nel nuovo clima religioso si dedica a un hobby decisamente particolare: si reca in Terrasanta alla ricerca delle reliquie fondamentali: la croce di Cristo, la corona di spine e qualunque altro resto “santo” possa essere degno di devozione. Le reliquie della croce di Cristo le porta in Italia e ora sono custodite nel museo delle reliquie attiguo alla chiesa di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Una delle reliquie che questa Indiana Jones ante litteram cerca e trova (vere o presunte che siano) è il sepolcro dei Re Magi. Tale sepolcro si trova a Costantinopoli quando Eustorgio viene nominato vescovo di Milano, qualche anno dopo, dall’imperatore Costanzo II. Eustorgio riceve in dono quel sepolcro e inizia così il viaggio alla volta di Mediolanum. E proprio in vista di Mediolanum, ma fuori delle mura cittadine i buoi si impuntano e si fermano.

La Cappella dei Re Magi in Sant’Eustorgio

La chiesa si presenta oggi in forme romaniche, ma sotto di essa è stato individuato l’abside di una chiesa ben più antica, risalente probabilmente al primitivo impianto della chiesa paleocristiana, quella costruita per accogliere le reliquie dei Re Magi.

Quelle reliquie non hanno avuto vita facile: nel 1162, durante l’assedio della città ad opera di Federico Barbarossa, esse furono trafugate e portate a Colonia, dove sono tuttora! A nulla sono valse le proteste millenarie dei Milanesi. Solo nel 1903 qualche ossicino è tornato a Milano, più per dare un contentino che per altro. Ma il sarcofago dei Magi, se dio vuole, è rimasto in Sant’Eustorgio.

Una cassa semplice, rettangolare, sormontata da un coperchio altrettanto semplice, che imita la forma del tetto a doppio spiovente con quattro acroteri angolari. Nel Settecento, perché non vi fossero dubbi, sul coperchio fu incisa una stella cometa e l’iscrizione Trium Regum Magorum. Come a dire: sapevatelo!

La chiesa al suo interno è piuttosto sobria. Belli i capitelli delle colonne delle navate, tra i quali se ne distingue uno che riporta proprio la scena dei due buoi che rifiutano di proseguire il viaggio. Accanto alla basilica sorge il Museo Diocesano con i chiostri di Sant’Eustorgio. Se invece vi colpisce, sulla piazza antistante la chiesa, la statua di quel santo che ha una spada conficcata in testa, beh, si tratta di San Pietro Martire. Si tratta di un frate domenicano che proprio presso il convento di Sant’Eustorgio alloggiò durante la sua attività milanese di contrasto all’eresia Catara. Siamo all’inizio del XIII secolo e Pietro riuscì evidentemente a farsi odiare da molti, visto che fu assassinato malamente (appunto, con una spada conficcata in testa) mentre viaggiava da Como a Milano. Io ho scoperto la sua storia alla National Gallery di Londra, dov’è esposto un dipinto di Giovanni Bellini dedicato proprio all’Uccisione di San Pietro Martire (il dipinto in realtà mi aveva colpito perché sullo sfondo è raffigurato un pozzo a cicogna…) ma la sua iconografia è ben consolidata e diffusa nell’arte tardomedievale e rinascimentale italiana.

Riprendiamo Corso di Porta Ticinese e anche se alla fermata del tram vedo un panda, penso che sia tutto regolare e mi appresto a continuare il mio cammino. E infatti la via termina davanti alla Porta Ticinese medievale: risale all’XI secolo ed è l’unica testimonianza sopravvissuta delle mura medievali di Milano.

Un panda alla fermata del tram. Succede a Milano (per promuovere l’apertura di un nuovo Bubble Tea bar)

Prima di superare la porta, il nostro sguardo è attirato da Wall of Dolls, un’installazione alquanto impattante che vuole richiamare l’attenzione sui femminicidi e le violenze di genere. Ne ho parlato nel post su Milano insolita, per cui ti invito ad approfondire lì il tema.

Sottotappa: le Colonne di San Lorenzo

Subito oltre si aprono le Colonne di San Lorenzo e la chiesa di San Lorenzo Maggiore.

Le Colonne di San Lorenzo sono una serie di 16 colonne romane collegate da una trabeazione e monumentalizzate da un piccolo arco sopra le due centrali, che furono sistemate qui in età tardoantica, probabilmente già in connessione con l’erigenda basilica di San Lorenzo, alle spalle. Queste colonne provenivano da edifici romani dismessi della città: esisteva tutta una regolamentazione dello sfruttamento di materiali da costruzione o architettonici da edifici dismessi nel mondo romano, soprattutto dal IV secolo in avanti. Nel corso dei secoli, il rapporto tra il colonnato e la chiesa di San Lorenzo, un edificio a pianta centrale molto sobrio, ma dall’imponente facciata, fu eretto un intero isolato di edifici che fu demolito solo nel 1935, mentre nel 1937 fu posta al centro della piazza la statua dell’imperatore Costantino: ah già non ve l’ho detto, l’editto con cui Costantino dichiarò il Cristianesimo religione di Stato è detto anche Editto di Milano, e risale al 313 d.C.

Le Colonne di San Lorenzo

Sottotappa: la basilica di San Lorenzo

La Basilica di San Lorenzo oggi è un’elegante chiesa a pianta centrale, ma le sue origini risalgono alla metà del IV – inizi V secolo. come basilica paleocristiana fuori le mura lungo la via Ticinensis, che collegava Milano con Pavia. La costruzione fu probabilmente una committenza imperiale, finanziata dall’imperatore d’Occidente Teodosio e proseguita dal suo successore Onorio con Stilicone, ed ebbe una valenza politica, nell’affermare l’importanza di Milano come residenza imperiale in un periodo difficile per via della pressione dei popoli barbari alle frontiere. L’edificio, a pianta centrale con quattro torri angolari e tre piccoli edifici ottagonali, satelliti della chiesa più grande. Il colonnato oggi noto come Colonne di San Lorenzo era l’ingresso monumentale che immetteva in un cortile porticato. All’epoca la chiesa sorgeva vicino all’Anfiteatro e al teatro di Mediolanum e molto probabilmente per la sua costruzione fu impiegato materiale di spoglio proveniente proprio dai due edifici da spettacolo, così come le Colonne di San Lorenzo sono di reimpiego da altri edifici preesistenti.

Nel corso dei secoli la basilica subì diversi rifacimenti e incidenti: un incendio nel 1071 la distrusse completamente. Chi appiccò l’incendio? La leggenda che si diffuse vuole che sulla chiesa una cicogna avesse fatto il nido e che in un momento in cui essa era assente per cercare cibo per i pulcini, un serpente li avesse mangiati. Per vendicare il fatto la cicogna avrebbe preso nel becco un tizzone ardente col quale uccise il serpente; solo che così facendo la cicogna diede fuoco al nido e da lì si svilupparono le fiamme che in breve tempo aggredirono e distrussero la chiesa. Fantasioso, no?

Nonostante i problemi strutturali e quelli dovuti a incendi e terremoti, la basilica fu nel Rinascimento un modello di riferimento per gli architetti che riscoprirono la pianta centrale come simbolo della cristianità: fu disegnata da Bramante, da Leonardo da Vinci e da Giuliano da Sangallo, non proprio gli ultimi della classe, ecco.

La Basilica di San Lorenzo alle spalle delle Colonne

Presso la basilica di San Lorenzo (al momento, inizio 2023, in corso di restauro) si conclude questo itinerario davvero denso di cose e di esperienze. Abbiamo macinato diversi km, abbiamo osservato tutto e fotografato molto, ci siamo fatti incuriosire dalla streetart e dalle chiese. Siamo rientrati la sera a Corsico stanchi, ma decisamente soddisfatti.

8 pensieri riguardo “Itinerario a piedi a Milano: dal Naviglio Grande alle Colonne di San Lorenzo

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  1. Sono passata solo una volta in questa zona di Milano e di sfuggita per raggiungere una mostra d’arte che si teneva non molto distante dalle Colonne di San Lorenzo (parecchi anni fa aggiungo) e infatti molti murales che hai immortalato non c’erano. Un motivo in più per tornarci a fare un giro!

  2. Molto interessante questo itinerario.
    Sono sincera, sono stata tante volte a Milano ma mai ai Navigli e mi piacerebbe vedere la zona.. motivo in più per sperimentare questo itinerario così particolare.

  3. L’anno scorso a Maggio sono stata a Milano e mi sono concessa uno street art tour a piedi. In zona Darsena ho trovato splendidi murales, soprattutto quelli dedicati ad Alda Merini, nei pressi di Via Magolfa. È una città che sa continuamente stupirmi

    1. Ecco, io questi murales invece non li ho visti! Il bello di Milano è proprio questo: l’infinita varietà di offerta artistica e culturale a ogni angolo di strada!

  4. Sono stata diverse volte a Milano ma non mi ha mai affascinata più di tanto, alcuni dei posti che hai raccontato, come le Colonne di San Lorenzo, però potrebbero farmela rivalutare.

    1. Anch’io devo ammettere che non ho mai amato particolarmente Milano, però avevo sempre fatto delle piccole e brevi incursioni. Questa volta invece mi sono lasciata anche guidare dall’istinto e ho scoperto lungo i Navigli e fino alle Colonne di San Lorenzo una Milano che può e sa essere vissuta lentamente.

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