Buon centenario, Imperia!

Quest’anno Imperia, la mia città natale, capoluogo del Ponente Ligure, compie cent’anni.

Esatto, correva l’anno 1923 quando Mussolini decretò la creazione della città a partire dall’unione di due paesi che si fronteggiavano da un argine e dall’altro del torrente Impero: Oneglia e Porto Maurizio.

In realtà Imperia si formò dall’unione di almeno 11 tra comuni e borgate che sorgevano nell’immediato entroterra, sia gravitanti sulla valle Impero che sulla Val Prino. Ma ovviamente i due centri più grossi erano e rimangono Oneglia e Porto Maurizio, i due borghi di mare posti a est e a ovest del torrente Impero.

Cacelotti e Ciantafurche, così si appellavano gli uni con gli altri i portorini e gli onegliesi. E devo dire che un po’ di campanilismo, seppur di folklore, è rimasto: tanto che i portorini dicono che la cosa più bella di Oneglia sia la vista del promontorio su cui sorge Porto Maurizio. E gli onegliesi rosicano. Ma pazienza.

Certo è che Oneglia e Porto Maurizio, pur essendo due borghi di mare molto vicini tra di loro, sono davvero davvero diversi. Partiamo con Oneglia.

Oneglia: il fronte del porto più bello del Mediterraneo

Si chiama Calata Cuneo: una schiera di case colorate che al piano terra sono animate da un lungo portico sotto il quale si aprono ristoranti e localini vari costituisce la quinta scenografica speciale del porto di Oneglia. Un porto non grande, storicamente fatto per i pescherecci di media e piccola taglia. Negli anni Settanta per breve periodo qui attraccavano i traghetti per la Sardegna, ma appunto si trattò di una breve stagione. In anni recenti, invece, sono gli yacht di lusso ad attraccare qui, per la goduria degli occhi (e anche un po’ di sana invidia) di chi viene a passeggiare da queste parti.

In realtà il porto di pescatori continua a funzionare. Ben prima dell’alba salpano i piccoli pescherecci e prendono la via del largo. Quando rientrano la mattina presto subito si anima il mercato del pesce fin sulla banchina. Sotto i portici ci sono le prime pescherie. Il resto verrà venduto al mercato coperto che si trova oltre via De Geneys, vicinissimo alla chiesa Colleggiata di San Giovanni. E poi c’è il peschereccio Ittiturismo Pingone, che ti fa direttamente salire a bordo per mangiare pesce freschissimo.

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La passeggiata lungo Calata Cuneo, il porto di Oneglia

Oneglia: San Giovanni e i portici

Il borgo di Oneglia si sviluppa immediatamente alle spalle di Calata Cuneo. Del borgo medievale e poi seicentesco rimane più poco, giusto la chiesa di San Giovanni e poco più, mentre intorno si è sviluppata la città ottocentesca, sabauda, che ha trasformato il corso principale in una via porticata che ricorda molto Torino. Sotto i Portici ai miei tempi (30 anni fa, quand’ero adolescente) il sabato pomeriggio si svolgeva il mitico rito dello struscio, oppure delle “vasche“: passeggiare avanti e indietro sperando di incontrare amici, o di farsi notare dai ragazzi, o di attaccare bottone con l’uno e con l’altro. All’epoca l’aperitivo non esisteva o non andava di moda, di conseguenza l’appuntamento era “sotto i portici” non al bar X o Y e si camminava avanti e indietro, non si prendeva lo spritz.

Quand’ero bambina Oneglia aveva una cosa che a raccontarla adesso dà proprio il senso della distanza temporale. A Imperia aveva sede la Pasta Agnesi, quella che negli anni Ottanta imperversava con il claim Silenzio. Parla Agnesi“. Ebbene in quegli anni la pubblicità narrava di velieri che salpavano da Odessa e attraversavano il Mar Nero col loro carico di grano diretto a Imperia. E a Imperia c’erano i binari che attraversavano la città, e che collegavano la sede dell’Agnesi, che non a caso stava sul porto, appositamente per ricevere direttamente i carichi di grano dall’Ucraina, con la stazione di Imperia Oneglia e quindi con la grande distribuzione. E mi ricordo che spesso il traffico stradale si bloccava, proprio perché dall’Agnesi saliva il treno merci (ancora me lo ricordo: piccolo, marrone scuro, lento lentissimo) verso la stazione di Oneglia. Col senno di poi quella “perdita di tempo” è diventata una perdita culturale, perché oggi di quei binari non v’è più traccia e anche l’Agnesi non ha più sede a Imperia. Ah, e non esiste neanche più la stazione di Oneglia, ça va sans dire.

piazza san giovanni oneglia
Piazza San Giovanni, Oneglia

Oneglia: i musei

Solo negli ultimissimi anni Imperia ha cercato di imporre se stessa come meta di turismo culturale oltre che balneare. Anche perché, diciamocelo, le spiagge a Imperia sono poche e già occupate, giustamente, dagli autoctoni. Non resta, ai “foresti” che accontentarsi di vedere la spiaggia da lontano, oppure di destagionalizzare il turismo e godere di Imperia in momenti diversi dalla stagione di punta. Lo stimolo può essere davvero l’offerta culturale.

Ecco che allora Oneglia offre un paio di esperienze degne di nota: Villa Grock e il Museo dell’Olivo

Villa Grock è la massima espressione del Liberty in Riviera: appartenuta al grande clown francese Grock, che all’epoca impazzava sulla scena internazionale, è un monumento alla fantasia, al fiabesco, all’illusionismo. Oggi la villa è musealizzata e aperta al pubblico, e ospita oltre che a un’introduzione sulla vita di Grock, anche una serie di installazioni pensate proprio per ricreare quel mondo illusionistico che spesso associamo al circo. La vista sul Golfo di Oneglia al crepuscolo ripaga di qualunque cosa.

villa grock imperia
Villa Grock a Imperia. Il Giardino

Il Museo dell’Olivo è il museo dell’Olio Carli, una realtà produttiva importante a Imperia, forse il produttore di olio più famoso del territorio in Italia e anche fuori. Non troverete mai l’Olio Carli al supermercato: Carli ha sempre venduto solo ed esclusivamente per corrispondenza. Poi si è evoluto nel mercato dell’online e infine ultimamente ha aperto dei punti vendita (uno a Genova in via San Lorenzo, per esempio). Il museo in sé nasce dalla collezione del fondatore della Carli, Carlo Carli, il quale raccolse oggetti di ogni tempo e luogo legati all’olio, alla sua produzione, al suo consumo e ai suoi utilizzi, non solo per condire, ma anche per illuminare. Ecco che allora la collezione spazia dalle anfore romane alle lucerne romane, dalle iscrizioni alla ricostruzione di un gumbo, l’antico frantoio a sangue che era azionato dal girare in tondo di un mulo o di un asino.

Un museo tematico davvero interessante, una realtà culturale molto importante per Imperia.

Porto Maurizio: il Parasio

Il Parasio è il centro storico di Porto Maurizio, il borgo medievale arroccato sulla sua collinetta le cui pendici si spingono fino al mare. Il Parasio ha inizio ufficialmente dalla piazza del Duomo, duomo che è un gigante bianco di marmo ottocentesco, in stile neoclassico, massiccio nelle sue forme, ma con quella cupola che disegna la silhouette di Porto Maurizio da lontano. Il Duomo, visto da vicino, sembra un alieno atterrato da chissà dove in un borgo antico. Ma effettivamente a vederlo da lontano (da Oneglia) ha il suo perché. Anzi.

Dalla piazza del Duomo si dipartono i vicoli che si addentrano nel Parasio vero e proprio, nel borgo antico fatto di stretti carrugi in salita e di case in pietra. Ci sono almeno due tappe che meritano una passeggiata al Parasio: il piccolo oratorio di San Pietro, una piccola gemma barocca esposta a ovest, pronta ad essere illuminata dal sole del pomeriggio e ad essere incendiata dal rosso del sole al del tramonto.

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L’oratorio di San Pietro al Parasio, Porto Maurizio

Dalla chiesetta di San Pietro si diparte un portico coperto aperto con un loggiato sul panorama offerto dal mare: sono le Logge di Santa Chiara, legate al convento delle Clarisse che ancora esiste qui al Parasio. E poi si sale e si sale, di scorcio in scorcio, tenendo sempre come punto di riferimento il mare, fino ad arrivare in piazza sulla sommità del Parasio: una piazzetta, quattro case e un ristorante.

Il Parasio è un borgo che non è un borgo, perché è circondato dalla città moderna, ma è un angolo che rimane sospeso nel tempo e se non fosse per le automobili che possono percorrere la via principale, sembrerebbe davvero di trovarsi in un altro tempo.

Porto Maurizio: la Marina

Da giovane (25-20 anni fa, sigh sob) io frequentavo assiduamente la Marina in estate: le mie amiche, compagne di classe del liceo, avevano l’ombrellone alla Spiaggia d’Oro, oppure ai vicini Bagni Oneglio. Io invece andavo nell’attigua spiaggia libera, un fazzoletto di sabbia strapiena. Ma i miei pomeriggi alla D’oro, così come i pomeriggi di tutti i miei coetanei dell’epoca, erano all’insegna del divertimento, del mare, dell’amicizia. Ho ricordi bellissimi legati alla mia adolescenza e prima giovinezza.

La Marina è cambiata tanto negli anni. Rispetto a quando la frequentavo io, per esempio, è stato costruito il grande porto di Imperia, che ha stravolto completamente il litorale tra Porto Maurizio e Oneglia. Ma lungi da me piangere i bei tempi andati. Le città si evolvono e crescono su se stesse, seguendo le esigenze contingenti economiche, turistiche, produttive che siano. Sono processi necessari, lo dico da archeologa che solitamente nel suo lavoro verifica ex post questi cambiamenti, mentre in questo caso li ho potuti vedere in tempo reale.

Una barchetta alla Marina di Porto Maurizio

Comunque la Marina non è solo la spiaggia, è anche l’inizio della Passeggiata degli Innamorati che va verso ovest, verso Borgo Foce e più avanti fino al Prino. Perché Imperia è da percorrere, da camminare, da osservare e da accarezzare.

Porto Maurizio: i musei

Visto che siamo alla Marina il primo museo di Porto Maurizio di cui parliamo è il Museo Navale di Imperia. Un museo che affronta il tema del mare e della marineria a 360°: dall’archeologia, con l’esposizione dei dolia (grandi contenitori in terracotta) della nave romana di Diano Marina, alla storia della marineria ligure, con l’esposizione di manichini, modellini di navi, oggetti di bordo, foto storiche; dall’esperienza immersiva a bordo di una nave da guerra alla possibilità di conoscere i venti e imparare i rudimenti della vela; dal mondo sommerso alla fauna acquatica e al Santuario dei Cetacei che si sviluppa proprio nel Mar Ligure.

Salendo al Parasio, nella grande piazza del Duomo, proprio di fronte alla chiesa, sorge il palazzo che ospita al suo interno, al piano terra dell’edificio, il Museo del Presepe. Una realtà molto particolare, perché l’esposizione riguarda un grande presepe, realizzato dallo scultore genovese Anton Maria Maragliano e costituito da ben 113 statuine tra uomini e animali. Gli uomini, abbigliati come personaggi del Settecento, ci riportano indietro nel tempo alla Genova del XVIII secolo. Il presepe è uno straordinario esempio di artigianato artistico ligure, un’opera unica nel suo genere che giustamente si merita un museo dedicato. Tra l’altro nello stesso edificio ha sede al primo piano la Pinacoteca. Attualmente non è ancora aperta al pubblico, ma spero che presto possa aprire i battenti.

La Sacra Famiglia del Presepe di Imperia

Tra Porto Maurizio e Oneglia, accanto all’edificio in stile razionalista delle Poste sorge quello che è il vero fiore all’occhiello dell’offerta culturale imperiese: il MACI – Museo di Arte Contemporanea di Imperia che ha sede in Villa Faravelli. Qui sono esposte opere di Marino Marini, di Lucio Fontana (i famosi tagli!) e di Robert Delaunay per citare i principali e più noti artisti. La collezione nasce dalla donazione dell’architetto genovese Lino Invernizzi, cultore dell’arte contemporanea. Gioverà sapere che per visitare e apprezzare appieno la collezione è disponibile l’audioguida (io senza sarei stata persa).

Imperia: escursioni nei dintorni

Escursioni nei dintorni di Imperia significa borghi dell’entroterra e Via dell’Olio. Ma prima di tutto andiamo a vedere il punto panoramico più bello su Imperia: Monte Calvario.

Monte Calvario è sede di una chiesa solitamente chiusa al pubblico, ma costruita su un poggio elevato dal quale si gode una vista esagerata che ha per soggetto principale il Parasio, quindi il borgo antico di Porto Maurizio, ma che spazia da ovest a est dal Prino a Oneglia. Uno spettacolo magnifico.

I borghi dell’entroterra di Imperia

Questo paragrafo meriterebbe un blogpost a parte, e va detto che a diversi borghi dell’entroterra io ho dedicato vari post in passato. Quindi qui farò una sintesi e demanderò ad altri approfondimenti presenti qui sul blog.

Dunque, sono sostanzialmente due le vallate dell’entroterra di Imperia che vale la pena di risalire per scoprire i borghi dell’entroterra. Una è la Valle Impero, l’altra la Valle del Caramagna.

Risaliamo la Valle Impero, per cominciare. E partiamo da Lucinasco, Borgomaro e Aurigo: tre borghi della valle Impero. Di questi, Lucinasco e Aurigo sono in altura, mentre Borgomaro è in valle e sorge proprio sugli argini del torrente Impero, che in realtà qui si chiama Maro, da cui deriva il nome del borgo. Un borgo di case in pietra, di vicoli stretti e di case e chiese, come quella dei SS. Nazario e Celso, poco fuori del paese, in altura.

Lucinasco invece lega il suo nome e la sua tradizione all’olio. Appena fuori del paese un piccolo laghetto è un’oasi di pace e di bellezza completamente avulso dal contesto e nel quale si riflette la piccola chiesina romanica di Santo Stefano. Poco più avanti, inoltrandosi nella strada che entra nel bosco, si incontra la chiesa di Santa Maria Maddalena, un altro capolavoro di architettura romanica, suggestiva in mezzo al bosco.

Chiesa di Santa Maria Maddalena Lucinasco
La chiesetta di Santa Maria Maddalena, nei boschi di Lucinasco

Infine Aurigo. Un borgo decisamente in altura. vicoli, gatti, e anche qui un santuario, dedicato a San Paolo, appena fuori dal paese, poco più in alto, raggiungibile a piedi dal borgo percorrendo una via panoramica sul paese e non solo: su tutto l’arco delle Alpi liguri, fino al Monte Saccarello.

Salendo lungo la via Nazionale (che porta fino a Torino) si arriva in un punto in cui la valle cambia. Salutiamo il torrente Impero, incontriamo il giovane Arroscia che si riversa in direzione di Albenga dove si congiunge con il Neva andando a costituire il Centa, il fiume che sfocia effettivamente ad Albenga. Qui sorge Pieve di Teco, borgo di fondovalle medievale, fondamentale luogo di transito e di mercato lungo la via che dalla costa voleva valicare le Alpi. Pieve di Teco sorge sorniona sul suo fiume, con la sua via principale porticata e la sua riservatezza, tipica dei Liguri, e ancor più dei Liguri dell’entroterra. Per esempio, ho scoperto solo in una mostra a Roma (!) che a Pieve di Teco sono custoditi, nelle chiese, autentici capolavori dell’arte barocca ligure. Sì, ne ho parlato nella recensione alla mostra “SUPERBArocco” svoltasi alle Scuderie del Quirinale, Roma, nel 2022.

Sotto i portici di Pieve di Teco

Andando ancora più in su, in Alta Valle Arroscia, ecco i borghi di Ponti di Pornassio, borgo piccolo e antico, in pietra, arroccato al suo canyon sul fiume, e Mendatica, borgo legato alla tradizione della cucina bianca tipica delle malghe e degli alpeggi, vero e proprio borgo di montagna con una lunga tradizione di turismo estivo da chi, abitante a Imperia, in estate in piena controtendenza se ne va al fresco invece che stare al mare.

Il borgo di Ponti di Pornassio (IM)

I borghi dell’entroterra di Porto Maurizio

Risalendo la valle del torrente Caramagna da Porto Maurizio si incontrano diversi borghi e borghetti. Tra i più interessanti ne seleziono due posti lungo la Via dell’Olio, Dolcedo e Valloria. Dolcedo, borgo medievale di fondovalle, è un paese ancora oggi densamente popolato, se rapportato ad altri borghi dell’entroterra del Ponente Ligure. Si sviluppa lungo le rive del torrente Caramagna, tra case in pietra affacciate sul greto del fiume e la piazzetta in cui converge la vita paesana fatta del bar e di poche altre attività commerciali.

Valloria invece è in altura, anzi più precisamente è un borgo di mezzacosta, immerso nelle colline sistemate a fasce e coltivate a ulivi. La sua caratteristica è quella che l’ha resa famosa fuori dalla provincia di Imperia è l’essere diventata, prima che la street art esplodesse come mezzo di valorizzazione dei piccoli borghi, il borgo delle porte dipinte: da 30 anni almeno artisti di ogni parte del mondo hanno trovato nelle porte delle case di Valloria le tele su cui dipingere i loro soggetti: si va dalla ballerina di tango all’oliveto e alle scene legate alla raccolta delle olive e alla produzione dell’olio, al pescatore, alla bambina che va a scuola.

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Una porta dipinta con la scena più ligure di tutte: un oliveto

Imperia: le manifestazioni importanti

Due sono le manifestazioni importanti e degne di nota di Imperia: le Vele d’Epoca, che si svolgono a settembre, e Olioliva che si svolge solitamente a novembre.

Partiamo dalle impressioni di settembre, con le regate delle Vele d’Epoca. Ammetto che sono anni, anzi almeno due decenni ormai, che non mi trovo a Imperia all’inizio di settembre, quando si svolgono le Vele d’Epoca, ma il ricordo è rimasto impresso nel cuore (compresa quella volta che – avevo 18 anni – a mio padre chiesero se ero la sua fidanzata e lui si incazzò come una iena. Buffo, perché ora al mio compagno chiedono se io sono sua figlia 🤔). Al netto di questo episodio stupido, all’epoca a corredo delle regate c’erano stand pubblicitari e informativi che era un piacere guardare uno per uno. All’epoca, poi, ospiti fisse erano la mitica Palinuro, veliero bellissimo, e la Amerigo Vespucci che ancora oggi solca i mari e gli oceani. Era un’emozione vedere l’una o l’altra ogni volta.

Negli anni sono state scattate certe fotografie alle regate di questi favolosi velieri che davvero fanno sognare. Una meraviglia vedere questi capolavori di ingegneria navale solcare le onde e sfidare i venti. Non è un caso se a Imperia la scuola di vela ha tantissimi iscritti sin da giovanissimi.

Fotografia ufficiale dalle Vele d’Epoca 2022. Credits: Vele d’epoca di Imperia

E poi c’è Olioliva. La manifestazione che a novembre, periodo dell’anno particolarmente morto, risveglia gli animi di Imperia e del Ponente. In effetti il periodo è quello giusto per un’attività produttiva tipica del Ponente Ligure: la raccolta delle olive e la produzione di olio in frantoio. Una tradizione che da queste parti è millenaria e capillare, tant’è che esiste una via dell’olio che da Imperia risale l’entroterra. Ma soprattutto esistono aziende, più o meno note, più o meno sviluppate, che producono olii di eccellenza.

Una mostra all’Archivio di Stato per celebrare il centenario di Imperia

Dal 2 dicembre all’8 giugno 2023 è allestita all’Archivio di Stato di Imperia la mostra “Imperia è… un ponte tra passato, presente e futuro”: attraverso i documenti conservati nell’Archivio si ripercorrono le tappe del percorso che ha portato all’unione degli antichi ex-comuni (Oneglia e Porto Maurizio, certo, ma anche Dolcedo, per citare quella che oggi è la frazione più grande nell’entroterra). La mostra è a ingresso libero. Sul canale instagram dell’Archivio trovate gli orari di visita. Io la visiterò il prima possibile e sono quasi certa che le dedicherò un post a sé.

Vuoi ascoltare Imperia? Ne parlo su Radio Nord Borealis

Radio Nord Borealis è la radio per la quale sono speaker all’interno di un programma dedicato ai viaggi dal titolo Vie Naturali. Ho dedicato una delle puntate, andata in onda pochi giorni fa, il 13 agosto, proprio a Imperia. Se la vuoi ascoltare la trovi sul canale Youtube di Radio Nord Borealis:

7 pensieri riguardo “Buon centenario, Imperia!

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  1. Dal modo in cui racconti Imperia traspare il tuo trasporto e la tua passione per il luogo che ti ha dato i natali. Deve essere davvero una città interessante, eclettica e abituata a interscambiarsi con il mondo. Devo assolutamente farci un salto.

  2. Intanto buon compleanno ad Imperia, città che ho sempre voluto visitare, ma che rimane sempre nella wish list. Sarà che da pigra ligure che viene dal Levante sembra sempre così lontano andare in Ponente 😉 Ma ci verrò presto!

  3. Non immaginavo che Imperia fosse una così bella e ricca città! Mi piace molto la sua commistione di stili e la presenza di musei e luoghi di cultura: Villa Grock sarebbe per me una meta principe! Non mi resta che organizzare un viaggetto, magari un weekend, sperando di vederci!

  4. Non sono ancora mai stata a Imperia purtroppo ma ho letto con interesse poiché ero molto curiosa di conoscere il tuo punto di vista, essendo tu nativa di questa città.

  5. Inizio col fare tanti auguri a questa città così ricca di storia e con tante cose nelle da visitare. La prenderò in considerazione per il mio prossimo viaggio a spasso per la Liguria

  6. Vado spesso in Liguria, ma ammetto che ho molte lacune sul Ponente Ligure. E non immaginavo che a Imperia e dintorni ci fosse così tanto da vedere! Sicuramente appena sarò da quelle parti voglio vedere il presepe monumentale del Museo del presepe, sono un’appassionata della materia! 🙂

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