Paphos, cosa fare e cosa vedere nella città di Cipro dove nacque Afrodite

Narra il mito che Afrodite, la dea greca della bellezza e dell’amore, sia nata sorgendo dalle onde del mare proprio a Paphos, sulla costa occidentale di Cipro. Non per nulla Omero nell’Iliade la definisce Cipride, ovvero originaria di Cipro. Nel mito Afrodite nasce dalla spuma delle onde del mare, esattamente come la dipinge Botticelli nella celebre tela esposta agli Uffizi di Firenze, capace lei sola di attirare ogni giorno migliaia di visitatori.

Non so se sia merito di Afrodite, tuttavia Paphos oggi è una località di mare davvero godibile, che unisce il turismo balneare (e di lusso) con il turismo culturale, grazie alla grande area archeologica di Nea Paphos, inserita nella lista dei beni Patrimonio mondiale dell’Umanità UNESCO e ad altre aree archeologiche che spuntano come oasi culturali in mezzo alla città moderna.

Uno scorcio del lungomare di Paphos

Cosa fare a Paphos: il lungomare

Se alloggiate in uno dei bellissimi hotel frontemare, come l’Alexander The Great o l’Annabelle (per citarne due impossibili da non notare) sicuramente potrete godere del sole e del relax direttamente sulla spiaggia o sulla terrazza che non gode del mare e della salsedine, ma ama farsi vedere da chi passeggia sulla stretta ma suggestiva passerella che corre parallela alla costa. Se invece, come me, alloggiate altrove (il Veronica Hotel è una validissima alternativa, ve lo dico), la passeggiata sul lungomare vi consentirà di invidiare i clienti degli hotel sopra citati che possono godere del sole elegantemente sdraiati sul lettino, magari sorseggiando un cocktail (il mio ideale di vacanza totale), ma anche di godere della vista sul mare, della brezza calda che anche a metà ottobre regala l’estate e la possibilità di fare il bagno.

La passeggiata sul mare è piuttosto lunga; superata la serie degli hotel luxury inizia la serie dei locali/ristoranti più o meno turistici, che si dispongono intorno al porto di Paphos. Un porto non particolarmente grande, dominato oggi come allora dal Castello di Paphos: una fortificazione che mi ha ricordato Le Castella di Capo Rizzuto in Calabria, ma in proporzioni minori. Il Castello, che risale alla fine del XIV secolo, è visitabile, dall’alto si domina la vista sul porto, sulla baia e su Kato Paphos, la città vecchia, se così la possiamo definire.

Il castello di Paphos

I locali lungo il porto di Paphos sono piuttosto turistici e propongono cucina internazionale. Se volete qualcosa di più intimo e più tradizionale vi consiglio di lasciare il lungomare. Io mi sono trovata molto bene da Estia su Poseidon Avenue (la parallela rispetto al lungomare), ma sicuramente altri locali di pari livello si trovano altrove, non sul mare. Sul mare va bene prendere una birretta per esempio al Wooden Pub mentre si aspetta il tramonto o prima di cena.

Cosa fare a Paphos: visitare l’area archeologica di Nea Paphos

Io che sono archeologa e che non sono incline ai facili entusiasmi sono andata in visibilio. Ho visitato purtroppo solo una piccola porzione dell’area archeologica, che invece è vastissima ed è inserita nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità UNESCO.

Nea Paphos è il nome della città ellenistica e poi romana di Paphos, e si distingue da una Palaia Paphos, più antica, completamente cancellata dalla città greca e poi romana. Io ho visitato solo la parte romana imperiale, consistente in una serie di domus e una villa, tutte caratterizzate da straordinari pavimenti a mosaico che raccontano dell’estrema ricchezza, ma anche dell’elevato livello culturale dei proprietari.

La domus di Aion, è la prima, col suo elaboratissimo mosaico pavimentale a decoro del triclinio, l’ambiente di rappresentanza della casa, che racconta miti più o meno noti all’epoca come ai nostri giorni. Aion, dio del tempo eterno, dell’eterno ritorno, dà il nome al mosaico, ma in effetti la sua figura non si conserva, è evocato giusto dall’iscrizione che lo cita. Intorno ad esso si dispongono divinità varie che appartengono a varie categorie: abbiamo l’epifania di Dioniso, l’episodio di Leda e il cigno, l’episodio di Apollo e Marsia, il satiro che osò sfidare il divino cantore, la sfida di bellezza tra Cassiopea e le Nereidi. Nel centro della scena sta(va) Aion, il tempo ciclico, per cui tutta la composizione musiva doveva avere un qualche significato, un qualche senso compiuto nella scelta e nell’apposizione dei vari episodi mitologici.

La villa di Teseo è l’edificio residenziale più esteso di Nea Paphos. Anch’esso è decorato con bellissimi pavimenti a mosaico tra cui, per l’appunto il mosaico di Teseo che dà il nome al complesso. Su un pavimento circolare, al centro è rappresentato Teseo che affronta il Minotauro alla presenza di Arianna, colei che nel mito lo aiutò a uscire dal Labirinto. Proprio il labirinto si dispone, sempre a mosaico, tutto intorno alla scena centrale con Teseo, andando a riempire tutto il resto del pavimento: un’opera di raffinata fattura che rivela oltre che una committenza molto ricca, anche maestranze molto esperte.

E poi c’è la Domus di Dioniso con i suoi numerosissimi mosaici a tema mitologico, geometrico o di genere: ad esempio lungo il portico di un cortile si dispongono scene di caccia e di animali selvatici. Diverse sono le raffigurazioni di personaggi e coppie mitologiche, come Giove e Ganimede, Fedra e Ippolito, Piramo e Tisbe. Ma la domus prende il nome dal mosaico nel quale è raffigurato Dioniso che beve vino insieme alla ninfa Akme, mentre al centro della scena Icarios conduce un carro pieno di otri di vino. Chiudono la scena due pastori visibilmente ubriachi, indicati nell’iscrizione sul mosaico come “i primi bevitori di vino” della Storia.

Domus di Dioniso, mosaico con Giove (trasformato in aquila) e Ganimede

Sulla base della mia esperienza, consiglio di visitare l’area archeologica di Nea Paphos fin dal mattino, in modo da non dover correre il rischio di fare le corse e vedere troppo poco rispetto al totale dei monumenti conservati e visitabili.

A zonzo per Kato Paphos, tra le aree archeologiche che sopravvivono nella città moderna

Alle spalle del mare si stende la Paphos moderna nella quale qua e là però, di tanto in tanto, saltano fuori monumenti e aree archeologiche più o meno piccole che ci raccontano quanto la città attuale sia cresciuta e si sia sviluppata su se stessa, inglobando spesso le strutture più antiche, usandole come fondazioni per gli edifici moderni.

Non ho avuto moltissimo tempo a disposizione per poter esplorare Kato Paphos, tuttavia quel poco è stato davvero interessante. Innanzitutto la piccolissima chiesa bizantina di Aghios Antonios, che sembra un piccolo fungo antico in mezzo alle palazzine moderne, davvero suggestiva immersa nel suo giardino.

La gatta sulle murature della chiesa medievale di Aghia Kiriaki Krisopolitissa

Andando avanti si incontra un esempio perfetto di cosa significa “città che cresce su se stessa”: è l’area archeologica di Aghia Kiriaki Krisopolitissa. Si tratta di tre chiese che si sono succedute nel corso del tempo, una dopo l’altra, a partire da quella più antica, immensa, di IV secolo d.C., autentica basilica paleocristiana con pavimenti a mosaico e le 5 navate scandite da imponenti colonne in marmo provenienti da qualche importante edificio romano in dismissione. Accanto, nel XII-XIII secolo sorge una piccola chiesa bizantina, mentre nel XVI secolo sorge la terza chiesa, che si impianta nelle navate di sinistra ormai crollate della basilica paleocristiana e diventa la chiesa principale del quartiere.

Risalendo la via si raggiunge il sito dell’antico teatro ellenistico che sfrutta il pendio della collina per ricavare le gradinate della cavea, il posto destinato al pubblico delle rappresentazioni teatrali, tragedie e commedie. Al di sopra, in cima alla cavea, doveva sorgere il tempio di Afrodite: oggi si conservano solo le fondazioni, ma si intuisce che esso era costruito in posizione scenografica, rivolto verso il mare, verso Occidente. Una vista magnifica, oggi come allora.

La vista sul teatro ellenistico, su Kato Paphos e infine sul mare dall’alto del tempio di Afrodite

E Afrodite ancora oggi a Paphos dispensa doni insperati a chi non sapeva di desiderarli e di meritarli.

9 pensieri riguardo “Paphos, cosa fare e cosa vedere nella città di Cipro dove nacque Afrodite

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  1. Un posticino davvero molto interessante, storicamente parlando. Non sapevo che ci fossero così tante attrazioni in questa zona. prendo nota, sperando di farci un salto appena possibile…magari in primavera

  2. Mi piacerebbe visitare Cipro, ma secondo te qual’è il periodo migliore? Pensavo la primavera per il fatto che non è ancora così caldo per girare, che dici?

    1. Beh, guarda, io sono stata a metà ottobre e tolto qualche breve acquazzone tempo splendido e caldo come da noi inizio settembre, gente in spiaggia e a prendere il sole. Sì, bene la primavera, ma pure ottobre è un buon momento.

  3. Ci sono stata proprio l’anno scorso. Paphos è stata la prima tappa del viaggio che mi ha portato alla scoperta di Cipro e Cipro Nord. Ho adorato i suoi siti archeologici

  4. L’area archeologica di Nea Paphos così come un giro per la città alla ricerca di antichità mi attira moltissimo. Non sono mai stata a Cipro ma sicuramente merita una visita.

  5. Ultimamente sto leggendo davvero tanto su Cipro e come sempre la curiosità di andarci prima o poi cresce sempre di più; inoltre ho anche un amico che è di Nicosia quindi…prenderò spunto da questo tuo articolo.

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