Visitare Palestrina: il Santuario della Fortuna Primigenia e il Museo archeologico Nazionale

Palestrina è un borgo in salita. Davvero in salita. Un borgo quasi verticale: a chi lo vede da lontano, dal fondovalle, fa davvero impressione – a me l’ha fatta perché ho immaginato che poi quella salita avrei dovuto affrontarla a piedi – perché non è semplicemente arroccato, ma sembra scavato nella montagna. Tutta colpa, o merito, del santuario romano della Fortuna Primigenia.

Ora, è difficile spiegare cosa sia il santuario della Fortuna Primigenia di Palestrina a chi non l’abbia mai visto. Già è complicato per un archeologo – e credetemi, io ne so qualcosa – perché si tratta di un’opera davvero imponente, unica nel suo genere, come mai se ne sono viste nel mondo romano, prima e dopo.

Si tratta di un santuario che sfrutta il pendio, peraltro piuttosto ripido, della montagna, per realizzare una serie di terrazze collegate da scalinate, sulle quali si alternano pozzi e absidi, fino a culminare in un’ampia cavea sormontata dal tempio della Fortuna Primigenia.

La cavea – scalinata di accesso al Palazzo Barberini Museo archeologico Nazionale di Palestrina

Oggi, tra il santuario ricavato nel pendio della montagna e la cavea passa una strada. La cavea oggi è la scalinata di accesso al Palazzo Barberini che sorge, evidentemente, sui resti dell’antico tempio di Fortuna. Un luogo, dunque, che ha una continuità di vita, e vive in un’aura di sacralità da poco più di 2000 anni. A me personalmente queste cose fanno impazzire, sarà che ultimamente sono molto devota alla Fortuna.

Ma torniamo a noi. Le due attrazioni principali di Palestrina sono due: il Museo Archeologico Nazionale e il Santuario della Fortuna Primigenia. E sono questi che ho visitato, durante una visita ad alto contenuto archeologico/culturale.

Tappa 1: il Museo archeologico Nazionale di Palestrina

Allestito nel Palazzo Barberini, è il museo che racconta la storia del santuario, della città antica di Praeneste e del territorio, risalendo anche ad età preromana.

Il percorso di visita si sviluppa su più livelli. Al piano terreno è protagonista Palestrina di età romana , attraverso i simboli del potere imperiale quali rilievi e ritratti di imperatori, nonché statue di divinità. La più importante è la statua colossale di Fortuna-Iside, della fine del II secolo a.C., che era la statua di culto posta all’interno del tempietto che sormontava il grande santuario.

Museo archeologico nazionale di Palestrina, la statua colossale di Fortuna-Iside

Al piano superiore, in ambienti affrescati che ci ricordano che ci troviamo in un palazzo storico, troviamo una collezione di oggetti in bronzo che rimontano addirittura ad età preromana, provenienti da necropoli del territorio. Straordinarie le ciste, cilindriche o rettangolari, sormontate sul coperchio solitamente da figurine in bronzo molto plastiche e con le pareti solcate da scene mitologiche incise nella lamina bronzea.

Un satiro assalta una ninfa sul coperchio di una cista. Palestrina, Museo Archeologico Nazionale

Tra i tanti reperti esposti uno attira l’attenzione: un anello d’oro, unico elemento di corredo di una sepoltura femminile rinvenuta a Grottaferrata (RM), particolarissimo, perché vi è incastonato un castone in cristallo di rocca che copre un ritratto maschile realizzato in lamina aurea, probabilmente raffigurante il volto del figlio di lei, morto prematuramente. Un oggetto piccolissimo, ma di una bellezza rara, e commovente se se ne scopre la storia.

L’anello di Carvilio, con un ritratto in lamina d’oro di un giovane all’interno di un castone in cristallo di rocca che gli dona tridimensionalità

Il Mosaico del Nilo

Ma l’opera indubbiamente più straordinaria esposta nel museo è il cosiddetto Mosaico del Nilo. Rinvenuto in una sala absidata nel foro di Praeneste all’inizio del XVII secolo, probabilmente consacrata a una delle due divinità egizie che a Roma ebbero tanto successo: Iside oppure Serapide. Risale alla fine del II secolo a.C. ed è una trasposizione in mosaico di una grande mappa dell’Egitto, visto in prospettiva, seguendo il corso del Nilo durante la sua periodica inondazione, nel suo corso dall’Alto Egitto fino al delta sul Mediterraneo.

Museo archeologico di Palestrina, il Mosaico del Nilo

Si potrebbe stare davanti al mosaico per ore ad analizzarne i dettagli, tutte le raffigurazioni di animali, di piante, di edifici che richiamano templi e palazzi realmente esistenti all’epoca. Un paesaggio animatissimo, pieno di vita e lussureggiante, coloratissimo ed estremamente affascinante.

Mosaico del Nilo

Tappa 2: il santuario della Fortuna Primigenia

Nei miei studi di archeologia, il Santuario della Fortuna Primigenia costituisce una pietra miliare.

Siamo alla fine del II – inizi I secolo a.C., quella che viene solitamente indicata come età sillana, ma che ricomprende in realtà alcuni decenni a cavallo del I secolo a.C. che sono davvero fondamentali per la storia della Repubblica, perché in quegli anni cominciano a emergere personaggi che fanno del culto della personalità la loro cifra stilistica, per imporsi come personaggi carismatici all’attenzione della società romana: il primo è Gaio Mario, homo novus di origini non patrizie che non solo giunge al consolato, ma lo rinnova per anni – e in questo è il primo – e diventa il primo vero grande uomo di potere che si sia mai imposto sul Senato di Roma. Segue Lucio Cornelio Silla, che da alleato di Mario dapprima, ne diventa acerrimo nemico, fino a prenderne il posto; e anche Silla è destinato a reggere le sorti di Roma per diversi anni (tanto che, appunto, parliamo di età sillana a proposito degli anni intorno all’80 a.C.); poi saranno Gneo Pompeo e Gaio Giulio Cesare a diventare protagonisti della scena politica, quindi Marco Antonio e Ottaviano. Dopodiché la strada, spianata circa 80 anni prima dal primo di questi personaggi carismatici, porterà Ottaviano a diventare Augusto e poi primo imperatore nel 27 a.C.

Questa impietosa sintesi dell’ultimo secolo della Repubblica (la mia prof di storia romana all’università potrebbe giustamente incazzarsi) è necessario per inquadrare il Santuario della Fortuna Primigenia. Fortuna alla quale, per esempio, lo stesso Silla era devoto.

Il tramonto dal Santuario della Fortuna Primigenia

Si tratta di un imponente, spettacolare, gigantesco santuario articolato su sei terrazze che dalla piana scava il fianco dell’altura fino in cima. Doveva essere impressionante all’epoca: lo è ancora oggi che si conservano soltanto le sostruzioni e poco più. Era un complesso articolatissimo, cui si accedeva, dal basso, dal Foro cittadino (quello da cui proviene il Mosaico del Nilo), che sorgeva in piano, e che di rampa in rampa risaliva fino alla terrazza centrale, cosiddetta “degli emicicli” perché vi si aprono, simmetriche, due esedre porticate e monumentalizzate da volte a cassettoni e da colonne scanalate. Su questa terrazza, la quarta, si trovava il pozzo sacro presso il quale si coglievano le sortes, cioè i vaticini dispensati dalla dea Fortuna. Nelle fonti antiche si parla del simulacro della dea, raffigurata nell’atto di allattare Giove e Giunone bambini.

Santuario della Fortuna Primigenia, la Terrazza degli Emicicli

Dalla quinta terrazza, nella quale il muro di fondo vede l’alternarsi di nicchie e finte porte, si accedeva alla sesta terrazza, più ampia, con un piazzale a U percorso da un portico su tre lati. Dal lato di fondo si innalzava una cavea teatrale sulla cui sommità sorgeva il tempio alla dea Fortuna, la cui statua di culto è esposta nel museo. La cavea teatrale altro non è che l’ambia scalinata semicircolare di accesso al Palazzo Barberini, mentre del tempio si conservano soltanto in parte le fondazioni, inglobate nelle strutture successive.

Dall’ultima terrazza del santuario si diparte la cavea sulla quale si innalza Palazzo Barberini, sede del Museo Archeologico di Palestrina

6 pensieri riguardo “Visitare Palestrina: il Santuario della Fortuna Primigenia e il Museo archeologico Nazionale

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  1. Un luogo che amo assai e che non vedo l’ora di esplorare con la Community 🚀😍 Grazie per questo articolo !

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