Il Giubileo 2025 può essere l’occasione per scoprire luoghi legati alla Chiesa, in particolare alla storia più antica del Cristianesimo, fuori dai percorsi di pellegrinaggio ormai sempre più vittima del turismo di massa.
Credo che mai come per questo Giubileo, in questo periodo storico in cui il turismo di massa sta snaturando i luoghi, sia importante tralasciare i luoghi simbolo per andare a scoprire invece chiese o siti legati sempre a protagonisti della cristianità (siamo a Roma, del resto), ma meno battuti dai percorsi turistici e potenziali luoghi di pellegrinaggio essi stessi.
Ho già dedicato alcuni post ad altrettanti itinerari che ho battezzato (con scarsa fantasia, lo ammetto) “Itinerari del Giubileo“:
- Da Santa Croce in Gerusalemme a San Giovanni in Laterano (fattibile a piedi e in una mattinata)
- I luoghi di San Paolo (non fattibile a piedi, fattibile in giornata)
Oggi vi porto invece nei luoghi di Santa Cecilia. La santa patrona della musica ha molti devoti in tutto il mondo e la storia del suo martirio e della storia del suo culto è molto particolare.
Premessa: questo itinerario in due tappe non è fattibile a piedi né in giornata, se giustamente pensate di ottimizzare i tempi cercando di vedere più cose in uno stesso quartiere: una tappa infatti è a Trastevere, l’altra sulla via Appia, non esattamente dietro l’angolo.
Innanzitutto: chi è Santa Cecilia
Siamo intorno al 230 d.C. Nobile fanciulla romana, Cecilia è promessa in sposa a Valeriano. Cecilia è cristiana e fa voto di castità. Confida ciò a Valeriano, il quale accetta il voto. Una sera, però, sorprende Cecilia in preghiera con un giovane: chiede chi sia e gli viene risposto che si tratta di un angelo. E l’angelo si rivela effettivamente, e Valeriano non solo si converte, ma ottiene anche la conversione del fratello Triburzio. Papa Urbano I battezza i giovani cristiani. La loro vita però è in pericolo. I due sposi si dedicano infatti a opere di carità, dando sepoltura a tutti i poveri morti per strada e privi di identità. Il giudice Almachio vorrebbe impedire la sepoltura dei cadaveri dei Cristiani, ma Cecilia, lo sposo e il fratello, ovviamente, non obbediscono. Per questo vengono arrestati. Obbligati a rinnegare la fede cristiana, si rifiutano e vengono torturati e decapitati. Cecilia viene condannata invece a morte per asfissia su un rogo di fiamme, ma lei non muore e anzi intona inni e canti al Signore: e infatti Santa Cecilia è patrona della Musica; si decide allora di decapitarla, ma ancora Cecilia non muore, la testa non si stacca dal collo dopo i tre colpi vibrati dal boia. Dopo giorni di agonia, papa Urbano I la fa seppellire nelle Catacombe di San Callisto, presso la via Appia, e le conferisce una posizione di prestigio: una camera funeraria tutta per sé, accanto alla cripta dei Papi e dei vescovi. Inoltre, fa sì che la domus di Cecilia, in Trastevere, sia convertita in luogo di culto. Su di esso sorgerà poi una basilica paleocristiana martiriale. Ma è solo nell’821 d.C. che le spoglie di Cecilia sono traslate nella basilica a lei dedicata, per volontà di papa Pasquale I.
Nel 1599, in vista di restauri per il grande Giubileo del 1600, fu individuato il sarcofago contenente le spoglie mortali della Santa e fu aperto: il corpo della martire era ancora intatto, un vero e proprio miracolo che si decise di immortalare incaricando il giovane scultore Stefano Maderno di realizzare una statua che raffigurasse Cecilia esattamente come era stata rinvenuta.
I luoghi di Santa Cecilia a Roma: Tappa 1: Santa Cecilia in Trastevere
A Trastevere, poco distante dal complesso di San Michele a Ripa, sorge la basilica di Santa Cecilia in Trastevere. La tradizione vuole che la chiesa, in origine paleocristiana, rivista poi in forme rinascimentali, sorga sulla domus in cui Cecilia era nata e cresciuta. In effetti al di sotto della basilica si trovano i resti di una domus di età imperiale che probabilmente fin da subito fu trasformata in domus ecclesiae, quindi in aula di culto in onore della martire, da cui poi sarebbe sorta la basilica paleocristiana nel momento in cui furono traslate qui le spoglie mortali riportate dalle catacombe di San Callisto. Della basilica paleocristiana sopravvive l’abside mosaicato, con Cristo tra santi e il papa e un fregio sottostante con l’Agnello di Dio in mezzo alle pecore che simboleggiano gli Apostoli.
Alla fine del XIII secolo Arnolfo di Cambio realizza il ciborio che sormonta l’altare maggiore. Al di sotto dell’altare è posta la statua di Santa Cecilia realizzata da Stefano Maderno in marmo nel 1600: la santa è sdraiata in una posizione un po’ particolare: su un fianco, con la testa, che fu mozzata, avvolta in un sudario e ruotata, mentre le mani indicano l’una il numero tre, l’altra l’uno, a espressione della natura una e trina di dio. Il tre indicherebbe anche i tre colpi inferti al suo collo all’atto della decapitazione.
Nel Seicento e poi nel Settecento la chiesa viene ulteriormente ampliata e abbellita. Le navate laterali presentano le volte affrescate con puttini tra ghirlande di fiori: un insieme molto elegante che conferisce ariosità e musicalità al tutto. La facciata con l’ampio cortile antistante l’ingresso si deve a una sistemazione ottocentesca.
Al di sotto della basilica sorge una domus, che la tradizione vuole sia stata l’abitazione di Cecilia da viva. La domus risale al II secolo a.C. con modificazioni che intervengono nel II secolo d.C., nell’età dell’imperatore Adriano, e che indicano la lunga vita di questo complesso residenziale. A quest’epoca risale la conversione da domus a insula: non cambia la destinazione residenziale, ma quella che inizialmente era una residenza per una sola famiglia diventa una residenza multifamiliare sul modello delle insulae (quindi degli isolati) multipiano di Ostia antica. Ciò si deve alle mutate condizioni di questo quartiere, il Trastevere, che in età repubblicana era ancora scarsamente popolato, mentre in età imperiale diventa densamente abitato. In età cristiana qui viene installato un fonte battesimale, accanto al balneum (una piccola vasca termale) presso cui leggenda vuole che sia avvenuto il martirio di Cecilia.
Info pratiche: la basilica di Santa Cecilia apre al pubblico tutti i giorni dalle 16 e durante le funzioni religiose; si può visitare liberamente; per visitare la domus sottostante occorre affidarsi a qualche visita guidata di qualche gruppo o associazione (come ad es. Roma Sotterranea o il Gruppo Archeologico Romano: consiglio di fare ricerca su Google per informarsi).
I luoghi di Santa Cecilia a Roma: Tappa 2: Catacombe di San Callisto
Abbandoniamo Trastevere e ci trasferiamo sull’Appia, fuori dalle Mura Aureliane, in un’area compresa tra l’Appia, la via Ardeatina e via delle Sette Chiese. Qui sorgono le Catacombe di San Callisto, le più grandi catacombe cristiane di tutta Roma e le più note e importanti: i suoi cunicoli sviluppano all’incirca 20 km lineari di gallerie nelle quali si aprono vere e proprie camere funerarie, cripte, ma anche semplicemente arcosoli e colombari scavati nel tufo.
Le catacombe prendono il nome da Callisto che già prima di diventare papa, alla fine del II secolo d.C. le amministrava. Divenuto papa col nome di Callisto I, le ampliò ulteriormente e le fece diventare le catacombe ufficiali della Chiesa, nelle quali trovarono degna sepoltura 16 papi e 50 martiri oltre a Santa Cecilia.
Il complesso, che occupa una superficie sotterranea complessiva di circa 15 ettari, è suddiviso in regiones, in quartieri. Il percorso di visita consueto, gestito dall’Istituto Salesiano di San Callisto interessa soltanto una di queste regioni, quella cosiddetta dei Papi e di Santa Cecilia. La visita, lo anticipo fin d’ora, non è esattamente una passeggiata di piacere: ogni mezz’ora gruppi di circa 15-20 persone distinti per lingua vengono accompagnati da una guida in una visita che è una corsa di 30 minuti all’interno dei cunicoli. Un’esperienza che purtroppo, mi duole dirlo, non rende giustizia della bellezza e dell’importanza del luogo. La sensazione è – per i visitatori – di essere trattati come polli in batteria. Un’occasione persa per valorizzare il nostro patrimonio archeologico e cristiano.
Fu l’archeologo Giovan Battista De Rossi alla fine dell’Ottocento a scavare e a studiare per primo le catacombe di San Callisto. Non a caso l’archeologo è considerato il padre dell’archeologia paleocristiana. Da uno degli accessi esterni si scende attraverso una scala fino al primo e poi al secondo livello di gallerie scavate nel tufo. Si incontra dapprima la Cripta dei Papi. Voluta da papa Damaso I, ospita(va) le spoglie mortali di 9 papi e di altri esponenti della gerarchia ecclesiastica. Damaso I fece scolpire al calligrafo Furio Dionisio Filocalo gli epigrammi funerari che decoravano le lapidi delle tombe dei papi in questa Cripta: Damaso fu infatti un papa poeta e proprio nella cripta dei papi fece incidere questo suo epigramma, sfoggio di modestia e humilitas: “Qui io, Damaso, desidererei far seppellire i miei resti, ma temo di turbare le pie ceneri dei Santi“. La cripta dei papi si presenta come una piccola aula quadrangolare abbellita da colonne e nelle cui pareti si aprono gli arcosoli che ospitavano le sepolture. Le pareti brune del tufo sono dunque animate da colonne in marmo bianco nonché dalle lapidi funerarie sulle quali erano iscritti i nomi e gli epitaffi dei papi ivi sepolti.
La cripta successiva è quella consacrata a Santa Cecilia. Un piccolo ambiente nel quale è ricavata un’ampia nicchia concepita per accogliere le spoglie mortali di Cecilia. Da qui nell’821 papa Pasquale I traslò il sarcofago nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere. Oggi al suo posto è collocata una copia della statua di Stefano Maderno il cui originale è, ancora una volta, nella basilica di Trastevere. La cripta di Santa Cecilia è affrescata: si trova l’immagine della santa in preghiera, del Cristo Pantocratore che tiene in mano il vangelo e di Sant’Urbano, il papa che aveva battezzato Cecilia, morto anch’egli martire. Anche lo stretto soffitto è affrescato: in un pannello si conserva la croce tra due pecorelle, mentre nel pannello inferiore si riconoscono le figure di tre santi martiri individuati dai loro nomi iscritti: Polìcamo, Sebastiano e Quirino.
Il percorso in questa regione delle Catacombe prosegue con la Galleria dei “cubicoli dei sacramenti”: si tratta di vere e proprie camere scavate nel tufo, nelle cui pareti sono ricavate le nicchie per la deposizione dei sarcofagi. Si tratta di tombe familiari che hanno la particolarità di conservare, su fondo bianco, scene dipinte che rappresentano il battesimo, l’eucarestia, esemplificata dalla rappresentazione dell’ultima cena, e l’episodio biblico di Giona. Gli affreschi risalgono all’inizio III secolo d.C., ben prima, quindi, che il Cristianesimo venisse riconosciuto come religione professabile liberamente (lo farà infatti Costantino solo all’inizio del IV secolo d.C.).
Il percorso di visita continua poi attraverso altri cunicoli fino a risalire all’uscita, alla luce.















