Visitare Belgrado: cosa fare in un giorno

Sono stata a Belgrado recentemente per lavoro. Tuttavia, come sempre quando vado in trasferta all’estero, sono riuscita a ritagliarmi del tempo per visitare la capitale della Serbia. Ne ho tratto alcune info pratiche che vi racconto qui, e un itinerario culturale alla scoperta della città.

La fortezza di Kalemegdan

La collina di Kalemegdan, posta alla confluenza tra i fiumi Sava e Danubio, è il nucleo più antico di Belgrado. Qui sorgeva Singidun, insediamento celtico della tribù degli Scordisci che in età imperiale divenne la città di confine di Sigindunum, posta sul limes (confine dell’impero) danubiano. Dell’antica città romana resta molto poco, un piccolo lacerto di mura di cinta e qualche edificio, integrato poi nella collina fortificata in epoca medievale di Kalemegdan.

Kalemegdan, il tratto di mura romane ancora conservate

Kalemegdan oggi è un grande parco pubblico, racchiuso da un’ampia e imponente cinta muraria. Al suo interno si trovano alcuni piccoli musei, trascurabili: un’esposizione di dinosauri, che piacerà a chi viaggia con bambini, e un museo della guerra, che ha anche un’esposizione all’aperto di cannoni e carri armati: la “solita” (non amo il genere, forse si è capito) sfilata di armamenti bellici protagonisti di guerre purtroppo anche recenti, con intento celebrativo e nazionalista. Bah. Per il resto il Parco è ad accesso libero, una passeggiata sopraelevata dalla quale, nelle belle giornate (quindi non quando sono andata io) si vede dall’alto il punto di incontro tra la Sava e il Danubio.

Il punto d’incontro tra Sava e Danubio dall’alto della collina di Kelemegdan

Ma ci sono comunque almeno due attrazioni all’interno dello spazio della fortezza che merita visitare. Si tratta di due chiese. Una è la chiesa Ružica, al cui ingresso ci accolgono due armigeri di cui uno in armatura medievale, l’altro in alta uniforme novecentesca. Il riferimento alle guerre e alle armi lo troviamo anche all’interno della chiesa, piccola, a navata unica, affrescata negli anni ’40 con scene di Cristo e santi, ma con due lampadari davvero particolari: realizzati con bossoli di mitragliatrice e scimitarre: un ricordo – questa volta forse non particolarmente celebrativo, ma piuttosto di condanna – della I Guerra Mondiale. La chiesa fu infatti bombardata e parzialmente distrutta nel 1915, all’inizio della Grande Guerra, e fu riaperta al pubblico dopo i restauri solo 10 anni dopo.

Uno dei candelabri realizzati con bossoli e scimitarre di Ruzica

La seconda chiesa, ancora più piccola, è Sveta Petke, i cui interni sono decorati in mosaici in anni tutto sommato recenti, tra il 1980 e il 1983. La chiesa attuale, che sorge vicinissima a Ružica, è stata costruita nel 1937, ma una prima cappella esisteva fin dal XV secolo. Sveta Petke è piccola, raccolta, i suoi mosaici sono accoglienti e rassicuranti.

Dentro Sveta Petke

Il Museo Nazionale della Serbia

La più importante istituzione museale della Serbia si trova, ovviamente a Belgrado, ospitata in un grande e sobrio edificio neoclassico che affaccia su una piazza sulla quale, dall’altro lato della strada, affaccia il Teatro Nazionale. Il Museo è articolato su tre piani, corrispondenti ad altrettanti temi: al piano terra l’archeologia, dalla preistoria alla tarda romanità; al primo piano l’arte e la cultura materiale medievale fino al Seicento, dove sono le icone sacre a farla da padrone; infine al secondo piano l’arte serba moderna e contemporanea, con incursioni interessanti, come un Monet e un Picasso (per dire…).

Il museo è ovviamente molto interessante. La sezione archeologica è ben curata, ha un allestimento molto recente e accattivante, che viaggia sul doppio binario della cronologia e delle tematiche. Troviamo contesti davvero importanti, come il sito mesolitico di Lepenski Vir (che chi studia paletnologia e preistoria all’università ha sicuramente incontrato) o, correndo direttamente all’età romana, il ritratto dell’imperatore Costantino da Niš, in Serbia, sua città natale. Una sezione ricavata in due ambienti strettissimi trattati come caveaux di banche espone la collezione numismatica e di medaglie: io non sono un’appassionata del genere, ma oggettivamente è interessante attraversare tutta la storia numismatica della regione anche attraverso i simboli rappresentati su monete e medaglie, che di fatto illustrano la propaganda politica in ogni tempo.

Le sculture mesolitiche (e simpaticissime) di Lepenski Vir

Al primo piano la collezione ci accompagna lungo i secoli del medioevo e fino all’età moderna dedicando alcune sale alle icone bizantine, sulle quali sono raffigurate madonne, santi, martiri, episodi del vangelo e della Bibbia.

Al secondo piano, dopo una piccola piccolissima collezione egizia (pare che non possa esistere museo che non abbia almeno un ssarcofago egizio…) inizia la pinacoteca di arte moderna e contemporanea nella quale veniamo a contatto con la produzione pittorica degli artisti serbi (e non solo) dal Seicento al Novecento. Ci sono anche incursioni di illustri pittori “stranieri”, come Picasso o Monet. Una bella passeggiata nell’arte balcanica che, dopotutto, non è così diversa dalla nostra negli stessi secoli e decenni.

Un’icona bizantina tra le tante esposte in museo: Annunciazione

Una pausa dolce: il bistrot dell’Hotel Moskva

Quando ce vo’ ce vo’, soprattutto se fuori è freddo, nevica e tu hai bisogno di fermarti un attimo per unaa pausa corroborante. Lo storico Hotel Moskva, nel pieno centro di Belgrado è un’istituzione: eretto nel 1908, inaaugurato dal re Petar I Karadjordjevic in persona, è un gioiello dell’architettura secessionista russa e da subito divenne il salotto buono dell’elite balcanica prima, durante e dopo le due guerre. La cosa eccezionale è che questo hotel, col suo bistrot/cafè, ha mantenuto la sua identità ed esistenza nonostante le travagliate vicende di questa parte d’Europa nel corso del Novecento.

L’Hotel Moskva in una sera d’inverno

Il bistrot/cafè è aperto al pubblico, non è riservato ai clienti dell’hotel e varcare il suo ingresso è una meravigliosa passaporta in un mondo Belle Epoque, fatto di grandi lampadari, di luci dorate e soffuse, di tavoli in legno e di musica soffusa fatta di violini, arpe e flauti: la chillout di altritempi.

Il menù prevede una selezione di té, oppure di caffetteria, cocktails e birre, ma soprattutto dolciumi. E tra questi la Moskva Cake è la principessa. Creata proprio in questo luogo per soddisfare i palati più fini della ricca clientela dell’hotel, è un dolce incredibilmente molto fresco, in cui a strati di pan di spagna alle mandorle si alternano livelli di panna e ananas o di panna e ciliegie: quasi esotico per le mie papille gustative.

Ho parlato del teatime all’Hotel Moskva su “Il mio té blog”: è il mio teablog ormai 15enne: se ti incuriosisce facci un salto!

Il tempio di San Sava

La più grande chiesa bizantina dei Balcani è un tempio dalla storia in realtà molto recente perché la sua costruzione è stata avviata soltanto nel 1905 e ancora non è del tutto completata: una Sagrada Familia dei Balcani anche se, certo, non si percepisce minimamente l’incompiutezza. La chiesa sorge sul luogo nel quale gli occupanti Ottomani nel 1594, in spregio alla popolazione cristiana che venerava San Sava, pensarono bene di profanare le reliquie del santo, dando ad esse fuoco sulla collina dove, dal 1905 sarebbe stata avviata la costruzione della chiesa. C’è dunque una memoria storica nella scelta del luogo.

L’interno di San Sava: un trionfo di oro e colore

Anche se osteggiato da molti, che lo ritengono la brutta copia kitsch di Santa Sofia a Istanbul (se non ci credete cercatelo su Wikipedia!) a me il Tempio di San Sava mi ha davvero fatto esclamare “Wow!” entrando: un trionfo di oro e colore, dato dai mosaici alle pareti, nelle cappelle laterali e sulla grandissima volta. Tra Cristi benedicenti, madonne, angeli, santi e martiri, sui mosaici è letteralmente illustrato tutto il pantheon (concedetemi il termine) cristiano bizantino. Un gigantesco candelabro sospeso, decorato con una grande croce orizzontale, pende dalla cupola centrale e contribuisce a illuminare uno spazio che è già radioso di suo. I mosaici, nelle iconografie e nell’impiego dell’oro, anche se sono di fine Novecento, si rifanno chiaramente alla tradizione dei mosaici bizantini ben più antichi.

Il Tempio di San Sava ha anche una cripta, sottostante l’aula centrale della chiesa. Anche quaggiù è il trionfo dell’oro, ma questa volta dipinto. Sono affrescati alle pareti San Sava e altri santi ed episodi importanti per la storia della Chiesa serba.

Belgrado by night: Skadarlija

Skadarska ulica è una via non particolarmente grande, eppure è la strada bohemienne di Belgrado, quella dei ristorantini e dei locali notturni che, nel suo tratto finale ha murales che sfondano le pareti dei palazzi creando nuove prospettive e nuove visioni di città ideali. Il quartiere che le sorge da un lato e dall’altro si chiama Skadarlija: una sorta di Montmartre bidimensionale e molto ridotta, ma con un’atmosfera calda e accogliente, anche se fuori nevica.

I palazzi decorati con murales architettonici di Skardalija

I locali hanno dehors carini, che sotto le feste natalizie sono ancora più suggestivi. Si viene qui se si vuole provare l’autentica cucina tradizionale serba accompagnati da orchestrine di due/tre individui che suonano e cantano musiche folckloristiche in cambio di pochi dinari. L’unico aspetto negativo di questi concertini improvvisati è che se si vuole parlare a cena, beh, si fa decisamente fatica.

Inizialmente Skadarlija nasce come quartiere zingaro, ma nel XIX secolo qui si installano artigiani cuochi e impiegati. La sua fortuna come quartiere bohemien ha avvio con l’inizio del Novecento, quando, con la chiusura dello storico ristorante Dardanelli poco distante, gli artisti che lo frequentavano cominciarono a cercare lungo Skadarska ulica locali degni in cui ritrovarsi e continuare a discutere.

Uno scorcio suggestivo di Skardalija

In questa strada ho mangiato in due ristoranti: Dva jelena (che letteralmente significa Due Cervi) e al Velika Skadarlija. Il primo è molto tradizionale, il secondo è molto più elegante, ma entrambi permettono di immergersi nell’autenticità della cucina serba.

Concludendo

Questo è un itinerario di un giorno della capitale della Serbia, Belgrado. Spero con questo post di aver dato qualche spunto per progettare una visita in questa città che ha vissuto tante vite e non sempre le mostra (per questo ti consiglio la lettura del post dedicato alle cose da sapere su Belgrado prima di partire).

5 pensieri riguardo “Visitare Belgrado: cosa fare in un giorno

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  1. Sinceramente non conosco Belgrado, è stato interessante scoprire qualcosa su questa città in particolare mi hanno incuriosito le sue chiese

  2. Ma che concidenza, ero a Belgrado proprio la settimana scorsa!

    L’ho trovata una città magari non bellissima, nel senso classico del termine, a tratti un po’ “sgarruppata”, però al tempo stesso molto affascinante, avvolgente, viva… un posto dove tornerei sicuramente volentieri!
    Consiglio anche la visita del museo della Jugoslavia, per me che sono slovena, ma ho vissuto sempre in Italia, è stato doppiamente interessante!

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