Cordoba: le cose da sapere prima di partire

Ho amato Cordoba, nonostante vi abbia trascorso pochi giorni. In questo post voglio fissare le cose più interessanti e utili da sapere, cose che io ho scoperto in parte organizzando il mio viaggio, in parte durante il mio soggiorno nell’antica capitale araba del califfato di El Andaluz. Spero che potranno essere info utili anche per voi.

Come raggiungere Cordoba

Innanzitutto come raggiungere Cordoba. Cordoba non è servita da un aeroporto. Il più vicino è quello di Siviglia, ma si può atterrare anche a Madrid o a Malaga. In tutti i casi dall’aeroporto si raggiunge la stazione centrale della città di arrivo e da qui ci si sposta in treno fino alla stazione centrale di Cordoba. Io sono arrivata con l’aereo a Siviglia, da qui si possono scegliere due opzioni: prendere un bus, EA Line che con un biglietto di 4 € dall’aeroporto porta alla stazione oppure – se non si ha voglia di aspettare – si può prendere il taxi che costa 25 € circa. Dalla stazione di Siviglia si prende il treno per Cordoba e in 40 minuti circa si arriva a destinazione. La frequenza dei treni è ogni mezz’ora/ora con prezzi che variano a seconda del treno tra i 14 e i 40 euro, a seconda se si viaggia con treno linea Avant (il più conveniente) o AVE. I biglietti della Renfe, la rete ferroviaria spagnola, si comprano sia sul posto che online. L’accesso ai treni è molto ordinato: il biglietto viene controllato sia prima di accedere al binario che prima di salire sul treno.

Medina Azahara

C’è stato un sogno. Il sogno di un califfo di costruire una città ideale accanto alla capitale del califfato di El Andaluz. Nel 936 d.C. il califfo Abd el Rahmann III fece costruire non semplicemente un palazzo reale, ma una città cinta di mura dominata dall’alto dal palazzo del potere. Una città raccontata dalle fonti dell’epoca come straordinaria per bellezza architettonica, per il bel giardino che decorava il palazzo, con i suoi giochi d’acqua, quasi che fosse una riproposizione in terra del paradiso.

Neanche 80 anni dopo, però, la città fu distrutta nel corso di una sanguinosa guerra civile. Distrutta e abbandonata, se ne perse memoria fino agli inizi del Novecento, quando fu riportata alla luce. Medina Azahara oggi è un sito archeologico inserito nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO, con una storia interessantissima per quanto è stata breve. Si trova a pochi km da Cordoba, raggiungibile solo in auto. L’ingresso all’area archeologica e al museo è gratuito per i cittadini dell’UE, ma per raggiungere il sito, che è in altura, alle pendici della Sierra Morena, bisogna prendere una navetta per la quale, quella sì, bisogna pagare il biglietto.

Il sito archeologico di Medina Azahara dall’alto

Oggi l’area archeologica di Medina Azahara mostra soltanto il 12% dell’intera superficie dell’antica e sfortunata città, corrispondente al palazzo reale, l’ALcazar e alla residenza del Jaffar, il primo ministro. La visita si snoda attraverso i vari padiglioni dell’antico palazzo. Purtroppo gli elevati sono conservati per piccolissima parte, proprio perché dopo l’abbandono la città divenne cava a cielo aperto di materiali da costruzione. Nonostante ciò, alcune porte ad arco e alcune grandi arcate lasciano intendere la grandezza e la maestosità delle architetture di questo sogno del califfo.

Non sto qui a descrivere Medina Azahara, di cui ho parlato nell’altro post dedicato a Cordoba. Lascio qui il link a un approfondimento: La città che visse due volte: Medina Azahara.

La Fiesta de los Patios Patrimonio UNESCO

Altro patrimonio UNESCO, questa volta iscritto nella lista del Patrimonio Immateriale, cioè quel patrimonio fatto di consuetudini, di tradizioni, di saper fare che vale tanto i grandi monumenti e i grandi centri storici.

La Fiesta de los Patios è molto più che un “giardini aperti”: è un vero atto di rivendicazione di una tradizione. Per riassumere: le case di tradizione araba che caratterizzano il centro storico di Cordoba e nello specifico il quartiere chiamato Axerquia, si articolano attorno a un patio centrale, cui si accede da una porta su strada aprendo la quale si percepisce un mondo magnifico fatto di verde, di colori, di acqua.

Uno dei Patios coinvolti nella manifestazione

All’inizio di maggio di ogni anno Cordoba celebra la Fiesta de los Patios nel corso della quale gli abitanti di queste case che gravitano intorno a un patio centrale aprono le porte ai visitatori, ai turisti e soprattutto ai giudici che stabiliscono quale dei patios sia il più bello, curato, fiorito, peculiare dell’annuale edizione. Con questa manifestazione letteralmente entriamo nelle case altrui, e veniamo in contatto col loro gusto estetico e botanico: chi ama i gerani e i colori accesi, chi ama le piante grasse ed esotiche, meno esuberanti, ma più curiose, chi sistema scenograficamente vasi e fioriere e chi distrae con una collezione di antichità che fa da sfondo alle sue rigogliose piante.

Alcuni consigli di cucina andalusa

Lungi da me essere esaustiva, anzi. Ma quel poco che ho appreso in questi pochi giorni a Cordoba lo voglio condividere con voi, in modo che non abbiate troppe sorprese.

Partiamo innanzitutto dal concetto di tapas. Si potrebbe pensare che corrispondano ai nostri antipasti e probabilmente è così; ma c’è la possibilità di scegliere le quantità: se piccolo, oppure medio. Cambia ovviamente il prezzo. E le quantità. Si può, in sostanza, pranzare – o cenare – anche solo a base di tapas, anche perché il rischio è quello di ordinare più di una tapas, così per spizzicare, e ordinare anche una portata principale, col rischio di ingolfarsi.

Ci sono tapas e tapas. Le mie preferite, scoperte fin dai tempi del mio inter rail del 2003 (madò come passa il tempo!) sono le patatas bravas, cioè patate al forno condite con una salsa piccante che ognuno declina a suo modo: io questa volta le ho trovate sia con una maionese addizionata al tabasco che con una salsa a base di peperoncino e le ho trovate sia in versione patate novelle fatte in forno con la buccia che tocchetti di patate sbucciate. Altra tapas che consiglio sono i filetti sottili di melanzane impanati e fritti: una delizia vera.

Pranzo abbondante a Cordoba (questo è il piatto principale, dopo aver preso una serie di tapas, senza renderci conto delle quantità)

Per quanto riguarda il bere, invece, vince a mani basse la cerveza leggera che in Spagna scende giù bene come l’acqua. Se volete una birra piccola ordinate una caña, oppure ordinate, se avete particolarmente sete – una cerveza y lemon (altro mio commovente ricordo del mio antico ormai inter rail): birra col limone: praticamente una radler, che in Spagna bevono da ben prima che diventasse di moda in tutta Europa.

Flamenco state of mind

Nel centro storico di Cordoba sono molti i ristoranti che la sera offrono spettacoli di flamenco. In genere si tratta di locali che si sviluppano intorno a un patio abbastanza grande nel quale è allestito un piccolo palco. Grande sufficientemente per ospitare 4 persone: il cantante (cantaor in andaluso), il suonatore di chitarra (tocaor), il ballerino e la ballerina di flamenco che – quando non ballano – sono palmeros, scandiscono cioè la musica e il canto con battiti di mani e di piedi.

Un’esibizione di flamenco in uno dei ristoranti del centro storico

Inutile dire che mentre il cantante e il chitarrista rimangono sullo sfondo mentre il ballerino, la ballerina o entrambi si esibiscono sulla scena. Tuttavia non si dà spettacolo se uno dei 4 elementi è meno potente. Così la voce del cantante dev’essere stentorea e cristallina, la chitarra del tocaor non deve mai perdere né ritmo né verve, perché sono lo sfondo fondamentale su cui si svolge la danza. Danza che comunque, a un certo punto, può svolgersi anche in assenza di musica: sono i tacchi e i polpacci mossi senza posa che creano la magia. Lo spettacolo è garantito, è pura poesia, è magnetico. Non si può non guardare con occhi sbarrati e ammirare la bravura, la fatica ben dissimulata, le espressioni fiere e i movimenti sempre nitidi, sottolineati dalla bella voce del cantaor. Insomma, la qualità delle esibizioni è garantita e lo spettacolo vale la cena. Di qualsiasi livello di qualità essa sia.

Cordoba green: itinerario nel parco del Guadalquivir

Si chiama Sotos de la Albolafia ed è un grande parco urbano che si sviluppa nell’alveo del Guadalquivir, il grande fiume che attraversa Cordoba, sulle cui rive la città è sorta in età romana.

Si tratta di una riserva naturale dall’altissimo potenziale e della grande importanza, perché in essa nidificano fino a 120 specie di uccelli palustri, alcuni dei quali pure molto rari in Spagna. Il dato è ancora più sorprendente se pensiamo che l’area, tutto sommato non particolarmente grande, che va dal Ponte Romano al Ponte San Raffaele, è attaccata alla città.

La grande noria del Molino de la Albolafia

Oltre al valore naturalistico di questo luogo dove è piacevole camminare immersi nel verde, la riserva ha anche un valore storico: qui infatti sorgevano 11 mulini che sfruttavano la forza della corrente per le loro lavorazioni, in particolare la produzione di farina. Uno di essi, particolarmente ben conservato, mostra ancora una grande noria, cioè una ruota idraulica che fu installata già in epoca islamica, nel X o nell’XI secolo. La sua struttura particolarmente imponente prende il nome (e a sua volta lo dà a tutto il Parco) dall’architetto Abu l-Afiya che nel XII secolo lo ristrutturò. Il nome Albolafia significherebbe in arabo buona fortuna o buona salute. E di buona salute ha goduto senz’altro, visto che è giunto in ottime condizioni fino ai giorni nostri.

Altri due mulini sono stati musealizzati e sono ancora funzionanti: quello chiamato di Alegrìa, che ospita un museo paleobotanico, e quello di Martos, che ospita il Museo dell’Acqua.

14 pensieri riguardo “Cordoba: le cose da sapere prima di partire

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  1. Wow, che articolo ricco di dettagli pratici, storici e culturali. Peccato che il sogno del califfo, nella Medina Azahara, sia andato quasi perduto. Mi sbaglio se penso che il tuo inter rail del 2003 ti faccia vivere questi luoghi con un filo di nostalgia?

    1. Il mio inter rail del 2003 è un’esperienza cui puntualmente ritorno col pensiero, perché è stato davvero il mio viaggio iniziatico, il viaggio di formazione, un po’ come facevano i giovani rampolli tedeschi nel Settecento. Loro scendevano in Italia, io sono salita in Europa. Nostalgia non saprei. Gratitudine tanta. Devo anche a quel viaggio se oggi sono quel che sono. E io, scimmiottando Cartesio, ti potrei dire “viaggio, dunque sono”. Ma resto umile

  2. Nonostante le nostre continue incursioni nella penisola iberica non siamo mai riusciti a fermarci a Cordoba, pensando fosse una città troppo grande e caotica da esplorare in serenità. E invece, guarda che meraviglie che custodisce! Grazie alle tue dritte la prossima volta non mancheremo di fermarci!

    1. Oddio, penso che Cordoba a luglio avrebbe messo a dura prova anche me. Io ci sono stata a inizio maggio, quando prevedevano già 30 gradi e invece era molto più fresco (e infatti io, sbagliando valigia, ho quasi patito il freddo in certi momenti). In primavera è piacevolissima e la festa de los patios è il trionfo della primavera

  3. Con Cordoba sfondi una porta aperta! La ho amata da subito, nonostante il sole cocente di fine giugno. Ci sono tornata lo scorso anno, proprio perchè volevo scoprire questa città in modo più approfondito e visitare il sito di Medina Azahara. Bella, bellissima città andalusa, ricca di storia e di un senso di grande multiculturalità

  4. Anche io ho amato Cordoba, ci sono stata nel periodo natalizio e tutto era avvolto dalla magia delle feste, cittadina incantevole con tante cose da vedere e tu di suggerimenti nei hai dati moltissimi

  5. Non sono mai stata a Cordoba ma devo sempre organizzare nuovamente il viaggio a Siviglia annullato nel 2020, e non mi dispiacerebbe aggiungere una tappa in questa città, visto che si raggiunge abbastanza facilmente.

    Ah, le tapas, che bontà: dopo il primo viaggio in Spagna in cui ho commesso l’errore di ordinare tapas più piatto principale, ho imparato che si può tranquillamente pranzare o cenare “tapeando”, così si ha la possibilità di provare più cose!

    1. eh, appunto. anch’io ho imparato sulla mia pelle che bastano le tapas… Perdonami, ma tu scrivi “tapeando” e a me viene in mente canticchiando “Viene diego rumbeando”: Las Ketchup, Asereje, correva l’anno 2002

  6. Se dovessi andare a Cordoba sicuramente sceglierei il periodo dei giardini aperti, me ne hanno parlato davvero bene, deve essere una festa bellissima, con questi cortili nascosti con piante e fiori coloratissimi!

    Sara Bontempi

  7. Anch’io ho amato Cordoba e, seppure sono passati quasi 10 anni dalla mia visita, ne ho ancora ricordi vividissimi… Incluso quello di un delizioso gazpacho, mai trovato così buono da nessun’altra parte!

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