5 borghi del Piemonte tutti da scoprire

Il Piemonte. Una terra tanto grande e variegata, nella quale si incontra la montagna più aspra, la valle più placida, la collina più florida. In questo post ti parlo di 5 borghi piemontesi tutti da scoprire, perché incarnano lo spirito dei Piemontesi. Gente che si è sempre rimboccata le maniche, perché la terra è bassa e bisogna piegare la schiena per far sì che essa dia frutto. Con questi borghi andiamo da una parte all’altra del Piemonte, dal Lago D’Orta alle Langhe e viceversa, cercando i luoghi più autentici e più caratteristici.

Sale San Giovanni e la lavanda

Sale San Giovanni è un piccolissimo borgo racchiuso entro una cinta di mura in provincia di Cuneo. Sorge sulla cima di una dolce collina, come tante ce ne sono in questa parte di Piemonte, le Langhe, che si incontra dopo aver valicato l’Appennino Ligure. Siamo a pochi km dal confine territoriale tra Liguria e il Piemonte. Il borgo deve la sua notorietà ai campi di lavanda che tra giugno e luglio colorano di lilla le colline circostanti, ronzanti di api e piene di curiosi, fotografi e travelblogger che vengono qui a scattare fotografie.

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Lavanda in fiore a Sale San Giovanni (CN)

Il borgo è davvero minuscolo. Il castello, la chiesa, la cinta muraria e poco più. Unica attività aperta l’Ufficio Turistico che ha il grande pregio di indirizzare i viaggiatori verso le altre attrazioni del territorio: come i vigneti, per esempio. Siamo nelle Langhe, dopotutto: terra vocata al vino. In questo fazzoletto di terra, però, la vite cede il passo alla lavanda.

Per approfondire Sale San Giovanni:

La Morra e il vino

Restiamo nelle Langhe, abbandoniamo il profumo della lavanda e seguiamo “l’aspro odor de’ vini” per dirla con Carducci e con la sua poesia San Martino che tutti abbiamo imparato a memoria alle elementari (almeno quelli fino alla mia generazione). Arriviamo nel distretto del vino e qui incontriamo innanzitutto La Morra.

La Morra sorge in cima a una collina dalla quale si dominano le Langhe e i castelli – corrispondenti oggi a borghi più o meno grandi – che a loro volta sovrastano colline pettinate a vigneti che si stendono a perdita d’occhio. La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Monforte D’Alba e Barolo, ovviamente, dove andremo tra poco. Tutto questo panorama si gode dall’ampia terrazza in cima al borgo, su cui affaccia il palazzo comunale.

Ma è nel territorio comunale di La Morra che si trovano le due attrazioni instagrammabili: la panchina gigante e la Cappella delle Brunate. Siccome non sono un’amante delle panchine giganti, perché sono diventate ormai un’attrazione ripetitiva, a mio modo di vedere, sparsa a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale (da quello che ho capito c’è un’associazione ufficiale, e va bene, ma poi c’è tutta una serie di imitatori che hanno reso l’idea della panchina gigante a mio parere una bieca mossa di marketing turistico non sempre riuscito. E allora andiamo alla Cappella delle Brunate. Piccola, insignificante se fosse in pietra a vista o intonacata di bianco. Ma è coloratissima, psichedelica, quasi, indubbiamente vivace. Una piccola architettura d’arte. Impossibile non farsi immortalare davanti alla sua facciata.

Eccomi, ton sur ton, davanti alla Cappella delle Brunate (La Morra CN)

Barolo e il barolo

Il principe dei borghi delle Langhe deputati al vino. E non un vino qualsiasi, ma il Barolo, un vino i cui vigneti hanno un’estensione davvero ridotta: c’è tutta una suddivisione degli appezzamenti delle colline di Barolo che fanno la differenza tra quali vini possono effettivamente fregiarsi di questo nome e quali no. La collina in questione si chiama località Cannubi. Nessuno tra i non esperti la noterebbe, eppure tra i vignaioli esperti è il piccolo sogno proibito. E anche il prezzo della bottiglia, alla fine, diventa un sogno proibito. Per approfondire quest’aspetto ti consiglio di vedere il docufilm Cannubi, the wineyard kissed by God.

Il borgo di Barolo, in fondovalle, è molto curato, vagamente in salita fino a culminare nella piazzetta su cui affaccia l’imponente castello con la sua bella muratura rosata che di notte si illumina con i colori della bandiera italiana. Di giorno il castello ospita il Wine Museum, un museo interattivo dedicato interamente al vino e a questo distretto vinicolo piemontese.

Barolo

Tra enoteche e winebar la tentazione di gustare un bicchiere di barolo viene eccome. E allora lasciamoci tentare, sediamo a un tavolino e apprezziamo tutte le note di questo vino rosso potentissimo.

Per approfondire La Morra, Barolo e questo distretto delle Langhe:

Orta San Giulio e l’isola in mezzo al lago

Saliamo decisamente più a nord, in direzione delle Alpi e dei laghi alpini. Il lago in questione è il piccolo Lago d’Orta, in mezzo al quale si eleva l’Isola di San Giusto e che vede in Orta San Giulio un paesino da sogno, sospeso tra la riva del lago e la montagna alle spalle: e che montagna, è il Sacro Monte di Orta, che ospita un santuario inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità UNESCO insieme agli altri Sacri Monti che sorgono tra Piemonte e Lombardia.

Ma torniamo al borgo di Orta San Giulio. Proteso sul lago, è organizzato in una serie di vicoli che ogni tanto si aprono sul lago regalando scorci di acqua e di luce. La piazzetta di Orta San Giulio, Piazza Motta, è il luogo forse più romantico del borgo, circondata da palazzi medievali e protesa anch’essa verso la riva del lago.

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Orta San Giulio: la vista sull’isola di San Giulio

Da qui parte l’imbarcadero in direzione dell’Isola di San Giusto. Posta proprio nel centro del lago, è dedicata al santo che qui si ritirò e che soprattutto convertì le genti che vivevano intorno al lago, nel IV secolo d.C. Proprio la chiesa di San Giusto, sull’isola, ha origini paleocristiane, anche se nel corso dei secoli è stata rimaneggiata e pesantemente restaurata più volte: l’importanza di questa chiesina non stupisce, perché al suo interno sono custodite le spoglie del santo ed è pertanto stato nei secoli un luogo di pellegrinaggio e di culto importante.

Ma ben altro luogo di culto importante si trova nel territorio: il Sacro Monte. Esiste tutta una rete di Sacri Monti sulle alpi del Piemonte e della Lombardia inseriti giustamente nella lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità UNESCO perché costituiscono un insieme di luoghi di culto davvero eccezionali.

Il Sacro Monte di Orta è immerso nel bosco: una serie di 20 piccole cappelle dedicate a San Francesco. In ogni cappella è illustrata una scena della vita del santo. La pittura degli sfondi dialoga con le statue, rese nel vivace realismo dell’arte lombarda del primo Seicento, epoca alla quale all’incirca risale la realizzazione del Sacro Monte. Un percorso, quello lungo il sentiero del Sacro Monte di Orta che è di riflessione, di meditazione, di meraviglia. Quando lo visitai mi ricordo che pioveva. Eppure ne serbo ancora un bellissimo ricordo.

Domodossola e la D

E ora ditelo: quanti di voi sono stati effettivamente a Domodossola? In pochissimi. Ma quanti ne conoscono il nome? Tutti. Perché D come Domodossola è un’espressione talmente usata da essere diventata proverbiale.

Domodossola
Palazzi medievali nel centro storico di Domodossola

Domodossola in realtà è molto più che la lettera D usata nello spelling. Innanzitutto partiamo dal nome: Domo è una variante del latino domus, casa. Ossola è la Val d’Ossola, nella quale questa cittadina sorge; anzi, Domodossola è proprio il centro principale della valle, adagiata nella piana del fiume Toce. Fin dal nome capiamo che ci troviamo in una cittadina piuttosto antica. E Domodossola in effetti è un borgo medievale che si articola intorno alla piazza centrale dove il sabato mattina si svolge il mercato. Si chiama, non a caso Piazza del Mercato, e su di essa affacciano palazzi quattrocenteschi dalle architetture davvero notevoli, con portici al livello della strada e loggette e balconate in facciata, che disegnano, per la piazza, una forma trapezoidale.

Domodossola dunque esiste, non è soltanto la città che ha per iniziale la quarta lettera dell’alfabeto.

Per approfondire Orta San Giulio e Domodossola:

13 pensieri riguardo “5 borghi del Piemonte tutti da scoprire

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  1. Ecco, Domodossola per me è sempre stata la città con la D da usare a “nomi, cose e città”. ragion per cui mi sono fatta, negli anni, l’idea che fosse un luogo inesistente, frutto di fantasie ludiche. Non mi è mai balenato nella mente che fosse possibile visitarla! E invece guarda qui quanto ha da offrire! Hai fatto bene a parlarne in questo articolo.

  2. Non conoscevo tutte queste zone e borghi del Piemonte, oltre Barolo (per l’amore per il vino piemontese) e Domodossola per gli ovvi motivi che hai elencato anche tu 😉

  3. Abbiamo visitato in più occasioni il Piemonte, ma devo ammettere che questi cinque borghi ci mancano tutti! Ovviamente alcuni sono famosissimi, come Domodossola, mentre altri sono ci sono sconosciuti. Abbiamo in programma un ritorno nella regione, quindi valuteremo quali di questi sarà possibile inserire nel nostro itinerario. Grazie dei consigli.

  4. purtroppo il Piemonte è una regione che abbiamo esplorato pochissimo vista la distanza e la tanta strada da percorrere (con qualsiasi mezzo) per raggiungerla! Sembrano tutti Borghi molto interessanti e poi quando la visita si accompagna con del buon vino, anche meglio!

  5. Conosco abbastanza il Piemonte è vicino alla mia Liguria e ci vado spesso non sono però mai stata a Domodossola in effetti conosciuta solo per lo spelling e perché no da vedere, sarà un’idea da considerare per prossime gite fuori porta

  6. Che ridere, sai che l’unico borgo che ho visitato tra quelli che hai raccontato qui è proprio Domodossola? Carinissima la Cappella delle Brunate… e tu in tinta con i tuoi short!

  7. Pur abitando in Piemonte me ne manca una da fare, non ci posso credere… Sale San Giovanni! Forse perché essendo stata in Provenza durante la fioritura della

    lavanda, non mi è mai venuta lo schiribizzo di recarmi in questo borgo

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