Berlino: itinerario di un giorno (ma modulabile) nella capitale tedesca

Quand’ero giovanissima pensavo che Berlino fosse una città brutta. Esatto, brutta. Ma già fin dalla mia prima sosta, nel corso del mio inter rail del 2003, mi convinsi del contrario: una città magnifica, piena di cultura, di arte, in pieno fermento artistico e architettonico: una meraviglia.

Quello che stai per leggere è un itinerario di base che puoi modulare come vuoi, e come ritieni, in base alle tue esigenze e ai tuoi gusti.

In questo itinerario partiamo da AlexanderPlatz e arriviamo a BranderburgerTor, la Porta di Brandeburgo dopo aver percorso tutta la Unter den Linden e ancora prima aver visitato i musei della Museuminsel; dopodiché puntiamo verso PostdammerPlatz e Checkpoint Charlie.

Questi che ti racconterò di qui in avanti sono i punti focali. Li puoi fare in un giorno, se vuoi correre, ma puoi decidere di modularli (sarebbe la cosa migliore) e di distribuirli sulle giornate di tua permanenza nella capitale tedesca.

Brandeburger Tor by night

Da AlexanderPlatz a Brandeburger Tor

AlexanderPlatz è una delle fermate del treno che dall’aeroporto arriva in centro città. Ed è una piazza importante! Oltre ad essere celebrata in una grande canzone di Milva resa poi ancora più celebre da Franco Battiato (“Alexanderplatz, auf Wiedersehen, c’era la neve“: c’è chi leggendo l’ha cantata e chi mente) è oggi un’area della città caratterizzata da palazzi moderni, da grandi negozi e sulla quale vigila l’alta torre della televisione, Fernsehturm, la seconda struttura più alta in Europa, innalzata negli anni ’60, quando quest’area di Berlino, Berlino Est, ricadeva sotto la DDR, la Repubblica Democratica Tedesca.

Ci muoviamo da qui per attraversare Mitte, letteralmente il quartiere centrale della città. E lo facciamo lungo un’arteria drittissima che dapprima ci porta ad attraversare la Sprea, il fiume che attraversa Berlino, e la MuseumsInsel – l’Isola dei Musei – e poi ci immette nella lunga, dritta e larga Unter Den Linden, il grande viale che ci porta direttamente alla Porta di Brandeburgo.

Ci immettiamo quindi nella Karl-Liebknecht Strasse, ma dopo poche decine di metri incontriamo subito la prima tappa di questo itinerario a Berlino: il DDR Museum.

La torre della TV di Alexander Platz

Il DDR Museum

Senza troppi giri di parole, la storia del Secondo Dopoguerra tedesco è segnata dal Muro di Berlino. Il Muro di Berlino separava di fatto la città in due, l’Ovest sotto il controllo della Repubblica Federale Tedesca, e l’Est sotto il controllo della Repubblica Democratica Tedesca, DDR.

Raccontare quella storia, che è tutto sommato recente – basti pensare che la caduta del Muro di Berlino è del 1989, quasi 40 anni fa – non è facile. Non è facile sia perché potrebbe essere ancora dolorosa per chi all’epoca vivette la separazione delle due metà della capitale tedesca, sia perché rischierebbe di essere piatta e di risultare poco interessante.

Visitando il DDR Museum

Così, la scelta del DDR Museum è quella di raccontarsi con un allestimento immersivo, giocoso, che coinvolge in prima persona il visitatore invitandolo di volta in volta ad aprire sportelli, ad ascoltare voci, a guardare clip video, ma anche ad entrare in ambientazioni d’epoca ricostruite: nel gabbiotto di un interrogatorio da parte di una guardia della DDR che ci interroga per capire se siamo spie, nella cella della prigione – perché evidentemente siamo stati arrestati; ma soprattutto in una casa tipica di Berlino est tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80: che programmi avremmo guardato in TV, che musica avremmo ascoltato, che vestiti avremmo indossato.

Il DDR Museum con un percorso giocoso, ma non per questo banale, racconta la storia della Repubblica Democratica Tedesca dal momento della sua costituzione fino al 1989. Affronta tutti gli aspetti della società, dallo sport, al cibo, dall’architettura alla scuola, dal servizio militare alla Guerra Fredda, alla politica, ma anche cose più frivole, come le vacanze delle persone comuni, ciò che acquistavano al supermercato, i libri e le riviste che leggevano. E’ ricostruita la scrivania del Presidente della DDR con tanto di telefono; si può simulare la guida a bordo della Trabant, auto simbolo della Repubblica Democratica Tedesca a partire dal 1957.

La foto più iconica della Guerra Fredda è riproposta in gigantografia al DDR Museum

MuseumsInsel

Per raggiungere la MuseumsInsel, l’Isola dei Musei, dal DDR Museum, ci vuole veramente poco: si oltrepassa infatti il ponte sulla Sprea e già ci si ritrova sulla grande isola che in questo punto divide il fiume in due rami. L’Isola dei Musei deve il suo nome al fatto che qui hanno trovato posto nel corso dell’Ottocento grandi palazzi neoclassici concepiti per custodire ed esporre le immense collezioni di Antichità e Storia dell’Arte della capitale tedesca. Ogni museo in effetti ha la sua specializzazione: l’Altes Museum espone principalmente capolavori della statuaria greca e romana; il Neues Museum attraversa invece tutta l’archeologia e la storia dell’arte antica, partendo dall’Antico Egitto e arrivando al medioevo; il Bode Museum è la pinacoteca e museo delle arti decorative, l’Altes NationalGalerie è la pinacoteca dedicata all’arte tedesca dall’Ottocento in avanti; infine il PergamonMuseum – chiuso fino al 2030 per riallestimento – accoglie il grande altare di Pergamo e la porta di Ishtar a Babilonia. In questi anni c’è anche il PergamonMuseum. Das Panorama, un’installazione artistica che consente di immergersi nell’antica città di Pergamo (oggi in Turchia) a 360°: consigliatissima.

PergamonMuseum Das Panorama

In tutto questo marasma di musei siete confusi e non sapete quale visitare? Beh, fatevi guidare dal vostro gusto personale: se amate l’arte antica io consiglio vivamente il Neues Museum, che tra l’altro, bombardato pesantemente durante la II Guerra Mondiale, è stato restaurato da un archistar del calibro di David Chipperfield il quale ha scelto di lasciare evidenti i segni delle bombe e dei colpi di mitragliatrice, consegnando ai posteri il museo così com’era il giorno prima della caduta di Berlino nel 1945. L’altro museo che consiglio vivamente è il PergamonMuseum. Das Panorama, perché, anche se non si sa dove si trovi Pergamo e perché sia così importante l’altare di Zeus intorno al quale è stato costruito il PergamonMuseum, è un’esperienza immersiva davvero notevole che piacerà a grandi e piccini. Se vuoi saperne di più ne parlo qui: PergamonMuseum. Das Panorama: meraviglia a 360°.

Neues Museum, il busto di Nefertiti

Non mi dilungo oltre sulla MuseumsInsel. A lei ho dedicato un post specifico: MuseumsInsel, l’isola dei musei di Berlino.

Concedetemi soltanto una menzione speciale: il bellissimo Duomo di Santo Stefano, che domina la grande piazza su cui affaccia l’Altes Museum. Impossibile non notarla nelle sue forme neoclassiche così equilibrate.

Unter Den Linden

Lasciamo la MuseumsInsel e imbocchiamo quella lunga arteria, larga e fiancheggiata, almeno nel primo tratto, da magnifici edifici neoclassici: è la Untr Den Linden, letteralmente “sotto i tigli”: il viale nasce nel 1647, impiantato per volere di Federico Guglielmo I di Brandeburgo, il “Grande Elettore”, che voleva cavalcare fino al parco di caccia circondato da un elegante ed esuberante splendore barocco. Questo tratto divenne la più grande e famosa strada di Berlino, più volte abbellita e rimaneggiata e sempre riconosciuta come asse viario fondamentale della capitale sia prima che dopo la II Guerra Mondiale.

Monumento a Federico il Grosso su Unter den Linden

Su di essa, lasciandoci alle spalle la MuseumsInsel, si affacciano innanzitutto i grandiosi palazzi oggi sede della Von Humboldt Universitat. Sulla sinistra, avanzando verso BrandeburgerTor, si apre un’ampia piazza che sul fondo è occupata da una chiesa a pianta rotonda: è la cattedrale protestante di Berlino: un edificio sobrio e spoglio all’interno, luminoso, con una cripta musealizzata. Nel visitarla mi sono resa conto che non ero mai entrata in una chiesa protestante tedesca pura. Sono rimasta colpita, abituata come sono all’esuberanza (in un senso e nell’altro) di ogni epoca delle chiese cattoliche.

La cattedrale protestante di Berlino

Procedendo, finalmente incontriamo i tigli che danno il nome a questo immenso viale, pedonale nella sua parte centrale. Curiosità: sul lato destro incontrerete il Bud Spencer Museum. Io non l’ho visitato, ma ve lo segnalo, perché lo so che tra di voi si annida qualche fan più fan di me!

Man mano che si avanza verso la Porta di Brandeburgo i grandiosi edifici neoclassici scompaiono e lasciano il posto a palazzoni decisamente posteriori alla II Guerra Mondiale: non ci vuole chissà che intuito per capire che qui ogni cosa è stata bombardata. Solo giungendo in Pariser Platz, la piazza antistante Brandeburger Tor, un’atmosfera senza tempo e fiera, evocata dall’architettura, ci riconnette con i fasti di un tempo.

Brandeburger Tor

Brandeburger Tor è magnifica: simile ai Propilei di Atene, dunque una grande porta colonnata, costruita proprio come se si trattasse di un’antica porta greca e sormontata da una quadriga in bronzo. La sua costruzione si colloca tra il 1788 e il 1791 per volere di Federico II di Prussia. La somiglianza con i Propilei di Atene che dicevo sopra non è una mia suggestione, quanto piuttosto la volontà politica del sovrano di volersi identificare con Pericle, il grande “statista” ateniese che raccolse un’Atene vittoriosa, ma piegata dalle Guerre Persiane e la rese la potenza mondiale dell’epoca, nonché fautore di una politica di pace basata sulla diplomazia internazionale in un rapporto di forze che lo vedeva favorevole (in realtà la politica di Pericle alla lunga si rivelò fallimentare, visto che portò alla Guerra del Peloponneso e visto che lui stesso morì, miseramente, di peste).

Quale che sia il significato sotteso alla sua architettura, e quali che siano state le sorti della Germania dopo Federico II di Prussia, la Porta di Brandeburgo è oggettivamente un monumento impressionante: la porta si compone di due file parallele di sei colonne doriche scanalate con base, per un totale di dodici colonne. Le proporzioni e le misure sono da record: un’altezza complessiva di 20,3 metri, mentre la quadriga posta sulla sommità raggiunge un’altezza totale di circa 26 metri. L’intero complesso ha una larghezza di 62,5 metri e una profondità di 11 metri. Le colonne doriche che caratterizzano la facciata misurano 13,5 metri in altezza e hanno un diametro di 1,73 metri. Il passaggio centrale, destinato originariamente al traffico cerimoniale, ha una larghezza di circa 5,65 metri (equivalenti a 18 piedi), mentre ciascuno dei passaggi laterali misura circa 3,80 metri (pari a 12 piedi e 1 pollice). Non l’ho misurata io, sia chiaro: ho attinto a piene mani da Wikipedia.

Usciti dalla Porta di Brandeburgo si possono seguire due, anzi tre direzioni. La prima, quella che vi faccio seguire io in questa breve digressione, è a destra. Sì, perché appena fuori dalla Porta, se vi girate a destra vedrete l’immensa mole del Reichstag, la sede del Parlamento tedesco con la sua cupola in vetro davvero avveniristica, se si pensa che è montata su un pesantissimo edificio neoclassico. Superando il Reichstag si arriva sulle rive della Sprea. Ecco, secondo me quest’angolo di lungofiume è magnifico: di fronte infatti si colloca il Forum Kunst im Bundestag, cioè un centro per l’arte contemporanea nel cuore politico di Berlino: un’architettura contemporanea magnifica, che ben si sposa con la città senza snaturare il senso del fiume e anzi integrandolo nel suo disegno. Un luogo frequentato, un polo culturale importante, un esempio – secondo me – da cui prendere spunto per le nostre città.

Il Reichstag visto dal fiume Sprea

Ritorniamo davanti alla Porta di Brandeburgo e puntiamo dritto davanti a noi. Eh beh, proseguendo sulla strada diritta davanti a noi si batte il muso nella Colonna della Vittoria: eretta tra il 1864 e il 1873 inizialmente si trovava altrove, accanto al palazzo del Reichstag, ma fu spostata dal regime nazista nel 1938 perché potesse essere ben visibile a chi usciva dalla Porta di Brandeburgo.

Al netto delle sue vicende storiche la Colonna della Vittoria è entrata di petto nell’immaginario pop sia perché compare nel film di Wim Wenders Il cielo sopra Berlino, sia perché è al centro del video degli U2 Stay, del 1993, in cui Bono Vox canta in cima alla Colonna.

Infine, c’è la terza via, quella che conduce verso Postdammer Platz. Ma inevitabilmente lambisce il Memoriale dell’Olocausto.

Da Brandeburger Tor a Chackpoint Charlie

Percorriamo la terza via che citavo prima, quella in direzione di Postdamer Platz.

Memoriale dell’Olocausto

Risalendo la via che conduce, a diritto, verso Postdammer Platz, non si può non notarlo: è un giardino, ma non vi sono piante all’interno: piuttosto vi sono dei parallelepipedi di basalto nero. Parallelepipedi che si ispessiscono o si assottigliano a seconda delle curve di livello, a seconda del pendio. Un labirinto, anche se molto regolare, ecco cos’è: il Memoriale dell’Olocausto altro non è che un cimitero in cui le tombe, questi parallelepipedi cupi, sono pesanti, condizionano lo sguardo e il cammino e costringono anzi a camminare attenti, attenti a non farsi sovrastare. Un luogo che non si può attraversare distrattamente perché anche in assenza di pannelli, di spiegazioni, inevitabilmente porta a pensare, porta, nel camminarvi dentro, un senso di straniamento, la voglia di uscirne, di scappare, di non farsi soverchiare. Ecco. Il senso è proprio questo. Questo monumento urbano è un esperimento sociale del quale non chiede il risultato. Ognuno di noi all’atto della sua esperienza ha ben chiaro quale sia e quale sarà l’effetto. La Fondazione degli Ebrei assassinati d’Europa che gestisce il Memoriale ha allestito anche un centro di documentazione e organizza visite guidate dirette in particolare ai ragazzi delle scuole.

Il Memoriale dell’Olocausto a poca distanza dalla Porta di Brandeburgo

Monumento straniante tanto più perché calato nella città contemporanea, il Memoriale dell’Olocausto non può non farci fermare, e farci interrogare sull’orrore dell’oppressione indiscriminata dell’altro: all’epoca furono gli Ebrei, oggi sono gli abitanti inermi di Gaza, e tutte quelle popolazioni di cui nessuno parla tra l’Africa e l’Asia meno interessante. Ma fino a pochi decenni fa sono state le vittime del genocidio in Ruanda, sempre troppo poco ricordate. O le vittime del Mediterraneo, quotidiane…

Proseguiamo. E arriviamo a Postdamer Platz.

Postdamer Platz

Avevo un ricordo di Berlino durante il mio inter rail del 2003: un luogo immaginifico, tutto di vetri, con una cupola avveniristica. Non ricordavo dove fosse, poi ci sono finita sotto nel corso del mio ultimo viaggio: Postdamer Platz! Improvvisamente i ricordi sono sgorgati come lacrime, ma di gioia: sotto quella cupola strana nel 2003 imparavo quelle quattro parole di portoghese che si sarebbero rivelate fondamentali per poter parlare con quello che sarebbe diventato il mio fidanzato portoghese (storia breve, ma intensa, soprattutto a 22 anni e con così scarsa esperienza del mondo!). Insomma, mi sono commossa. Ma ora riprendo il controllo e vi dico perché merita arrivare fino a Postdamer Platz.

Innanzitutto Postdamer Platz è una stazione del treno. Ma storicamente è stata fulcro dei principali capitoli della storia berlinese, da quand’era capitale della Repubblica di Weimar. Dopo la Guerra ha mantenuto il suo ruolo di centro commerciale – e così è stato trasformato, fin dai primi anni Duemila – ma di fatto è un corpo a sé rispetto alla città. Io amo quello che ancora nel 2003 era il Sony Center e che oggi è semplicemente il centro di Postdamer Platz: uno spazio coperto, una corte su cui affacciano alti edifici in acciaio e vetro chiusi da una singolare costruzione a forma di tenda sul tetto. Oltre alla stazione e all’ex Sony Center c’è un centro commerciale, negozi e ristoranti: insomma, un luogo di aggregazione alla portata di tutti a poche centinaia di metri dal centro storico e nevralgico (e non economico) della Capitale. Un luogo vivo a ogni ora del giorno, frequentato da turisti, certo, ma anche dai Berlinesi che vanno a fare shopping. E che sotto Natale ospita uno dei tanti mercatini che sono sparsi per la città.

La copertura dell’Ex-Sony Center in Postdamer Platz

Da Postdamer Platz a CheckPoint Charlie

Una strada breve, ma intensa, quella che collega Postdamer Platz con Checkpoint Charlie.

Topographie des Terrors

Un grande centro di documentazione al chiuso e uno spazio espostivo, concepito come un racconto pannellistico, che narra l’ascesa del Nazismo dapprima nell’indifferenza, nell’ignavia, nella convenienza e nella cecità della classe dirigente della Repubblica di Weimar; poi il racconto prosegue, in un crescendo di assurdità, mostrando le sempre più stringenti mosse politiche che hanno resto Hitler il führer, il dittatore assoluto osannato e temuto; arriva poi il momento delle nefandezze a danno di Ebrei e non solo, fino allo scoppio della guerra.

Il titolo, Topografia del terrore, è significativo, perché racconta gli anni di dittatura nazista dal punto di vista di chi subì le drammatiche conseguenze di una politica repressiva che non accettava contraddittorio né opposizioni, fortemente razzista e nazionalista, esageratamente antisemita. Nelle fotografie storiche vediamo i volti di vittime, ma anche di carnefici, riproduzioni di leggi e manifesti nazisti, foto di piazze gremite di gente, dove il Nazismo faceva fermentare il consenso, ma anche di coloro che cercarono di attuare una Resistenza contro il regime.

La scelta della location è interessante, perché questo racconto per pannelli si sviluppa al di sotto del piano stradale e al di sotto di un tratto di Muro ancora conservato in elevato: per dimostrare che scelte scellerate, quali l’ascesa del Nazismo e la II Guerra Mondiale, possono avere conseguenze ancora più assurde, come dividere una città letteralmente in due.

Chackpoint Charlie

Proseguendo la Zimmerstrasse, lungo la quale si sviluppa il Dokumentationszentrum Topographie des Terrors si arriva all’incrocio più famoso di Berlino, dove si trovava il Checkpoint Charlie.

Sulla destra, prima di tutto, notiamo un alto cilindro, Die Mauer / The Wall: un’installazione a 360° realizzata dallo stesso artista che ha realizzato PergamonMuseum Das Panorama. Di fatto Die Mauer è una visione a 360° di Berlino negli anni ’80, quando il Muro separava Berlino Est e Berlino Ovest. La ricostruzione è aderentissima al vero, anche perché (a differenza che per Pergamo) l’artista Asisi si è potuto basare su fotografie di quegli anni, e quindi la restituzione è maniacalmente realistica. Dal cilindro si gode la vista sulla città congelata agli anni ’80: chi non l’ha vissuta stenterà a crederlo, ma chi invece l’ha vissuta, probabilmente si commuove.

Die Mauer / Berlin

Ancora pochi passi ed eccolo, il Checkpoint Charlie: oggi c’è una piccola installazione nel mezzo di FriederichStrasse all’incrocio con ZimmerStrasse, che ricalca il posto di blocco americano che fino al 1989 costituiva la frontiera tra Repubblica Democratica Tedesca e Repubblica Federale Tedesca. Un luogo che è diventato simbolico e iconico, ma che è stato soprattutto un caposaldo storico: istituito nell’agosto del 1961a seguito della costruzione del Muro di Berlino, già nell’ottobre di quell’anno esso fu oggetto di scontri tra carri armati sovietici e statunitensi: forse uno dei momenti più drammatici della Guerra Fredda.

Berlino: camminare nel cuore della storia più recente dell’Europa

Quando si visita Berlino è impossibile non incappare nei segni storici lasciati dal Nazismo e da tutto ciò che ne seguì, la II Guerra Mondiale e il Muro. Unter Den Linden è il viale sul quale sfilavano i carri armati nazisti, CheckPoint Charlie ci racconta della Guerra Fredda, gli scampoli di Muro ci dicono che il ricordo, anche quando è turpe, deve rimanere perché si possa imparare dalla Storia.

Al netto di questo, percorrere il centro di Berlino, il quartiere Mitte, è un’esperienza importante e culturalmente molto rilevante. Berlino è oggi la perfetta commistione tra un passato che fu glorioso, che poi è diventato vergognoso, ma che si è ripreso e che guarda al futuro consapevole degli sbagli del passato. Una città viva, una capitale europea che merita di essere conosciuta, percorsa, esplorata.

20 thoughts on “Berlino: itinerario di un giorno (ma modulabile) nella capitale tedesca

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  1. Ammetto anche io di aver pensato per anni che Berlino – e la Germania – fosse brutta. Che ignorante! Ora so che non è affatto così ma ancora non sono riuscita a visitarla

    1. Te la consiglio. Prendila in considerazione perché vale la pena per tutta una serie di motivi, di natura culturale, storica, ma anche pop e artistica

  2. Berlino ha lasciato in me un punto di domanda. L’ho trovata molto anni ’80, grigia e fredda. Tuttavia mi sono piaciuti tantissimo i tanti musei inerenti al muro, alla guerra fredda e al periodo della seconda Guerra. Una vivace movida in alcuni quartiere e molto belli i mercatini di Natale sparsi ovunque. Dovrò ritornarci magari in primavera per avere una seconda opinione

    1. Ho sperimentato in altre città d’Italia e d’Europa che le condizioni atmosferiche spesso possono indurre a una percezione dei luoghi “rovinata”. Per me, fin dalla mia prima visita nel 2003, che ero giovane e prevenuta, Berlino era una città triste che avrei saltato nell’interrail, ma invece mi sono ricreduta subito e per tutto quello che dici tu, cioè l’attenzione critica al Muro e alla Guerra Fredda, la movida e – questi li ho sperimentati quest’anno – i mercatini di Natale

  3. Non so perchè na Berlino l’ho sempre vista come città ostile, poco accogliente e fredda, lasciandomi sicuramente condizionare dagli eventi storici che l’hanno contraddistinta! Eppure guarda qui quante meraviglie ha da offrire al viaggiatore. Un itinerario su misura per chi vuole perdersi tra le sue più iconiche bellezze.

    1. è un’immagine storicizzata e rimasta ancorata in molta parte dell’immaginario collettivo. Ma ti assicuro che non è così, anzi è profondamente moderna e aperta e giovane. E comunque la cosa più bella che ho visto nel mio ultimo soggiorno a Berlino (nel post non l’ho scritto) è stato vedere i bambini delle elementari andare a teatro la domenica mattina a vedere un musical. Questa è vera educazione e didattica che va fatta nelle forme giuste fin da piccoli

  4. Sono stata a Berlino una volta sola, e prima di partire tutti quelli che ci erano già stati mi dicevano che è una città triste e grigia. O cose molto simili. A me invece è piaciuta tantissimo. Forse proprio perché si può quasi toccare con mano il passato ancora recente, e questo ci permette di renderci conto che purtroppo certi errori (e orrori) possono essere sempre dietro l’angolo.
    Abbiamo visto le stesse tappe tranne MuseumsInsel che come forse ti ho già detto mi sono persa per motivi di tempo!

    1. Ma infatti io la prima volta che sono stata sono rimasta assolutamente sorpresa perché (ma era il 2003, non c’era internet e le uniche immagini erano state prima il Muro e poi giusto la Porta di Brandeburgo da cui si collegava l’inviato TG della Rai) non traspariva l’immagine di una città in trasformazione, in ripresa dopo i tanti anni di chiusura e di tarpamento, sia da una parte che dall’altra del muro.

  5. Ti ringrazio molto per questo preciso itinerario di un giorno a Berlino. Ci sono stata con un veloce viaggio di lavoro e mi ha stupito per le sue architetture e, nonostante non avessi grandi aspettative e fosse una gelida settimana di Gennaio, l’ho trovata incredibilmente accogliente

    1. Proprio come te ho pensato che Berlino fosse brutta, grigia e spoglia. E così ho aspettato tanti anni prima di scoprire che è una città interessantissima. Non tanto per ciò che c’è, che è bello e interessante, ma per come mi sono sentita a muovermi nei suoi spazi.

      1. Esatto! è proprio la sensazione di trovarsi in una città aperta, libera, fresca e giovane, nonostante i pesanti palazzi neoclassici di MuseumsInsel e Unter den Linden.

    1. Lo zoo lo visitai nel mio ormai lontanissimo interrail del 2003, e lo stesso il Pergamon. Ora non vedo l’ora che riapra, ma l’installazione PergamonMuseum.Das Panorama è un utile palliativo.

  6. Mi sono trasferita 3 volte a Berlino, lasciandola ogni volta con un amaro in bocca. Per me è quella città che ha contribuito tantissimo a rendermi chi sono oggi, con la sua cultura, apertura e chiusura, la lingua che ha caratterizzato tutti i miei 20 anni.
    Insomma la mia seconda casa dopo Napoli.
    Ma non si può passare un solo giorno a Berlino e in ogni caso ci sono tantissime cose alternative, che poi sono il vero spirito della città

    1. Certo non si può passare un giorno a Berlino. Io stessa questa volta ci sono stata tre giorni e altre volte in passato ci ho trascorso più giorni. Qui volevo condensare quante più cose, per questo ho detto che è “modulabile”. Poi ovvio, niente può sostituire l’esperienza e i consigli che può dare chi a Berlino ha vissuto.

  7. Vorrei davvero tornare a Berlino. L’ho vista da ragazza e forse non pensavo fosse brutta ma angosciante si, ma c’era ancora il muro e le atmosfere da Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino. Credo che oggi sia una città molto vivace

    1. accidenti! Non saprei immaginare come dovesse essere Berlino con il muro ancora in piedi! Oggi sì, è una città vivace che ha fatto i conti con quel passato pesante e riesce a renderlo POP al DDR Museum

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