Hanoi: cosa fare e cosa vedere nella capitale del Vietnam

Il primo incontro col Vietnam l’ho avuto ad Hanoi.

Motorini che sfrecciano nel traffico, negozi piccolissimi in fila senza alcuna cura per l’arredo, marciapiedi occupati da qualunque cosa e non percorribili, clacson, venditori ambulanti in bicicletta che con un altoparlante scandiscono una litania registrata per vendere il prodotto. Hanoi accoglie con un mix di suoni e immagini sfocate, perché occorre mettere a fuoco un mondo diverso dal nostro, una città in cui convivono grattacieli che potrebbero far impallidire Milano con botteghe che neanche nelle periferie più degradate – a nostro modo di vedere – d’Italia. Eppure basta poco per affinare lo sguardo e per capire che qui, come in altre città del Vietnam – lo scopriremo poi – gli esiti della globalizzazione in senso architettonico e urbanistico convivono con le consuetudini quotidiane asiatiche, fatte di semplicità, di sgabelli bassi, di una teiera di tè sbreccata e di una ciotola di pho, la zuppa tipica vietnamita.

Hanoi si trova nel nord del Paese. Prima dell’unificazione, durante la Guerra del Vietnam era già la capitale del Vietnam del Nord, quindi è il cuore politico dove si è sviluppato fin dall’inizio il comunismo, portato da Ho Chi Min, che poi ancora oggi è il regime di governo dell’intero Vietnam.

Hanoi sorge lungo le rive del Fiume Rosso, uno dei fiumi più importanti del Paese, anche se non paragonabile al Mekong che bagna Ho Chi Min City. L’acqua è un elemento importante di Hanoi: oltre il fiume alcuni laghetti e il grande Lago dell’Ovest, ai margini del centro città. Siamo in pianura, in una città che in inverno (l’ho visitata in gennaio) ha un clima temperato freddo, molto simile al nostro, almeno per quanto riguarda le temperature.

Una venditrice di arance e frutta ha parcheggiato momentaneamente la sua bicicletta/negozio

Storia di Hanoi

Un po’ di storia è sempre utile per inquadrare i luoghi e secondo me è necessaria per capire cosa si sta visitando. Innanzitutto il nome, che non è sempre stato Hanoi: dapprima fu Kecho, poi Dai La, poi Thang Long, che significa “volo del drago” in contrapposizione a Ha Long (Ha Long Bay) che significa “discesa del drago”, Dong Kinh, che poi è stato latinizzato in Tonchino, nome che ha preso la regione e il Golfo nel quale sfocia il Fiume Rosso. Il nome Hanoi si compone di due parole: Ha, che significa “acqua” e Noi, che significa “in mezzo”: ve lo dicevo che l’acqua è un elemento importante – da sempre – per la città!

La storia di Hanoi risale piuttosto indietro nel tempo: se le prime testimonianze di occupazione della regione risalgono alla fine del III secolo a.C., con il passaggio, alla metà del II secolo a.C. sotto il controllo cinese, la fondazione del primo nucleo della futura Hanoi risale al V secolo d.C.: in Occidente corrisponde al secolo che vedrà verso la sua conclusione la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.), per dare un appiglio cronologico familiare.

Immagini tradizionali del Vietnam rurale decorano un mobile ad Hanoi (nella sede di Travel Sense Asia)

Tra realtà storica e leggende fondative, scopriamo che il nome Thang Long viene dato alla città nel 1010 dall’imperatore Lý Thái Tổ perché egli sognò un drago che si levava in volo sul Fiume Rosso. La storia procede, tra alterne vicende e guerre, come sempre, del resto, che alternarono al potere i Cinesi e i Viet, fino al 1408 quando la dinastia cinese Minh riconquistò la città e la regione, ma nel 1428 i cinesi vennero sconfitti dai vietnamiti guidati da Lê Lợi, fondatore della dinastia Lê che cambiò il nome della città in Đông Kinh. Lê Lợi è il re legato alla leggenda della Spada Restituita, di cui parlerò più avanti.

Nel 1802, la ristabilita Dinastia imperiale Nguyễn trasferì la capitale del Vietnam a Huế. Nel 1831 l’imperatore Minh Mang rinominò la città Hà Nội. Occupata dai Francesi nel 1873, divenne la capitale dell’Indocina francese nel 1902. Nel 1940, nel corso della II Guerra Mondiale, fu occupata dall’esercito del Giappone, che fu espulso nel 1945, quando Ho Chi Minh, leader del movimento indipendentista e comunista Viet Minh, proclamò ufficialmente l’indipendenza della Repubblica Democratica del Vietnam, il 2 settembre. Rioccupata dai colonialisti francesi nel 1946, fu riconquistata definitivamente nel 1954 alla fine della Guerra d’Indocina, divenendo la capitale della Repubblica Democratica Popolare del Vietnam, più nota come Vietnam del Nord. Il 1954 è l’anno in cui scoppia la Guerra del Vietnam, che si protrae per oltre 20 anni con l’ingerenza degli Stati Uniti e che vedrà alla fine l’unificazione del Vietnam del Nord, comunista, fedele ai dettami di Ho Chi Min, e del Vietnam del Sud, fino a quel momento filo-francese e “aiutato” dagli USA nella guerra contro i Viet Cong.

Un tripudio di fiori rossi e gialli (i colori della bandiera del Vietnam) davanti al Mausoleo di Ho Chi Min

Visitare Hanoi

Lo dico subito: avrei voluto dedicare ad Hanoi più tempo. Avrei voluto visitare più luoghi rispetto a quelli che il breve tempo a mia disposizione ha permesso. Ma nonostante questo ho potuto farmi un’idea della città e ho potuto vedere e sperimentare la maggior parte delle sue attrazioni. Attrazioni che sono culturali, sociali, pop, tradizionali e gastronomiche. Questo che segue non è tanto un itinerario, quanto una serie di higlights da non perdere. Li divido per categorie: turismo culturale, turismo pop, turismo gastronomico.

Visitare Hanoi: turismo culturale

Mettetevi comodi, perché la lista è lunga. Cominciamo col centro politico più solido del Paese: il Mausoleo di Ho Chi Min e i palazzi del governo di Hanoi.

Il quartiere governativo

Premessa: non abbiamo visitato il mausoleo, un grande cubo di granito circondato da una peristasi di pilastri dritti e freddi, sul quale campeggia l’iscrizione “Chủ tịch Hồ Chí Minh“, che significa “Presidente Ho Chi Minh”.

Questo monumento nazionale, davanti al quale si apre un ampio cortile, custodisce le spoglie mortali dell’eroe del Vietnam, fondatore del comunismo nella nazione e grande grandissimo indiscusso leader politico. Il quale nella vita espresse una volontà: quella di essere cremato alla sua morte. E invece i suoi fedeli seguaci di partito decisero di imbalsamarlo e di costruire per lui un mausoleo. Quel mausoleo oggi è il monumento più visitato del Vietnam, 20 milioni di visitatori, ben più del Colosseo in Italia, per dare un ordine di grandezza. Sì, c’è un motivo se di domenica mattina non ci siamo messe in coda rischiando di schiacciarci un’ora per vedere la salma imbalsamata di un uomo che avrebbe voluto sparire dopo la sua morte. Ci fa desistere dalla coda la folla di gruppi di bambini vestiti nelle loro divise, ordinati in fila che attendono pazientemente (alcuni, gli altri palesemente scalpitando) di vedere la salma dell’eroe nazionale.

Il Mausoleo di Ho Chi Min

Sicuramente il mausoleo di Ho Chi Min è visitabile. Unica accortezza: bisogna consegnare eventuali macchine fotografiche (ringrazio Stefania di Memorie dal Mediterraneo per il tip) perché è assolutamente vietato non solo fotografare, ma entrare con apparecchi fotografici all’interno del monumento.

Noi non ci siamo poste il problema e abbiamo piuttosto scelto di fare una passeggiata in tondo nel quartiere presidenziale di Hanoi.

Di fronte al Mausoleo di Ho Chi Min, in piazza Ba Ðình, si trova il palazzo dell’Assemblea Nazionale, quindi il Palazzo del Governo, un edificio a pianta quadrata con un cilindro centrale chiuso da una bassa cupola di vetro. Una struttura elegante, tutto sommato, poco asiatica e più brutalista in senso sovietico che altro, ma non respingente. E poi abbiamo camminato per il quartiere, che ospita palazzi governativi e più o meno di rappresentanza, all’interno di eleganti villette e palazzine sorte all’epoca dell’occupazione francese. In queste strade non è possibile fare fotografie, per questioni di sicurezza “nazionale”, per cui non posso mostrare la gentile sobrietà di certe architetture nelle quali la nostra stessa guida, scherzando, ci diceva “Ah, e questa è casa mia“. Magari!

Una contadina (ma molte ce ne sono) estirpa a mano l’erba infestante dal prato antistante il mausoleo di Ho Chi Min

Lasciamo da parte la Hanoi politica e ci muoviamo alla scoperta della Hanoi spiriturale e religiosa. Visitiamo ora un piccolo tempio, una piccola pagoda che ai più non interesserà, ma essendo per noi il primo incontro con il buddismo, chiediamo di visitare.

La Hanoi delle Pagode

Il primo tempio che incontriamo sul nostro percorso, casualmente, è dedicato a Huyen Thien Tran Vo, un generale che aveva assicurato la pace nel nord del Paese nell’XI secolo. La pagoda davanti a noi risale quindi a quell’epoca remota, anche se ricostruita e ridecorata svariate volte nel corso dei secoli. E infatti l’aspetto attuale risale a un restauro del XIX secolo. All’interno si colloca una statua del santo alta 4 metri e del peso di 4 tonnellate, realizzata nel 1677: immensa! Grazie a questo tempio ho scoperto che in Vietnam sono presenti due correnti del buddismo, non in contrasto, ma complementari: il buddismo puro che celebra Buddha e le sue varie manifestazioni, i Bodhisattva, e un buddismo mediato dalla Cina, dove è concesso adorare dei santi. E’ questo il caso.

Offerte davanti alle statue dei santi (e no, stupidamente non ho fotografato le pile di coca-cola)

La prima cosa che ci colpisce, però, non è tanto l’architettura templare, le statue o il giardino antistante, ma le offerte che i fedeli offrono alle statue – in questo caso al santo: frutta, succhi di frutta, caffè, tè e – incredibilmente – coca-cola. Ma come!? In un Paese comunista che dovrebbe odiare ancora gli Stati Uniti viene offerta la coca-cola, simbolo assoluto e inequivocabile del capitalismo occidentale e del nemico storico numero 1!? E invece, la nostra guida con estrema tranquillità ci dice che no, la coca-cola è un’offerta come un’altra. Prendiamo atto e andiamo avanti.

Percorrendo la strada Than Nien che attraversa il lago Ho Tay, raggiungiamo la pagoda di Tran Quoc. Il lago, molto più ampio di quello che lì per lì riesco a percepire, separa la Hanoi dei grattacieli dalla Hanoi del centro governativo e storico. Lungo la passeggiata incontriamo il monumento a John McCain, un pilota d’aviazione americano che durante la Guerra del Vietnam sorvolò Hanoi e il lago e qui ammarrò. Ripescato vivo, fu imprigionato nella prigione di Hanoi Hoa Lon, chiamata dai prigionieri americani Hanoi Hilton: oggi la prigione è stata musealizzata e racconta, tra le altre, la storia proprio del pilota McCain. Non mi è chiaro perché il Vietnam abbia deciso di erigere un monumento a un soldato americano caduto e prigioniero: forse perché ne è stato riconosciuto l’onore e la disciplina ferrea, virtù evidentemente riscontrate molto di rado negli altri prigionieri americani.

Hanoi, il lago Ho Tay

Raggiungiamo la prima pagoda davvero importante per i fedeli buddisti di Hanoi: Chùa Trấn Quốc. Anche in questo caso la fondazione risale all’XI secolo. Inizialmente fondata come pagoda buddista cinese, passa alla corrente indiana nel momento in cui il governo indiano, all’epoca in cui era qui presidente Ho Chi Min, donò alla pagoda un albero con un certo pedigree: il discendente dell’albero sotto il quale, secondo tradizione, si spense Buddha. I fedeli vengono qui prima della stagione dei monsoni per chiedere protezione da alluvioni e distruzione. Si entra scalzi e anche qui i fedeli offrono, oltre al resto, anche coca-cola. Osserviamo anche un’altra pratica: l’uso di bruciare soldi finti. Si tratta di un’offerta agli antenati che non essendo considerati morti del tutto, ma semplicemente trapassati, potrebbero aver bisogno di soldi per acquistare vestiti e da mangiare. E dunque qui si acquistano soldi finti pagando soldi veri per bruciarli, cioè offrirli. Davvero curioso.

La pagoda Trấn Quốc

La pagoda della Spada restituita, Đền Ngọc Sơn, è la terza pagoda che visitiamo ad Hanoi. Ad essa è legata una leggenda importante collegata a un fatto storico realmente accaduto: la vittoria del re Lê Lợi sulla Cina. Narra la leggenda che il re ricevette in dono dalla Tartaruga del Lago una spada con la quale egli avrebbe sconfitto i nemici. Naturalmente il re avrebbe dovuto restituire la spada alla tartaruga al termine della guerra. E così fece. La storia ricorda un po’ un’altra spada e un altro re: la spada nella roccia e Artù. Il tempio fu eretto proprio in ricordo di quella vittoria e della lealtà del re che restituì al lago la spada vittoriosa. Accanto alla pagoda vera e propria c’è un’ala musealizzata nella quale sono esposte, in due teche climatizzate, due gigantesche e secolari tartarughe rinvenute (ormai morte) proprio nel lago. La tartaruga è uno dei quattro animali sacri del buddismo in Vietnam, simbolo di saggezza e di longevità. Gli altri animali sacri sono l’unicorno, il drago, la fenice.

Pagoda della Spada restituita: sulla cancellata d’ingresso è realizzato il rilievo della tartaruga che porta sul carapace la spada in grado di sconfiggere i nemici del Vietnam

Il Lago su cui sorge la pagoda si chiama Ho Hoan Kiem, ed è un altro dei tanti specchi d’acqua della città. Di forma allungata, al centro di esso si erge una torre, Tháp Rùa, la Torre della Tartaruga. Il lungolago è una gradevole passeggiata ombreggiata.

La scritta I ❤️ Hanoi strizza l’occhio ai turisti occidentali, ma non si può non fare una foto qui davanti. E infatti anche io cedo alla tentazione.

Il teatro delle marionette sull’acqua

Accanto al lago della tartaruga e alla scritta I ❤️ Hanoi si trova l’ingresso del Thăng Long Water Puppet Theatre – Teatro delle Marionette sull’Acqua. Un teatrino il cui palco invece che essere sopraelevato è in parte sommerso.

Uno spettacolo tradizionale, che risale addirittura all’XI secolo, che mescola canti e racconti popolari in uno spettacolo vivace e divertente. Come sempre in questi casi, quando mi trovo davanti a una tradizione antica, cerco di capirne le origini e le ragioni. Originariamente si chiama Múa rối nước “marionette che danzano sull’acqua”: nasce sul delta del Fiume Rosso, non troppo lontano da Hanoi, nella stagione in cui le risaie sono allagate e gli agricoltori vogliono intrattenersi per divertirsi e passare il tempo. Abituati a stare immersi fino alla cintola per lavorare (li ho visti anch’io, nel 2026!), non doveva fare poi troppa differenza togliere il cappello dell’agricoltore e indossare quello del burattinaio. La magia delle marionette sull’acqua – alternative alle marionette normali – ebbe talmente successo da arrivare fino alla corte degli imperatori. Allora ciò che era nato come semplice intrattenimento, divenne un’arte di cui custodire i segreti.

Una delle marionette sull’acqua (foto: Annalisa Tre Valigie)

Di generazione in generazione, di villaggio in villaggio, quello del teatro delle marionette sull’acqua è diventato un simbolo del folklore della regione di Hanoi. Oggi ha naturalmente una valenza turistica e si rivolge – almeno gli spettacoli come quello che abbiamo visto noi, proprio all’interno di un teatro – principalmente ai turisti stranieri. Ma nonostante questo i canti sono in lingua vietnamita e le scenette raccontano storie e leggende tipiche della tradizione vietnamita, rimandando alla semplicità della vita rurale.

Lo spettacolo si svolge interamente in acqua: le marionette escono da dietro una quinta teatrale e volteggiano, si motteggiano, nuotano velocissime, mentre una piccola orchestrina fatta di quattro strumentisti e cantanti dà voce al tutto. I racconti, dicevo, attingono alla tradizione letteraria vietnamita, sono introdotti da un giullare, Chú Tễu (letteralmente: zio Tễu) e tra le storie una delle più proposte (e infatti noi l’abbiamo vista) è la messinscena della leggenda della spada restituita, che ben si presta, visto che la tartaruga della leggenda viveva nel lago.

Teatro delle marionette sull’acqua: i burattinai si rivelano a fine spettacolo

Il tempio della Letteratura

Ho tenuto per ultimo il complesso monumentale più importante, forse, sito UNESCO e capace di attrarre oltre che i turisti, anche i cittadini e le cittadine, soprattutto giovanissime, che in particolare nel periodo che precede il Tết, il capodanno lunare vietnamita, lo scelgono come location per i propri servizi fotografici.

Il Tempio della Letteratura di Hanoi, Van Mieu il nome vietnamita, ha una storia davvero antica e peculiare. Fondato nel 1070, fu sede della prima università del Vietnam, seguace dei dettami di Confucio. Qui, come alla maniera cinese, studiavano oltre che i futuri re, tutti i giovani rampolli che sarebbero diventati la classe dirigente, dunque mandarini, dignitari di corte, amministratori a vario titolo. Inizialmente solo nobili potevano aspirare a studiare qui, ma nel XIII secolo l’Università fu aperta ai giovani di talento provenienti dalle classi sociali più basse: una svolta epocale e di grande apertura mentale e sociale.

Il Tempio della Letteratura, la Fonte dello Splendore Celeste

Cinto da ampie mura, si susseguono al suo interno corti, giardini e alcuni padiglioni Nella corte centrale, che ha nel mezzo un’ampia vasca d’acqua, la Fonte dello Splendore Celeste, sono poste alcune stele che raccontano in caratteri cinesi il percorso di studio di alcuni degli studenti: le basi poggiano su una tartaruga di pietra, simbolo di sapienza. Sono proprio queste stele ad aver fato meritare al Tempio della Letteratura l’inserimento nella Lista UNESCO, perché raccontano nomi, materie e organizzazione della burocrazia vietnamita. Gli studenti imparavano il cinese classico, la storia e la poesia della Cina imperiale; il percorso di studi durava dai tre ai sette anni. Chi superava gli esami interni poteva accedere agli esami nazionali; i migliori potevano poi affrontare l’esame Reale, sostenuto direttamente davanti all’Imperatore. Tutto si basava sulla meritocrazia: i più meritevoli, a prescindere dal rango di nascita (almeno in teoria) potevano vincere questi veri e propri concorsi pubblici e fare carriera nonché scalata sociale.

Non per caso, quindi, ancora oggi chi deve sostenere esami universitari o di studio viene qui a raccomandarsi a Confucio nelle sale di culto a lui dedicate. Per chi invece semplicemente visita il “tempio” ed è interessato alla sua storia, sarà utile la visita breve ma intensa al piccolo spazio espositivo che espone oggetti, documenti iscritti e fotografie storiche di questo luogo antico e importante.

Fanciulle in abito tradizionale al Tempio della Letteratura di Hanoi per il consueto servizio fotografico in vista del Tết

Visitare Hanoi: turismo pop

Allora, nel mentre che scrivo questo post mi giungono notizie da Hanoi secondo le quali la principale delle attrazioni pop della città, cioè Train Street, avrebbe chiuso fino a data da destinarsi. O meglio, non passa più il treno che ha reso Train Street un’attrazione adrenalinica all over the world. In che consiste(va) il passaggio del treno in Train Street? Eccotelo servito qui, in questo video:

La mia esperienza a Train Street

Ma che cos’è esattamente Train Street?

La stazione centrale di Hanoi è, giustamente, in centro città, di conseguenza i treni devono poterla raggiungere. Sicuramente linee ferroviarie più recenti hanno ovviato al problema di attraversare il centro storico, ma un binario è rimasto attivo (fino almeno ai divieti di questi giorni, marzo 2026) ed è diventato, nel tempo, un’attrazione turistica. Sì, perché lungo il binario si è costruito un intero quartiere fatto di baretti, ristorantini, café che offrono una vista unica sul treno che passa. Il problema è che il treno passa letteralmente a 20 cm dal tuo naso se non stai ben riparato. Il rischio di incidenti è elevatissimo e infatti all’ennesimo incidente che ha coinvolto qualche turista più idiota degli altri (basta poco per fare attenzione) l’attrazione più instagrammabile di Hanoi è stata chiusa. Con buona pace degli influencer, ma anche degli esercizi commerciali che degli effetti benefici del passaggio del treno ci campa(va)no.

Train Street è piuttosto divisiva: è sicuramente l’attrazione che piace ai giovani, a chi è abituato a condividere sui social le proprie esperienze, ai travel influencer che si rivolgono a target giovani e glamour. Di contro, lo rifugge chi cerca esperienze autentiche, da veri local, o chi è interessato a un turismo culturale e consapevole, che ha lo scopo di conoscere la vera anima del Paese (beato chi ci riesce, by the way). Per come l’ho vissuta io, che manco sapevo dell’esistenza di Train Street prima di capitarci, per me il passaggio del treno a 20 cm dal naso è stata un’esperienza sociologica prima che personale, e adrenalinica, perché mai più avrei immaginato di vedermi letteralmente in faccia il treno. Detto questo, l’attrazione è assolutamente turistica: i localini e i caffè sono di livello qualitativamente basso, perché tanto sanno che la gente va lì per il treno più che per prestare attenzione a che si mangia o si beve. Però, io che solitamente rifuggo questo genere di cose mi sono divertita e sono contenta di averla vista.

Train Street letteralmente attraversata dai turisti

Informatevi, perché pare che a marzo 2026 Hanoi abbia definitivamente deciso di chiudere la linea, con buona pace dei turisti e degli operatori economici, per le condizioni di sicurezza decisamente inesistenti che sempre più spesso hanno dato luogo a incidenti a causa di incauti turisti. La stupidaggine di certuni – che sono comunque avvisati dai commercianti della via – è la causa della fine di un’attrazione conosciuta worldwide. Staremo a vedere, innanzitutto se è vero che è stata sospesa (ma a vedere i reel su instagram pare di sì) e per quanto tempo.

Il giro delle 36 strade

Inserisco qui il tour in bici-risciò che ci ha portato alla scoperta delle 36 strade: si tratta del quartiere commerciale storico di Hanoi. Un vero e proprio centro commerciale naturale, che tradizionalmente vede ogni strada dedicata a una specifica merce o produzione: la strada dei gioielli, dei tessuti, delle lanterne, delle spezie, degli utensili per la casa e chi più ne ha più ne metta. Le 36 strade corrispondono alle 36 corporazioni di artigiani che qui si stabilirono nel XV secolo. E da allora ci sono delle strade che portano ancora il loro nome tradizionale: Via dell’Argento, o Via della Seta.

In risciò lungo le 36 strade: esperienza che, potendo scegliere, non rifarei

Detto tra noi, col senno di poi avrei preferito girare il quartiere a piedi, sia per evitare ai nostri portatori la fatica immane di trasportarci nel traffico cittadino, tra motociclette che si infilano dappertutto e automobili che ugualmente provano a farsi strada, sia per evitare di respirare i gas di scarico delle suddette auto e moto. Quindi consiglio di percorrere le 36 strade, o parte di esse, a piedi.

Allora mi direte: ma perché inserisci questo tour nella categoria del “turismo POP”? Perché – banalmente – se avessi avuto modo di girare a piedi probabilmente avrei fatto shopping estremo, partendo dalle spezie – in particolare il té – per approdare all’abbigliamento (un áo dài, l’abito tradizionale femminile, me lo sarei pure potuto comprare, no?) e magari anche ai gioielli, che sono da sempre, e in ogni parte del mondo, i migliori amici delle donne 😉

Uno tra i negozi di spezie, tè e caffè delle 36 Strade di Hanoi

Turismo Gastronomico

Spesso, per chi viaggia, Hanoi è il primo incontro con il Vietnam e con la sua cucina. E si potrà essere scettici sulle prime, soprattutto vedendo certi luoghi, certi locali che definire bettole sarebbe gentile, ma che poi alla prova dei fatti si rivelano essere il migliore pasto mai fatto.

Metti ad esempio quella sera in cui abbiamo mangiato una Hot Pot in Cấm Chỉ, una via molto vicina al nostro hotel, il Bespoke Hotel (di cui ricorderò in eterno il breakfast!), destinata al local food in tutte le sue forme, dal pho (la zuppa-brodo con carne, verdure e pasta di riso) alle galline bollite intere a quant’altro. Hot Pot è una pentola che sta sempre in ebollizione, nella quale si può scegliere di far bollire carne, o pesce, o entrambi, o solo verdure, insieme a tofu e spaghetti di riso e di grano. L’esperienza è divertentissima e decisamente gustosa. L’atmosfera, sedute a un tavolaccio sulla strada, con questa pentola che bolle e il controllo della carinissima proprietaria del locale che si assicura che facciamo tutto al meglio, ci diverte molto e ci delizia. Sì, perché è buonissimo, leggero e corroborante. Voto Diesci!

Un’autentica Hot Pot con dentro di tutto: noodles, ritagli di pasta, mais, funghi, tofu e con verdure e carne di manzo da aggiungere in ebollizione. Goduria culinaria e divertimento assicurati!

Ma questo Hot Pot l’abbiamo scoperto da sole. Invece il vero food tour che abbiamo fatto a pranzo per le strade di Hanoi in compagnia della nostra guida di Travel Sense Asia ci ha fatto scoprire le diverse anime della cucina di questo Paese. Cucina che, ve lo dico, ho adorato.

Oh, se poi proprio questo street food non è nelle vostre corde, potete pure andare da Tầm Vị, un ristorante stellato consigliatissimo dai più, ma del quale critico sopra ogni cosa il servizio affidato a giovanissimi totalmente inesperti. Cibo buono, ma non da strapparsi i capelli. Unica nota positiva il prezzo: l’equivalente di 9 € a persona: e forse valeva la pena di cenare in un ristorante stellato ad Hanoi!

Ma torniamo al nostro Food Tour.

Prima tappa: la scoperta dei Phở Cuốn, involtini di pasta di riso che avvolgono manzo saltato, lattuga, coriandolo e menta e che vanno pucciati in una salsa di pesce aromatizzata con peperoncino e succo di lime; noi lo abbiamo provato per la prima volta al ristorante Phở Cuốn Hương Mai, in centro ad Hanoi, insieme a dei raw noodles, cioè frittelle di noodles servite con verdure e carne che – devo dire – ho apprezzato particolarmente.

raw noodles

Seconda tappa di questo street food è stato il Bánh Mì, un panino farcito che usa come base il pane della baguette francese (l’eredità del periodo coloniale si sente in questo caso) e che può essere riempito della qualunque: carne di maiale arrosto, paté di fegato, salsiccia vietnamita, salsa piccante: noi lo abbiamo provato in un chioschetto che affaccia su una bella piazza con una cisterna monumentale, e devo dire che ha suscitato pareri contrastanti: a me il contrasto di sapori piuttosto forti, dopo l’impatto iniziale, non è dispiaciuto, ma ad altre non è proprio andato giù. De gustibus… certo, un sapore un po’ forte, mentre devo dire che la cucina vietnamita, in generale, sa essere decisamente equilibrata e sobria, non è necessariamente piccante o stridente con i nostri gusti occidentali.

Banh Mi

Terza tappa prevede in un chioschetto poco raccomandabile a vederlo da fuori (ma quando si viaggia in Vietnam si impara che non si giudica un ristorante dal suo aspetto, sia esterno che interno) l’assaggio di Banh Cuốn fatti sul momento: si tratta di una crepe di riso stesa al momento e al momento riempita con funghi, arrotolata e servita con una sorta di wurstel, o meglio carne di maiale della consistenza e del gusto del nostro wurstel. Anche questi piccoli rotolini mollicci vanno pucciati nella salsa di pesce addizionata con lime e peperoncino, il che ne risveglia il sapore ed evita l’effetto di stucchevolezza dato dal grasso del maiale. Quest’ultimo esperimento ci lascia un po’ interdette, ma ribadisco: la cucina vietnamita sa essere molto meno estrema e molto più godibile. Il Pho, la zuppa di verdure e carne (o pesce) con noodles, piatto nazionale che si incontra da nord a sud della nazione, non stanca mai ed è sempre davvero molto godibile.

Banh Cuốn

A chiudere degnamente il Food Tour ad Hanoi ecco giungere in soccorso una bella birra artigianale. Che sulle prime, quando vedi come te la versano, in questa bettola di due metri per due, con i tavolini fuori a occupare il marciapiede sotto lo sguardo incuriosito di uno scoiattolo, ti chiedi se sopravviverai. Eppure la signora ci ha versato una birra chiarissima, torbida, dal sentore floreale: una vera e propria IPA in piena regola, che ho apprezzato tantissimo. Hanoi è luogo di produzione di birre artigianali e in centro si trovano diverse bettole (no, mi dispiace, non ce la faccio a chiamarle né birrerie né locali) che la distribuiscono. Ora, la IPA non a tutti piace, ma siccome io ne sono un’estimatrice ho apprezzato particolarmente la bevuta (che, detto tra noi, a fine degustazione, ci voleva!).

Per approfondire il tema della cucina vietnamita tra street food e cooking class vi consiglio comunque la lettura degli articoli sul tema scritti da Tre Valigie e da Paola in viaggio.

Ti racconto il mio viaggio in Vietnam a partire dall’esperienza che ho vissuto con le Travel Blogger Italiane nel corso di un viaggio organizzato dal tour operator Travel Sense Asia che ha costruito per noi un itinerario variegato e ricco di esperienze e di incontri. Insieme a me Paola di Paola in viaggio, Annalisa di Tre Valigie, Veronica di Oggi dove andiamo, Cristina di Vi do il tiro, Marina di The Travelling petsitter. Ciascuna di noi sta raccontando sui propri blog il Vietnam: se vuoi approfondire, ti consiglio di leggere anche i loro racconti.

4 thoughts on “Hanoi: cosa fare e cosa vedere nella capitale del Vietnam

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  1. Hanoi mi è piaciuta moltissimo, soprattutto la zona del lago e il quartiere vecchio. Anche noi avevamo fatto un food tour ed eravamo finiti a bere birra in mezzo a centinaia di ragazzi nel pieno della movida abbarbicati sulle seggioline blu. Non vedo l’ora di tornate in Vietnam

  2. Vero, Hanoi richiedeva più tempo e più calma. Non è una città da girare in modo sommario. Tornerei con piacere per poter fare un itinerario lento, che includa i vecchi quartieri e le zone che non abbiamo avuto modo di visitare durante il fam trip. E sicuramente rifarei a loop il giro dello street food!

    1. Io percorrerei a piedi le 36 strade e dedicherei tempo ai siti archeologici che abbiamo visto da fuori… ma questa è una mia deformazione professionale, me ne rendo conto!

  3. Condivido il tuo parere: Hanoi merita qualche giorno per poter essere capita e scoperta con calma, altrimenti si rischia di essere sopraffatti dal traffico e dalle tantissime cose da vedere. Io non sono particolarmente pop ma la Train Street non me la sono persa.. Ho adorato perdermi e ritrovarmi per le strade del quartiere vecchio, entrare nelle botteghe, vagabondare per i mercati e, sì, decisamente meglio farlo a piedi!

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