Alba Fucens, Carsulae, Saepinum: tre città romane tutte da scoprire

Oggi andiamo nel Centro Italia per scoprire tre aree archeologiche che corrispondono a tre città romane abbandonate in età tardoantica: ne possiamo percorrere le strade, riconoscere gli edifici, visitare le aree pubbliche ed entrare negli spazi privati.

Ma, vi prego, non chiamatele “piccole Pompei”.

Vi porto in Abruzzo, in Umbria e in Molise, a visitare le città romane rispettivamente di Alba Fucens, Carsulae e Saepinum. Tre aree archeologiche poco note rispetto alla solita Pompei, a Paestum o alla mia cara Ostia antica, ma ugualmente suggestive e interessanti. Mettete scarpe comode, preparate la macchina fotografica, impostate il navigatore. Partiamo.

Alba Fucens, in Abruzzo

Ad Alba Fucens ho dedicato un articolo specifico qui. Inoltre ne ho parlato in una puntata specifica sul mio canale Loquis “Generazione di archeologi”.

Fondata nel 303 a.C., Alba Fucens è tra le città romane più antiche fondate fuori dal Lazio. Sorge in un terreno montuoso, ai piedi di un massiccio sul quale in età medievale sorgerà un castello. La località moderna si chiama Massa d’Albe, che è poco più che un agglomerato di case intorno all’area archeologica. La visita è libera: non vi è biglietto di ingresso. Davanti a voi si apre la città antica, o almeno la parte centrale, più monumentale, compresa tra due decumani (le vie con andamento ovest-est) uno dei quali conduce al grande anfiteatro.

L’anfiteatro è il vero fiore all’occhiello di Alba Fucens, giunto in ottime condizioni fino a noi, costruito grazie al lascito testamentario di un illustre abitante della città tra il 30 e il 40 d.C. Si conserva molto bene tutto l’ellisse dell’arena e l’ima cavea, cioè le gradinate più basse.

L’anfiteatro di Alba Fucens

Altro monumento davvero notevole è la romanica chiesa di San Pietro, visitabile solo su chiamata al custode che apre – appunto – su richiesta. Un trionfo di marmo bianco e di straordinarie decorazioni in stile cosmatesco, cioè una sorta di mosaico di tessere microscopiche di marmi policromi e dorature che disegnano decori geometrici decisamente eleganti e luminosi. Questo stile nasce a Roma e si diffonde nel centro e sud Italia nel XII secolo. La piccola chiesa di San Pietro sorge in realtà su un più antico tempio di età romana, del quale reimpiega molti elementi e decorazioni architettoniche. Lo splendore del marmo bianco e dei colori dei decori cosmateschi rende il tutto davvero magnifico.

La chiesa di San Pietro con i suoi arredi in stile cosmatesco

La passeggiata nella città romana permette di costeggiare i luoghi della vita pubblica e quotidiana di questo centro montano: le botteghe che affacciano sul decumano, un impianto termale, il macellum (mercato della carne). E una curiosità: gli attraversamenti pedonali sopraelevati, così come si trovano a Pompei. Ma non provatevi a chiamare Alba Fucens la Pompei dell’Abruzzo, ve ne prego!

Carsulae, in Umbria

Un’altra città romana di montagna, potremmo dire. Sorge lungo la via Flaminia, la grande via consolare fatta costruire dai Romani all’indomani della sconfitta di una lega di Etruschi, Piceni e Sanniti nel lontano 295 a.C. La Flaminia attraversa l’Appennino Umbro, collegando Roma con la costa Adriatica e di fatto è stata la via lungo la quale si è diffusa la romanizzazione oltre le montagne.

La Via Flaminia che attraversa Carsulae

Carsulae è una città non particolarmente grande, ma che fungeva da capoluogo per tutta una serie di pagi, villaggi, sparsi sulle montagne circostanti. Ci troviamo in Umbria, tra Narni (Interamnia Nahars, in età romana) e Spoleto (Spoletum). Quando entra in città, la via Flaminia diventa il cardine massimo, cioè la principale viabilità orientata sud-nord. Siamo in un territorio montuoso e irregolare, pertanto, mentre la via Flaminia si fa strada, salendo e ridiscendendo, assecondando le curve di livello, ecco che la spianata del Foro, l’area pubblica più importante della città, è costruita in posizione sopraelevata, su una terrazza artificiale, sulla quale si dispongono, su un lato della lunga piazza rettangolare, due piccoli templi gemelli – forse destinati al culto imperiale – e tutta una serie di altri edifici pubblici.

Carsulae, i templi gemelli sulla platea del Foro

Interessante a Carsulae è la composizione urbanistica anfiteatro-teatro: un grande anfiteatro, pure troppo esteso per contenere i soli abitanti della città (per questo si pensa che qui confluissero gli abitanti dei pagi delle montagne) e alle spalle, in posizione rilevata, il teatro. Un quartiere destinato agli edifici da spettacolo davvero notevole che ancora oggi impressiona per dimensioni e spettacolarità.

L’anfiteatro di Carsulae visto dall’alto del teatro

Se seguiamo la via Flaminia usciamo dalla sua porta ancora in piedi della sua cinta muraria: si chiama Porta di San Damiano e inizialmente era a tre fornici, mentre oggi ne resta solo uno. Da qui la via si perde nella boscaglia, ma due grandi monumenti funerari si fanno notare: uno, grande, a tamburo cilindrico, l’altro più modesto (si fa per dire) è un cilindro sottile con coronamento a tronco di piramide: entrambe sono tipologie funerarie ben note nella prima età imperiale.

La visita a Carsulae si completa con il piccolo Antiquarium nel quale trovano posto sculture rinvenute nell’area archeologica, tra cui una bella statua dell’imperatore Claudio.

Ah, lo sapete? Carsulae il 20 giugno 2026 sarà protagonista e sfondo di un’attività che io e la mia cara amica Stefania di Memorie dal Mediterraneo portiamo avanti da anni: Archeoracconto. Una giornata all’insegna dell’archeologia e della scrittura creativa: se vi interessa partecipare scrivetemi e vi dico meglio di cosa si tratta.

Saepinum, in Molise

Lungo la via millenaria del tratturo Pescasseroli-Candela che dall’Abruzzo attraverso il Molise porta le greggi di pecore in Puglia, Saepinum è una città romana magnifica, per quanto piccola, ben tenuta e che – a differenza delle altre due città romane viste fin qui – ha avuto una certa qual forma di continuità di vita. Il toponimo moderno è Altilia. Case e casette si sono installate nel corso dei secoli al di sopra delle strutture romane, in particolare del teatro.

Saepinum, il teatro

La città romana era cinta da mura. Il percorso di visita porta a scoprire i vari punti di interesse. Il teatro è sicuramente uno di quelli: piccolo, raccolto; le casette costruite sopra di esso ospitano oggi un piccolo museo che racconta la storia della città, mentre un altro edificio post-antico custodisce il lapidario, con rilievi funerari di gladiatori e leoni funerari.

Ma il cuore della città romana è, ovviamente, il centro: lungo la viabilità principale, entrando dalla monumentale Porta di Bojano con le statue di prigionieri che la decorano, si apre il foro e tutta una serie di edifici pubblici: il macellum, le terme, le case private tra cui l’antica “Casa dell’impluvium sannitico”. L’impluvium è una vasca ricavata nel centro di un cortile scoperto nel quale percolava l’acqua che veniva convogliata così in una cisterna interrata. Il riferimento a “sannitico” significa che la domus che vediamo oggi si imposta al di sopra di una casa più antica, risalente al II secolo a.C. e che indizia la presenza di un abitato più antico, di cultura sannitica, per l’appunto, precedente alla fondazione della città romana.

Saepinum, la piazza del Foro

Naturalmente la piazza del foro, anche se non particolarmente grande e di forma trapezoidale, è tutta interamente pavimentata in lastroni di pietra grigia: originariamente vi era l’iscrizione, in lettere bronzee, dei magistrati che ne finanziarono la realizzazione. La piazza principale della città, dove si svolgeva la vita pubblica, doveva essere il luogo di affaccio dei monumenti più importanti della vita civile, pubblica e religiosa: qui doveva innalzarsi il Capitolium, il tempio dedicato alla triade capitolina Giove, Giunone e Minerva, qui doveva sorgere la curia, sede dei magistrati cittadini, e altri edifici pubblici: purtroppo le spoliazioni medievali e postmedievali hanno cancellato qualsiasi traccia monumentale.

Rimane così la piazza, spoglia, ma con una sua dignità data dalla sua nuda antichità.

La via principale che entra da Porta di Bojano e attraversa il centro abitato.

Uscendo dalla città attraverso Porta Benevento, una porta aperta nelle mura così chiamata perché la via indirizza verso Benevento, per l’appunto, si trova il grande monumento sepolcrale di Ennio Marso: un grande tamburo cilindrico, non molto diverso dal monumento che abbiamo visto a Carsulae, che era decorato su due angoli del basamento da altrettanti leoni funerari (uno dei quali è quello che abbiamo visto nel Lapidarium). Il monumento è di età augustea ed appartiene proprio alla stessa tipologia del mausoleo di Augusto, seppur in proporzioni decisamente minori.

Il monumento funerario di Ennio Marso, fuori le mura di Saepinum

Tre città romane, tre diverse esperienze di visita

Alba Fucens, Carsulae e Saepinum hanno in comune alcune cose: sono tutte e tre, evidentemente, città romane; sono tutte e tre fondate in un territorio montano; sono tutte e tre delle aree archeologiche nelle quali si può trascorrere del tempo immaginando come potesse essere la vita dei nostri antenati di età imperiale.

Alba Fucens, ad oggi, è a ingresso libero e gratuito: questo significa estrema libertà, ma anche scarse informazioni. Per questo vi consiglio, per preparare la vostra visita, di ascoltare la puntata podcast che ho dedicato ad Alba Fucens sul canale Loquis “Generazione di archeologi”: un po’ lungo, ma è una sorta di audioguida che spero potrà essere utile.

Carsulae ha un biglietto d’ingresso di 5 € e oltre all’area archeologica si può visitare l’Antiquarium che, per quanto piccolo, è comunque interessante.

Saepinum ha un biglietto di 10 €: se la spesa vi sembra eccessiva, pensate a quanto costi fare la manutenzione ordinaria delle strutture archeologiche e del verde. Se non siete convinti, vi invito a scaricare da Play Store il videogame Rise of Ruins, in cui il giocatore interpreta il Direttore dell’area archeologica, stretto tra nuovi scavi, imprescindibili restauri e gestione finanziaria. Semplicistico? Forse, ma è un modo divertente per provare anche solo a immaginare come si gestisce un parco archeologico.

E tu hai mai visitato una di queste città romane? O hai visitato altre città romane in Italia o all’estero? Parliamone nei commenti o sulla mia pagina facebook Maraina in Viaggio.

10 thoughts on “Alba Fucens, Carsulae, Saepinum: tre città romane tutte da scoprire

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  1. Uno splendido articolo ricco di sapere e professione cui ormai ci hai abituati da tempo .

  2. Molto interessante questo articolo! Io ho una vera passione per la storia romana e mi ha incuriosito tantissimo Saepinium per il fatto che mostra come le epoche successive si siano sovrapposte a quella romana integrandosi con le costruzioni.
    Hai fatto bene a parlare di questi centri poco conosciuti ma molto affascinanti, sarà che per me è sempre un’emozione camminare sul basolato che i sandali dei romani hanno percorso secoli addientro

  3. A guardare le foto, a fermarsi in superficie, verrebbe da dire sono solo 4 sassi e invece poi ci entri in confidenza, leggi racconti come questo, di soffermi sulla preghiera di non paragonarle a nient’altro e allora inizi ad amarle…

  4. Un articolo davvero interessante. Ho apprezzato moltissimo l’invito a non cercare sempre una ‘piccola Pompei’, ma a godersi l’autenticità e la specificità di queste tre meraviglie del Centro Italia. Le descrizioni storiche fanno venire subito voglia di mettersi in viaggio. Complimenti anche per le splendide foto!

    1. Grazie Cristina! Sì, ogni città romana abbandonata è unica a suo modo. Io appena posso, sia qui che su altri canali su cui scrivo, cerco proprio di raccontare sempre le specificità e le singole caratteristiche di ciascuna.

  5. Il monumento funerario di Ennio Marso è la copia perfetta, anche se molto più piccola, del mausoleo di Lucio Munazio Planco che è a Gaeta. Non ho visitato nessuna di queste tre antiche città, ma mi piacerebbe iniziare proprio da Saepinum. Mi intriga molto la sua conformazione e i resti ancora perfettamente visibili. Sono bellissima le casette che sembrano voler proteggere le scalinate dell’antico teatro.

    1. Devo tornare a Gaeta proprio per vedere da vicino il mausoleo di Munazio Planco. So che il suo restauro ha suscitato qualche polemica tra gli addetti ai lavori (e non solo, credo) e volevo rendermi conto di persona. E comunque sarebbe un’ottima scusa per tornare a Gaeta e per portarci il mio compagno, che non c’è mai stato.

  6. I tuoi articoli rispolverano i miei studi di arte e archeologia romana e la mia passione per l’archeologia! Di questi siti ho visitato solo Carsulae seppure molto tempo fa.

  7. Non essendo mai stata nè in Abruzzo nè un Molise per me è tutto nuovo: non avevo mai sentito parlare di questi antichi insediamenti e sapere che sono così ben conservati non fa che accrescere la mia curiosità. I Romani hanno lasciato testimonianze eccezionali al di là di Pompei che dovrebbero essere maggiormente valorizzate dalle istituzioni. Meno male che ci sei tu che me le fai scoprire!

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