Visitare Bruxelles: qualche curiosità sulla Grand Place, su Peter Bruegel il Vecchio e sul Manneken Pis

La piazza più iconica di Bruxelles, l’immagine che immediatamente si associa alla capitale d’Europa che prima di tutto è capitale del Belgio con una storia antichissima come centro commerciale importantissimo nelle Fiandre del XVI secolo: la Grand Place, o Grote Markt, in fiammingo, è storicamente il cuore pulsante della città. Quella che oggi è una grande piazza invasa dai turisti a caccia di selfie, un tempo era frequentata da mercanti e procacciatori di affari. Lo dice il nome fiammingo: Grote Markt significa “grande mercato”, dunque luogo di incontro, di scambio, di compravendita, di scrittura di contratti commerciali e di strette di mano per affari.

In questo post visitiamo con un occhio un po’ più attento la Grand Place e non solo: ci allungheremo anzi nelle immediate vicinanze, per cogliere ciò che ad una prima visita, più superficiale, del centro storico, magari può sfuggire.

La Grand Place e uno dei suoi edifici prinicipali: la Maison du Roi

Raggiungere la Grand Place

La grand Place è facile da raggiungere, anche a piedi. La si raggiunge agilmente sia se si soggiorna in zona Gare du Midi (ho dedicato un post specifico sull’itinerario Gare du Midi – Grand Place e ritorno) sia se si soggiorna in zona Louise e Place Stephanie, dove si concentrano molti hotel e i negozi di abbigliamento più luxury. Venendo da Louise, a piedi, in particolare si scende verso il Palais de Justice, ben riconoscibile, oltre che per la sua cupoletta dorata, anche per la ruota panoramica posta nella piazza antistante, la quale è una sorta di terrazza panoramica sulla città sottostante. Da qui si scende in direzione di Rue du Sablon e, facendo una deviazione rispetto alle indicazioni di Google Maps, si può giungere a Notre Dame de la Chapelle.

La chiesa gotica di Notre Dame de la Chapelle

La statua di Peter Bruegel il Vecchio

Qui urge una digressione, già che stiamo deviando dal nostro percorso. La chiesa di Notre Dame de la Chapelle, in stile gotico, ospita al suo interno, oltre che una serie di grandi dipinti che illustrano le scene della via crucis, la tomba del pittore Peter Bruegel il Vecchio, uno dei padri della pittura fiamminga. E fuori dalla chiesa, ecco il monumento in bronzo al pittore, ritratto mentre è intento, con la tavolozza in mano, a dipingere qualcosa su una tela immaginaria, appena delineata dalle linee del bronzo. Sul lato superiore di questa cornice incompleta incombe un corvo, uno degli animali simbolici più presenti nelle opere di Bruegel, perché richiama la morte, la sofferenza: senza lasciare la città, ma visitando uno dei musei di Bruxelles, in particolare il Musée de Beaux-Arts, incontriamo un’opera in cui i corvi hanno un ruolo fondamentale, anche se apparentemente marginale. L’opera è “Paesaggio invernale con pattinatori sul fiume ghiacciato” e anche se il titolo in noi degli anni Duemila potrebbe evocare un’atmosfera di festa e rilassata, in realtà il sottotesto di Bruegel è un altro: nelle campagne il gelo che addirittura ghiaccia il fiume segna un momento di carestia e di rischio grosso di sopravvivenza. I corvi, mangiatori di carogne, appollaiati sui rami spogli degli alberi, sono messaggeri di morte e di sventura, e dicono proprio questo.

L’altro animale presente in questa statua di Bruegel è una scimmietta con un berretto appoggiata sulla sua spalla. Un’opera famosa di Bruegel ritrae due scimmiette incatenate: simbolo della ricchezza opulenta e del gusto per l’esotismo che certi mercanti fiamminghi, committenti del nostro artista, amavano. Ma la scimmia è anche simbolo di astuzia maligna, di inganno e di frode (se avete visto ad esempio Indiana Jones e l’Arca Perduta sapete di che sto parlando): dunque la sua presenza nei dipinti di Bruegel deve mettere in allerta: se c’è lei vuol dire che qualcosa sta per andare storto.

La pittura fiamminga è stata importante nella storia dell’arte europea. Peter Bruegel il Vecchio è stato uno degli artisti più prolifici e innovatori del suo tempo. Da lui discende una dinastia di pittori che, spesso utilizzando gli stessi temi del capostipite, dipingono la società contadina in tutta la sua semplicità d’animo e di mezzi, ma anche mostrandone la rozzezza, le difficoltà, infine facendola assurgere a paradigma dei vizi (e delle virtù) umani. Al Musée de Beaux Arts de Bruxelles vi è una sezione multimediale dedicata all’approfondimento dei suoi dipinti e dei significati reconditi connessi a certe raffigurazioni, in più vi è una saletta dedicata a lui, al figlio e ai nipoti Jan e Peter. Impossibile non appassionarsi ai Bruegel. Ma questo è il mio personalissimo giudizio.

Peter Bruegel il Vecchio, Paesaggio invernale con pattinatori sul fiume ghiacciato (altro titolo: la trappola per uccelli: riuscite a vederla nel dipinto?)

Manneken Pis, il bambino che fa la pipì

Proseguendo da Notre Dame de la Chapelle in direzione della Grand Place, mi accorgo che sto arrivando nei suoi pressi perché comincio a incontrare assembramenti di gente che parla le lingue più disparate. Sono tutti radunati in realtà davanti a una fontana piccola, posta a un angolo di strada. Ma riconosco la statuetta, è inequivocabile: il Manneken Pis, il bambino che fa la pipì, niente più di una statuetta in bronzo realizzata come bocca di fontana che fa sgorgare l’acqua da… ehm, da lì, senza bisogno che lo scriva esplicitamente.

Lì per lì provo un senso di fastidio, come a Roma davanti alla Fontana di Trevi: possibile che una statuetta così insignificante sia considerata così iconica dell’intera Bruxelles da indirizzare le comitive di visitatori da tutto il mondo qui davanti? Possibile, poi, che di tutta Bruxelles – capitale dell’Europa, ricordiamolo – questo sia il simbolo più conosciuto all’estero?

La fontana del Manneken Pis

Scopro però, che la fama di questa statuetta è in realtà molto antica, è storicizzata. Per scoprirlo bisogna visitare il Musée de la Ville de Bruxelles, che ha sede in uno dei grandi palazzi gotici che affacciano sulla Grand Place, di fronte all’Hotel de Ville, la Maison du Roi. In questo museo, all’ultimo piano, una sezione è dedicata proprio a questa statuetta, nella quale si ripercorre la sua storia, e la storia della sua sempre crescente notorietà fino ai nostri giorni e nella quale, soprattutto, è esposta la statuetta originaria, per preservarla da eventuali atti di vandalismo, come quello che avvenne negli anni ’60 del Novecento…

La prima menzione del “bambino che fa la pipì” si trova in un documento amminisitrativo del 1451 relativo alla rete idrica della città. Compare poi in vari documenti successivamente, è ritratto in opere d’arte. Alla fine del Seicento la statua è già talmente celebre in città, da assumere ruolo simile a quello del Pasquino a Roma: diventa il portavoce delle critiche e delle satire del popolo rivolte al potere. Una di queste satire nel 1695 si rivolge a re Luigi XIV che aveva bombardato la città. Anni dopo, i soldati francesi cercano di rubare la statua e questo fatto deve aver fatto particolarmente arrabbiare la popolazione al punto che re Luigi XV per farsi perdonare di quest’atto decora Manneken Pis dell’Ordine di San Nicola e lo veste da gentiluomo: inizia così una lunga stagione di vestiti per il bambino di bronzo, alcuni dei quali sono esposti in museo. Nel 1770 la statuetta viene destinata a un’altra fontana, in stile rococo, tenuta distante dalle persone e che ne impedisce la visione a tutto tondo: è la sua destinazione attuale. Nel 1824, addirittura il Manneken Pis ispira la scrittura di un libro, opera dello scrittore francese Jacques Collin de Plancy, che ne vuole ricostruire la storia, in maniera piuttosto fantasiosa: è il segno, però, di quanto questa piccola statua sia così al centro dell’immaginario collettivo.

Infine, nel 1965 la statua viene rubata e danneggiata: restano soltanto i piedi, rimasti saldi alla fontana, mentre il resto del corpo scompare. Un anno dopo una segnalazione anonima fa ritrovare la parte di statua rubata, abbandonata in un canale. Il corpo, ricongiunto ai suoi piedi, è esposto in museo, mentre d’ora in avanti è una copia quella che domina la fontanella nei pressi della Grand place.

La statua originale del Manneken Pis, esposta nel Musée de la Ville de Bruxelles

Insomma, la popolarità del Manneken Pis presso i turisti di ogni parte del mondo non è nata ieri, ma ha radici ben più lontane e profonde. Oggi è un’icona pop, un souvenir che compare ovunque, sui portachiavi, sulle calamite, sulle magliette e chi più ne ha più ne metta. Ma la sua popolarità è questione ben più antica, che spesso si è intrecciata con la politica, con la Storia, con la vita stessa della città di Bruxelles nel corso dei secoli.

La Girouette di San Michele Arcangelo sulla torre dell’Hotel de Ville

Il Musée de l’Histoire de Bruxelles espone anche un altro originale degno di nota e considerato un simbolo della città, anche se decisamente meno pop del Manneken Pis. Si tratta della girouette di San Michele Arcangelo, una statua in ottone dell’arcangelo in atto di colpire a morte il diavolo sconfitto ai suoi piedi. L’arcangelo indossa l’armatura completa, è alato, sopra la sua testa campeggia una croce, nel braccio destro, sollevato, brandisce la spada. Il diavolo ha una forma mostruosa, mezza umana e mezza animale; la scena in sé ripete l’iconografia consueta di San Michele e rappresenta la vittoria del Bene sul Male. Tuttavia, la statua, anche per via della sua posizione, aveva la funzione non solo di proteggere simbolicamente la città di Bruxelles, ma fungeva anche da girouette, cioè da banderuola, da segnavento. Dunque una funzione simbolica e una pratica. La statua era collocata infatti sulla cima della torre del palazzo dell’Hotel de Ville, un bell’edificio con la facciata estremamente gotica ed elaborata, che affaccia sulla Grand Place.

La girouette di San Michele (originale esposto nel Musée de la Ville de Bruxelles)

Il nostro San Michele, datato al 1455, è opera dell’artista Maarten Van Rode. Il suo volto fu probabilmente rifatto ed estremamente semplificato nel XVII secolo. In effetti, se si guarda l’opera, colpisce l’estrema semplicità dell’intera figura e il volto stupisce: sembra un’opera estremamente moderna, più simile a un automa o a qualche opera di qualche artista del Novecento. In effetti, data la sua posizione, non era ben visibile dal basso, se non nelle sue linee essenziali, Però vederlo da vicino fa un po’ effetto, perché il volto è davvero strano. A me ha ricordato l’Uomo di Latta del Mago di Oz: le linee sono essenziali, le orecchie sono enormi, il naso lunghissimo, l’espressione statica e assente. Per contro, l’armatura è ben rifinita, tanto che vi si riconosce il gusto del XV secolo, epoca alla quale la statua risale.

Oggi, al posto di questo San Michele sulla sommità della torre dell’Hotel de Ville c’è una copia, che continua a svolgere le sue funzioni di girouette, segnavento. Vi sfido a distinguerla, però, dal basso della piazza, soprattutto se vi trovate nella Grand Place nel pomeriggio, con il sole alle spalle della torre…

La torre dell’Hotel de Ville, sulla cui sommità sta la girouette di San Michele

Il Musée de la Ville de Bruxelles

Abbiamo visto due opere che sono esposte in questo museo, e ne costituiscono anzi i due capolavori, ma il Musée de la Ville de Bruxelles racconta molto di più.

Il museo trova spazio nel palazzo di fronte all’Hotel de Ville: è la Maison du Roi, inizialmente sede della corporazione dei panettieri – qui vi era il mercato del pane – poi sede del Duca di Brabante. Quando l’imperatore Carlo V assume il titolo di Duca di Brabante, ecco che questo bel palazzo in stile gotico fiammeggiante diventa la “Maison du Roi”. Quale sede migliore dunque per un museo che racconta la storia della città?

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La Maison du Roi che ospita il Musée de la Ville de Bruxelles

Tra l’altro: non è facile concepire un museo che racconti una città. Difficilissimo decidere cosa e come raccontare, considerato che altri musei in città a loro modo raccontano qualche aspetto della storia della città, come ad esempio il percorso di archeologia sotterranea del Palais du Coudenberg (di cui puoi leggere più diffusamente nel post dedicato ai Musei di Bruxelles). Ma il Musée de la Ville de Bruxelles ci prova: lo fa con i capitelli e le sculture che decoravano l’Hotel de Ville e altri monumenti medievali cittadini, lo fa con le produzioni di ceramica cittadine, con la produzione di arazzi, con un accenno alla pittura fiamminga, con un’opera di Jan Bruegel (figlio di Peter Bruegel il Vecchio) e con le pale d’altare scolpite in legno e dipitnte, vere opere d’arte davvero stupefacenti (ma niente al confronto di quelle esposte al Musée Royal d’Art et d’Histoire de Bruxelles, di cui nuovamente ho parlato nel post dedicato ai Musei di Bruxelles).

Interessante la sezione sullo sviluppo urbanistico della città dal medioevo ai giorni nostri, attraverso dipinti, mappe, incisioni, che di volta in volta mostrano l’urbanistica, le architetture, la regolazione delle acque, la gestione di parchi e giardini. Infine si arriva, all’ultimo piano, in una sala ampia e ariosa, con un bel soffitto a capriate lignee, nel quale si trova la girouette de Saint Michel, di cui ho parlato prima, mentre in una saletta laterale c’è tutto il racconto del Manneken Pis.

Un museo da visitare, certo non il più importante di Bruxelles, ma interessante se si vuole capire qualcosa di più della città. Per me è stata una visita davvero interessante, che mi ha permesso di aggiungere tasselli importanti alla mia conoscenza della città. Diciamo che questo forse non è il museo che visiterei la prima volta che capito a Bruxelles, ma se – come me, peraltro – capita di tornarvi, ecco che ne consiglio la visita.

La Grand Place

Ooooh! Fin dal titolo ho annunciato la Grand Place. L’ho sfiorata in più di un’occasione in questo post, ma finalmente è giunto il momento di parlarne più diffusamente.

Inserita nell’elenco dei beni Patrimonio dell’Umanità UNESCO, la Grand Place è sicuramente il luogo più noto di Bruxelles. Io ne serbo un ricordo personale, del quale un po’ mi vergogno: nel lontano 2003, nel corso del mio interrail, passammo da Bruxelles, cui dedicammo appena una mattinata. Con lo zaino in spalla e con una giornata grigia e piovosa diciamo che non ne ebbi una grande impressione. Ma quando sono tornata qui nel 2022, ho cambiato totalmente idea e ho capito da dove ne deriva la fama.

Una grande piazza rettangolare, chiusa da palazzi dalle facciate fastose, gotiche e barocche, in un susseguirsi di edifici che esprimono il lusso e il fasto di quella che un tempo fu un’importante città commerciale delle Fiandre.

Il nome della piazza in fiammingo è Grote Markt, mercato grande, a significare il ruolo che aveva in passato: il mercato, per l’appunto. I palazzi, che oggi ospitano ristoranti (e non solo), un tempo erano le sedi di corporazione di macellai, tessitori, panettieri, birrai, ebanisti, arcieri, battellieri. Cerco di astrarmi dalla folla dei turisti contemporanei, che fanno selfie e video (io sono una di quelli, eh, per carità), e provo a immaginarmi la folla di persone che qui si trovava nei giorni di mercato, nel casino delle persone che parlano, urlano e mercanteggiano, tra chi cerca di comprare il pane, chi tira sul prezzo della carne, chi vuole concludere un affare con i battellieri e chi cerca di ottenere un buon prezzo per l’abito da sposa della figlia. Un’umanità variegata doveva frequentare questo grande spazio, mentre oggi, al netto delle provenienze geografiche, siamo tutti turisti attratti dal solo scopo di farsi un selfie nella piazza più famosa della capitale del Belgio.

Proprio per la sua importanza commerciale, la Grand Place è stata messa a ferro e fuoco in più di un’occasione. Una di queste è stata il bombardamento di Bruxelles, ordinato dal re francese Luigi XIV (sì, esatto, Re Sole), nel 1695, che fece gravi danni. Ma i Belgi non si fecero mettere i piedi in testa, così all’indomani del bombardamento della città e della piazza, ecco che alcuni palazzi vengono innalzati nuovamente. Tra questi La Louve, sede della corporazione degli Arcieri che, simbolicamente, pone sopra la propria facciata una Fenice, uccello mitologico che rinasce dalle proprie ceneri.

Tra i palazzi che si affacciano sulla piazza, e che la racchiudono, sicuramente l’Hotel de Ville è quello più rilevante, sia dal punto di vista architettonico che simbolico. Un bell’edificio gotico, tutt’ora sede del municipio cittadino, domina la piazza con la torre centrale chiamata Beffroi, Torre Cittadina, che svetta altissima e sulla quale sta(va) il San Michele Arcangelo che abbiamo visto prima. Nel caso dell’Hotel de Ville di Bruxelles, questa non è solo la Beffroi, ma è chiamata Tour Inimitable, eretta fra il 1449 e il 1454 da Jan van Ruysbroeck, architetto di corte di Filippo il Buono. L’Hotel de Ville è visitabile (prezzo del biglietto: 15 €) e il percorso di visita fa attraversare saloni eleganti decorati con arazzi, grandi dipinti che coprono intere volte, pareti e soffitti, fino a salire, ma solo nel weekend, sull’alta Tour Inimitable, per godere di una vista a 360° non solo sulla piazza, ma sull’intera città medievale.

Degli altri palazzi, tolta la Maison du Roi, di cui ho già parlato a proposito del Musée de la Ville de Bruxelles, non si hanno granché informazioni se non il fatto che la differenza di stile rispetto ai due importanti palazzi gotici è dovuto alla loro ricostruzione post bombardamenti di fine Seicento. Segnalo il palazzo che ospita (uno dei tanti) Musée des Bieres, percorso espositivo sicuramente divertente e immersivo, ma che un po’ mi disgusta chiamare “museo”. Al netto delle mie considerazioni personali, la Grand Place mantiene ancora oggi la sua allure commerciale: ristoranti, bar, un temporary bookshop a servizio dei musei cittadini, il “museo” della birra e poi i due musei, l’Hotel de Ville e soprattutto il Musée de la Ville de Bruxelles nella Maison du Roi.

E’ suggestiva anche di notte, illuminata dalle luci della città, una vera piazza capace di richiamare migliaia di persone. Io della Grand Place amo la sua dimensione storica (l’avrete capito), il suo ruolo nella storia della città. Pensare che questa città delle Fiandre oggi sia la capitale dell’Europa un po’ emoziona. Scendere qui nella Grand Place significa recuperare quella dimensione nazionale, prima ancora che europea, ma al tempo stesso fa capire quanto certi luoghi siano destinati a diventare centrali nella storia del mondo. In questo caso d’Europa e, in certa qual misura, della storia mia personale.

La Grand Place di notte

Ho scritto a proposito di Bruxelles in altre occasioni:

Spero che troverai tra i miei contenuti informazioni utili per costruire il tuo itinerario a Bruxelles.

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