Albenga, la città immersa nel medioevo

Albenga, chi non c’ha da fare non ci venga” mi diceva sempre mia madre, ogni volta che andavo ad Albenga. Ma io ad Albenga ho avuto da fare parecchio: da adolescente avevo un sacco di amici che vivevano lì, per cui spesso prendevo il treno e trascorrevo il sabato pomeriggio a zonzo per la città. Da grande, ad Albenga ci sono andata spesso nei primi anni della mia vita lavorativa: da archeologa, infatti, ho avuto modo di scavare nel suo monumento più importante, il Battistero paleocristiano, e in una piazzetta poco distante, Piazza delle Erbe.

Riguardando anzi tutti i post di questo blog, mi stupisco di non aver mai scritto prima su Albenga. L’ispirazione mi è venuta solo quando ci sono tornata dopo essere stata a Zuccarello.

Vi parlo dell’Albenga che piace a me, l’Albenga storico-artistica. Per farlo occorre percorrere il centro storico, e soffermarsi nei punti principali.

Albenga, città romana

Innanzitutto un dato storicamente importante: Albenga è una città romana: con il nome di Albingaunum, fu una delle città romane del Ponente Ligure (l’altra, Albintimilium, è l’attuale Ventimiglia). Alcuni monumenti della città romana sono noti: come la Basilica paleocristiana di San Clemente che sorge sulle antiche terme, nell’alveo attuale della foce del fiume Centa; come la basilica paleocristiana martiriale di San Calocero, oggi un’area archeologica visitabile su prenotazione; come Pontelungo, un quartiere di Albenga che prende il nome dal ponte romano che varcava il fiume Centa, prima che esso mutasse il suo corso.

Il Battistero di Albenga

Ma Albenga è anche il mare antistante, nel quale negli anni ’50 fu rinvenuto un relitto romano carico di anfore. Il ritrovamento fu eccezionale, segnò l’inizio di quella branca di studi chiamati “archeologia subacquea”, e da esso nacque il Museo Navale Romano di Albenga, ospitato in Palazzo Peloso Cepolla, nel centro storico, nel quale è ricostruita la stiva della nave con le anfore in terracotta impilate le une nelle altre (ne ho parlato qui).

Altre meraviglie del passato romano si possono ammirare nella mostra permanente “Magiche trasparenze” dedicata ai ritrovamenti in vetro decorato da Albenga, allestita a Palazzo Oddo. Il fulcro dell’esposizione di questo museo didattico e piuttosto ben fatto è un magnifico piatto in vetro blu rinvenuto nel corredo di una tomba datata alla fine del I – inizi del II secolo d.C., quando Albingaunum era un centro fiorente posto lungo la Via Iulia Augusta che attraversava l’intera Liguria e giungeva fino al Trofée des Alpes a La Turbie, in Costa Azzurra, nell’entroterra di Montecarlo.

Sul fondo del piatto, di grandi dimensioni, sono raffigurati due putti, uno dei quali con le ali, che rimandano al mondo dionisiaco del simposio, della festa, della musica e del vino. Un oggetto davvero raro e prezioso.

Il piatto blu di Albenga esposto a Palazzo Oddo

La città era davvero vitale in età romana: prova ne è la sua continuità di vita per tutto il medioevo.

Albenga città medievale

Occorre fare una considerazione di tipo idrogeologico: la zona di Albenga è soggetta a bradisismo, dunque nel corso dei secoli il livello delle acque di risalita e della falda freatica è salito tantissimo. Così notiamo che i monumenti più antichi della città, il Battistero paleocristiano e la Cattedrale, si trovano parecchio al di sotto del piano di passeggio attuale. Mentre per il Battistero ciò è evidente anche da fuori, per la Cattedrale ce ne accorgiamo entrando e scendendo i gradini che portano al piano d’uso originale.

Albenga
Eleganti arcate medievali tamponate in un palazzo del centro storico di Albenga

Il Battistero paleocristiano e la Cattedrale romanica

Battistero e Cattedrale costituiscono un complesso unitario: i primi Cristiani, nel V secolo d.C. si battezzavano la notte di Pasqua immergendosi nella vasca ottagonale del Battistero e risalendo entravano in Cattedrale, per essere accolti nella comunità dei fedeli. Mentre la Cattedrale di Albenga ha avuto dei rifacimenti nel corso del tempo, e oggi si presenta a noi nella sua versione romanica, con l’interno buio e meditativo che le cattedrali romaniche conservano, il Battistero ha mantenuto i suoi caratteri originari: pianta ottagonale, vasca battesimale centrale anch’essa ottagonale, lunetta principale (opposta all’ingresso) con un bel mosaico dorato con il simbolo cristiano XP.

L’interno del Battistero di Albenga

Solo il tetto non è più originale: agli inizi del Novecento un infausto restauro pensò bene di eliminare la cupola in muratura, considerata non originaria, e di sostituirla con un tetto normalissimo in legno e tegole. Peccato che nella muratura della volta fossero state impiegate a suo tempo delle anfore tardoromane, con la funzione di alleggerirne il peso, secondo una tecnica di costruzione romana e tardoantica: oggi le anfore sono esposte dentro il Battistero, nella piccola abside a destra di chi entra, e in parte nel Museo Diocesano poco distante. Fu compiuto un vero e proprio scempio, cui purtroppo non si può più porre rimedio.

Il mosaico che decora la lunetta della nicchia principale del Battistero, opposta all’ingresso del monumento

Quanto alla Cattedrale di San Michele, è un affascinante capolavoro di architettura romanica, che nel corso del tempo però ha affrontato dei rifacimenti, uno dei quali ben identificabile nel soffitto dipinto con il trionfo di San Michele e altri soggetti, chiaramente riconducibile allo stile barocco. Anche la Cattedrale di San Michele, come molti altri edifici sacri della regione (ad esempio la cattedrale di Ventimiglia) ad un certo punto nel corso del Novecento è stata ripulita delle superfetazioni e aggiunte/restauri successivi alla fase medievale, con la protervia di voler a tutti i costi restituirne l’aspetto originario cancellando le fasi storiche e artistiche successive. Ma questo si è rivelato un errore madornale dal punto di vista metodologico e storico-artistico, innanzitutto perché si è deciso arbitrariamente che la fase principale della chiesa – nel caso di Albenga, ma non solo – fosse quella romanica, e poi perché cancellando le fasi successive di fatto si è azzerata la storia di secoli di culto e di arte all’interno del monumento. Infine, perché – nel caso di Albenga – la Cattedrale è paleocristiana, quindi il suo impianto primitivo è ben precedente alla fase romanica…

L’interno della Cattedrale di Albenga: contrasta con l’architettura romanica la copertura affrescata di epoca barocca

L’Albenga che non c’è più

Oggi piazzetta delle Erbe è una piccola piazzetta che rimane nascosta tra i palazzi: chi ama avventurarsi in vicoletti stretti la scova senz’altro (è vicinissima alla Cattedrale) e magari si ferma a mangiare in uno dei suoi ristorantini, ma non può sospettare che essa prende lo spazio un tempo occupato dalla chiesa di San Teodoro. Nota dalle fonti e venuta in luce nel corso di scavi archeologici di emergenza nel lontano 2007, questa piccola chiesa è stata sfortunata in almeno tre occasioni: quando, verso il 1500, fu sconsacrata e trasformata in magazzino; quando, poco tempo dopo, fu rasa al suolo; e quando, poco tempo dopo essere stata riportata in luce nel 2007, è stata nuovamente coperta (e questo va bene) e se ne è nuovamente persa memoria. Neanche un pannello oggi ne indica l’esistenza e a me, che ci ho lasciato parecchio sudore e parecchia fatica, un po’ dispiace.

Albenga, città delle torri

Ma alziamo lo sguardo: il centro storico di Albenga è sovrastato da torri alte e rosse di mattoni: medievalissime, parlano di una città che godeva di una certa ricchezza dovuta alla fertilità della piana retrostante: un’eccezione nel territorio ligure che, al contrario è caratterizzato da alture che arrivano sino in riva al mare, cosa che ha costretto nei secoli a ricavare terreni agricoli nelle fasce, terrazzamenti artificiali con i quali si strappava un po’ di spazio piano ai pendii collinari.

La cattedrale e le torri di Albenga

E ancora, passeggiando per il centro storico, lasciate vagare lo sguardo: osservate i muri degli edifici, individuate qui un’arcata, lì un portale decorato, laggiù un vicolo buio e stretto, qua accanto un palazzo nobiliare di antica tradizione. Sbirciate dentro i palazzi, oppure soffermatevi sui loro portali, che spesso sono in ardesia o in pietra, ma decorati. Perdetevi tra i vicoli e mangiate in uno dei ristorantini, assaggiate la farinata a base di farina di ceci, il cundijun (insalata di pomodori, cipolla e olive taggiasche), il brandacujun a base di stoccafisso e patate, sorseggiate un calice di pigato che i viticoltori ingauni della zona producono da generazioni nella piana d’Albenga alle spalle della città.

Albenga, per le vie del centro storico

Albenga città d’arte: il Museo Diocesano

In genere non visito i Musei Diocesani: mi annoia tutta la sequenza di paramenti sacri, di ostensorii, di calici e di crocifissi che in genere popolano le vetrine di questi musei. Ma ad Albenga occorre fare un’eccezione. Innanzitutto perché compreso nel biglietto del museo c’è l’accesso al Battistero paleocristiano, e poi perché effettivamente la collezione è un po’ più variegata di quanto ci si potrebbe aspettare: gli arredi sacri infatti sono relegati in una piccola sala, mentre largo spazio è lasciato innanzitutto ai reperti provenienti dal Battistero, quali lastre di sarcofago ed elementi architettonici che si datano all’VIII secolo d.C.; segue poi una sala dedicata alle ceramiche medievali che arricchivano la mensa dei vescovi e dei prelati. Non distante da Albenga c’è Savona e soprattutto Albisola che in età medievale erano due importanti centri di produzione ceramica. Ma ad Albenga giungevano stoviglie anche da Pisa, da Montelupo Fiorentino (sede – ancora adesso – di un’importante produzione ceramica), e poi anche dalla Spagna.

Il grosso della collezione del Museo Diocesano è costituito però da dipinti e pale d’altare. Segnalo in particolare due opere: una copia del San Giovanni Battista di Caravaggio. Quest’opera ha una storia particolare: il suo committente possedeva il castello di Cisano sul Neva, vicino ad Albenga, e aveva commissionato proprio a Caravaggio in persona l’opera in questione. Ma quando il Caravaggio la realizzò, il committente decise che valeva troppo per portarla a Cisano, per cui tenne l’originale per sé nella sua residenza a Roma e fece realizzare per la chiesa di Cisano la copia. Ed è questa copia, fedelissima, che oggi si trova al Museo Diocesano di Albenga.

La copia del San Giovanni Battista del Caravaggio destinata a Cisano sul Neva

L’altra opera è il Martirio di S. Caterina d’Alessandria di Guido Reni, il nome sicuramente più noto tra quelli presenti qui, decisamente non ligure. E infatti la sua S.Caterina si nota rispetto alle altre opere esposte, non me ne vogliano i più o meno anonimi artisti liguri con cui condivide la sala…

Guido Reni, Martirio di Santa Caterina d’Alessandria

La visita al Museo Diocesano è un’immersione nella vita storico-artistica della città legata al suo essere prestigiosa sede episcopale dal Medioevo fino all’età moderna. Il percorso museale lo racconta molto bene e in qualche modo fa da collante con la visita e la scoperta dell’intera città.

Insomma, Albenga è un museo a cielo aperto, una meta di turismo culturale assolutamente imperdibile per chi ama l’archeologia e la storia dell’arte. Inoltre si trova sul mare, a pochi km dalla patinata Alassio, verso Ovest, e dalle più chiassose, ma pur sempre godibili Ceriale e Loano, per cui in estate da fare non manca. A fine estate, poi, nell’immediato entroterra si svolge la sagra più bella del mondo: la Sagra del Pigato di Salea, o SAgraLEA come la chiamano da queste parti.

Da Albenga poi partono le lunghe vie che risalgono le valli in direzione dei centri dell’entroterra. La più nota è la via che risale lungo il torrente Arroscia fino a Pieve di Teco, da cui eventualmente si può ridiscendere verso Imperia, o salire verso il Piemonte; l’altra via importante è quella che risalendo fino a Cisano sul Neva da qui si divide andando da una parte in direzione di Zuccarello e poi di Castelvecchio di Rocca Barbena, mentre dall’altra parte sale verso Nasino, Alto e Caprauna, fino poi a scollinare in direzione di Garessio, nella Val Tanaro. Insomma, Albenga era anticamente il punto di arrivo di diversi cammini che dall’entroterra, dalle montagne del Piemonte scendevano verso la costa, centro commerciale importante, che giustifica la sua importanza per tutta l’età medievale.

15 thoughts on “Albenga, la città immersa nel medioevo

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  1. Ecco, un’altra città italiana che non conoscevo da aggiungere alla lista. Bellissima, il battistero è spettacolare.

  2. Da Ligure ho trovato questo post molto interessante. Sono stata ad Albenga ma non ne conoscevo i dettagli. Molto bello questo post😊

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