Leipzig (Lipsia): la città della musica classica

Pulita, elegante, aperta, piena di vita: Lipsia è una città universitaria particolarmente ariosa e aperta, ed è una città legata a doppio filo indissolubile con la musica. Ma non la musica qualunque, ma la Musica con la M maiuscola, la musica classica.

Chiunque abbia un minimo di orecchio e di cultura musicale, infatti, sa che Lipsia è la città natale di Johann Sebastian Bach, non esattamente l’ultimo dei musicisti tedeschi (anzi…). E saprebbe, forse, che qui visse per diversi anni Felix Mendelsshon, importantissimo direttore d’orchestra e compositore, morto anzitempo a soli 38 anni… e che qui è nato Richard Wagner, e da qui sono transitati Grieg, Telemann e Shumann, e potrei andare avanti citando persino Beethoven, la cui statua si trova al Museo di belle arti di Lipsia…

Ma insomma, se giungiamo a Lipsia senza conoscere il suo legame con la musica classica, c’è chi ci fa capire dove ci troviamo. E’ il Leipziger Notenspur, una rete che unisce in un unico percorso cittadino case-museo, musei, chiese, istituti dove di volta in volta i musicisti migliori del loro tempo (di tutti i tempi, direi) sono vissuti, hanno studiato, si sono esibiti, hanno lasciato tracce importanti del loro passaggio. In questo post andremo proprio alla scoperta di Lipsia musicale, seguendo le note e le tracce impresse lungo le vie di Lipsia proprio dal Leipziger Notenspur.

Segui sul marciapiede questi segni metallici e raggiungerai la prossima tappa del percorso musicale del Leipziger Notenspur

Leipziger Notenspur

Innanzitutto qualche parola sulla rete museale che raggruppa i principali luoghi della musica di Leipzig/Lipsia.

Lipsia ospita infatti numerosi luoghi storici in cui celebri compositori classici hanno vissuto e lavorato. Il Lepiziger Notenspur mette insieme ben 23 siti in città legati a Georg Philipp Telemann, Johann Sebastian Bach, Felix Mendelssohn Bartholdy, Clara e Robert Shumann, Edvard Grieg, Richard Wagner, Gustav Mahler e altri. Il Leipziger Notenspur unisce tutti costoro in un percorso che si sviluppa su 5 km, indicato sulla pavimentazione dei marciapiedi da linee curve metalliche che risaltano tra le mattonelle e segnalano la presenza del prossimo punto musicale. La bellezza di questa rete di luoghi musicali è che nasce dal basso, per volontà popolare, e si regge e si porta avanti grazie alla collaborazione tra tutti gli istituti coinvolti. Istituti e comunità locale: il Lepiziger Notenspur è la dimostrazione che dall’ascolto della cittadinanza e la co-progettazione di iniziative possono nascere cose buone. Tra l’altro ognuno degli istituti coinvolti organizza sempre festival musicali o eventi. In città ogni giorno ci si può imbattere in un concerto, in un’esibizione, in uno spettacolo musicale; inoltre, grazie alla Notenspuren App si può accedere al “Notenspur Soundwalk” e godere così anche di contenuti immersivi, audio guide e tracce musicali (quanto mai appropriate, dato il tema).

Thomaskirke, la chiesa di Lipsia in cui Johann Sebastian Bach fu organista e Maestro per molti anni.

La mia visita ai luoghi della musica classica di Leipzig

Sono stata a Lipsia per lavoro e ospite, per l’appunto, del Leipziger Notenspur. Non ho potuto visitare tutti i 23 siti, ovviamente, ma mi è stata data la possibilità di scoprire i principali e quelli più facilmente collegati e raggiungibili. Qui non vi metto un itinerario, ma vi parlo dei singoli luoghi che ho visto legati proprio al tema della musica e inseriti nella rete del Leipziger Notenspur. Rimando poi a un successivo articolo, che pubblicherò più avanti, un itinerario attraverso la città.

La Casa-museo di Mendelssohn

Dall’esterno sembra un’anonima palazzina, ma in realtà è stata la residenza di uno tra i compositori e direttori d’orchestra tedeschi più fecondi e apprezzati. Morto purtroppo anzitempo, e proprio in questa casa, ha saputo lasciare un’impronta duratura alla musica classica dell’Ottocento e successiva. Vi parlo di Felix Mendelssohn Bartholdy, nato nel 1809 ad Amburgo, figlio di un importante banchiere di origine ebraica, Abraham Mendelssohn, a sua volta figlio del filosofo Moses Mendelssohn. Nonostante le origini ebraiche, Felix fu battezzato come cristiano protestante all’età di 7 anni e fin da giovanissimo era conosciuto per le sue doti musicali: a 12 anni già componeva sinfonie per orchestra d’archi! E io che facevo a 12 anni? Neanche San Martino Campanaro col flauto sapevo suonare, ecco.

Comunque sia, il giovane Mendelssohn, così come la sorella Fanny, anch’essa eccellente musicista e compositrice, fu incoraggiato dalla famiglia a perseguire la carriera musicale. Il padre organizzava dei veri e propri spettacoli a Berlino dove i due giovani si esibivano davanti a un pubblico di volta in volta più ampio e ammirato.

Lo scalone in legno che conduce a Casa mendelssohn

Già prima di approdare a Lipsia, Mendelssohn era divenuto famoso in Germania e anche in Gran Bretagna; tra le tante sue composizioni una delle più celebri è il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare che egli mise in musica alla giovanissima età di 17 anni. Considerato, però, che è morto a soli 38 anni, bene che sia stato un genio così precoce.

Nel 1837 sposò la bellissima fanciulla francese Cécile Jeanrénaud con la quale ebbe un felicissimo matrimonio e ben 5 figli. Con Cécile prese dimora a Lipsia nella casa-museo che ora visitiamo, mentre nel frattempo lui era direttore d’orchestra della Gewandhaus, la sala concerti della città, e fondava, lì accanto, il Conservatorio di Lipsia.

La casa si sviluppa al primo piano della palazzina che oggi ospita la casa-museo. Entrando, superata la biglietteria si accede a una bella sala multimediale e interattiva, dove si può sperimentare l’esperienza del Direttore d’Orchestra. Davanti a un cavalletto con spartito virtuale e touchscreen, si possono governare gli elementi dell’orchestra, una serie di colonnine che rappresentano i diversi strumenti, gli archi, i fiati, le percussioni; sfogliando gli spartiti gli strumenti suonano, al ritmo che possiamo decidere di imprimere con la bacchetta del Direttore d’Orchestra. Uno strumento che è senza dubbio un gioco (e infatti i ragazzini che visitano con la scuola il museo si divertono molto), ma che è al tempo stesso efficace nel mostrare come funziona un’orchestra: insieme a me a visitare la casa museo di Mendelssohn c’era una soprano professionista, la quale ha apprezzato moltissimo questa installazione. In un’altra sala è un plastico che mostra la Gewandhaus, la sala da concerti della quale Mendelssohn era direttore d’orchestra e alla quale fece annettere l’edificio che sarebbe diventato poi il Conservatorio di Lipsia.

Eccomi che cerco di filmare l’installazione musicale interattiva nella casa-museo Mendelssohn

Finalmente andiamo a Casa Mendelssohn Bartholdy. Per farlo saliamo lo scricchiolante, ma solido, scalone originale della prima metà dell’Ottocento. L’appartamento è sobrio, naturalmente riallestito, ma sfruttando laddove possibile, documentazione d’epoca per riproporre le ambientazioni originali. E che documentazione: lo studiolo è stato riproposto sulla base di un acquerello realizzato da un artista che era stato evidentemente ospite a casa Mendelssohn e aveva voluto ringraziare per l’ospitalità realizzando quella piccola, ma preziosissima, col senno di poi, opera, necessaria per noi per vedere in quali spazi si muoveva il nostro compositore, qual era il suo rifugio, dove trovava la concentrazione e l’ispirazione per scrivere musica (in una casa popolata da tanti bambini). Un dettaglio è interessante: i busti posti su un mobiletto. Essi ritraggono due mostri sacri per il giovane Mendelssohn: naturalmente Johann Sebastian Bach, che il nostro compositore e direttore d’orchestra amava al punto da farlo ritornare in auge in quei decenni segnati dal Romanticismo tedesco che aveva un po’ messo da parte il barocco precedente, e al quale fece erigere una statua posta accanto alla chiesa di San Tommaso a Lipsia, dove Bach aveva svolto il ruolo di organista (ci torneremo); l’altro busto è invece di Johann Wolfgang von Goethe (Goethe per gli amici), che noi in Italia conosciamo come colui che sdoganò il Grand Tour grazie al suo “Viaggio in Italia” che divenne una pietra miliare all’epoca per tutti i giovani rampolli aristocratici che decidevano di attraversare l’Italia nel corso dell’Ottocento, ma che fu anche poeta! (quasi cit.). Ebbene, Felix Mendelssohn conobbe Goethe da giovanissimo, a 12 anni e ne subì grande fascinazione, al punto che poi mise in musica alcuni suoi poemi.

Lo studiolo di Mendelssohn, sotto gli sguardi severi dei ritratti di Bach e Goethe

Una sala da pranzo a tinte pastello sui toni del verde, una sala in cui apprendiamo la genealogia della famiglia Mendelssohn e una in cui conosciamo la bellissima moglie Cécile. La quale, dopo la morte di Felix nel 1847 a soli 38 anni cadde, comprensibilmente, in depressione, morendo a sua volta pochi anni dopo, nel 1852.

La visita alla casa si conclude con una sobria sala da musica che ospita un pianoforte e che in varie occasioni (tutte le domeniche, se ho capito bene, o con cadenza più diradata) ospita esibizioni al pianoforte o di piccoli ensemble di musica da camera.

La sala da pranzo di Casa Mendelssohn

Bach Museum

Di fronte alla chiesa di San Tommaso si trova il Bach Museum, il museo che racconta la vita e l’attività di Johann Sebastian Bach a Lipsia, dove rivestì il ruolo di organista – Thomaskantor – presso la chiesa di San Tommaso, Thomaskirke, per l’appunto, dal 1723 fino alla sua morte nel 1750.

Bach è considerato uno dei maggiori compositori nella storia della musica. Tutti abbiamo ascoltato e imparato a memoria sue composizioni, anche senza saperlo. Prendete per esempio la storica sigla di Quark di Piero Angela. Ecco, l’autore è Johann Sebastian Bach, #sapevatelo.

Bach Museum: la sala che racconta l’attività di Bach organista in Thomaskirke

Il Bach Museum è un museo estremamente interattivo. Ciò significa che la visita al suo interno può durare da 20 minuti a 4 ore, a seconda di quanto si sia disposti ad ascoltare tutti i contenuti audio (chiaramente estratti di sue composizioni) di quanti cassetti di espositori si vogliano aprire e leggere, di quanti contenuti digitali di approfondimento, anche per immagini, si sia disposti a vedere. Al piano terra si trova la Treasure Room: una sala nella quale sono concentrati i ritratti ufficiali realizzati a Bach mentre era in vita, alcuni spartiti scritti da lui stesso di persona personalmente, e soprattutto pochi miseri lacerti di resti provenienti dalla sua sepoltura, un tempo nel cimitero della chiesa di San Giovanni di Lipsia – poi distrutta e quindi traslati in San Tommaso, presso l’altare maggiore, dove ancora oggi si può vedere la tomba e pregare eventualmente su di essa.

Poi si sale al primo piano, dove una lunghissima genealogia ci accompagna musicalmente alla scoperta della grande grandissima famiglia da cui discendeva Bach, a partire dal capostipite, che era panettiere (letteralmente, in tedesco, Bäcker, da cui il cognome Bach). A ogni nome corrisponde una traccia musicale: già solo qua davanti si potrebbe trascorrere mezz’ora!

Strumenti musicali in mostra al Bach Museum

Nella sala successiva scopriamo il ruolo di Thomaskantor, cioè di direttore del coro e organista della chiesa di San Tommaso di Lipsia, che Bach ricoprì per buona parte della sua vita, nonostante la sua attività di musicista e compositore l’abbiano portato in diverse città della Germania. Un organo occupa il centro della stanza, mentre alcune canne appositamente installate di lato, nel momento in cui le tocchiamo, emettono melodie suonate con l’organo. Andando oltre si incontrano tutti gli strumenti che Bach seppe mettere insieme nelle sue composizioni, che andavano ben oltre le sonate d’organo. In questa sala, che al centro vede una vetrina contenente alcuni strumenti musicali d’epoca, quali violini, viole e un violoncello, riporta sulle pareti tutta una serie di figurine di strumentisti d’epoca collegate a un bottone che, una volta azionato, restituisce nell’aria una delle tantissime composizioni di Bach. Interattivo e coinvolgente. Del resto, siamo in un museo dedicato a un musicista, se non ascoltassimo le sue composizioni cosa ci staremmo a fare? Nella sala successiva scopriamo che Bach girò per varie città della Germania, come Weimar, Dresda e Berlino; procedendo, ritorniamo a Lipsia, dove indubbiamente Bach svolse la gran parte della sua attività di musicista e di compositore. Qui varie postazioni audio ci consentono di conoscere alcune delle sue composizioni, sia di carattere religioso, come intere messe pensate e composte per la chiesa di San Tommaso, sia di carattere profano.

Thomaskirke

Di fronte al Bach Museum si apre una piazzetta su cui affaccia il fianco della chiesa di San Tommaso, Thomaskirke, e il suo ingresso laterale. Prima di entrare, va fatta la foto di rito sotto la statua di Bach, voluta da Mendelssohn in ricordo del grande compositore al quale egli era molto legato, e che contribuì a riscoprire.

Il monumento a Johann Sebastian Bach accanto a Thomaskirke

La Thomaskirke è decisamente antica: la sua fondazione risale agli anni intorno al 1160, gli stessi anni in cui l’antica Libzi (Lipsia) ricevette il ruolo di municipio; l’aspetto gotico della chiesa risale al 1355, ma l’aspetto attuale, tardogotico, si data al 1496. Nei secoli successivi, in particolare nel Settecento, quando Bach era Thomaskantor, e alla fine dell’Ottocento, subì ulteriori rimaneggiamenti che sono stati però completamente eliminati riportando la chiesa al suo aspetto gotico. Nel 2000, in occasione dei 250 anni dalla morte di Bach, si sono conclusi i grandi restauri della chiesa, comprensivi della costruzione di un nuovo organo e del rifacimento di alcune vetrate: su una di esse è inserito infatti un ritratto di Bach; in un’altra il tema della guerra (la II Guerra Mondiale, nello specifico) emerge forte e chiaro e commuove, nei suoi colori accesi e nei volti drammatici. La navata centrale è coperta da una serie di volte a crociera costolonate in rosso che contrasta con l’intonaco bianco. Sopra la controfacciata campeggia l’Organo Bach, ma un altro organo si trova sul piano superiore di una delle navate laterali.

Nel pavimento del presbiterio, al centro dell’antica sede del Coro, si colloca la tomba di Johann Sebastian Bach, qui traslata nel 1950, dopo che erano state riesumate nel 1900 le spoglie mortali dell’artista, nel cimitero parrocchiale della chiesa di San Giovanni, e spostate nella chiesa, distrutta però durante la II Guerra Mondiale.

L’interno della Thomaskirke

Nikolaikirke

Un’altra chiesa è legata a Johann Sebastian Bach e alla sua attività di compositore e organista: la chiesa di San Nicola, Nikolaikirke. La chiesa risale agli stessi anni di Thomaskirke, ma se da fuori mantiene un aspetto romanico, all’interno è un tripudio di alte colonne dai capitelli vegetali, che ricordano foglie di palma, peraltro di color verde pastello: l’effetto è molto arioso ed elegante e risale agli anni 1784-1797. Il grande organo che sovrasta la controfacciata e che risale al 1858-62, è stato ulteriormente ampliato nei primi anni 2000: le sue canne lucidissime risaltano vivacemente tra le tinte pastello dell’architettura della chiesa. La Nikolaikirke sorge accanto alla Alte Nikolaishule, la Scuola di San Nicola, la prima scuola pubblica di Lipsia, che aprì i battenti nel 1512 e che ebbe, tra i suoi studenti, soggetti del calibro di Leibniz e di Richard Wagner. Oggi ospita anche l’Antikenmuseum, il museo di Antichità dell’Università di Lipsia.

La navata centrale della Nikolaikirke

“Ascoltare” Lipsia: una doccia sonora in centro città

Il centro di Lipsia è caratterizzato da grandi palazzi nei quali si aprono gallerie commerciali e passaggi interni. In uno di questi, di fronte al Museo di Belle Arti, si trova uno spazio strano: un’installazione sonora che ti fa letteralmente ascoltare Lipsia attraverso i secoli: sotto la “doccia sonora” si animano i suoni della città dapprima nel Settecento, poi nell’Ottocento e via fino ai giorni nostri, quando ormai i suoni della natura e della musica classica sono sostituiti da traffico e clacson. Un’idea carina, che piace sicuramente ai bambini, ma anche agli adulti.

Eccomi intenta ad ascoltare i suoni di Lipsia nel corso della storia…

Pausa pranzo? Al Coffe Baum, insieme a Shumann

Pare che il compositore tedesco Robert Shumann amasse mangiare e bere. Insomma, era un artista godereccio che amava trascorrere le sue giornate, o le sue serate, al Coffe Baum, il più antico Caffè della Germania, fondato nel 1711. Il nome originale di questo luogo era “Zum Arabischen Coffe Baum“, cioè “All’albero del caffè arabo” e l’ingresso era, ed è, sormontato da un altorilievo che raffigura un uomo in abiti arabeggianti, con pantaloni larghi e baffoni, seduto all’ombra di un albero dai chicchi d’oro mentre riceve una tazza di caffè da un puttino.

L’insegna, se così la vogliamo chiamare, del Coffe Baum

In attività dall’inizio del Settecento, il Zum Arabischen Coffe Baum non ha più chiuso i battenti e oggi è un ristorante/caffè che ospita al piano superiore un vero e proprio museo del caffè, articolato in diverse sale, che racconta la storia della bevanda e del suo consumo in Germania, anche durante l’epoca della DDR (Repubblica Democratica Tedesca) nel Secondo Dopoguerra, fino al 1989. Tornando al nostro Robert Shumann, pare che qui egli abbia trascorso tutte le sue serate ininterrottamente dal 1833 al 1840, stando a quanto recita un manifesto appeso nella sala da pranzo.

Una città, 23 luoghi legati alla musica classica

Come dicevo più sopra, il Leipiziger Notenspur è una rete di siti e luoghi di Lipsia legati dal filo, anzi direi dal pentagramma, della musica classica e dei personaggi immensi che l’hanno letteralmente scritta, composta e suonata.

Nel corso del mio soggiorno a Lipsia ho visto anche altri luoghi che fanno parte del Leipziger Notenspur, ma qui ho voluto inserire i più interessanti e quelli sicuramente più caratteristici. Se la musica è la tua vocazione e il tuo interesse, però, sicuramente percorrere tutte le tappe di questo progetto ti farà immergere nell’anima più nobile e affascinante di Lipsia. Una città che è stata profondamente colpita dalla II Guerra Mondiale e adesso è assediata dalla gentrificazione, ma che grazie a progetti come il Leipziger Notenspur, riesce a mantenere la sua aura di città musicale, con una sua precisa personalità. E guai a chi la mette in discussione.

L’edificio che un tempo ospitava la Gewandhaus di cui era direttore d’orchestra Felix Mendelssohn

Il Leipziger Notenspur fa parte del network di siti europei insigniti dell’European Heritage Label, un’azione dell’Unione Europea che vuole valorizzare quei siti che siano importanti per la storia dell’Europa e che incarnino quei valori universali nei quali l’Europa si riconosce e identifica. E il Leipziger Notenspur, con il suo fortissimo legame con la storia della musica europea, a buon diritto fa parte di questo network.

7 thoughts on “Leipzig (Lipsia): la città della musica classica

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  1. Ti ho seguita molto volentieri in questo viaggio a Lipsia, una città spesso sottovalutata che nasconde un potenziale enorme. Tutto parla di musica, di gloria, di bellezza. E la “doccia sonora”? Splendida idea!

  2. Strepitosa la doccia sonora nel centro della cittò, un modo simpatico per immergersi nella storia di Lipsia. Non ho mai considerato Lipsia come meta di viaggio ma credo che se dovessi riuscire ad organizzare una visita partirei immediatamente visitando questo museo, che la dice lunga sulla sua storia culturale.

    1. La doccia sonora è stata una bella sorpresa, e ancora più sorprendente il fatto che essendo in uno spazio pubblico, non solo funzioni, ma non sia stata vandalizzata. In Italia temo che un’installazione del genere non durerebbe integra un mese…

  3. Non sono una grande conoscitrice di musica classica e non sapevo del legame di Lipsia con celebri compositori, ma amo i percorsi tematici e visitare le case museo, quindi non mi perderei nessuno dei siti lungo il Leipziger Notenspur. Grazie per avermelo fatto scoprire-

    1. Neanch’io sono una grande esperta di musica classica, anzi sono piuttosto ignorante, ma proprio per questo ho apprezzato la peculiarità di un percorso come questo.

  4. Mi viene male a pensare quanti anni sono ormai passati da quando ho visitato Leipzig. Ero in Germania per l’Erasmus, non dico altro… Mi piacerebbe tornarci per vedere com’è cambiata. La doccia sonora di sicuro all’epoca non c’era ancora.

  5. Ammetto di essere molto ignorante in tema di musica classica, ma sono sicura che questo non mi impedirebbe di apprezzare Lipsia e il suo Notenspur. E poi dalle immagini che hai pubblicato si vede una città molto elegante e raffinata. Ma che spettacolo è la doccia sonora?

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