Villa Borghese: perdersi tra musei e passeggiate nel verde

Chi visita Roma per la prima volta solitamente resta concentrato nel centro della città, da una parte e dall’altra del Tevere: da una parte la Roma dei fasti dell’Impero, nel settore del Colosseo, Foro Romano e Fori Imperiali, dall’altra la Roma dei Papi, con Città del Vaticano, Castel Sant’Angelo e Trastevere. A prima vista sembrerebbe una città interamente monumentale, con pochissimi spazi verdi.

Niente di più falso.

Roma, in realtà, è una città molto verde, con ampi parchi che dominano e circondano il centro storico e monumentale. Di alcuni dei parchi e giardini di Roma ho parlato in un post ad hoc. Qui vi porto nel polmone verde della capitale: l’immensa Villa Borghese.

Albero di Giuda in fiore all’ingresso di Villa Borghese dal Viale delle Belle Arti

Villa Borghese: polmone verde di Roma

Uno spazio verde davvero immenso. Nato dalle tenute della famiglia Borghese, all’epoca fuori città, oggi è il vero cuore verde della Capitale, uno spazio di prati e verde pubblico, con passeggiate, fontane e qualche museo qua e là. Vi si accede da diversi punti, proprio perché è così grande. L’accesso più vicino al centro è da Piazza del Popolo: da qui si sale alla Passeggiata del Pincio che è già di per sé un magnifico giardino con alcune attrazioni tra cui l’Orologio ad acqua e da qui, attraverso via delle Magnolie che passa al di sopra di Via del Muro Torto, si arriva alla Mostra dell’Acqua Felice, con la sua sobria fontana sovrastata da due leoni, vero punto di partenza della passeggiata all’interno di Villa Borghese.

Ma Villa Borghese è raggiungibile anche dal lato opposto, dal Viale delle Belle Arti che poi entra in viale del Giadino Zoologico. Sì, perché dalla parte opposta di Villa Borghese c’è il Bioparco di Roma. Insomma, stiamo parlando di un’area immensa, che comprende passeggiate, un parco con gli alberi monumentali già piantati nel Seicento da Scipione Borghese, fontane, musei che prima ancora furono meravigliosi edifici. Galleria Borghese prima di tutto, e poi l’Aranciera che ospita il Museo Carlo Bilotti e infine la Fortezzuola che ospita il Museo Pietro Canonica. In questo post visitiamo proprio questi musei.

Villa Borghese, Portico dei Leoni (tra la Mostra dell’Acqua Felice e l’Aranciera (oggi Museo Carlo Bilotti)

Prima però, voglio dire una cosa: il sabato e la domenica, questi spazi sono frequentati non solo dai turisti, ma dai cittadini. Cittadini di Roma che portano il cane alla villetta dei cani dall’ingresso su Viale delle belle Arti, o che vengono in bicicletta, o che portano i bambini nella ludoteca allestita nella Casina di Raffaello. In un centro città in cui ormai è difficile sentire parlare non dico in romanesco, ma in Italiano, una passeggiata a Villa Borghese è una boccata d’aria in un posto in cui gli abitanti della città possono ancora trovare ristoro.

I Musei: Galleria Borghese

Galleria Borghese è un museo importantissimo di Roma. La sua collezione nasce dalla volontà di Scipione Borghese, è portata avanti da Marcantonio Borghese ed è smembrata in parte da Napoleone. Ciononostante, qui sono raccolti alcuni tra i più straordinari capolavori della storia dell’arte italiana, legati ai nomi di Gian Lorenzo Bernini, di Caravaggio e di Canova, per citare i più celebri. Ma tra le opere di pittura e scultura datate da fine Cinquecento all’Ottocento fanno bella mostra di sé anche opere d’arte antica, principalmente romana, anch’esse da manuale.

Ogni sala è affrescata con un tema mitologico diverso: autentici trionfi dell’arte barocca, questi soffitti, cui raramente si presta attenzione, impongono di stare costantemente col naso all’insù.

Tra gli higlights della Galleria Borghese vale la pena citare Apollo e Dafne e il Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini, la Madonna dei Palafrenieri di Caravaggio e la Paolina Borghese di Antonio Canova.

Non mi dilungo oltre, perché ho già dedicato alla Galleria Borghese un post specifico che ti consiglio di leggere come approfondimento.

galleria borghese_ratto di proserpina
Gian Lorenzo Bernini, Il Ratto di Proserpina – Galleria Borghese

I Musei: Museo Pietro Canonica

Anche se oggi è ignoto ai più, Pietro Canonica è stato un artista che tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento ha dominato la scena europea nel campo della scultura ritrattistica, sia pubblica che privata, della scultura fueneraria e dei monumenti pubblici: basti pensare che molte città italiane hanno un monumento ai Caduti della I Guerra Mondiale firmato da Pietro Canonica.

Era un artista talmente apprezzato negli anni ’20 che gli fu concesso l’edificio della Fortezzuola entro Villa Borghese perché diventasse la sua casa-atelier: in cambio, alla sua morte, avrebbe donato l’intera sua collezione alla città di Roma. Così avvenne e dal 1954 il Museo Pietro Canonica racconta l’attività dell’artista, il suo stile e le ricche e variegate committenze che ebbe.

Lavorò infatti molto in Italia, certo, sia presso famiglie nobili che altoborghesi per le quali realizzava ritratti (femminili, maschili, di bambini) sia monumenti funerari familiari; ebbe tra i committenti di ritratti i re Edoardo VIII d’Inghilterra e Vittorio Emanuele III, i papi Benedetto XV e Pio XII, e poi personaggi quali Ataturk, Guglielmo Marconi, Luigi Einaudi.

Ebbe diverse committenze in Russia, come la statua equestre del Granduca Nicolaj Nicolajevic, o il grande monumento allo Zar Alessandro II di Russia.

Museo Pietro Canonica, Monumento a Kemal Ataturk

Non sto qui a raccontare una per una le opere esposte. Ma per me, che amo scoprire piccoli musei e le storie di personaggi meno noti come questo, questa visita è stata una meraviglia e una scoperta continua. Ho conosciuto un artista che, in un’epoca di grandi rivoluzioni artistiche, com’è stato il passaggio tra Ottocento e Novecento, rimane saldo a un impianto classico che in qualche modo preannuncia l’arte razionalista, con le sue figure così salde e monumentali. Le opere corali e celebrative sono particolarmente enfatiche, ma proprio per questo coinvolgono e stupiscono: il monumento a Kemal Ataturk che raffigura la presa di Smirne (1932) è esemplare in tal senso.

Museo Pietro Canonica, Monumento funerario della famiglia Marsaglia

I monumenti funerari familiari sono anch’essi occasione per rendere monumentale la figura umana e per proporre il tema della sofferenza di Cristo: è quanto avviene ad esempio nel monumento funerario della famiglia Marsaglia (1904) collocato nel Cimitero Monumentale di Foce a Sanremo. Qui la figura del Cristo morto è centrale, in un’inedita iconografia della Pietà, mentre sui lati si dispongono angeli piangenti e in preghiera.

Da archeologa non posso poi non apprezzare la statua de “Lo scavatore” (1910): una figura maschile inginocchiata, priva volutamente della testa e di un braccio, a imitazione delle sculture classiche così come spesso si conservano nei musei, prive talvolta della testa o di qualche arto; con il braccio rimasto, però, la figura sta plasmando dalla terra un volto umano. L’opera è stata interpretata come esaltazione della classicità, rappresentando l’uomo alla ricerca della propria identità.

Museo Pietro Canonica, Lo scavatore

Altra opera che ho molto apprezzato è L’abisso, che vede un uomo e una donna inginocchiati e avvinghiati, a proteggersi l’un l’altro, ma anche avvolti in un abbraccio sensuale, pieno di determinazione. Un’opera che, per intensità, mi ha ricordato “Amore profondo come i sepolcri” di Rodin. L’opera è stata interpretata come una raffigurazione dell’amore disperato e tragico di Paolo e Francesca. Io la trovo davvero intensa, vedo in essa due ragazzi che si amano e che sono pronti ad affrontare tutte le sfide della vita, difendendosi l’un l’altra, pur di restare uniti. E io, in questa fase della mia vita in cui sono tanto innamorata, non posso fare a meno di immedesimare me e il mio compagno in quest’opera.

Museo Pietro Canonica, L’Abisso

La visita al Museo prosegue nello spazio destinato alla casa-atelier. Al piano terra colpisce l’ultimo piccolo ambiente in fondo, dove sono affastellati modellini, libri, ciarpame vario ma d’artista: un ambiente che trasmette calore e che ci racconta gli spazi in cui Pietro Canonica si muoveva: mi ha ricordato la biblioteca di Casa Museo di Mariano Fortuny a Venezia (di cui ho parlato qui): uno spazio caldo, che sa di vissuto, strapieno ed eclettico.

Museo Pietro Canonica, la casa-atelier

Per vedere gli ambienti della casa, però, bisogna salire al I piano. La visita è ogni mezz’ora (consiglio di chiedere in biglietteria): la camera da letto, la sala da pranzo e il soggiorno col pianoforte sono i tre ambienti visibili al pubblico, nuovamente sovrabbondanti in opere alle pareti, in arredi, secondo il gusto della prima metà del Novecento.

La visita infine si conclude al piano interrato, nel quale si trovano i Depositi di Villa Borghese: opere in marmo di età romana e medievale, rinvenute dai Borghese all’epoca dell’acquisto della tenuta e qui custoditi. Non hanno attinenza con la collezione di Pietro Canonica, ma sono comunque un dettaglio in più per conoscere tutto il complesso di Villa Borghese.

I Musei: Museo Carlo Bilotti

Chi mi legge da decenni ha già letto qui di Carlo Bilotti. Ma a Cosenza. Sì, perché Cosenza ospita su Corso Mazzini – la strada centralissima dello struscio e dei negozi – il Museo all’aperto Carlo Bilotti, nato dalla donazione da parte di costui alla sua città natale di una cospicua parte delle opere d’arte del Novecento collezionate nel corso della sua vita.

Personaggio interessante, Carlo Bilotti. Industriale nel campo della cosmetica, arriva negli Stati Uniti alla metà del XX secolo e qui fa affari d’oro, sviluppando, anzi, potendo coltivare, un esagerato interesse per il collezionismo d’arte contemporanea. E questa sua voglia di possedere le opere si sposa con l’esigenza di conoscere dal vivo, quando possibile, gli artisti che egli colleziona. E perché no, di chiedere loro di realizzare un’opera su misura. E’ quanto avviene con Andy Warhol, non esattamente l’ultimo degli artisti del secondo Novecento, anzi, l’inventore della Pop Art, il quale realizza per Bilotti il ritratto di Tina e Lisa Bilotti, moglie e figlia di Carlo, nel 1981.

Museo Carlo Bilotti, Madre e figlia. Ritratto di Tina e Lisa Bilotti, by Andy Warhol

Proprio questo ritratto è esposto al Museo Carlo Bilotti che ha sede nell’Aranciera di Villa Borghese. Ma, mi dispiace per Andy Warhol, non è questa sua opera il motivo per cui vale la pena visitare questo museo.

Cuore della collezione permanente è infatti una raccolta di circa 20 opere di Giorgio De Chirico, altro artista che Carlo Bilotti ebbe modo di conoscere dal vivo e del quale acquistò tantissime opere (una versione di Archeologi e una di Ettore e Andromaca, per esempio, sono a Cosenza). Non so se esista altrove una collezione così ampia di opere di De Chirico tutte insieme. Le opere collezionate da Bilotti ed esposte qui all’Aranciera in qualche modo ripercorrono tutta la sua produzione. Ritroviamo così i suoi temi caldi: i cavalli sulla spiaggia, gli archeologi, i manichini, le piazze e le stanze metafisiche.

Museo Carlo Bilotti, Cavalli in riva al mare, Giorgio De Chirico, 1927-28

A me Giorgio De Chirico piace molto, anche se non posso perdonargli di aver sedotto e abbandonato la mia cara Raissa Gourevich, una ballerina russa che conobbe De Chirico a Roma, scappò con lui a Parigi dove studiò archeologia per poi tornare a Roma, anzi a Ostia antica, quando lui la lasciò. Raissa è diventata una delle figure più importanti della storia degli scavi di Ostia antica. Per sapere di più su questa grandissima donna vi metto il link a una conferenza che le ho dedicato a Pistoia qualche anno fa: https://youtu.be/6jQl50t25rs?si=WNUYrzr-p1-t6Va9&t=660 (dal minuto 11).

Museo Carlo Bilotti, Gli Archeologi, Giorgio De Chirico, 1927

Tornando a De Chirico, il Museo Carlo Bilotti propone la visione di un lungo speciale realizzato dalla Rai negli anni ’70 dedicato proprio all’artista. Il piano terra del museo è invece dedicato a esposizioni temporanee. Attualmente (2026) ospita la mostra fotografica “Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis” che racconta lo sguardo del fotografo attraverso molteplici punti di vista: innanzitutto il femminile, poi lo spazio, inteso come quello urbano, poi come quello dell’arte, dove ogni fotografia apre lo sguardo verso nuove infinite narrazioni e sperimentazioni.

Una passeggiata nel verde

Dopo tutti questi musei torniamo all’aperto. Concludo questa giornata (perché, sì, qui ci si può passare tranquillamente la giornata) con un’ultima passeggiata lungo i viali e i sentieri di questo immenso parco. Vi sono alcuni angoletti che meritano la sosta. Il Tempio di Esculapio, per esempio: realizzato a fine Settecento presso un laghetto, doveva essere inizialmente una semplice facciata, ma poi divenne un piccolo edificio vero e proprio che si riflette nelle acque del laghetto, solcate da turisti che si improvvisano canottieri per fare non so che romantic experience in questi pochi metri quadri di specchio d’acqua. Un angolino piuttosto romantico, in effetti, se non fosse per l’affollamento domenicale.

Villa Borghese, Tempio di Esculapio con il suo romantico laghetto

Altro monumento che strizza l’occhio alla romanità è il Tempio di Antonio e Faustina: sostanzialmente una facciata tetrastila, cioè a 4 colonne (meglio, due pilastri angolari e due colonne centrali) che sorreggono un frontone frammentario e un’architrave in cui si legge un’iscrizione dedicatoria agli imperatori divinizzati Antonio e Faustina posta da Erode Attico. Va detto subito che si tratta di un divertissement tardosettecentesco che vuole ispirarsi all’antico e che sfrutta infatti elementi romani riuniti insieme a costruire un pastiche architettonico. Oltre la facciata monumentale si trova, su un piedistallo, una statua di Faustina, mentre ai lati della facciata due basi riportano l’iscrizione che decorava la villa di Erode Attico alla Caffarella e che celebra la defunta moglie Annia Regilla. Ora, quello di Annia Regilla ed Erode Attico, in realtà, è un caso piuttosto noto di femminicidio (anche se il potente Erode Attico si è sempre dichiarato innocente) che ricorre anche nel saggio storico/archeologico divulgativo che ho curato, “Femminicidio e violenza di genere nell’antica Roma in due occasioni: nel capitolo, scritto da Alessandra Randazzo, dedicato ai casi eccellenti di femminicidio nell’antica Roma noti dalle fonti storiche, e nel capitolo conclusivo, scritto da me, sulla topografia dei femminicidi (di età romana) a Roma. Quindi mi è preso un colpo quando ho riconosciuto la copia dell’iscrizione!

Villa Borghese, Tempio di Antonio e Faustina

Né questa è l’unica copia che troviamo passeggiando per Villa Borghese: una copia eccellente del Globe Theatre di Londra si trova infatti poco prima di raggiungere il museo Pietro Canonica. Dedicato a Gigi Proietti e opera dell’architetto Silvano Toti, è una copia precisa del celebre teatro dove venivano rappresentate le commedie di Shakespeare. Rimane nascosto rispetto al fronte stradale, ma il teatro è in funzione e accoglie sempre una stagione teatrale che i Romani seguono con entusiasmo.

Se avete bambini, la ludoteca ospitata nella Casina di Raffaello fa al caso vostro. Di fronte, superata la Piazza di Siena, che ha la forma di un ellisse allungato, simile ai circhi romani, perché vi si svolgessero corse di cavalli degne del Palio di Siena (in onore dei Borghese, la cui famiglia proviene per l’appunto da Siena), si trova il Casino dell’Orologio, che era l’antica casa del giardiniere di Villa Borghese e che per breve tempo fu museo archeologico, ospitando le sculture rinvenute nel corso degli scavi di Gabii: le sculture fecero gola a Napoleone, che le portò con sé a Parigi nel 1807. Se le volete vedere, andate al Louvre.

Infine, gli alberi. Siamo nel verde e qui, di monumentali ci sono pure quelli: è la Valle dei Platani, piantata all’epoca di Scipione Borghese, della quale sono ancora vivi e vegeti (è il caso di dirlo!) dieci esemplari, immensi e frondosi. Una meraviglia sostare sotto di essi e scoprire che con i loro enormi tronchi hanno inglobato talvolta panchine o balaustre. Spettacolari. In mezzo a tante meraviglie realizzate dall’uomo – che troviamo qui – i platani di Scipione Borghese ci raccontano che anche la natura, da sola, sa essere leggendaria e monumentale.

Uno dei 10 platani ancora viventi di quella Valle dei Platani piantata da Scipione Borghese nel XVII secolo!

Insomma, davvero a Villa Borghese si può trascorrere una giornata intera. E qui non vi ho parlato del Bioparco, per il quale ci vorrebbe probabilmente un’altra mezza giornata (personalmente ancora non l’ho visitato)! Il polmone verde di Roma non è soltanto uno spazio colmo di ossigeno per i polmoni, ma anche, come abbiamo visto, per il cuore e per la mente, per gli occhi, che si colmano di bellezza e di curiosità.

6 thoughts on “Villa Borghese: perdersi tra musei e passeggiate nel verde

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  1. Ma quante sorprese riserva la zona di Villa Borghese? Mi hai fatto conoscere dei musei che mai avevo sentito nominare e poi il parco… Un magnifico punto di ritrovo per chi vuole conoscere la città partendo dal suo verde e da luoghi meno blasonati e famosi!

  2. Confermo che Roma è una città verdissima grazie anche alle antiche ville trasformate in parchi pubblici proprio come Villa Borghese. Il parco è ricco di attrazioni, peccato solo che in alcune zone possano passare le macchine disturbando la tranquillità delle passeggiate. La vista dal Pincio però ripaga di ogni fastidio!

  3. Tanti anni fa (per non dire secoli! XD), durante la gita scolastica a Roma abbiamo visitato Galleria Borghese, ma non abbiamo minimamente visto il parco. Mi piacerebbe rimediare e inserirlo nelle cose da vedere per un prossimo viaggetto a Roma.

  4. Pietro Canonica, chi era costui? confesso di essermi posta la domanda per poi scoprire che sì, avevo visto o sentito di alcune sue opere. Ammessa la mia profonda ignoranza ho letto d’un fiato il tuo post sugli “altri” musei di Villa Borghese (dopo che avevo divorato quello sulla Galleria) e ho già voglia di tornare in quei bellissimi giardini e dedicare una intera giornata al parco e ai Musei Canonica e Bilotti

    1. Eh, Pietro Canonica ha stupito anche me, pensavo foss’altro tutt’altra persona e tutt’altro museo, figurati! Invece sono rimasta davvero piacevolmente sorpresa.

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